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La battaglia di Jadotville: recensione flash del film con Jamie Dornan

La battaglia di Jadotville è un film Netflix del 2016, tratto dal libro The Siege of Jadotville – The Irish Army’s forgotten battle.
Il film narra la storia vera dell’assedio di Jadotville.

TRAMA

Anno 1961, Crisi del Congo.
Il primo ministro della repubblica del Congo Patrice Lumumba viene assassinato da Moise Ciombe, che dichiara l’indipendenza del Katanga.
Con una guerra civile sul punto di scoppiare per il controllo della ricca zona mineraria del Katanga, l’ONU invia nella regione le forze di pace irlandesi.
La Compagnia A, un gruppo di 150 soldati che non ha mai combattuto sul campo prima d’ora, viene inviata a Jadoville con Patrick Quinlan al comando.

Ben presto i soldati si rendono conto di non avere armi e forza necessaria per affrontare i militari secessionisti katanghesi, capitanati dai mercenari europei.
Con continue richieste di rinforzi al quartier generale, i soldati irlandesi sono costretti a respingere gli attacchi con le proprie forze.

RECENSIONE

Il film celebra il coraggio dei soldati della Compagnia A, dimenticati per oltre quarant’anni e trattati come codardi dal governo per ragioni politiche.
La storia dell’assedio di Jadotville, che non conoscevo, mi ha colpita molto.
Il film si concentra soprattutto sulla veridicità storica e sui fatti che hanno coinvolto la Repubblica del Congo in quel periodo.
Le battaglie tra i katanghesi e gli irlandesi sono avvincenti e realizzate discretamente, ma il film pecca nella scrittura.
I personaggi non sono sufficientemente esplorati. Avrei preferito venisse mostrato il legame umano tra i soldati irlandesi, la difficoltà psicologica della guerra, gli affetti e il legame con la madrepatria.
Anche la fazione dei soldati katanghesi avrebbe dovuto avere più spazio, insieme a un background più approfondito sulle forze secessioniste comandate da Ciombe.
Nonostante il film riesca a intrattenere e offra una buona panoramica sui fatti storici, manca quel qualcosa in più che avrebbe potuto rendere la battaglia di Jadotville un ottimo film.
Anche il finale risulta troppo accelerato. Avrei voluto vedere un focus più curato sul ritorno in patria della Compagnia A.

Nel complesso La battaglia di Jadotville è un film piacevole e un’occasione per conoscere un periodo storico poco esplorato.

Voto: 3,25/5

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Sul lato oscuro della luna: intervista a Francesca Masante [narrativa LGBTQ+]

Oggi sul blog voglio presentarvi Sul lato oscuro della luna, un romanzo di Francesca Masante, con la quale ho avuto occasione di scambiare qualche chiacchiera. Scopriamolo subito insieme!

Buongiorno Francesca. Ti ho invitata sul blog per parlare del tuo libro “Sul lato oscuro della luna”. Ma prima ti chiedo di presentarti ai lettori che ancora non ti conoscono.

Il mio nome è Francesca Masante e sono nata e vivo a Torino. Nel 2006 ho pubblicato il volume di poesie “Un desiderio di pane e di spirito”; nel 2010 il romanzo “Altrove” (Paola Caramella Editrice), che è stato presentato con successo al Salone del Libro di Torino e ha ottenuto favorevoli riscontri presso la critica e i lettori. “Sul lato oscuro della luna” (Paola Caramella Editrice) è il mio secondo romanzo, giunto oggi alla seconda edizione, cui sono seguiti nel 2015 il racconto “Oltre”, inserito nell’Antologia “Oltre l’Arcobaleno – Vol. I” (Ed. Amarganta) e nel 2018 il racconto “La conchiglia”, inserito nell’Antologia “Oltre l’Arcobaleno – Vol. III” (Ed. Amarganta) e il saggio “La visione dell’ineffabile. Le cinque autobiografie di eronica Giuliani” (Paola Caramella Editrice).

Di che cosa parla Sul lato oscuro della luna e com’è nato?

