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6 serie tv da guardare se hai amato Una mamma per amica (Gilmore Girls)

Gilmore Girls è stata una delle serie tv più seguite nei primi anni 2000 e ancora oggi continua ad attirare nuovi fan, anche grazie al recente revival firmato Netflix.
A quattro anni dall’uscita del sequel, i fan continuano a sperare in una nuova stagione, anche se per ora non si hanno notizie ufficiali.
Oggi voglio parlarvi di altre serie tv che hanno caratteristiche in comune a Gilmore Girls.
Ovviamente le serie in questione hanno una trama diversa, ma ricordano per diversi elementi la famosa serie con Lorelai e Rory Gilmore. Scopriamole subito insieme!

Hart of Dixie

Zoe Hart è una dottoressa di New York, che si ritrova all’improvviso in Alabama in seguito a una delusione professionale. Abituata agli agi della città, Zoe deve adattarsi ai ritmi della cittadina di Bluebell, dall’invadenza dei suoi abitanti ai triangoli amorosi.
In comune con Gilmore Girls ha lo spirito di una piccola città americana, ricca di personaggi eccentrici.

Stagioni: 4
Dove: Fox Life

Men in trees

Men in trees è una serie del 2006, ambientata in una località sperduta dell’Alaska, Elmo, abitata soprattutto da uomini. La protagonista è Marin, una scrittrice di best seller che ha ottenuto la fama consigliando alle donne single come trovare l’uomo perfetto.
Mentre è in viaggio, Marin scopre che il fidanzato la tradisce e rimane bloccata a Elmo, dove proverà a ricostruirsi una nuova vita.

Stagioni: 2
Dove: Non trasmessa in Italia al momento

Virgin River

Nel 2019 Netflix ha prodotto la prima stagione di Virgin River, serie tratta dai romanzi di Robyn Carr.
Melinda accetta un lavoro come infermiera nella cittadina di Virgin River, in una zona remota della California. La donna è partita per fuggire al suo doloroso passato, ma è costretta di nuovo a farvi i conti quando conosce gli abitanti di Virgin River, tra i quali un affascinante barista.

Stagioni: 1+
Dove:
Netflix

La fantastica signora Maisel

Vincitrice di diversi Golden Globe, La fantastica signora Maisel è uno dei prodotti di punta di Prime Video. La serie ha in comune la stessa scrittrice di Gilmore Girls (Amy Sherman Palladino) ed è facile riconoscere i tratti del suo stile.
La protagonista è Miriam Maisel (detta Midge), una casalinga ebrea che vive a New York negli anni ’50. Dopo che il suo matrimonio entra in crisi, Midge sfoga la propria frustrazione sul palco di un club, dove scopre il proprio talento per la stand up comedy.
Potete leggere la recensione qui.

Stagioni: 3+
Dove: Prime Video

Sweet Magnolias

Dopo Virgin River, da poco più di una settimana su Netflix è disponibile un’altra trasposizione dei romanzi di Robyn Carr: Sweet Magnolias.
Maddie, madre di tre figli, si è separata dopo aver scoperto che il suo ex marito ha messo incinta un’altra donna. Insieme alle sue migliori amiche, la chef Dana Sue e l’avvocato Helen, apre una spa in una cittadina caratteristica del Nord Carolina.

Stagioni: 1+
Dove: Netflix

Jane the Virgin

Jane ha ventitré anni, un bellissimo ragazzo e il sogno di diventare una scrittrice. La sua vita viene scossa quando rimane incinta per errore e deve fare i conti una lunga serie di sconvolgimenti, dall’incontro con la sua ex fiamma Rafael, alla scoperta che suo padre è una star delle telenovelas.

Stagioni: 5
Dove: Netflix

film, serie tv

Vi consiglio un libro, un film e una serie tv nella giornata mondiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia #2

Buongiorno lettori! Oggi 17 maggio è la giornata mondiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia e, come l’anno scorso, ho pensato di consigliarvi un libro, un film e una serie tv. Potete recuperare i consigli dello scorso anno qui.
Per quest’anno, anche visto il periodo difficile, ho deciso di orientarmi su alcune scelte che fossero più “leggere” e divertenti, ma non per questo meno interessanti.

