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7 personaggi di serie tv che nella vita reale sarebbero odiosi

Ci sono personaggi delle serie tv che per quanto saccenti, pignoli e persino fastidiosi finiscono per diventare i nostri preferiti.
Nella vita vera però alcuni atteggiamenti non sarebbero perdonati. Ecco alcuni personaggi che nella vita reale sarebbero considerati odiosi!

Sherlock Holmes (Sherlock)

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Sherlock è uno dei personaggi più apprezzati in assoluto nell’universo fictionale, ma il suo carattere saccente e la caratteristica del dire sempre ciò che pensa, potrebbe non essere una qualità molto apprezzata nella vita reale!

Cristina Yang (Grey’s Anatomy)

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Nonostante manchi da Grey’s Anatomy da diversi anni, il personaggio di Cristina è rimasto nei cuori dei fan della serie, che hanno imparato ad amarla nonostante i numerosi difetti. Nella realtà però una persona come lei sarebbe difficile da apprezzare, soprattutto per il suo carattere all’apparenza distaccato e poco empatico.

Paris Geller  (Gilmore Girls)

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Inizialmente introdotta come rivale di Rory, Paris è diventata un’amica eccentrica ma fidata. Lentamente ha fatto breccia nel cuore dei fan, finendo per diventare uno dei personaggi iconici della serie. Nella vita vera però quanti di voi riuscirebbero ad essere amici di Paris?

Sheldon Cooper (The big bang theory)

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Sheldon è il personaggio più riuscito della serie, tant’è che si è conquistato persino uno spin-off a lui dedicato. Eppure la lista dei difetti che lo riguardano è infinita e, nella vita quotidiana, sarebbe impossibile essere amico di una persona del genere!

Lucifer Morningstar  (Lucifer)

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Lucifer è affascinante e brillante, e dotato di uno spiccato senso dell’umorismo. Dice sempre quello che pensa, e racconta a tutti di essere il Diavolo e che Dio è suo padre. Se incontrassi una persona come lui, fuggirei a gambe levate pensando che sia uno psicopatico!

Rogelio della Vega (Jane the virgin)

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Rogelio è uno di quei personaggi che non possiamo non amare. È sempre pronto a farsi in quattro per la propria famiglia, a volte anche senza riflettere sulle conseguenze. Adora però essere una star e godere dell’attenzione dei fan e dei media. Nella realtà una persona come Rogelio sarebbe piuttosto difficile da sopportare, soprattutto durante i suoi momenti da divo!

Cameron Tucker (Modern Family)

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Caotico ed estremamente teatrale, Cam adora stare al centro dell’attenzione. È un personaggio che si presta molto bene in una serie comedy, ma che nella realtà potrebbe essere alquanto fastidioso.

Siete d’accordo con la mia lista? Fatemi sapere i vostri personaggi scelti nei commenti!

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The Queen’s Gambit: ci sarà una seconda stagione?

Chi ha già recuperato su Netflix la miniserie del momento The Queen’s Gambit (in italiano La Regina degli scacchi) si sarà probabilmente chiesto se è prevista una seconda stagione sulla vita di Beth Harmon. Scopriamolo subito insieme!

Di che cosa parla The Queen’s Gambit

Ambientata negli Stati Uniti degli anni ’50-’60, la serie racconta la vita di Beth Harmon, giovane prodigio degli scacchi, dalla sua infanzia in orfanotrofio dopo la morte della madre, fino all’adozione da parte di una coppia problematica e la successiva scalata del successo nel mondo degli scacchi.
La serie affronta diverse tematiche come la morte, i rapporti personali e la dipendenza da medicinali e alcolici.

[Attenzione Spoiler!]

Un finale aperto?

Nell’episodio finale Beth si trova in Russia, dove ha di nuovo la possibilità di sfidare il campione degli scacchi Borgov, che ha sempre temuto e ammirato.
Dopo aver smesso di assumere pillole e alcool e con il supporto dei suoi amici, Beth acquista ancora più sicurezza in se stessa e si rende conto che non ha bisogno di assumere farmaci per accedere alla scacchiera nella sua mente; è sempre stata lì, con lei.
Dopo aver sconfitto Borgov, Beth è diretta verso l’aeroporto, ma decide di fare una piccola deviazione in un parco di Mosca.
Negli ultimi attimi vediamo una Beth che riesce finalmente ad accettare la felicità, la vittoria e l’affetto dei suoi amici. Gli scacchi non sono più un’ossessione, ma un momento di condivisione e gioia.
Del finale Anya Taylor-Joy ha detto a Refinery29: “Ogni volta che finivo quella frase (Let’s Play – Giochiamo) scoppiavo a piangere. Perché ero così felice per lei. Beth ha trovato un senso di appagamento. Non sta più soffrendo o combattendo contro qualcosa così intensamente.”