Sul lato oscuro della luna racconta un anno della vita di un adolescente di nome Giulio e degli eventi che segneranno la sua crescita. Un “gesto criminale”, l’esperienza di volontariato coatto in un canile, l’incontro e il rapporto intenso con un pitt-bull da combattimento e la scoperta della sua omosessualità. Il personaggio di Giulio ha una genesi lunga e complessa, inizialmente slegata dalla forma definitiva poi assunta nel romanzo.
Avevo scritto in epoca universitaria un frammento di romanzo corale con più protagonisti che interagivano tra loro e uno di loro era un ragazzo con caratteristiche molto simili a quelle di Giulio e che nel corso della storia si rivelava omosessuale. Da questa bozza, in anni successivi, è nato Sul lato oscuro della luna nella sua forma definitiva.

Il protagonista del tuo libro è Giulio, un adolescente alla ricerca di se stesso. Come lo descriveresti e qual è la qualità che ammiri di più in lui?

Giulio è un adolescente dei suoi tempi, complicato, in cui si sommano aspetti positivi e negativi. Su tutto però emerge la sua ansia di verità e il suo desiderio di sperimentare con coraggio i vari aspetti della sua personalità, tracciati e delineati nell’arco dell’intero romanzo.

Hai ambientato il romanzo in Italia, tra Torino e Roma, ma non solo. Quanto è importante per te l’ambientazione in un libro?

Ho sempre ambientato i miei scritti in luoghi conosciuti e a me familiari, perché ritengo sia importante al fine di far muovere i personaggi al loro interno con disinvoltura e sicurezza. La Torino che emerge dai miei romanzi è riconducibile ai giorni nostri, ma per molti aspetti è al di fuori delle coordinate di spazio e di tempo.
È una dimensione narrativa che partecipa delle vicende dei protagonisti come un personaggio ulteriore.

Giugno è stato il mese del pride. C’è qualche libro con personaggi LGBTQ+ al quale ti senti particolarmente legata e che vorresti consigliare ai lettori del blog?

Personalmente ho amato molto i libri di David Leavitt come “Ballo di famiglia” e “La lingua perduta delle gru”, di Pier Vittorio Tondelli come “Camere separate” e “Altri libertini” e di Edmund White come “Un giovane americano” e “La bella stanza è vuota”.

L’Italia si sta aprendo sempre di più alla comunità LGBTQ+ ma ha ancora tanta strada da fare. Com’è stato accolto il tuo romanzo in riferimento all’omosessualità del protagonista?

La mia esperienza è stata favorevole, anche da parte di persone esterne alla comunità. Il romanzo è stato scelto come lettura di classe al Liceo Classico Gioberti di Torino, cui è seguito un incontro e un dibattito con gli alunni a cui ho personalmente partecipato. Ho notato in quella occasione una partecipazione curiosa e attenta da parte dei giovani, ma anche degli insegnanti, per cui posso sostenere di avere avuto un’attenzione sul mio romanzo ampia e aperta.

Nel tuo libro affronti temi importanti, come la religione. Come ti sei approcciata a questa particolare e dibattuta tematica e come sei riuscita a integrarla nel libro?

Per me la religione è parte integrante del mio percorso di vita e anche di studio, avendo frequentato la facoltà di Teologia, oltre la laurea in Lettere moderne. Quindi è per me naturale e fisiologico affrontare queste tematiche. Nel romanzo metto in evidenza una contrapposizione molto chiara tra la fede superficiale ed esibita di alcuni protagonisti e il sentimento di Dio che sperimenta Giulio nell’ultima fase del romanzo ambientata a Roma durante i giorni dell’agonia di Papa Giovanni Paolo II. Giulio si definisce non credente ma non ha paura di esprimere la dimensione del dubbio e vive un’esperienza emotivamente forte che non si risolve in un’improbabile conversione ma piuttosto in consapevolezza e accettazione di sè, anche in riferimento alla propria sessualità.

Nel libro si parla anche del rapporto tra uomo e animale. C’è qualche amico a quattro zampe nella tua vita?

Di amici a 4 zampe ce n’è più di qualcuno nella mia vita. Oggi sono “solo” 4, due cani e due gatti, ma tanti altri sono stati quelli che hanno attraverso con me la vita sin dalla nascita. Non è un caso che parte dei proventi del romanzo li abbia devoluti a canili della Cintura di Torino, perché sento molto affine la lotta contro maltrattamenti, vivisezione e combattimenti clandestini come quelli a cui è stato costretto Tai, il pitt-bull co- protagonista del romanzo.

Ti ringrazio per aver risposto alle mie domande e ti chiedo di salutarci con una citazione dal libro, un pensiero o qualsiasi cosa ti passi per la mente.