Voglio iniziare con un libro leggero ma molto carino che ho letto lo scorso anno in occasione del Pride Month. Si tratta di What if it’s us, scritto a quattro mani da Becky Albertalli e Adam Silvera.

Arthur ha lasciato la Georgia per trascorrere l’estate a New York e lavorare in uno studio di avvocati come assistente.
Nonostante New York sia famosa per i suoi musical, che Arthur adora, il ragazzo sente la mancanza dei suoi amici. L’incontro con Ben in un ufficio postale cambia però le carte in tavola. Arthur è convinto che che l’universo abbia portato Ben sul suo cammino, ma prima che possa chiedergli il numero o il suo nome, il ragazzo sparisce.
Entrambi iniziano a cercarsi a vicenda. L’universo ha in serbo per loro una seconda possibilità?
Potete leggere la mia recensione qui.

Continuiamo con un film uscito di recente su Netflix: The half of it. (L’altra metà)
Il film si pone come una rivisitazione contemporanea del Cyrano de Bergerac e racconta la vita di Ellie, una ragazza di origini asiatiche che vive con il padre nella cittadina di Squahamish. Ellie ha una vita modesta e riesce a sopravvivere vendendo compiti scolastici ai propri compagni di liceo. La sua vita cambia quando un ragazzo, Paul, la assume per aiutarlo a conquistare la figlia del pastore. Ellie finirà però per provare dei sentimenti per la ragazza, con il rischio di rovinare la sua nuova amicizia con Paul.
Il film non è solo il racconto di una storia d’amore, ma è un coming-of-age molto curato, che tratta tematiche come l’immigrazione, la religione e il timore per il futuro.

Concludiamo con una serie televisiva che sta riscuotendo un grande successo su Netflix e che al momento conta due stagioni. Sto parlando di Sex Education, una serie divertente ma che non manca di trattare alcuni temi importanti, come quello della sessualità nelle sue forme più varie.
Trovate la recensione della seconda stagione qui.

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Skam Italia 4: recensione della nuova stagione

Ieri è uscita su Netflix la quarta e (probabilmente) ultima stagione di Skam Italia, una produzione Tim Vision in collaborazione con Netflix.
Skam Italia è la versione italiana della fortunata web serie norvegese, uscita tra il 2015 e il 2017.
Vi ho già parlato della serie in passato, potete recuperare tutti i post qui.

LA TRAMA

La protagonista di questa stagione è Sana, una ragazza italiana musulmana di origini tunisine, che frequenta il liceo a Roma.
Sana trascorre le giornate con un gruppo di amiche affiatato, in procinto di organizzare un viaggio post maturità in Grecia, ma la situazione si complica quando altre persone vengono coinvolte nel viaggio.
Per le sue compagne, divertimento significa ubriacarsi e conoscere ragazzi, ma Sana sente di non condividere i loro stessi valori.
Si sente infatti inadeguata, giudicata di essere troppo musulmana dai suoi amici italiani e di non esserlo abbastanza dalla sua cerchia familiare.
Anche le sue amiche, con le quali ha sempre condiviso tutto, ai suoi occhi non sembrano più accettare le sue convinzioni.
Come se non bastasse, Sana inizia a provare un sentimento per Malik, un amico di suo fratello, con il quale però non può avere un futuro perché Malik ha rinunciato al proprio credo islamico…

