Curiosità, serie tv

#Pride Month || 5 serie tv con personaggi LGBTQIA su Netflix

Buongiorno! In occasione del Pride Month voglio consigliarvi 5 serie tv con protagonisti personaggi LGBTQIA che potete trovare su Netflix.

∼ Special [2019]

Special è una comedy di otto puntate, scritta e recitata da Ryan O’Connell, nei panni del protagonista.

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La trama: Ryan Hayes è un ragazzo gay di poco più di vent’anni, che convive dall’infanzia con una malattia, la paralisi celebrale, che limita le sue capacità motorie. Dopo essere coinvolto in un banale incidente d’auto, Ryan viene assunto come tirocinante per una rivista online. Stanco che la sua malattia sia il centro della sua vita, Ryan mente ai nuovi colleghi, fingendo che le sue difficoltà a camminare o a compiere gesti quotidiani siano dovute all’incidente e non alla malattia.
Al lavoro Ryan stringe amicizia con Kim, una donna positiva e sicura di sè, che lo sprona ad affrontare nuove esperienze, come la sua prima volta e a stringere amicizia con altre persone.
Al tempo stesso Ryan decide di andare a vivere da solo e inizia ad allontanarsi dalla madre iperprotettiva Karen, che ha da sempre messo il figlio e la malattia al centro della propria vita.

Recensione completa qui.

∼ Tales of the city [2019]

Tales of the city è il terzo sequel di una serie iniziata nel 1993, ma che potete tranquillamente guardare anche se non avete visto le altre stagioni.

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La trama: Mary Ann ritorna al 28 di Barbary Lane a San Francisco, dopo ventitré anni di assenza, in occasione del 90esimo compleanno di Anna Madrigal.
Seppure Barbary Lane sia sempre lo stesso rifugio per chi è alla ricerca di una casa in cui poter essere se stesso, Mary Ann capisce che molte cose sono cambiate.
Ora Barbary Lane è abitata da una nuova generazione di giovani queer, tra cui la figlia di Mary Ann, Shawna, che la donna non vede da quando ha abbandonato lei e l’ex marito Brian due decenni prima.
Barbary Lane è anche abitata dall’amico di Mary Ann, Mouse, che ha una relazione seria con un ragazzo più giovane; da due gemelli che fanno di tutto per sfondare sul web e da una giovane coppia in crisi dopo la transizione di Jake.
Poi c’è ovviamente Anna, che vive ancora nel proprio appartamento, ma nasconde un segreto che minaccia la serenità di tutta Barbary Lane.

Recensione completa qui.

∼ Sex Education [2019]

Sex Education è una serie formata al momento da otto puntate (ma rinnovata per una seconda stagione), uscita su Netflix all’inizio di quest’anno.

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La trama: Il protagonista è Otis, il figlio di un’eccentrica sessuologa, che insieme all’aiuto di alcuni compagni di scuola inizia a dispensare consigli sessuali a giovani ragazzi in difficoltà.
Il suo migliore amico è Eric, un ragazzo gay spesso vittima di bullismo per i suoi modi appariscenti ed espansivi.

Vedi anche: Che cosa aspettarci dalla seconda stagione di Sex Education

∼ Unbreakable Kimmy Schmidt [2015-2019]

Unbreakable Kimmy Schmidt è una comedy di quattro stagioni, con protagonista Ellie Kemper nel ruolo di Kimmy Schmidt.

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La trama: La ventinovenne Kimmy, dopo essere stata rinchiusa per quindici anni in un bunker dal reverendo di una setta apocalittica, decide di ricominciare la propria vita a New York. Nella Grande Mela trova rifugio nell’appartamento di Titus, un aspirante attore gay vivace ed eccentrico.

Vedi anche: Ho visto gli ultimi episodi di Unbreakable Kimmy Schmidt [RECENSIONE]

∼ Grace and Frankie [2015-2019+]

Grance and Frankie è una serie tv (ancora in corso) di cinque stagioni, con protagoniste Jane Fonda e Lily Tomlin.