Ci sarà una seconda stagione?

The Queen’s Gambit è nata come mini-serie di sette puntate ed è tratta dal libro omonimo del 1983 di Walter Trevis. Il libro non ha un seguito, ma è autoconclusivo. Quindi, almeno sulla carta, la storia di Beth non è continuata dopo la vittoria contro Borgov.
Nel passato di Netflix ci sono alcune serie che sono state rinnovate, anche se pensate inizialmente per essere autoconclusive. Non sempre questa scelta si è però rivelata vincente.
Il successo di The Queen’s Gambit potrebbe fare ben sperare, anche se il finale chiude sicuramente un capitolo importante della vita di Beth.
Il produttore William Horberg ha dichiarato, in merito a un possibile rinnovo: “Ci siamo divertiti molto a parlare di cosa potrebbe accadere domani. La scena finale sembra un bellissimo momento per concludere la serie, quindi non sono sicuro se vogliamo andare avanti e rispondere a quella domanda. Magari possiamo lasciare che sia il pubblico ad immaginare che cosa verrà dopo”.

Anche Anya Taylor-Joy è della stessa opinione, anche se si è detto più che felice di tornare nell’eventualità di un sequel.
Al momento non ci sono novità su un possibile rinnovo, anche se, visto il finale, le probabilità che ciò accada sono scarse.

Di che cosa parlerebbe il sequel?

Ovviamente sulla trama di un’eventuale sequel possiamo solo fare speculazioni.
Una seconda stagione potrebbe mostrare la vita di Beth dopo la vittoria contro Borgov, con la sua crescente popolarità nel mondo degli scacchi e oltre.
Beth dovrà (probabilmente) affrontare la sua nuova vita da sobria, con possibili ricadute e momenti di difficoltà.
I personaggi secondari (Beltik, Benny, Jolene, Townes) potrebbero avere uno spazio maggiore, così come la vita sentimentale e affettiva della protagonista.
Ovviamente in un sequel non dovrebbero mancare gli scacchi e le competizioni e, perché no, magari un nuovo prodigio contro cui competere?


Vi terrò aggiornati per notizie più precise da fonti ufficiali. E voi vorreste vedere un sequel di The Queen’s Gambit o pensate che dovrebbe restare una serie autoconclusiva?

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5 Motivi per guardare “La Regina degli Scacchi” (The Queen’s Gambit) su Netflix

The Queen’s Gambit è la serie tv Netflix del momento. Uscita il 23 ottobre 2020, racconta la storia di fantasia di Beth Harmon, prodigio degli scacchi, dall’infanzia all’età adulta, in sette puntate da poco meno di un’ora ciascuna ed è tratta dal libro omonimo del 1983 di Walter Tevis’s.
Non è un caso che la serie stia riscontrando un enorme successo di pubblico e critica.
Ancora non siete sicuri se dedicare il vostro tempo a una serie sugli scacchi? Ecco sei motivi per farlo!

1. Non devi conoscere gli scacchi per guardarla

Gli scacchi non sono di certo visti come uno dei giochi di strategia più spassosi nel nuovo millennio, quindi è comprensibile non essere sicuri di voler iniziare una serie che ha questo tema al centro di ogni puntata.
Sebbene gli scacchi siano in effettivamente fondamentali ai fini della trama, non è necessario conoscerli o apprezzarli.
Nella serie, le competizioni alla quale partecipa la protagonista sono numerose e occupano una buona parte del minutaggio. Tuttavia non si ha mai la sensazione di guardare qualcosa di già visto. Ogni partita è avvincente e unica, anche se non avete la minima idea di come si muova un cavallo o della funzione della Regina nella partita.
Un’altra sensazione che si ha guardando Beth e gli altri personaggi muovere le pedine è quella di autenticità. Non a caso gli attori sono stati affiancati da esperti, giocando partite che hanno davvero fatto la storia nei millenio scorso.