“Il problema è che tu fai una questione di stato di una cosa che non è così importante… Se ti dico che mi piacciono i ragazzi piuttosto che le ragazze o viceversa, cosa cambia? Divento un’altra persona per te? Io sono sempre io. Tu pensi troppo a classificare e a definire le cose.”
“Io penso solo che avere il coraggio di definirsi in maniera chiara e decisiva sia un passo fondamentale verso la verità.”
“Io penso invece che non ci sia niente di chiaro e definitivo nella verità. Non sono alla ricerca di una definizione.”
“E di che cosa allora?”
“Di me stesso. Solo di me stesso”.


SINOSSI

Giulio abita a Torino a casa della nonna materna, ha quindici anni e frequenta il liceo scientifico. Secondo sua nonna “deve necessariamente diventare un uomo libero” perché è nato nel 1989, anno della caduta del muro di Berlino. Peccato che la nonna, amatissima, si sia ammalata e che Giulio sia stato costretto ad andare a vivere con la madre, il suo secondo marito e la sua famiglia, presso i quali si sente poco più che un estraneo. Tra cattive compagnie, gesti assurdamente feroci, ed esasperata ribellione, Giulio deve imparare a superare “… i suoi silenzi, le sue arie da finto duro e l’assurda determinazione di tenersi per sé ogni più piccolo segreto e di non farsi raggiungere mai”.Un periodo di lavoro volontario in un canile, l’amicizia forte di due compagni di scuola con cui intraprenderà un memorabile viaggio a Roma nei giorni dell’agonia di Giovanni Paolo II, e soprattutto il rapporto con Tai, un cane di razza pit-bull, reduce da un’allucinante vita di combattimenti clandestini, lo aiuteranno a crescere e a maturare.Al canile Giulio incontra anche Chris, un giovane studente universitario, che si occupa del recupero e della rieducazione dei cani traumatizzati. Bello, ironico ed enigmatico, con lui Giulio affronta e vive i primi turbamenti sentimentali e prende coscienza della sua omosessualità.

Interviste, Interviste e Blog Tour

Il mio tutto: Intervista a Chiara Zaccardi [narrativa LGBTQ+]

Buongiorno lettori! Ho avuto occasione di intervistare l’autrice Chiara Zaccardi per il suo nuovo romanzo a tematica LGBTQ+ “Il mio tutto”.

Ciao Chiara! Benvenuta sul blog Il Lettore Curioso. Chi sei e che cosa fai nella vita?
Grazie Feliscia. Sono impiegata in un’azienda che si occupa di efficienza energetica e, ovviamente, amo scrivere e leggere. Scrivere è la terapia più efficace che conosca e leggere è la cosa migliore che abbia imparato. Per il resto sono una persona che crede nella forza dell’ironia, della tenacia e dell’inventiva.

“Il mio tutto” è il tuo nuovo romanzo. Ti va di parlarcene?
La storia comincia con Davide, il primo dei due protagonisti, che arriva in una nuova scuola e si fa notare perché invece di seguire le lezioni preferisce disegnare e non nasconde di essere gay. Per questo viene preso di mira da alcuni compagni di classe, tra cui Cristian, il secondo protagonista, un ragazzo carismatico e apparentemente molto sicuro di sé. Cristian detesta Davide perché con il suo arrivo le sue certezze crollano: scopre di desiderare Davide, al punto che lo bacia, e non sa come affrontare questo cambiamento, o meglio, non sa come reagire di fronte a una nuova versione della sua vita che non aveva previsto.
Il punto focale del romanzo riguarda le scelte che i due ragazzi compiranno per trovare la propria identità.

“Il mio tutto” affronta il tema dell’accettazione. Hai avuto difficoltà a trattare un argomento così delicato? Com’è nata l’idea per la storia di Cristian e Davide?
No, mi è venuto naturale. Credo che la maggior parte dei pregiudizi nasca dall’estraneità, a certi argomenti così come a certe persone. Per questo ho cercato di contestualizzare il mio racconto in una realtà comune, quotidiana.
L’idea del romanzo è nata da un’intervista all’attore Rupert Everett, che ho visto per caso in televisione. Everett è stato uno tra i primi a Hollywood a dichiarare la propria omosessualità. Il motivo per cui l’ha detto è che non voleva essere costretto a mentire, perché quando menti sei in una posizione fragile e sei vulnerabile. All’inizio l’onestà gli è costata cara: era al top della carriera e dopo il coming out è stato messo al bando dall’industria del cinema. Anche se questa non è stata la fine della sua carriera mi ha fatto riflettere sul coraggio che ci vuole per essere sé stessi e la mia storia, pur essendo molto diversa dalla sua, nasce da questo.