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La trama: Da sempre in conflitto per i propri stili di vita differenti, le settantenni Grace e Frankie si ritrovano all’improvviso a vivere insieme quando i rispettivi meriti fanno outing. I due uomini hanno infatti una relazione segreta da anni.
Sconvolte da quella nuova realtà, le donne devono anche imparare a convivere l’una con i difetti dell’altra.

Vedi anche: Grace e Frankie sono tornate! [RECENSIONE 5a stagione] No spoiler

 

 

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#Pride Month || Tales of the city: recensione della nuova serie tv Netflix

Buongiorno lettori! Oggi voglio parlarvi di una nuova serie tv limitata approdata da pochi giorni su Netflix: Tales of the city.

Tales of the city è il terzo sequel della miniserie del 1993, dopo l’ultimo (Further Tales of the City) del 2001.
Il nuovo sequel Netflix ha mantenuto solo due personaggi dai precedenti (Mary Ann e Anna), inserendo un cast più giovane.

∼ La trama

Mary Ann ritorna al 28 di Barbary Lane a San Francisco, dopo ventitré anni di assenza, in occasione del 90esimo compleanno di Anna Madrigal.
Seppure Barbary Lane sia sempre lo stesso rifugio per chi è alla ricerca di una casa in cui poter essere se stesso, Mary Ann capisce che molte cose sono cambiate.
Ora Barbary Lane è abitata da una nuova generazione di giovani queer, tra cui la figlia di Mary Ann, Shawna, che la donna non vede da quando ha abbandonato lei e l’ex marito Brian due decenni prima.
Barbary Lane è anche abitata dall’amico di Mary Ann, Mouse, che ha una relazione seria con un ragazzo più giovane; da due gemelli che fanno di tutto per sfondare sul web e da una giovane coppia in crisi dopo la transizione di Jake.
Poi c’è ovviamente Anna, che vive ancora nel proprio appartamento, ma nasconde un segreto che minaccia la serenità di tutta Barbary Lane.

∼ La mia opinione

Barbary Lane è casa, un luogo in cui giovani queer possono sentirsi al sicuro e amati. Barbary Lane è una comunità, una famiglia.
Insieme a Mary Ann anche noi spettatori torniamo a “casa” insieme a lei, entrando a far parte delle vite di questa famiglia allargata.
Tales of the city rappresenta due generazioni a confronto, quella odierna dei millenial e quella rappresentata da Anna e Mouse. Due generazioni separate da un passato diverso, ma che vivono sotto lo stesso tetto.
Questa differenza è ben mostrata nel confronto tra la coppia formata da Mouse, che ha vissuto sulla propria pelle il periodo drammatico dell’ AIDS, e Ben, cresciuto in una realtà decisamente più semplice per un giovane gay.
La serie non cerca però di prendere parti, ma rappresenta entrambe le generazioni, con le proprie difficoltà e pregiudizi.

Tales of the city è una serie che punta molto sui dialoghi e le interazioni tra i personaggi, riuscendo a dare vita a rapporti complessi ma reali.
Il rapporto tra Jake e Margot è uno dei punti forti della serie. È facile immedesimarsi nella confusione che provano i due personaggi per l’evoluzione del proprio rapporto.
Jake è un ragazzo transgender, rappresentato peraltro da un attore transgender non binario, che si trova in difficoltà quando inizia a provare attrazione per i ragazzi. Il casting di Jake è una scelta che ho apprezzato molto perché, in una realtà in cui molto spesso questi ruoli sono affidati ad attori non transgender, Tales of the city ha dato spazio alla comunità LGBTQIA.
Dall’altra parte abbiamo Margot, in conflitto con il rapporto tra lei e il ragazzo, in quanto Margot è lesbica e, seppur abbia accettato la transizione di Jake, sente la mancanza della relazione che avevano prima.
Ancora una volta la serie non obbliga lo spettatore a prendere una parte, ma mostra le due facce della stessa medaglia.