CHE COSA NE PENSO

Beatrice Bruschi, interprete di Sana, riesce a portare sullo schermo un personaggio credibile, ricco di sfaccettature e ben scritto.
La sua è un’interpretazione non perfetta, ma credibile. La collaborazione con Sumaya Abdel Qader, esponente della comunità musulmana, ha permesso alla storia di essere il più fedele possibile all’esperienza delle giovani ragazze musulmane in Italia.
Non è un segreto, dunque, che la quarta stagione si concentri proprio sulla religione islamica e sugli stereotipi che la riguardano.
Mai come oggi abbiamo bisogno di prodotti televisivi e cinematografici che aiutino ad abbattere gli stereotipi e mostrare una realtà diversa da quella bigotta che per tanti anni ha caratterizzato il nostro paese.
Ma per Skam non è di certo una novità. Lo ha fatto in passato con il tema della salute mentale, del bullismo e dell’omosessualità e continua a farlo, con una fedele rappresentazione dei giovani di oggi.
La serie non mostra soltanto il punto di vista di Sana, ma rappresenta anche l’ignoranza nei confronti della religione musulmana, i dubbi e la ricezione che questa ha nella società giovanile e non solo.

Per quanto mi sia piaciuta Beatrice Bruschi nel ruolo di Sana, penso che sarebbe stato bello vedere sullo schermo un’attrice di origine araba, come nella serie originale e vederla magari interagire in arabo con i famigliari.
Come già detto, comunque, la scelta riesce ad essere credibile anche grazie al grande lavoro di ricerca e pre-produzione.

Come nelle precedenti stagioni, la musica ha un ruolo importante in Skam Italia e arricchisce una narrazione lontana dalle consuete fiction italiane e più vicina alla serialità americana.
La stessa cosa accade con la fotografia molto curata, che ci offre degli scorci mozzafiato di una delle città più apprezzate nel mondo.

Senza entrare troppo nei dettagli, voglio soffermarmi un attimo sulla cura che ha l’ultimo episodio. Ho apprezzato che ad ogni personaggio sia dedicato un momento, quasi come se fosse una sorta di “addio” o, si spera, un arrivederci.
Impossibile non emozionarsi di fronte alla conclusione di una serie che ha riscritto le basi del teen drama in Italia.
Spero che questo precedente possa dare vita a produzioni italiane per ragazzi sempre più curate e vicine alla realtà.

Se ti è piaciuto questo post, vedi anche:
Skam Italia 2 vs Skam Norvegia: 4 differenze che ho apprezzat
I momenti migliori in Skam Italia 2
Chi è Martino Rametta, il protagonista di Skam Italia 2 [2×05]
La terza stagione di Skam France: top e flop

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Le 10 serie tv da non perdere sulle forze dell’ordine

Oggi voglio parlarvi delle mie dieci serie tv preferite con protagonisti forze dell’ordine. Mi rendo conto che ne manchino tantissime all’appello, ma ho voluto fare una lista delle mie preferite tra quelle che ho visto io.

Vi aspetto nei commenti con i vostri suggerimenti!

Dieci serie tv procedural da non perdere

9-1-1

Giunta alla terza stagione, 9-1-1 è un action police procedural drama creato dai produttori Ryan Murphy e Brad Falchuk.
La serie segue un gruppo di poliziotti, paramedici e vigili del fuoco nella città di Los Angeles, tra turni di lavoro stressanti e vita privata.

Da guardare perché: ha personaggi ben caratterizzati ed è in grado di coinvolgere emotivamente lo spettatore, combinando scene ricche di azione e adrenalina.

Dove: Fox Life

Chicago Fire

La serie, ambientata a Chicago, segue le vite dei pompieri e dei paramedici della Caserma 51, alle prese con diversi casi.
I tenenti Casey e Severide, controllati dal comandante Boden, guidano la squadra di professionisti per contrastare le emergenze della città.
La serie è stata rinnovata per una nona stagione.

Serie tv sui vigili del fuoco

Da guardare perché: è la serie che ha dato il via all’universo di One Chicago, creata dal produttore Dick Wolf (Law & Order SVU)

Dove: Premium Action, Amazon Prime, Canale 20

S.W.A.T

S.W.A.T è il remake di una serie poliziesca degli anni 70, rinnovata per la quarta stagione.
Il protagonista è Hondo, il capo squadra di un’unita tattica della polizia di Los Angeles, che si occupa di intervenire in situazioni di pericolo.