2. Contesto storico

The Queen’s Gambit è ambientata tra gli anni ’50 e ’60 e il contesto storico statunitense è sapientemente rappresentato nel corso delle puntate.
La serie pone una particolare attenzione ai costumi, dagli abiti di Beth durante l’infanzia in orfanotrofio, fino all’età adolescenziale/adulta con un cambio di stile sempre più deciso, che segue la moda dell’epoca ma anche l’evoluzione del personaggio.
Anche la musica gioca un ruolo fondamentale in questo.
Nonostante il ruolo della donna nella società, in particolare quello di Beth in un mondo prevalentemente maschile, non sia mai marcato, alcuni accorgimenti ci danno un’idea precisa del contesto storico in cui ci troviamo.


3. Rappresentazione veritiera della dipendenza

Nel corso della serie la protagonista si ritrova a combattere contro la dipendenza da farmaci e alcolici.
La sua dipendenza, e successivamente (senza fare spoiler) quella di un altro personaggio della serie, sono state rappresentate con una particolare attenzione e cura dei dettagli.
Nonostante il tema ricorra spesso, ogni volta che Beth si rifugia nell’alcool o nelle pillole, non si ha mai la sensazione di rivedere la stessa scena ancora e ancora.
Ogni momento è unico, anche grazie al lavoro accurato dell’attrice protagonista e del regista che l’ha diretta.

4. Ottime interpretazioni

Oltre a una sceneggiatura eccezionale, gran parte del successo della serie si deve anche dalle ottime interpretazioni del cast.
Anya Taylor-Joy è la star della serie, non solo perché è la protagonista assoluta, ma anche perché riesce a portare sullo schermo il personaggio di Beth nelle diverse fasi della sua vita con una recitazione pulita e uno sguardo magnetico.
La trama si regge fortemente sull’interpretazione di Anya, ma è supportata da un cast di tutto rispetto, con Marielle Heller nel ruolo della mamma adottiva di Beth; Harry Melling come Beltik e Thomas Brodie-Sangster nei ruolo di Benny.

5. È semplicemente una bella serie!

Lo so, dire “guardate questa serie perché è bella” non è molto obiettivo, ma in questo caso voglio davvero invitarvi a dare una chance a The Queen’s Gambit.
Personalmente è entrata nella mia top 3 della serie più belle viste quest’anno.
Ho apprezzato la sceneggiatura, la cinematografia, le scelte della regia e le interpretazioni.
Non mi sarei aspettata che una serie con il tema degli scacchi potesse colpirmi tanto, eppure ci è riuscita.

Non me ne vogliano i chess-lovers, ma chi l’avrebbe mai detto che gli scacchi potessero essere così avvincenti?!



Non ho voluto scrivere una recensione come al solito, ma spero che questa lista vi sia piaciuta comunque. Potete trovare The Queen’s Gambit (in italiano La Regina degli Scacchi) su Netflix.

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Charmed (Streghe): la serie tv completa arriva su Prime Video!

Una grandissima notizia per tutti i fan della celebre saga di fine anni Novanta – inizio Duemila: Charmed arriva su Amazon Prime Video!

La serie completa sarà disponibile su Prime Video a partire dal 23 ottobre, con le sue otto stagioni e un totale di 178 episodi. Gli episodi saranno disponibili in Alta Definizione.

Un’occasione unica per i fan storici e per quelli che vogliono avvicinarsi alla saga delle sorelle Halliwell.

La trama

Dopo aver ritrovato un antico libro, Il Libro delle Ombre, le tre sorelle Piper, Prue e Phoebe ricevono i loro poteri magici e scoprono di discendere da una famiglia di Streghe buone. Il Potere del Trio è minacciato dal Male, che si manifesta in diverse forme, e che cerca di distruggere il Bene.

[Fonte: Casa Halliwell]

Iscriversi a Prime Video

Potete iscriversi ad Amazon Prime, e usufruire dei trenta giorni di prova gratuiti, seguendo questo link.
Se siete studenti potete approfittare dell’iscrizione a 18€ annui. (Qui tutte le info)

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10 Cliché che non sopporto nei film e nelle serie TV

Buon cari lettori! Oggi voglio parlarvi di quei cliché che compaiono spesso nei film e nelle serie TV, e che proprio non sopporto. L’idea per questo post mi è venuta qualche giorno fa, quando ho trovato lo stesso cliché in ben due film, usciti entrambi lo scorso anno.