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[SPOILER] In Tales of the city un elemento ricorrente è il ruolo della famiglia, che viene ripreso nelle varie storyline. Shawna è in conflitto con la propria identità quando scopre di essere adottata e parte alla ricerca delle proprie origini. Si rende però conto che seppur le persone che incontra hanno il suo stesso sangue, sono completamente diverse da lei e non la accetterebbero mai per quella che è. Casa è Barbary Lane, un luogo che non è formato da legami di sangue, ma da persone che hanno scelto di stare insieme.

Temevo che Tales of the city si sarebbe rivelata una di quelle serie che vogliono forzare a tutti i costi l’inclusione di ogni sorta di personaggio, finendo per esagerare, ma in realtà ogni personaggio è ben bilanciato.
I primi episodi però scorrono un po’ lenti e non si capisce bene dove voglia andare a parare la serie. La narrazione per fortuna accelera prima di metà stagione, arrivando a un episodio dedicato a un lungo flashback, che ho apprezzato molto.
Tales of the city è una serie che, anche se non perfetta, non potete e non dovete perdervi.
Ci sarebbero ancora tante cose da dire, ma non voglio dilungarmi arricchendo il post con troppi spoiler.

Voto: 4 su 5.

Tales of the city è anche una serie di libri, che trovate qui.

E voi avete visto la serie? Vi aspetto nei commenti!

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Good Girls: recensione flash della seconda stagione [Netflix]

Quanto sei disposto a rischiare per le persone che ami?
Questa è sempre stata la questione centrale di Good Girls. Tre Mamme, mogli e donne coinvolte in affari loschi, tra denaro falso, spaccio di pillole e movimento di cadaveri per garantire un futuro migliore ai propri figli.

Ma in questa seconda stagione non è più solo la disperazione a muovere Beth, Ruby e Annie. Nonostante le donne provino a tornare a una vita tranquilla, il brivido del rischio le porta di nuovo a lavorare con Rio.
Beth in modo particolare sembra non riconoscersi più nella donna di un tempo; Rio le ha dato le chiavi del suo Regno e la donna non può più farne a meno.
Al tempo stesso l’FBI è sempre più vicino alle tre amiche, che devono affrontare le conseguenze dei propri passi falsi.

Se la prima stagione era più leggera e a tratti comica, la seconda è molto più cupa, ma non per questo meno avvincente.
Good Girls è quel tipo di serie che ribalta i ruoli del “buono” e del “villain”, portando lo spettatore a tifare per chi è a tutti gli effetti un criminale.

Il rischio con una serie di questo tipo è imbattersi in personaggi e situazioni assurde (del genere Desperate Housewives) ma Good Girls è riuscito a creare personaggi molto credibili che devono affrontare situazioni insolite ma mai forzate.

E quando sembra che si sia già sfruttato materiale a sufficienza per concludere la serie, l’ultima puntata regala un cliffhanger per una terza stagione promettente.

La seconda stagione di Good Girls è uscita il 31 maggio su Netflix per un totale di 13 puntate ed è stata rinnovata per una terza, che uscirà presumibilmente l’anno prossimo.

Voto: 4,5 su 5

Voi seguite Good Girls? Vi piace?

serie tv

Quando uscirà la nuova stagione di Strike || la serie tv tratta dai libri di J.K Rowling

Buona sera lettori! Oggi voglio parlarvi della nuova stagione di Strike, serie tv tratta dalla saga di gialli di J.K Rowling, che conta ad oggi quattro romanzi.
Strike è uscita sulla BBC per la prima volta nel 2017 con tre stagioni, per un totale di 7 puntate.
In Italia la serie è ancora inedita e non ci sono notizia su una prossima messa in onda nel nostro Paese.
Il quarto libro è uscito nel 2018, con il titolo Lethal White (Bianco Letale) e sempre lo scorso anno è stato annunciato il rinnovo della serie.
Da ottobre scorso non si ha alcuna notizia certa circa l’uscita dell’adattamento, ma il magazine backstage ha dichiarato che è in corso il casting per la nuova stagione, che verrà presumibilmente girata a settembre.
Strike potrebbe quindi uscire tra la primavera e l’estate del 2020.