Serie tv sulle forze dell'ordine

Da vedere perché: possiamo ritrovare Sherman Moore in una nuova veste poliziesca dopo Criminal Minds

Dove: Fox

Rookie Blue

Terminata dopo sei stagioni, Rookie Blue è stata definita la Grey’s Anatomy dei polizieschi. Racconta infatti le vite di cinque poliziotti appena usciti dall’accademia, alle prese con i primi casi sul campo.
La protagonista è Andy McNelly, figlia di un poliziotto rimasto ucciso in servizio.

Dove guardarla: Fox Life, Tim Vision

Lucifer

Annoiato dal suo lavoro, il signore degli Inferi Lucifer abbandona l’Inferno per aprire un night club a Los Angeles, tra gli umani.
Qualche anno dopo conosce Chloe, una detective della polizia, con la quale inizia a collaborare a diversi casi.

Serie tv sulle forze dell'ordine

Da guardare: perché combina in modo originale elementi soprannaturali a casi di polizia.

Dove: Netflix

Sherlock

In questa serie le forze dell’ordine sono coinvolte solo in parte, ma non potevo non citare Sherlock, il detective più famoso della storia!
Sherlock è una serie della BBC, che rivisita i libri di Arthur Conan Doyle, ambientando i casi del detective in una Londra moderna.

Serie tv procedural drama


Da guardare perché: è uno dei prodotti di punta della BBC, con un cast e una scrittura straordinari.
Dove: Netflix

Strike

Cormoran Strike, interpretato da Tom Burke, è un veterano di guerra, che dopo aver perso una gamba ha aperto un’agenzia di investigazione privata. Nonostante sia sommerso da numerosi debiti decide di assumere una segretaria. Il posto viene coperto da Robin Ellacott, interpretata da Holliday Grainger, una giovane donna con il sogno di diventare una detective. [recensione -> QUI]

Serie tv Strike

Da guardare perché: è la serie ideata dalla penna di J.K Rowling, con personaggi brillanti e casi coinvolgenti

Dove: Premium Crime

The Fall

La serie è ambientata a Belfast, dove Stella Gibson, sovraintendente della Metropolitan Police, è sulle trace di uno spietato serial killer, che uccide giovani donne.
L’assassino è Paul Spectator, un insospettabile padre e marito, che di destreggia nella sua doppia vita.

Serie tv sulle forze dell'ordine

Da guardare: perché permette di vedere Jaime Dornan in una veste diversa dal suo celebre ruolo in 50 sfumature.

Dove: Sky Atlantic, Rai 4

Criminal Minds

Quantico è la sede dove opera la BAU, un’unità dell’FBI, che si occupa di delineare un profilo psicologico dei serial killer. Spostandosi negli Stati Uniti, la squadra da la caccia ai criminali più spietati, in supporto alle forze di polizia locali
La serie si è conclusa di recente dopo 15 stagioni.

I migliori Polizieschi

Da guardare perché: anche dopo così tante stagioni riesce a entrare brillantemente nella psicologia degli assassini seriali, ispirandosi a casi realmente accaduti.

Dove: Fox Crime

CSI Miami

Spin-off di CSI, CSI Miami racconta i casi della polizia scientifica di Miami, guidata da Horatio Cane.
La serie si è conclusa nel 2012 dopo 10 stagioni.

Serie tv sulle forze dell'ordine

Da guardare perché: propone casi sempre interessanti

Dove: Italia 1, Fox Crime



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Hollywood: recensione flash della nuova serie tv di Netflix

In questo periodo di quarantena una delle nuove proposte di Netflix è una miniserie ambientata nella Hollywood del secondo dopo guerra.
Hollywood ha la firma di Ryan Murphy, già conosciuto per titoli come Glee e American Crime Story.