Non dimenticate di farmi sapere nei commenti i personaggi e le situazioni che non sopportate voi!

~ La migliore amica possessiva

Troppo spesso il ruolo della migliore amica è ridotto alla semplice comparsa e la sua esistenza ha come unico scopo quello di rendere più interessante la protagonista, esaltarla e mostrarne allo spettatore la quotidianità.

L’amica è gelosa del rapporto tra la protagonista e altre coetanee o, in altri casi, tra la protagonista e il proprio interesse amoroso. Come se non bastasse per ricoprire questo ruolo viene spesso scelta un’attrice sovrappeso e poco curata nell’aspetto.

Come se essere sovrappeso equivalesse a vivere in funzione della propria migliore amica!

~ Il migliore amico Gay

Negli ultimi anni la comunità LGBTQ+ sta avendo una maggiore rappresentazione nel cinema e nella televisione, ma per lungo tempo il ruolo del migliore amico gay è stato un cliché molto presente, nato per scatenare l’ilarità del pubblico e donare al prodotto finale una sfumatura di leggerezza.

Per fortuna non tutti i ruoli del migliore amico sono stereotipi, come la più recente serie TV Sex Education, che ha presentato il personaggio di Eric, un ruolo che abbatte qualsiasi stereotipo (potete approfondire qui).

~ Stereotipi sugli europei

Negli Stati Uniti gli europei sono spesso oggetto di stereotipi, in particolar modo gli italiani. I personaggi italiani sono ottimi cuochi, latin lover o, in alternativa, mafiosi. Passano la maggior maggiorparte del tempo a urlare e gesticolare, o nel peggiore dei casi a mangiare spaghetti e polpette su un tavolo con la tovaglia a quadretti rossi e bianchi.

Nemmeno i francesi se la cavano meglio, con i loro modi di fare altezzosi e l’odio nei confronti degli americani. E non dimentichiamo la baguette sono l’ascella!

~ Il makeover

Il tema del brutto anatroccolo che diventa cigno è stato usato così tante volte che sembra persino scontato inserirlo in una lista di cliché. Ma cinema e serie TV continuano a realizzare prodotti con questo espediente.

Immancabile è il momento del makeover della protagonista, con una canzone pop a incorniciare i momenti salienti del cambio look.

~ L’ape Regina e le sue vallette

Nei primi anni duemila ogni commedia romantica ambientata a scuola aveva una villain. Di solito era una ragazza bionda e attraente, circondata dalle amiche che comandava a bacchetta.

Lo scopo delle rivali era quello di allontanare la protagonista dal ragazzo di turno, molto spesso riuscendoci per un breve momento. Immancabilmente l’Ape Regina veniva umiliata verso la fine del film e la protagonista trionfava.

~ L’eroe che non muore mai

Ad eccezione di Game of Thrones, che non ci ha mai risparmiato morti dolorose, odio quando il protagonista eroe finisce nelle situazioni più assurde e pericolose, uscendone indenne.

Ancora peggio è quando il protagonista è un adolescente senza particolari qualità fisiche, ma riesce sempre a scamparla e a compiere azioni incredibili

Come direbbe Ilenia Zodiaco: IL REALISMO!

~ Il villain prende tempo

Il villain ha raggiunto uno dei personaggi ed è pronto a ucciderlo. Basta premere il grilletto, ma ecco che il villain inizia un discorso infinito, che termina nel momento esatto in cui l’eroe della situazione si palesa per salvare la situazione. Ovviamente.

Di solito il villain finisce malissimo, arrestato dalla polizia o peggio ancora ucciso dal protagonista.

~ Il risveglio perfetto

Dopo una notte selvaggia la protagonista di turno si risveglia tra le braccia del suo amato, con capelli e make up perfetto, come se fosse uscita da un’intensa giornata dall’estetista.

Poi ci sono io, che al mattino sembro il mostro di Frankenstein.

~ Il tradimento in diretta

Un’altra costante delle commedie romantiche è il tradimento in diretta. Quando uno dei due personaggi tradisce l’altro, sistematicamente viene beccato nel momento esatto in cui scambia un bacio, o presunto tale, con un altro uomo o donna.

