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San Valentino: 5 film d’amore su misura per te

Buongiorno lettori e buon San Valentino! Come trascorrerete questa giornata? Io non amo particolarmente questa ricorrenza, anche se, devo ammettere, sono una romanticona!

Ed è con la mia lunga esperienza di spettatrice di film d’amore, che voglio consigliarvi 5 pellicole romantiche, perfette per San Valentino!

Trama: Kathleen è la proprietaria di un negozio di libri a Manhattan. La sua piccola ma remunerativa attività viene minacciata dall’apertura di una catena di librerie di proprietà di Joe Fox. Kathleen dichiara guerra a Joe, ma non sa che è lo stesso uomo con il quale ha iniziato una corrispondenza online…


Trama: Dopo essersi messo nei guai e aver quasi causato la morte di un suo compagno di scuola, il diciottenne Landon è costretto a partecipare alla recita scolastica. Tra una prova forzata e l’altra, inizia a conoscere Jaime, la figlia del reverendo, una ragazza tranquilla e sempre sulle sue


Trama: Stanca dei numerosi impegni diplomatici ai quale deve presenziare, una notte la principessa Anna decide di fuggire dalla propria stanza e inizia a vagabondare per le vie di Roma. A spasso per la città eterna, incontra Joe Bradley, un giornalista americano…


Trama: Wyoming 1963. Jack ed Ennis, due cowboy alla ricerca di un lavoro stagionale, vengono ingaggiati per pascolare un gregge di pecore sulle montagne. Tra i due nascerà un sentimento travolgente, spezzato dai pregiudizi della società…


Trama: Dal capolavoro di Jane Austen, l’adattamento del 2005. La tranquillità della famiglia Bennet viene scossa dall’arrivo, in una tenuta vicina, del facoltoso scapolo Mr Bingley, amico del nobile Mr Darcy. La signora Bennet vede nell’uomo un’occasione per sistemare una delle sue figlie…

Spero che le mie scelte vi siano piaciute!

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1917: fuga dai tedeschi [clip del mese]

Buonasera lettori!

Per la clip di questo mese ho scelto il film 1917, vincitore di tre premi Oscar, tra cui quello meritatissimo per la cinematografia a Roger Deakins.

Nel momento selezionato, vediamo il protagonista in fuga dai tedeschi, mentre corre tra le rovine di una città.

Ho scelto questo momento perché ritengo rappresenti bene l’uso incredibile del piano sequenza che caratterizza questo film.

Vi ho parlato di questa tecnica usata nel film qui.

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To all the boys: p.s I still love you (P.s Ti amo ancora) || recensione flash

Buongiorno lettori!

Oggi voglio parlarvi di To all the boys: p.s I still love you, sequel del film To all the boys I’ve loved Before, uscito questa mattina su Netflix. Entrambi i film sono tratti dalla serie di libri di Jenny Han.

~ La trama

Dopo aver finto di avere una relazione, Lara Jean e Peter Kavinsky sono finalmente diventati una vera coppia. Nonostante Peter si dichiari innamorato di lei, Lara Jean è afflitta dall’insicurezza e dal timore di non essere all’altezza delle passate relazioni del ragazzo.

A complicare le cose arriva John Ambrose, uno dei mittenti delle lettere d’amore inviate all’insaputa di Lara Jean, che sembra provare ancora qualcosa per lei.

Chi sceglierà Lara Jean? Il suo affascinante e popolare ragazzo o l’amico perduto d’infanzia?

~ La mia opinione

Devo essere sincera, non aspettavo questo film con trepidazione come molti altri. Ho avuto la mia buona dose di Noah Centineo con una serie di film Netflix dai personaggi simili tra loro, e l’idea di rivederlo di nuovo nella stessa interpretazione non mi entusiasmava.

Centineo interpreta l’interesse amoroso di Lara Jean, Peter Kravinsky, un personaggio per il quale lo spettatore dovrebbe “tifare.” Ho capito però che il film aveva un problema quando mi sono ritrovata a preferire John Ambrose, di gran lunga più interessante dell’insignificante Peter.

L’intera trama del film ruota intorno al triangolo amoroso Lara Jean – Peter – John Ambrose e non offre molto altro. La trama è così banale che, a poche ore dalla visione, faccio quasi fatica a ricordarla.

Ci sono comunque alcune premesse interessanti ma poco esplorate, come le origini coreane di Lara Jean e le tradizioni della sua famiglia o il tema dell’insicurezza che affligge la protagonista. Quest’ultimo topic avrebbe meritato un’attenzione maggiore, in quanto molte giovani spettatrici avrebbero potuto immedesimarsi nelle problematiche della protagonista.