Jack Castello è un aspirante attore, appena arrivato a Hollywood per inseguire il proprio sogno ma scopre che, per ottenere un ruolo per la casa di produzione Ace Studio, deve “scendere a dei compromessi”.
Jack introduce lo spettatore nell’età d’oro di Hollywood, abbattendo la sua immagine patinata e rivelando un mondo intriso di razzismo, maschilismo e favoritismi sessuali. Attorno alla corsa al successo del ragazzo, si intrecciano le storie di diversi personaggi che hanno l’obiettivo comune di realizzare un film sulla vita di Peg Entwistle.

Qualche anno fa sarebbe stato impensabile realizzare una serie tv con temi così scottanti, ma in un mondo post-Weinstein, la televisione e la cinematografia si stanno muovendo in una direzione diversa.
L’obiettivo di Ryan Murphy è ammirevole e non ha paura di mostrarci una realtà che per decenni è rimasta ben celata dagli addetti ai lavori. Lo fa ispirandosi a persone realmente esistite, romanzandole e inserendole in una trama originale.
Murphy cita le linee guida del codice Hays, illustra la difficoltà delle persone di colore ad entrare nel mondo del cinema e i favoritismi che muovono gli ingranaggi di Hollywood, ma cambia direzione nella seconda metà della stagione.
Nelle ultime puntate abbandona la sensazione di storicità che aveva così sapientemente creato, per regalare allo spettatore una bozza di lieto fine che contrasta con tutto ciò che è stato raccontato fin’ora.


Ho trovato il cast azzeccato, ma fin troppo dispersivo. Meno personaggi avrebbero permesso ai più interessanti di spiccare e avere una maggiore caratterizzazione.
Avrei mantenuto Jack Castello come protagonista e raccontato la vicenda dal suo punto di vista.
Nonostante i problemi sopracitati, mi sento di consigliare questa serie per farsi un’idea della Hollywood del periodo (almeno nella prima parte).



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Summertime: la nuova serie estiva di Netflix [recensione]

Okay lo ammetto, non so nemmeno io perché ho visto questa serie; odio l’estate, il mare e gli adolescenti.
Potete capire, quindi, che guardare una serie che accomuna tutti questi elementi non è stata una grande idea, ma ero curiosa di scoprire che cosa avesse da offrire l’Italia su una piattaforma così importante come Netflix.

Le premesse della serie sono semplici. Summer è una ragazza tranquilla, odia l’estate ma è obbligata a trascorrerla in uno dei posti più frequentati d’Italia durante la stagione, Il litorale romagnolo, dove vive.
Costretta da una sua amica a partecipare a una festa, Summer incontra Ale, un promettente motociclista in crisi dopo un incidente.
Attorno alla crescente storia dei due, si snodano le vite degli amici e della famiglia di Summer e Ale.

Oltre a qualche volto noto, come Ludovico Tersigni (Skam Italia) e Andrea Lattanzi (Sulla mia pelle), il cast è formato perlopiù da giovani attori alla prima esperienza. E purtroppo si vede.
Mi dispiace dirlo perché sono tutti ragazzi giovani, ma è difficile guardare un prodotto con personaggi che sembrano attori amatoriali.
Ma non è solo la recitazione ad essere un problema, in diverse scene all’aperto l’audio è così pessimo che alcune parti di dialogo non si sentono affatto.
Inizialmente pensavo fosse un problema del mio dispositivo, ma tantissimi spettatori hanno segnalato la cosa sui social.
Devo invece sottolineare che ho apprezzato la fotografia, molto colorata e accattivante, perfetta per una serie ambientata in estate.
La colonna sonora gioca un ruolo importante e da spazio a giovani autori italiani (Bruno Martino, Mammastomale di Machete, Gemitaiz & Izi feat. Salmo, Franco126, Gazebo, Giorgio Poi, CLAVDIO, i Tame Impala, Francesca Michielin, Tommaso Paradiso…).

La trama è molto semplice e la riassumerei con tre parole: due di picche.
Eh già, perché questa serie è un susseguirsi di dichiarazioni e rifiuti tra i personaggi, compresi quelli secondari.
Oltre a quello non succede molto altro, la trama è prevedibile.
Nonostante i problemi sottolineati in precedenza e la trama “fiacca”, la serie si segue anche abbastanza piacevolmente.
Interessante è la parentesi dedicata alla famiglia e il rapporto di Ale e Summer con i rispettivi padri. Avrei preferito un focus maggiore su questo aspetto dei personaggi.