Nella realtà quante volte un tradimento viene effettivamente portato alla luce così?

~ Tutti sono attraenti

Avete presente quei film dove tutti i personaggi rilevanti sembrano usciti da America’s Next Top Model?

Non vogliatemene male, ma nella vita vera conosco molte più persone “normali” che fighi da paura.


Per il momento il mio post finisce qui, ma penso che presto realizzerò la seconda parte, con altri cliché. Intanto vi aspetto nei commenti!

#REPOST

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Emily in Paris: top e flop della serie tv Netflix con Lily Collins [NO SPOILER]

Il 2 ottobre su Netflix è uscita la nuova serie Emily in Paris, con protagonista Lily Collins. Ho visto tutte e dieci le puntate della prima stagione: ecco che cosa ne penso!

TRAMA

Emily Cooper è una millenial di Chicago, che approda nella romantica Parigi per lavorare nella filiale francese di un importante studio di Marketing.
Nonostante l’atmosfera da sogno, bellissimi uomini francesi e abiti alla moda, Emily fatica a farsi accettare dai suoi colleghi e dalla sua capa, che ricorda, almeno all’inizio, la famigerata Miranda Priestly de Il Diavolo Veste Prada.
Ma Emily non ha intenzione di abbandonare il suo sogno nella città dell’amore e tra fallimenti e continui tentativi, cerca di conquistare i suoi colleghi in una città che sembra remarle contro.

TOP E FLOP

Emily in Paris è quel tipo di serie che “prende in prestito” elementi da produzioni passate di successo, combinandole insieme per conquistare il pubblico. Nella serie troviamo infatti riferimenti al film Il Diavolo veste Prada, ma anche le serie Younger e Sex and the City o l’ambientazione parigina da sogno di Ratatouille.
In Emily in Paris, Parigi è protagonista della narrazione, attorno alla quale di snodano le vicende sentimentali e lavorative di Emily.
La Parigi mostrata è però da cartolina, con viali romantici, ristorantini tipici e incontri fortunati, come quelli tra Emily e alcuni aitanti francesi. È anche la Parigi della moda, degli abiti da sogno, di feste ed eventi dell’élite francese.
È una città che fin dai primi episodi viene mostrata con stereotipi, che poco piaceranno ai Parigini, ma che vogliono spingere lo spettatore a sognare insieme a Emily.
Eppure tutti quegli elementi forzati possono riflettere nello spettatore una sensazione contraria, di poca autenticità e di forzatura.
Ne sono un esempio i continui cambi d’abito di Emily, che per quanto siano favolosi, una millenial come lei non si potrebbe mai permettere o gli innumerevoli guai che alla fine Emily riesce sempre a rigirare a suo favore.

Emily in Paris è esattamente la Parigi vista da un americano, vacanziera e romantica, una città dove tutto è possibile. Ma la realtà è davvero così?

Nonostante i cliché e le situazioni improbabili, la serie è divertente e dinamica, complice anche il carisma di Lily Collins, che se la cava benissimo nel ruolo di Emily. È impossibile non sentirsi coinvolti nelle sue vicende e tifare per il suo successo.
Ho apprezzato anche i momenti di flirt e sesso, che hanno dato un po’ di pepe alle relazioni sentimentali della protagonista, senza risultare mai forzate.

Un altro aspetto che ho trovato interessante è la rappresentazione dei social media, dal lavoro nel campo marketing di Emily, fino alla suo crescente successo come influencer.
Ho trovato meno riuscito, invece, come questo aspetto sia stato reso troppo glamour e di facile portata.
Senza fare spoiler, in un momento della serie, Emily si trova alla presenza di numerosi influencer, tutti quanti interessanti ai soldi e al successo, mentre lei è l’unica influencer autentica.
Posso capire che ciò serva a rendere la protagonista simpatica al pubblico, ma troppo spesso il suo appare come un successo facile.
Emily è bella, simpatica, divertente e alla fine, anche nelle situazioni peggiori, ottiene tutto ciò che desidera.

La serie è comunque un prodotto che non nasce per prestarsi a una critica troppo attenta. È volutamente leggero, volutamente ultra glamour e volutamente romantico.
Sono certa che gran parte del pubblico lo adorerà. La critica… forse meno!