Attenzione spoiler

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La terza stagione si è conclusa con il matrimonio di Robin e Matthew e la quarta dovrebbe riprendere proprio da questo momento, con un lungo flashback.
Nel libro è presente un salto temporale di un anno dal giorno del matrimonio e, data la fedeltà con i romanzi, anche Strike potrebbe optare per questa scelta narrativa.
Bianco letale, oltre a occuparsi di un nuovo caso, dovrebbe focalizzarsi di più sul rapporto tra Robin e Cormoran.

In attesa di notizie ufficiali vi invito a leggere la mia recensione di Bianco Letale.

Se non conoscete la serie e volete approfondire, potete farlo qui.

game of thrones, serie tv

Game of Thrones: The Last Watch || quando e dove vedere il documentario dell’ultima stagione di GoT

A una settimana dalla fine di Game of Thrones, HBO trasmetterà un documentario di due ore realizzato dalla filmmaker britannica Jeanie Finlay, che ha trascorso un anno sul set dell’ultima stagione di Game of Thrones.

Il docu-film racconterà la vita degli attori e della crew sul set, oltre alle difficoltà del portare il mondo fantasy di Westeros sul piccolo schermo, svelando anche il dietro alle quinte delle battaglie della stagione.

“Molto più di un documentario “making of”, Game of Thrones: The Last Watch è una storia emozionante e divertente, raccontata con spirito e intimità, sui piaceri dolceamari di ciò che significa creare un mondo e dovergli poi dire addio.”

In Italia invece dovremo aspettare fino al 3 giugno, data in cui Sky trasmetterà il documentario alle ore 21.15 su Sky Atlantic.

Siete curiosi?

Curiosità, film, serie tv

Vi consiglio un libro, un film e una serie tv nella giornata contro l’omofobia, bifobia e transfobia

Buongiorno lettori, oggi 17 maggio è la giornata mondiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia e per l’occasione ho pensato di consigliarvi un libro, un film e una serie tv.

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Quando ho pensato a un libro da consigliarvi mi è subito venuto in mente Chiamami col tuo nome di André Aciman, di cui peraltro uscirà il sequel a ottobre.
9788823517578_0_221_0_75I protagonisti del romanzo sono Elio, un diciassettenne che trascorre le estati nella villa di famiglia nella Riviera ligure e Oliver, uno studente statunitense di ventiquattro anni ospite del padre di Elio, professore universitario. Il libro, che racconta la scoperta della sessualità e dell’amore tra i due ragazzi, è diventato anche un film, candidato agli Oscar nel 2018. (qui trovate la recensione del libro)

È stato difficile scegliere tra i film LGBTQ che ho visto e amato negli anni, ma ho pensato di consigliarvi una pellicola che mi ha colpita ed emozionata: The Danish Girl.
Il film è tratto dalla storia vera della pittrice Lili Elbe, la prima persona ad essere stata identificata transessuale e ad essersi sottoposta a un intervento chirurgico di cambio sesso.

Il film del 2015 è tratto da un libro del 2000 dello scrittore David Ebershoff.

Infine voglio consigliarvi una serie tv di cui ho parlato spesso sul blog: Skam Italia. (qui tutti i post ad essa dedicati)
La serie è basata sulle vite di alcuni adolescenti romani delle superiori ed è attualmente alla terza stagione. La seconda stagione ha come protagonista Martino, un ragazzo gay che ha difficoltà ad accettare la propria sessualità e che è attratto da un proprio compagno di scuola, con il quale inizia una relazione. La serie affronta la nascita di un amore adolescenziale, ma mette anche in luce la mentalità troppo spesso retrograda del nostro Paese nei confronti dell’omosessualità.