Come descriveresti i due protagonisti? C’è qualche personaggio al quale ti senti particolarmente legata?
Davide è creativo, testardo, paziente e sincero, sfoga l’imperfezione insita in ogni essere umano nell’arte ed è disposto a lottare per ottenere ciò che desidera. Affezionarsi a lui non è difficile, io stessa vorrei assomigliargli di più.
Cristian è estroverso, responsabile, determinato e insicuro: si impegna per essere sempre al meglio ed è molto duro con sé stesso, fa fatica ad accettare le proprie debolezze.
Sara è leale, decisa, spigliata e generosa, sa essere una buona amica, qualità non scontata, ed è capace di sdrammatizzare per alleggerire qualsiasi pensiero. C’è qualcosa di me in tutti e tre i personaggi. Forse quello con cui ho più in comune è Cristian, perché anch’io sono insicura.
Soprattutto devo convincermi da sola delle scelte da compiere e ho i miei tempi, cercare di forzarmi non serve a niente.

Hai scelto di ambientare il libro nella tua città, Parma. Ti va di parlarci della tua scelta? C’è un luogo che ami particolarmente a Parma?
Avevo bisogno di un luogo familiare e mi sono immaginata i protagonisti nella stessa scuola superiore che ho frequentato io. È stato un modo indiretto per ripercorrere alcuni episodi della mia adolescenza poiché, anche se la storia è diversa, i posti sono gli stessi. Vivo a Parma da quando sono nata ma la vedo comparire poco nei romanzi perciò, siccome volevo un’ambientazione italiana, ho pensato di non dover andare lontano. Un luogo che amo, anche se non ci vado da tempo, è il posto di montagna dove, nel racconto, abita la nonna di Davide. È un paesino di provincia nei pressi di Solignano. Ci vivono dei bei ricordi, lì.

Il tuo curriculum vanta diverse pubblicazioni. Hai qualche progetto in vista per il futuro?

Non ne parlo mai prima che si concretizzino. Per adesso sto cercando di fare tutto ciò che mi riesce perché “Il mio tutto” venga letto da più persone possibili.

Grazie per aver preso parte a questa intervista. Se ti va, salutaci con una citazione dal libro o un tuo pensiero.
Grazie a te. Vorrei ringraziare anche tutti quelli che hanno letto il mio romanzo e che mi hanno scritto per darmi il proprio giudizio. I lettori sono una specie rara, capace di scorgere la bellezza nelle cose e nelle parole, e sono felice di conoscerne ogni giorno qualcuno in più.
Alcuni mi hanno detto che il libro è stato una piacevole sorpresa, perché non mi conoscevano come autrice e perché di solito comprano prevalentemente romanzi di grandi case editrici e di scrittori già noti. Spesso ho fatto anch’io così, attratta dalla pubblicità. Il mio pensiero finale è quindi un proposito: prometto di impegnarmi a cercare meglio le mie prossime letture, affidandomi ai blog e ai gruppi di lettura sui social, per andare al di là delle solite proposte. Ci sono romanzi che aspettano soltanto un’occasione, e che la meritano.


“Come si fa quando non riesci a stare insieme a una persona ma non riesci nemmeno a stare senza?”.
Davide se lo chiede dal momento in cui ha conosciuto Cristian. A sedici anni arriva in una nuova scuola, a Parma, e si fa subito notare: ama disegnare e non nasconde di essere gay. Per questo viene preso di mira da alcuni compagni.
Il leader dei bulli, Cristian, è il campione di nuoto della scuola: fisico atletico, occhi azzurri e un sorriso spietato. Cristian detesta Davide. Almeno finché non lo bacia. Il loro è il primo grande amore, giovane, intenso, tanto inaspettato quanto assoluto. Cristian si scopre indifeso davanti a un desiderio inarrestabile, senza mezze misure, e non sa come affrontarlo. Abbandonarsi a un sentimento che lo rende diverso o respingerlo? Ammettere che le fragilità di Davide sono un po’ anche le sue o usarle per allontanarlo?