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Strike-Bianco Letale: recensione flash della quarta stagione [NO SPOILER]

A fine mese in Gran Bretagna è andata in onda su BBC 3 la quarta stagione di Strike, serie tv tratta dai libri di Robert Galbraith (J.K Rowling). Come sapete Strike è una saga che adoro e ho subito voluto recuperare i nuovi episodi.
La quarta stagione è tratta dal libro Bianco Letale, uscito in Italia a febbraio 2019, ed è stata divisa in quattro episodi.

TRAMA

La quarta stagione riprende esattamente da dove avevamo lasciato i nostri protagonisti: Robin ha appena sposato Matt, ma non riesce ad allontanare la sensazione di aver commesso un errore. Il pentimento si riflette nei suoi occhi, che non riescono ad esprimere la gioia di quello che dovrebbe essere un giorno indimenticabile.
Cormoran è arrivato in tempo al matrimonio e tra sentimenti non detti, chiede a Robin di tornare a lavorare insieme a lui.

Un salto temporale di un anno ci porta alla quotidianità dei due soci. Lo studio è in crescita e i due si destreggiano tra vari casi, sopratutto di infedeltà coniugale. Il rapporto tra Cormoran e Robin però è prettamente lavorativo, quasi teso, almeno fino a che Billy, un ragazzo problematico, non si presenta nel loro ufficio, dicendo di aver assistito a un omicidio quando era bambino.
Il nuovo caso si prospetta ricco di insidie e vede coinvolto un importante politico inglese. Ancora una volta Strike e Robin dovranno risolvere il caso in una pericolosa lotta contro il tempo.

LA MIA OPINIONE

Questa quarta stagione ha ricevuto diverse recensioni tiepide, ma a mio parere Bianco Letale è ben fatta e un ottimo sequel delle avventure di Cormoran e Robin.
La trama è molto fedele al libro e ne segue anche le linee più lente, con più focus sui dialoghi e meno sull’avere una trama ricca di adrenalina.
Ci sono comunque alcuni momenti più movimentati, come una scena notturna ambientata in un bosco o alcuni scontri tra i nostri protagonisti e alcuni personaggi secondari.

Ho apprezzato in modo particolare Holliday Grainger, che è riuscita a trasmettere tutta la sofferenza psicologica di Robin.
La serie riesce a mostrare come l’ansia e un evento traumatico possano travolgere la vita di una persona, mentre gli altri intorno a lei non si rendono conto di quello che sta passando.
Robin è un personaggio che sto amando sempre di più; ha avuto una crescita personale importante, ha capito ciò che vuole ed è disposta a lottare per ottenerlo. Non vuole più rifugiarsi nella sofferenza come ha fatto in passato, ama il suo lavoro e ha intenzione di metterlo al primo posto.
Nonostante i casi brillanti, l’attrazione principale della serie restano Cormoran e Robin.
I due protagonisti sono riusciti a ricalcare il gioco di sguardi e parole non dette che ho immaginato leggendo i libri.
I due attori sono perfettamente a loro agio nei panni dei rispettivi personaggi e la chimica tra loro è innegabile. Anche quando la trama rallenta, la loro chimica mantiene sempre alto il livello dello show.

(C) Bronte Films – Photographer: Steffan Hill

Sebbene abbia apprezzato questa stagione avrei preferito un maggiore approfondimento dei personaggi secondari, che non mi hanno colpita come in altre stagioni.

Spero sinceramente che, nonostante un calo di ascolti, la serie continui con una quinta stagione con Troubled Blood, il quinto romanzo della saga, uscito da pochissimo in lingua inglese (Ve ne ho parlato qui).

Se volete approfondire la saga, vi invito a consultare i seguenti articoli correlati:

Documentari, serie tv

The Social Dilemma: un docu-film sulle conseguenze e l’uso dei social media

Quali effetti hanno su di noi i social media? Come vengono usati per cambiare le nostre opinioni e abitudini?

Un team di esperti, formato da ex dipendenti di Google, Facebook, Twitter, Instagram ed altri social media degli ultimi anni, rivelano la propria esperienza nel documentario The Social Dilemma, come dipendenti di questi grandi colossi e indagano l’uso e le conseguenze dei social media.