Summetime ha chiaramente un altro target rispetto al mio ed è rivolta a un pubblico di giovani che, come Summer e i suoi amici, si ritrovano a vivere un’estate italiana tra cotte e prime volte.
Sebbene io non l’abbia apprezzata particolarmente, la serie è pensata e creata per il suo specifico target. Nulla di più.



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After Life 2: recensione flash della seconda stagione con Ricky Gervais [No spoiler]

Buonasera lettori! Ieri è uscita su Netflix la seconda stagione di After Life. Se dovete ancora recuperare la prima, trovate la mia recensione qui.

Tony non è ancora pronto ad andare avanti, non riesce a smettere di guardare i video della sua amata Lisa, a rimpiangere le vita che aveva con lei.
Lisa era l’unica cosa speciale che aveva in una vita ordinaria e ora che se ne è andata sente di non avere più nulla.
Ma Tony ha ancora il lavoro nel giornale locale, uno strano assortimento di amici e un padre malato di Alzheimer. E poi c’è lei, Emma, che lavora come infermiera nel ricovero dove vive il padre, ma con la quale non è ancora pronto ad andare oltre una semplice amicizia.
Tra la stesura di un pezzo per il giornale e l’altro, Tony incontra una serie di personaggi eccentrici nella cittadina in cui vive, dalla centenaria che non vede l’ora di morire, al cinquantenne che crede di essere una bambina di otto anni.

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Unorthodox: recensione della miniserie Netflix in Yiddish

Dopo qualche giorno di assenza per questioni lavorative, voglio parlarvi di una miniserie Netflix che mi è stata consigliata da diverse persone: Unorthodox. La serie è tratta dall’autobiografia di Deborah Feldman, Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots, uscita nel 2012.

[L’articolo NON contiene spoiler]

La trama

Esty ha diciannove anni e vive in una comunità ebrea ortodossa-chassidica a Williamsburg (New York), insieme al marito Yanky, sposato un anno prima. Ad Esty le rigide regole della comunità stanno strette, vorrebbe dedicarsi alla sua passione per la musica, ma la sua religione non permette alle donne di cantare o suonare uno strumento e così Esty rinuncia alla propria vocazione.

Dopo essersi impegnata per un anno ad essere “una buona moglie”, Esty decide di fuggire a Berlino, dove vive la madre che l’ha abbandonata parecchi anni prima. Senza una casa e con pochissimi risparmi, Esty si rifugia in un conservatorio in città.
Per la comunità chassidica, la fuga della ragazza sarebbe un grande scandalo; Yanky e il cugino Moishe seguono quindi Esty in Europa, con l’intenzione di riportarla a casa.

La mia opinione

Prima di iniziare la visione di questa miniserie, non conoscevo quasi nulla sulla comunità ebrea chassidica. Non conoscevo le loro tradizioni, il ruolo della donna in società e neppure che avessero una propria lingua chiamata Yiddish (un misto tra inglese e tedesco).
Sono rimasta stupita dal modo in cui è stata ritratta la comunità chassidica. La serie non cerca di mostrarla con un’accezione negativa, ma racconta la vita dei personaggi il più fedelmente possibile alla realtà e lascia allo spettatore il ruolo di farsi una propria idea.
Ciò è stato possibile grazie a delle profonde ricerche, che hanno coinvolto tutti i settori della produzione, dai costumi fino alla lingua, che hanno visto la partecipazione di un esperto in Yiddish.
Gli autori hanno definito la serie quasi come un prodotto storico, ambientato però ai giorni nostri. La storia è infatti collocata in gran parte in un quartiere newyorkese, nel quale le tradizioni religiose ebree conservatrici si scontrano con la modernità della società americana.
Più di tutti è stato il ruolo della donna all’interno della comunità a colpirmi e, non lo nego, a farmi commuovere.
Mi chiedo come, nel 2020, ci possano ancora essere così tante donne a non avere una voce, a non poter decidere il proprio futuro e ad essere costrette a sottostare al volere del “capo famiglia”.