Se volete acquistare il libro potete farlo qui.

Recensioni

Review Tour: Il colpo di fulmine non esiste [romance M/M]

AUTORE: Carlo Lanna
EDITORE: Words Edizioni
GENERE: Romance M/M
FORMATO: Ebook 2,99€ Cartaceo 13,90€
RELEASE DATE: 29.07.2020
Link d’acquisto


Tyler è un giornalista deluso dalla vita, con un passato tormentato da dimenticare e in cerca del suo posto nel mondo. Glen è in fuga da se stesso e sogna di diventare uno scrittore. In una fredda sera di gennaio, quasi per caso il destino lega indissolubilmente le loro anime. A volte, però, l’amore non basta e serve coraggio per affrontare le insidie della vita. In una New York magica e caotica, Tyler e Glen si amano, si odiano, si perdono e si ritrovano in un dedalo di grandi emozioni. Il colpo di fulmine non esiste è una toccante storia sull’amore queer, i sogni e le seconde possibilità della vita.

RECENSIONE

Glen ha 23 anni, un passato difficile che lo ha portato a lasciare la sua città Natale Duluth per raggiungere New York, dove tutto è possibile. Il suo sogno di diventare scrittore si è però infranto con la realtà difficile di New York e Glen ha trovato lavoro in un diner, dove è bloccato da qualche anno.
Tyler ha 30 anni, un lavoro che odia a TMZ e un capo che non gli da tregua. Come se non bastasse Tyler ha da poco scoperto che l’uomo che ama lo ha tradito. Ferito per la propria relazione e insoddisfatto di un lavoro che paga poco, Tyler non riesce a dare una svolta alla propria vita.

Una sera d’inverno Glen e Tyler si incrociano in un bar ed entrambi provano un immediata attrazione reciproca. Ma un colpo di fulmine è sufficiente a far funzionare la loro relazione?

Il colpo di fulmine non esiste è una storia dolce, romantica e con un tocco di erotismo.
I due protagonisti sono vicini alla generazione dei millennials di oggi, con le proprie insicurezze e il futuro incerto.
È quindi facile ritrovarsi in loro, alla continua ricerca di un sogno lavorativo che sembra scontrarsi con la realtà e quella felicità sempre troppo irraggiungibile.
Nonostante il libro si focalizzi sulla storia tra Glen e Tyler, l’autore è riuscito a trattare tematiche molto attuali, senza mai rinunciare a una storia scorrevole e avvincente.

Ho apprezzato molto come l’autore abbia trattato il tema dell’insicurezza e dell’accettazione di sé, non solo lavorativa, come già accennato, ma anche fisica.
Sia Tyler che Glen, in modo diverso, sono profondamente insicuri.
Tyler appare come un uomo sicuro e conquistatore, ma la sua non è altro che una maschera.
In Glen ho ritrovato molto me stessa e la paura di non piacere mai agli altri. Glen crede di non essere all’altezza di Tyler, ma anche del proprio talento e del sogno che continua a respingere.

Voglio spendere due parole anche sui personaggi secondari molto umani e ben descritti, tra cui due figure (senza fare spoiler) che minacciano la relazione tra Glen e Tyler. Insomma, in questo libro non troverete alcun stereotipo!

Se devo trovare un difetto direi che alcuni passaggi sono un po’ rallentati dalle descrizioni e alcuni dialoghi risultano un po’ melensi, ma nulla che possa scalfire la bellissima storia raccontata da Carlo Lanna.

Consiglio questo romanzo a chiunque voglia una storia d’amore reale, nella quale perdersi e ritrovarsi.
Leggendo il colpo di fulmine non esiste vi capiterà di ridere, innamorarvi di Tyler e Glen, commuovervi, ma anche arrabbiarvi (soprattutto con uno dei due!).
Consigliato!

Voto: 4,5/5


Ringrazio la casa editrice Words Edizioni per avermi fornito una copia digitale del romanzo in cambio di una recensione imparziale.

serie tv

Uncle Stan: la campagna kickstarter per realizzare una serie spin-off sul personaggio di The Office

La campagna Kickstarter per realizzare il pilot di uno spin-off non ufficiale di The Office ha superato il proprio obiettivo di 254.820$, con quasi un migliaio di sostenitori.
La serie si focalizzerà su Stanley (Leslie David Baker), che ha finalmente lasciato la Dunder Mifflin ed è andato in pensione.