LA TRAMA

Gli esperti toccano diversi topic, intervallati da scene di un film che mostra le conseguenze dei social media in una famiglia statunitense.
In questo docu-film scopriamo come i social media hanno fatto aumentare a dismisura il tasso di suicidi e depressione tra i giovanissimi e come siano strutturati per creare una dipendenza sempre maggiore.
Le interviste, così come il film, pongono una particolare importanza sul modo in cui i social media possono cambiare le abitudini e i pensieri degli utenti, attraverso un continuo bombardamento di pubblicità mirate.
Il documentario si focalizza poi sul fenomeno, sempre più diffuso, delle fake news e di come alcuni capi di stato e politici le usino per manipolare le masse.

LA MIA OPINIONE

The Social Dilemma è uscito il 9 settembre 2020 su Netflix, ma è stato presentato all’inizio dell’anno al Sundance Festival.
Il documentario offre una visione realistica ma anche preoccupante della situazione attuale e lo fa con l’opinione di persone che hanno conosciuto il fenomeno da vicino, perché sono state parte del cambiamento, chi con Google, chi con Facebook o altri social network.
Ho apprezzato il progetto perché non tenta di portare lo spettatore in una direzione precisa, ma lo spinge a porsi delle domande e a fare delle considerazioni personali.

Il film alleggerisce le interviste, permettendoci anche di vedere come la Generazione Z è colpita dalla tecnologia. Sebbene abbia apprezzato le transizioni, avrei preferito che non fosse solo la Generazione Z quella coinvolta dai social nel film. Gli utenti dei social network, Facebook in particolare, sono anche adulti e sono proprio loro a cadere spesso vittima delle fake news. Sarebbe stato più utile mostrare le varie generazioni a confronto e come vengono colpite dall’uso di Internet.

Nel complesso ho trovato il documentario molto interessante e alla fine della visione è impossibile non porsi delle domande.
Vi consiglio di recuperarlo e, alla fine, riflettere sulle vostre considerazioni personali.

Voto: 4/5

serie tv

Malcolm in the middle: il sequel si farà?

Malcolm in the Middle è una delle comedy che ha segnato l’infanzia e l’adolescenza di molti di noi.
La serie, iniziata nel 2000 e durata per 7 stagioni, vedeva protagonista una famiglia stravagante, formata dal padre Hal (Bryan Cranston), la madre Lois e i loro figli: Francis, Reese, Dewie, Malcolm e più avanti Jamie.

Nel 2019 si è tornato a speculare su un possibile sequel, dopo quasi un ventennio dall’uscita della serie.
Ma che cosa ne pensano gli attori di tornare a vestire i panni della famiglia Wilkerson?
Prima di parlare della loro posizione in merito al sequel, voglio citare una mini reunion avvenuta dopo il finale di Breaking Bad, serie che ha visto protagonista Bryan Cranston e durata per cinque stagioni.

Con l’uscita del DVD di Breaking Bad, Cranston ha potuto veder realizzata una delle sue idee, che è stata apprezzata tantissimo dai fan di entrambe le serie citate. Cranston e da Jane Kaczmarek hanno girato un finale alternativo, nel quale hanno ripreso per pochi minuti i panni di Hal e Lois.
Nel finale alternativo Hal si risveglia all’improvviso da un incubo e, girandosi verso la consorte, le racconta di aver sognato di essere un trafficante di droga, per l’appunto Walter White.

Dove sono ora gli attori di Malcolm?

Cranston si è sempre detto entusiasta sulla possibilità di riprendere il ruolo di Hal, ma che cosa ne pensano gli altri attori?
Alcuni dei protagonisti di Malcolm hanno abbandonato la carriera cinematografica/televisiva per dedicarsi ad altri ambiti lavorativi. Frankie Muniz (Malcolm), dopo una carriera come pilota automobilistico, è tornato in tv qualche anno fa per partecipare come ballerino a Dancing with the stars. L’attore sembra quindi non aver davvero chiuso con la televisione.
L’anno scorso inoltre un suo tweet ha fatto impazzire i fan. Il messaggio recitava: “All these reboots of dumb ass TV shows, yet we still have no idea what Malcolm is up to.” (Tutti questi reboot televisivi di serie tv stupide e ancora non abbiamo idea di dove sia Malcolm).

In occasione dei 20 anni dall’uscita di Malcolm, il cast si è riunito su Zoom per un evento esclusivo per raccogliere fondi, durante il quale gli attori hanno letto la sceneggiatura della prima puntata.
Purtroppo non sono riuscita a trovare nessuna documentazione audiovisiva dell’evento, ad eccezione di questo scatto da Elexpres.