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Fatemi conoscere i vostri consigli nei commenti, vi aspetto!

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Curiosità, film, serie tv

Le mie unpopular opinion su film e serie tv [PARTE 1]

Buongiorno lettori! Da un’idea di un post sui social di Gaialor95 di qualche tempo fa, ho pensato di parlarvi delle mie unpopular opinion su film e serie tv.

Ma prima di iniziare: Che cosa sono le unpopular opinion?
Si tratta di opinioni che si discostano da ciò che comunemente apprezza la massa. Un esempio di Unpopular opinion potrebbe essere dire di odiare Game of Thrones, saga amata da un pubblico vastissimo. (Me compresa!)

Ovviamente non dimenticate di farmi conoscere le vostre unpopular opinion nei commenti. Sono curiosa!

La coppia Joey-Rachel è meglio di Rachel-Ross

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La storia d’amore tra Rachel e Ross è durata per ben dieci stagioni, tra tira e molla, un matrimonio a Las Vegas e la nascita di una figlia. Ad un certo punto della serie i creatori hanno però deciso di far scoppiare la scintilla tra Rachel e Joey, concludendo comunque con un lieto fine per Rachel e Ross.
Sebbene molti fan abbiano criticato la parentesi Rachel/Joey, io l’ho apprezzata tantissimo e speravo sarebbero rimasti insieme!

 Lo Hobbit è migliore de Il Signore degli anelli

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Quando sono usciti i film de Il Signore degli anelli credevo non facessero per me e ne ho rimandato la visione fino all’anno scorso, momento in cui avevo già visto la saga di Lo Hobbit (che mi era piaciuta molto).
Seppur abbia apprezzato molto tutti i film de Il Signore degli anelli, ho preferito il tanto odiato prequel!

Carrie Bradshaw è una pessima persona 

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Carrie Bradshaw è un personaggio amatissimo dai fan nelle mondo delle serie tv, ma in realtà a mio parere è una pessima amica e fidanzata. Si è comportata in modo egoista in diverse occasioni con le sue amiche e ha trattato malissimo Aidan!

Lorelai Gilmore è una pessima madre

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Ho già parlato di Lorelai in passato, ma non posso non citarla tra le unpopular opinion.
Quando seguivo Gilmore Girls da bambina, pensavo che Lorelai fosse fantastica. Eppure riguardando la serie da adulta mi sono resa conto delle pessime scelte che ha fatto come madre e fidanzata nelle relazioni che ha avuto nel corso della varie stagioni.

Credo che su questo punto ci siano molte cose da dire. Mi piacerebbe scrivere un articolo dedicato a Lorelai e Rory. Fatemi sapere nei commenti se vi può interessare!

I film d’animazione Disney sono sopravvalutati

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Questa è l’opinione di cui temevo di più la rivelazione.
Ebbene sì, penso che i film Disney siano sopravvalutati! Ovviamente pure io sono cresciuta con i classici Disney e li ritengo dei buoni film d’animazione, ma non riesco a capire tutto l’entusiasmo per l’universo Disney!

Ghost è sopravvalutato

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Di recente Serial Escape ha parlato di Ghost e mi sono trovata d’accordo con la sua opinione.
A mio parere Ghost non è nulle di eccezionale e quando l’ho visto non sono riuscita a capire per quale ragione sia così acclamato.

I film tratti dai libri di Nicholas Sparks sono sottovalutati

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I libri di Nicholas Sparks sono conosciuti per essere molto romantici e commoventi e così sono i film da cui sono tratti come Le pagine della nostra vita o I passi dell’amore.
È il momento di svelarvi il mio guilty pleasure: adoro questo tipo di film e non capisco come non possano piacere a tutti!