TRAMA

Mentre si sta godendo il suo pensionamento in Florida, Lo zio Stan riceve una chiamata dal nipote Lucky, che gli chiede aiuto con i suoi due figli e con il negozio di motociclette/fiori che gestisce a Los Angeles.
Tra la sua attività in fallimento, i suoi figli che stanno crescendo con poche attenzioni e in procinto di perdere la pazienza con i suoi dipendenti, Lucky ha bisogno di tutto il supporto dallo zio Stan.
Quando Lucky va a prendere lo zio all’aeroporto sulla sella di una moto con un sidecar carico di fiori e nessun posto per i propri bagagli, Stan capisce che si è cacciato in un bel guaio.
Con la sua personalità unica e il suo acume per gli affari, Stan si scontrerà più di una volta con le personalità che lavorano nel negozio del nipote.


La cifra della campagna servirà a coprire i costi del pilot della serie, della durata di mezz’ora, con la speranza, in futuro, di ricevere fondi per realizzare ulteriori episodi.
Anche se il cast di The Office non sarà coinvolto nel progetto, alcuni dei personaggi potrebbero comprarire come guest star.


Che cosa ne pensate del progetto? Secondo voi una serie focalizzata su Stanley potrebbe funzionare?

The Office è disponibile interamente su Prime Video. Potete abbonarvi qui, il primo mese è gratuito.

film

Luca: il nuovo film di animazione Disney Pixar ambientato in Italia

Luca, il nuovo film d’animazione targato Disney, Pixar sarà ambientato in Italia, più precisamente sulla Riviera.
Il film sarà diretto dal genovese Enrico Casarosa, vincitore del premio Oscar con il corto di animazione La Luna.
L’uscita nelle sale è prevista per il 18 giugno 2021.

LA TRAMA

Il protagonista del film è Luca, un ragazzino che trascorre l’estate in Italia, tra pasta, gelato e corse in motorino.
Luca condividerà le avventure vacanziere con un amico che nasconde un segreto speciale: è infatti un mostro marino, proveniente da un altro mondo, situato sul fondale del mare.

Del film il regista ha detto: “Questa è una storia molto personale per me, non solo perché è ambientata nella Riviera italiana dove sono cresciuto, ma anche perché al centro del film c’è la celebrazione dell’amicizia. Le amicizie che costruiamo durante l’infanzia spesso creano il percorso delle persone che vogliamo diventare e sono questi legami al centro della storia in Luca.”

Siete curiosi di vedere il film?

Prossime uscite

The Ickabog: trama e data di uscita italiana del nuovo libro di J.K Rowling

Qualche tempo fa vi ho parlato della nuova opera di J.K Rowling, The Ickabog, una fiaba in lingua inglese uscita a puntate durante il periodo della quarantena.
Oggi Salani ha annunciato l’uscita italiana ufficiale cartacea, che arriverà in libreria il 10 novembre 2020. Il romanzo sarà disponibile in edizione cartacea (19,80 €) e in ebook (11,99 €). Verrà rilasciata anche una versione in audiolibro su Audible.
Potete già preordinarlo qui.

COMUNICATO STAMPA

Pubblicata gratuitamente online a puntate quest’estate, sul sito The Ickabog.com, J.K. Rowling ha voluto condividere la favola della buonanotte preferita dalla sua famiglia ‒ scritta oltre dieci anni fa per i suoi figli ‒ per contribuire a intrattenere bambini, genitori e tutti quelli che si sono presi cura dei più piccoli confinati in casa durante la pandemia di Covid-19. La storia sarà pubblicata in versione integrale, cartacea e digitale, il prossimo autunno e l’autrice donerà i suoi proventi alla fondazione benefica The Volant Trust, che assite, a livello internazionale, coloro che sono stati particolarmente colpiti dalla pandemia di Covid-19.

Con l’intento di coinvolgere i bambini nello svolgimento del racconto, J.K. Rowling li ha invitati a illustrare la sua storia e a farsi ispirare dalla miriade di coloratissimi personaggi e dai rapidi sviluppi della trama via via che comparivano online. Il libro prenderà magnificamente vita grazie alle illustrazioni a colori dei giovani vincitori, tra i 7 e 12 anni, che hanno partecipato alla competizione lanciata da ogni editore nel suo Paese.