All’inizio della serie Esty ha già deciso di ribellarsi alla vita nella comunità, inseguendo il proprio sogno di musicista in Germania. Assistiamo all’evoluzione della donna, che poco alla volta scopre la vera se stessa, soffocata in passato da un matrimonio imposto.
A questo si alternano numerosi flashback, che ci mostrano la vita della protagonista dall’infanzia, all’età adulta.
Il ruolo è interpretato da Shira Haas, attrice israeliana dalle incredibili doti espressive.
Un altro personaggio che mi ha colpita molto è stato quello di Yanky, il marito di Esty. Credo che l’attore stesso, in un’intervista backstage, lo abbia descritto alla perfezione: “He just has one truth and this is the one truth he knows” (Ha soltanto una verità e questa è la verità verità che conosce).
Se da una parte alcuni dei personaggi maschili risultino negativi (sebbene non vengano mai dipinti come tali di proposito), Yanky è un uomo buono che non conosce nessun’altra realtà al di fuori di quella che ha sempre vissuto. Le decisioni che prende, almeno all’inizio, non sono mai sue, ma sono sempre dettate dalla famiglia dell’uomo o dalla religione in cui è cresciuto.
Difficile non chiedersi chi sarebbe potuto essere in circostanze diverse…

Se dovessi trovare una nota negativa, direi che avrei preferito una puntata in più. La storia ci viene infatti raccontata in quattro puntate da 50 minuti, sufficienti per coprire i flashback, ma scarse per la parte ambientata a Berlino. A mio parere il finale è ben fatto, anche se lascia qualche domanda aperta.

Non voglio dilungarmi troppo sulla trama o entrare nei dettagli della religione chassidica, perché vi consiglio di scoprire questa realtà guardando direttamente la serie. Ho comunque intenzione di approfondire l’argomento con il documentario Netflix One of us, consigliato da Beatrice di The Password.

Unorthodox è una serie commovente, curata nei dettagli e con interpretazioni degne di nota. A mio parere una delle migliori ultime uscite su Netflix.


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6 motivi per amare Ross Geller: un focus sul personaggio più controverso di Friends

Friends è una delle poche serie che non mi stanco mai di rivedere, neppure se conosco le battute e la trama a memoria. Ho sempre amato tutti i protagonisti, perciò sono rimasta stupita dall’apprendere che il personaggio di Ross è in realtà detestato da molti fan della serie. Non è uno dei miei personaggi preferiti in assoluto, ma penso abbia comunque delle qualità innegabili ed è stato interpretato magnificamente da David Schwimmer.
In questo post ho deciso di focalizzarmi su di lui, sottolineando i suoi punti di forza e trascorsi nella serie.

È un ottimo amico

Se riflettiamo sulle amicizie nella serie, probabilmente le prime “coppie” a cui pensiamo sono quelle formate da Joey e Chandler o da Monica e Rachel.
In realtà Ross è un amico fedele e lo ha dimostrato più volte nel corso della serie. Ricordate quando ha acquistato una bicicletta per Phoebe o ha baciato Joey per aiutarlo in un’audizione?

È appassionato

Nel corso della serie gli amici hanno difficoltà a “sbarcare il lunario” e intraprendere la carriera dei propri sogni. Ross, invece, fa esattamente ciò che ama di più: il paleontologo.
I suoi amici lo prendono spesso in giro per questo, ma Ross non rinuncia mai a citare fossili e dinosauri e finisce spesso per discutere animatamente su argomenti che gli stanno a cuore (soprattutto con Phoebe!).
Chi non vorrebbe avere un lavoro così?