Per il momento mi fermo qui, ma non appena mi verranno in mente altre unpopular opinion continuerò con la seconda parte. Aspetto le vostre nei commenti!

 

 

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Lucifer || recensione della quarta stagione [NETFLIX]

Dopo essere stata cancellata, essere diventata trending topic ed essere stata salvata da Netflix, la quarta stagione di Lucifer è finalmente arrivata sulla piattaforma streaming.

La terza stagione si era conclusa con la rivelazione che tutti aspettavamo: Chloe ha finalmente visto il vero volto di Lucifer.
La quarta riprende un mese dopo gli avvenimenti. Chloe si è allontanata da Los Angeles per far fronte alla sconvolgente notizia e i rapporti tra lei e Lucifer sono diventati più tesi.
Non è solo Chloe a dover convivere con questa nuova rivelazione, anche Lucifer ha difficoltà a gestire il ritorno della sua faccia da diavolo, cadendo in una profonda crisi d’identità.
È in questo momento che entra in gioco Eve, uno dei nuovi volti nuovi della stagione, interpretata da Inbar Lavi. Eve non è altri che la famosa Eva di Adamo ed Eva, fuggita dal paradiso per ricongiungersi al suo primo amore Lucifer.
Lucifer è conteso dalla detective, che sembra non accettare davvero il suo essere e da Eve, perfettamente a proprio agio con il volto da diavolo di Lucifer.
Al tempo stesso Linda deve fare i conti con la notizia della sua gravidanza “angelica” e Amenadiel con la sua scelta di restare sulla Terra.

La quarta stagione di Lucifer è iniziata lentamente, salvo poi riprendersi verso la seconda metà.
I continui tira e molla tra Lucifer e Chloe e le crisi del diavolo sembrano qualcosa di già visto nelle stagioni passate e a lungo andare possono stancare lo spettatore.
Sebbene mi sia piaciuta l’idea di focalizzarsi sulla trama orizzontale, i casi su cui la detective e i colleghi lavorano in ogni puntata sono un po’ lasciati al caso e poco coinvolgenti.
Ho apprezzato invece la formula delle dieci puntate, invece di una stagione lunga come le precedenti.
Come già accennato l’identità è uno dei temi centrali. Non riguarda solo Lucifer e la propria faccia da diavolo, ma ogni personaggio della serie.
La morte di Charlotte ha infatti avuto impatto soprattutto su Dan, che sfoga la propria rabbia su Lucifer, ma anche su Ella e il proprio credo.
Oltre all’identità, anche la spiritualità è un altro dei temi toccati maggiormente in questa stagione, così come l’aspetto mitologico.

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La quarta stagione di Lucifer è un buon prodotto, ma non coinvolgente quanto sperassi. Consiglio comunque l’intera serie!

Voto 3,75 su 5.

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After Life: la nuova dark comedy con Ricky Gervais [RECENSIONE FLASH]

[Il post contiene qualche piccolo spoiler, ma a mio parere nulla che possa rovinare la visione]

Tony, giornalista di un quotidiano locale, dopo la morte della moglie causata da un cancro cade in depressione.
Nonostante contempli il suicidio, decide invece di continuare a vivere, cambiando però atteggiamento verso il mondo che lo ha privato della donna amata. Inizia quindi a dire a fare tutto ciò che desidera, senza freni e senza preoccuparsi dei sentimenti altrui.
Tony considera il suo un superpotere, finché non inizia a fare i conti con le persone vicine a lui.

Ricky Gervais è un nome molto conosciuto nella british comedy, e non solo. Il suo è un curriculum di tutto rispetto e Gervais ha fatto dello humor pungente il suo marchio di fabbrica. After Life si discosta molto dai suoi precedenti lavori, ma è da considerarsi un piccolo gioiellino che divorerete in breve tempo.
Del resto le puntate sono appena sei e della durata di una mezz’ora ciascuna, quindi perché non darle una possibilità?