«Emoziona questo atto di restituzione di J.K. Rowling – commenta Mariagrazia Mazzitelli, direttore editoriale di Salani – con il suo stile inconfondibile, imprime in questa fiaba un segno di speranza senza precedenti, è sempre dalla parte dei bambini, dipinge il Male come solo lei sa farlo e anche il Bene, dolce e per tutti i buoni e i giusti. Una storia che fa ridere e con un finale che commuove. Un libro che rimane vivo nel pensiero di piccoli e grandi.» 

TRAMA

Dalla penna di J.K. Rowling una fiaba divertente, vivace e incalzante su un terribile mostro, un’avventura avvincente e sulla speranza contro ogni avversità.

Un tempo Il regno di Cornucopia era il più felice del mondo. C’erano moltissimo oro, un re con i baffi più belli che si possano immaginare e macellai, pasticceri e casari le cui prelibatezze facevano piangere la gente di gioia. Era tutto perfetto: a parte le Paludi nebbiose del Nord, dove si narra vivesse il terribile Ickabog. Ogni persona di buon senso sapeva che l’Ickabog era solo una leggenda inventata per spaventare i bambini e convincerli a comportarsi bene. Ma le leggende sono strane e a volte assumono una vita propria.

Può una leggenda spodestare un re molto amato? Può una leggenda ridurre in ginocchio una nazione un tempo felice? Può una leggenda coinvolgere due ragazzini coraggiosi in un’avventura sorprendente e inattesa?

Scoprite questa fiaba straordinaria, scritta da una delle più grandi narratrici di sempre, sul potere della speranza e dell’amicizia e il loro trionfo su tutte le avversità. Una storia che i piccoli e grandi lettori vorranno leggere e rileggere in una preziosa edizione regalo, arricchita dalle illustrazioni a colori dei giovani vincitori del Torneo per le illustrazioni dell’Ickabog.

I PROVENTI DELLE ROYALTIES VERRANNO DEVOLUTI A THE VOLANT TRUST. Per maggiori info consultare il sito ufficiale.

serie tv

Good Girls: recensione della terza stagione

Recensione della seconda stagione => QUI

TRAMA

Ora che Rio è finalmente fuori dai giochi, Beth, Ruby e Annie possono concentrarsi sui propri affari, lavorando al metodo creato da Beth per produrre denaro contraffatto.
Quando tutto sembra procedere nel verso giusto, le tre donne scoprono che Beth non ha ucciso Rio, ma che l’uomo si è salvato e sta collaborando con l’FBI.
Ora che Rio è tornato vuole vendicarsi contro il tradimento di Beth e, con l’aiuto delle sue amiche, Beth dovrà riconquistarsi la sua fiducia…

RECENSIONE

In questa terza stagione le donne sono sempre più coinvolte in affari loschi e iniziano a trascinare con sé anche le rispettive famiglie. Non sono più mosse dalla disperazione per la propria situazione economica; amano il brivido del rischio e i soldi facili.

Ho apprezzato particolarmente le dinamiche famigliari che evolvono nel corso delle puntate. Stan e Ruby, l’unico matrimonio solido e felice della serie, sta iniziando a sgretolarsi sempre di più.
Stan non riesce ad accettare i segreti e le bugie della moglie e ora che il confine tra bene e male è spezzato, non riesce più a riconoscere il poliziotto fedele che era un tempo. Ruby al tempo stesso è spaventata dal suo cambiamento e si rende conto che le sue azioni si riflettono sulla figlia.

Beth, invece, si è riavvicinata a Dean, il quale ha parzialmente accettato gli affari loschi della moglie e vuole provare ad essere un bravo marito.

La storyline di Annie in questa serie è stata superata, rivelando un personaggio in continua crescita, che vuole finalmente essere una figura migliore per il figlio Ben.
Annie lavora su se stessa e in un modo molto naturale viene introdotto il tema della salute mentale, con il percorso psicologico affrontato dalla donna.
Nella scorsa stagione la figlia di Annie, Sadie, aveva rivelato di sentirsi in realtà un ragazzo e in questa terza stagione lo spettatore assiste alla piena accettazione di Ben come figlio ed essere umano.
L’attore che interpreta Ben è transgender e il suo percorso verso la transizione è andato di pari passo con il suo personaggio della serie. I creatori di Good Girls hanno infatti cucito il personaggio sull’attore.
La sua non è una figura centrale dello show e la sua transizione non finisce mai per essere uno dei temi della serie. Ben è un personaggio come un altro, solo che affronta una transizione. Ho amato la normalità con cui viene mostrato il suo percorso.