Voglio anche ricordare che, sempre Cranston, nel 2016 ha rivelato che si era parlato della possibilità di un film sequel, ma non si è mai andati oltre le chiacchiere.
La volontà, soprattutto da parte di Cranston, c’è, così come l’entusiasmo e l’affetto dei fan. Malcolm dopotutto non sarebbe la prima serie a tornare dopo anni.

Al momento quindi non si hanno notizie circa un sequel, che comunque non è da escludersi per il futuro. E a voi piacerebbe venisse realizzato? Vi aspetto nei commenti!


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La Pagella di Lucifer 5: top e flop della prima parte di stagione

Qualche settimana fa è approdata su Netflix la tanto attesa prima parte della quinta stagione di Lucifer. Essendo passata la novità, ho pensato di non scrivere la solita recensione (ne trovate a bizzeffe online), ma di evidenziare i TOP e i FLOP degli otto episodi disponibili, con una pagella degli eventi e dei personaggi. Ovviamente la mia è un’opinione strettamente personale, quindi vi invito a lasciarmi le vostre impressioni nei commenti.

[ATTENZIONE! Tutto l’articolo contiene spoiler]

TOP

  • Il passato di Maze
    VOTO: 8+

Devo essere sincera, non sono una fan degli episodi che si allontanano dalla linea temporale corrente, ma in questo caso, l’episodio dedicato alla madre di Maze è riuscito a farci comprendere meglio il passato della demone, afflitta dalla paura dell’abbandono e dal disperato desiderio di un’anima.
In questa quinta stagione riusciamo finalmente a comprendere meglio le azioni di Maze, quasi scusandola di ricadere sempre nelle stesse azioni autodistruttive.

  • Cliffhanger
    VOTO: 7

Anche se il cliffhanger non ha incontrato il parere positivo di tutti i fan, è stato per me uno dei pochi elementi che mi spingerà a guardare anche la seconda parte della serie.
Dopo il litigio tra i tre fratelli, Lucifer, Amenadiel e Michael, Dio, interpretato da Dennis Dexter Haysbert, è finalmente sceso in Terra.
Come reagirà alle scelte dei suoi figli? Quali conseguenze ricaderanno sui personaggi?

FLOP

  • Una trama non convincente
    VOTO: 5

Lucifer è quel tipo di show che combina una trama verticale, data dai casi a cui il protagonista e la detective lavorano, e una trama orizzontale, che si focalizza sugli elementi soprannaturali della serie, che finiscono per coinvolgere tutti i personaggi.
In questa quinta stagione ho trovato entrambe le trame sottotono, con casi poco coinvolgenti e una trama orizzontale debole.

  • Il gemello cattivo
    VOTO: 5

L’espediente del gemello cattivo rientra di norma nell’immaginario delle produzioni di serie C o come elemento di comedy (ricordate Drake Ramoray in Friends?).
In questo caso l’introduzione di Michael in Lucifer non è originale, ma si ispira al fumetto omonimo.
Michael è l’Arcangelo Gabriele, venuto sulla terra, prima per impossessarsi della vita di Lucifer, poi per distruggerla.
Nonostante Tom Ellis sia riuscito a fare un buon lavoro interpretando due personaggi dall’aspetto identico, Michael non è in grado di farci temere davvero per la sorte dei personaggi.
Avrei preferito che la sua identità non fosse stata rivelata così presto, lasciando gli spettatori all’oscuro del piano malvagio dell’Arcangelo.

DA RIVEDERE

  • La storyline di Ella

VOTO: 6

Uno dei personaggi che più ho apprezzato nello show fin dalla sua comparsa è Ella, scienziata forense capace e con una personalità esplosiva. Nelle ultime stagioni la sua fede è stata messa a dura prova ed Ella ha affrontato una forte crisi spirituale. In questa quinta stagione si è avvicinata a un uomo, rivelatosi poi essere un serial killer.

Ho apprezzato questa storyline, ma penso che la sua crisi avrebbe potuto essere affrontata più nel dettaglio. Ella è un personaggio molto interessante, che meriterebbe un focus più approfondito.

Pagella degli altri personaggi:

LINDA: 7+
DAN: 7
AMENADIEL: 8
CHLOE: 5