È un eterno romantico

Con tre divorzi alle spalle, Ross è il personaggio che più di tutti fatica a trovare una relazione stabile e serena. Ross è ossessionato dall’amore, ma finisce sistematicamente per rovinare le proprie relazioni e tornare dal suo primo amore: Rachel.
Ross non è affatto perfetto, è geloso, ossessivo e ha rovinato la storia con la donna che ha amato più di tutte. Nonostante venga preso in giro per i suoi tre divorzi, Ross non desidera altro che essere davvero felice e poter avere un lieto fine come quello tra Monica e Chandler.

È un ottimo fratello

I litigi tra Ross e Monica ricorrono spesso nello show, ma i due fratelli non potrebbero essere più uniti.
Ross si schiera sempre dalla parte della sorella, soprattutto quando i genitori preferiscono lui a Monica.
Ross è gentile e premuroso e, anche se non viene preso sul serio, è disposto a proteggere la sorella ad ogni costo, come quando ha “fatto il discorso da fratello maggiore a Chandler”.

È protettivo

Anche quando la relazione tra Rachel e Ross è finita, lui non smette mai di essere protettivo nei suoi confronti. Nell’episodio in cui Rachel si fa male alla schiena, Ross rinuncia a un evento importantissimo della sua carriera per stare con lei, e quando tutti i suoi amici sono in montagna e rimangono fuori dalla macchina, Ross corre in loro aiuto, anche se non è stato invitato alla gita.
Ross mette da parte persino il suo odio per Susan e accompagna Carol all’altare perché, in fin dei conti, anche se è ferito dalla fine del loro matrimonio, vuole soltanto vederla felice.

È espressivo

Senza David Schwimmer, Ross sarebbe stato molto diverso. La sceneggiatura non sarà “farina del suo sacco”, ma l’attore ha arricchito Ross con una serie di espressioni che rimarranno nella storia dello show.
Ross non è un personaggio creato per essere sarcastico di proposito come Chandler, ma la sua voce e le espressioni dell’attore hanno dato vita a una lunga serie di scene esilaranti.

E a voi piace Ross? Vi piacerebbe leggere un focus sul resto dei personaggi? Vi aspetto nei commenti!

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The English Game || recensione flash della nuova serie dal creatore di Downton Abbey

Julian Fellowes, creatore di Downton Abbey, è tornato con una nuova serie storica a tema calcistico: The English Game.

Nell’Inghilterra di fine ottocento, una squadra locale di calcio, formata da operai di una fabbrica di cotone, riesce ad arrivare ai quarti di finale della FA Cup con l’aiuto di due calciatori scozzesi. La squadra, il Darwen, deve affrontare la Old Etonians, un team formato dalla borghesia londinese.
Oltre a concorrere per la coppa, gli abitanti di Darwen devono affrontare le difficoltà di una piccola cittadina industriale, tra diminuzioni del salario e scioperi.

Premetto di non essere affatto appassionata di calcio, ma ho voluto iniziare la serie per l’ambientazione storica e l’impronta di Julian Fellowes.
Essere appassionati dello sport non è fondamentale per apprezzare questa serie, ma di certo aiuta a comprendere meglio la passione che muove i protagonisti.
La serie si focalizza sulla vera storia dei calciatori Fergus Suter e Arthur Kinnaird, che hanno fatto la storia del calcio inglese e hanno creato le fondamenta di uno sport che oggi è seguito in tutto il mondo.

I personaggi principali sono ben raffigurati, ma non sono solo loro a spiccare. Anche le controparti femminili hanno una propria storyline e sono costrette ad affrontare gli svantaggi e le ingiustizie dell’epoca, in una realtà dominata dal maschilismo.
Non è nulla di nuovo, certo, ma ho apprezzato che gli scrittori non si siano focalizzati solo sui membri delle squadre calcistiche.

La serie mostra i progressi e il successo del calcio, che è passato dall’essere uno sport dove il compenso economico dei giocatori era vietato, a diventare uno dei settori economici più potenti del mondo.
Mi ha colpito che The English Game abbia ricevuto alcune recensioni poco favorevoli, perché a mio parere è ben fatta e interessante da seguire anche per i non appassionati.