Ma scopriamo qualche dettaglio in più!

Tony ha perso tutto e nel suo dolore inizia a rendersi conto che non è più necessario che sia gentile o tollerante verso qualcuno o qualcosa che non gli va a genio. Dopotutto Tony non ha nulla da perdere e nel peggiore dei mali ha sempre il suicidio come ultima spiaggia.

L’uomo inizia quindi a vivere come gli pare, senza preoccuparsi affatto degli altri.
Soffocato dal lutto e dal dolore Tony vive in modo egoistico, pensando unicamente a se stesso. È lui ad aver perso la moglie, è lui a non riuscire quasi ad alzarsi alla mattina, è lui che sta soffrendo e nessun’altro sembra capirlo.
Accecato dalla sofferenza non riesce ad accorgersi che le persone che lo circondano cercano di mantenerlo a galla, a cominciare dal cognato che fa di tutto per allontanarlo dai pensieri suicidi.
Ma alla fine è costretto a fare i conti con se stesso, perché come dice lui: com’è possibile fingere che non ti importa di qualcosa di cui in realtà importa?
E forse la vita non è poi troppo male e, magari, vale la pena darle ancora una possibilità.

After Life è un inno alla vita e ai legami che troppo spesso diamo per scontati.

Consigliatissima!

Voto: 5 su 5

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Curiosità, serie tv

Special: la nuova comedy Netflix da non perdere! [RECENSIONE FLASH]

Buongiorno lettori! Oggi voglio parlarvi di una serie tv uscita di recente su Netflix che vi consiglio tantissimo.
La serie in questione è Special, comedy della durata di 8 puntate, scritta, prodotta (insieme a Jim Parsons) e recitata da Ryan O’Connell nei panni del protagonista. Forse conoscete l’autore per Akward (Il diario di una nerd superstar), Will & Grace e altri progetti televisivi, ma Ryan è anche l’autore di I’m Special: And Other Lies We Tell Ourselves, il suo libro di memorie da cui è tratta la serie Special.

Ryan Hayes è un ragazzo gay di poco più di vent’anni, che convive dall’infanzia con una malattia, la paralisi celebrale, che limita le sue capacità motorie. Dopo essere coinvolto in un banale incidente d’auto, Ryan viene assunto come tirocinante per una rivista online. Stanco che la sua malattia sia il centro della sua vita, Ryan mente ai nuovi colleghi, fingendo che le sue difficoltà a camminare o a compiere gesti quotidiani siano dovute all’incidente e non alla malattia.
Al lavoro Ryan stringe amicizia con Kim, una donna positiva e sicura di sè, che lo sprona ad affrontare nuove esperienze, come la sua prima volta e a stringere amicizia con altre persone.
Al tempo stesso Ryan decide di andare a vivere da solo e inizia ad allontanarsi dalla madre iperprotettiva Karen, che ha da sempre messo il figlio e la malattia al centro della propria vita.

Ryan si sente un pesce fuor d’acqua nella vita, mai troppo attraente, mai troppo “normale”; come ricorda a se stesso non è neppure abbastanza disabile.
Ma, nonostante persino il suo fisioterapista gli dice che è un privilegiato, Ryan non si sente tale e ha difficoltà a individuare il suo posto nel mondo.
Nelle brevi otto puntate, della durata di appena quindici minuti, vediamo Ryan interfacciarsi alla vita, tra prime volte, rapporti di amicizia e amore; e anche alla propria disabilità, da sempre un ostacolo alla sua sicurezza.

Special è una serie fresca e divertente, che vi terrà incollati allo schermo dall’inizio alla fine.
Ryan O’ Connell si adatta alla perfezione nei panni del protagonista e stupisce pensare che si tratti proprio del suo primo ruolo da attore.

Spero sinceramente che questa serie venga rinnovata per una seconda stagione. E voi l’avete vista?