Mi piacerebbe invece scoprire di più il personaggio di Rio, avvolto perennemente da un alone di mistero. Di lui sappiamo poco o nulla e i momenti in cui viene umanizzato, come gli attimi dedicati al figlio, sono speciali. Credo che Rio abbia del potenziale, che potrebbe essere sviluppato ancora di più nella prossima stagione.

Le puntate della stagione appena uscita su Netflix introducono nuovi personaggi, come una giovane coppia rimasta coinvolta per errore negli affari loschi di Beth e Rio o i nuovi agenti dell’FBI sulle tracce delle protagoniste.

Ancora una volta al centro della serie abbiamo la morale dei singoli personaggi e una questione che diventa sempre più importante: Ora che il confine tra male e bene è stato compromesso, che senso ha tornare indietro alla vita di prima?

Beth, Annie e Ruby non sono più madri in difficoltà, le loro azioni non hanno più il fine di proteggere la famiglia. È diventata una questione di potere e di denaro.

Se Ruby si interroga ancora sulla morale delle sue scelte, dall’altra crede che per lei non ci sia più redenzione. Si sente troppo coinvolta ma continua a giustificare le sue decisioni, almeno fino a quando non si scontra con la realtà.

[SPOILER] Ruby e Stan incontrano infatti una coppia che oltre ad aver perso la figlia, che ha donato il cuore alla figlia di Ruby, ha perso tutto ciò che possedeva. La loro è una situazione ancora peggiore di quella che hanno vissuto i protagonisti. Possiamo definire questo momento come una sorta di epifania per la coppia.
Le azioni criminali che li hanno coinvolti sono davvero giustificabili? È moralmente accettabile sfidare la legge in nome della propria famiglia?



Good Girls è coinvolgente, adrenalinica e divertente. Una serie da guardare tutta d’un fiato e che riesce sempre a sorprendere lo spettatore, anche quando la trama sembra essere giunta a un punto morto.

Recensioni

La casa sulla collina: recensione flash del romanzo breve di Bibliotefantasy

Diversi mesi fa ho acquistato La casa sulla collina di Cristina Morandotti, creatrice del blog Bibliotefantasy, e sono finalmente riuscita a leggerlo qualche giorno fa.
Il romanzo breve è nato come racconto breve, per poi essere ampliato e pubblicato dalla casa editrice Les Flâneurs Edizioni.

SINOSSI

Gli abitanti della cittadina di Somerset si tengono ben alla larga dall’edificio scuro e disabitato che si erge su Lovecraft Hill. Anzi, nessuno di loro ne parla mai. Ma è la sera di Halloween e dopo un deludente giro ‘dolcetto o scherzetto’ cosa ci può essere di più eccitante, per un trio di ragazzini, di una prova di coraggio da svolgersi proprio nella misteriosa casa sulla collina? La protagonista della sfida è Jenny Corrs, truccata da zombie per l’occasione e gli sfidanti sono Steve, il vampiro e Miguel, la mummia.

LA MIA OPINIONE

Una bambina, i suoi due migliori amici e una sfida: salire sulla collina Lovecraft Hill ed entrare nella casa abbandonata dalla quale gli abitanti di Somerset si tengono alla larga.
Sono questi gli ingredienti de “La casa sulla collina”, un romanzo breve per bambini e ragazzini a partire da 9 anni di età, che mi ha ricordato molto i romanzi della serie Piccoli Brividi che leggevo da bambina.
L’ambientazione di Halloween rende la storia ancora più suggestiva e misteriosa, senza essere troppo spaventosa.
Una storia adatta ai piccoli lettori, magari proprio nel periodo di Halloween.
Ho apprezzato le descrizioni degli ambienti, soprattutto della casa sulla collina.
Lo stile dell’autrice è scorrevole e adatto a un pubblico più giovane.

Ho trovato la storia molto piacevole, anche se avrei preferito fosse un po’ più lunga.
L’idea di una casa che è intrisa di magia e ha vita propria è molto originale.
L’autrice si sarebbe potuta soffermare ancora di più sulle vite dei tre protagonisti e sulla loro amicizia.
Consiglio questa lettura per avvicinare i bambini alla lettura fantastica.

Potete acquistare il libro su Amazon.