Vorrei concludere facendo un appello agli sceneggiatori di teen drama: per favore, smettetela di scegliere sempre gli stessi personaggi femminili! Da spettatrice vorrei vedere più diversità, e non parlo di colore della pelle o orientamento sessuale, ma di come le protagoniste vengono presentate nei teen drama. Si tratta quasi sempre di ragazze acqua e sapone, ragazze belle che non sanno di esserlo, ragazze inesperte che fanno voltare il ragazzo più popolare della scuola, ragazze di buona famiglia che prendono bei voti e fanno volontariato. Quanti di questi personaggi esistono davvero nella realtà? Perché non includere una volta tanto un personaggio nel quale gli spettatori possano davvero immedesimarsi?

Per quanto riguarda il film non ho davvero nient’altro da dire, se non che è stata una visione dimenticabile e neanche tanto piacevole.

Voto: 2/5

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Tutti i vincitori degli Oscar 2020

In diretta da Hollywood, si è appena conclusa la 92esima edizione dei premi Oscar. Se vi siete persi la premiazione, ecco tutti i vincitori della serata!

Miglior attore non protagonista: Brad Pitt

Miglior film d’animazione: Toy Story 4

Miglior cortometraggio d’animazione: Hair Love

Miglior sceneggiatura originale: Parasite

Miglior sceneggiatura non originale: Jojo Rabbit

Miglior cortometraggio: The neighbors Window

Miglior scenografia: Once upon a time… in Hollywood

Migliori costumi: Piccole Donne

Miglior documentario: American Factory

Miglior documentario a soggetto breve: Learning ti skateboard in a war zone (If you are a girl)

Miglior attrice non protagonista: Laura Dern

Miglior montaggio sonoro: Ford v Ferrari

Miglior mix sonoro: 1917

Miglior cinematografia: 1917

Miglior montaggio: Ford v Ferrari

Miglior effetti speciali: 1917

Miglior trucco: Bombshell

Miglior film internazionale: Parasite

Miglior colonna sonora: Joker

Migliore canzone originale: (I’m gonna) love me again – Rocket Man

Miglior regista: Bong Joon Ho (Parasite)

Miglior attore protagonista: Joaquin Phoenix

Miglior attrice protagonista: Renée Zellweger

Miglior film: Parasite

Siete soddisfatti dei vincitori?

Potete trovare la lista di tutti i nominati qui.

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I miei pronostici per gli Oscar 2020

Buon inizio settimana cari lettori! Manca pochissimo alla consegna degli attesi premi cinematografici. Gli Oscar si terranno infatti questa domenica negli Stati Uniti (lunedì mattina da noi).

Nell’attesa ho pensato di fare un pronostico su alcune delle categorie più ambite. Siete invitati a partecipare anche voi nei commenti qui sotto!

MIGLIOR FILM: 1917

Candidati: 1917, C’era una volta… a Hollywood, Parasite, Jojo Rabbit, Piccole Donne, Storia di un Matrimonio, The Irishman, Joker, Ford V Ferrari.

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA: Joaquin Phoenix in JOKER

Nominati: Joaquin Phoenix, Adam Driver, Leonardo di Caprio, Antonio Banderas, Jonathan Price.

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA: Renée Zellweger in Judy

Nominati: Cynthia Erivo, Scarlett Johansson, Saoirse Ronan, Charlize Theron, Renée Zellweger

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Brad Pitt

Nominati: Brad Pitt, Joe Pesci, Al Pacino, Tom Hanks, Anthony Hopkins

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Laura Dern

Nominati: Florence Pugh, Margot Robbie, Laura Dern, Kathy Bates, Scarlett Johasson

MIGLIOR CINEMATOGRAFIA: 1917

Candidati: 1917, The Irishman, Lighthouse, Joker, C’era una volta… a Hollywood

MIGLIORI COSTUMI: Piccole Donne

Candidati: Piccole Donne, Joker, Jojo Rabbit, The Irishman, C’era una volta… a Hollywood

MIGLIORE REGIA: Parasite (oppure 1917)

Candidati: Parasite, 1917, The Irishman, Joker, C’era una volta… a Hollywood

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE: Parasite

Candidati: C’era una volta… a Hollywood, Storia di un matrimonio,
Parasite, Cena con delitto – Knives Out, 1917

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE: Jojo Rabbit

Candidati: Jojo Rabbit, Joker, Piccole donne, The Irishman, I due papi

E quali sono i vostri pronostici? Vi aspetto nei commenti!

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1917 e l’uso incredibile del piano sequenza

[Il post NON contiene spoiler]

Con ben dieci candidature, 1917 è uno dei film protagonisti degli Oscar 2020, che si terranno tra poco più di dieci giorni al Dolby Theatre di Los Angeles.

Ma che cosa rende 1917 così speciale? Scopriamolo subito insieme!

La particolarità di 1917 risiede nell’uso del piano sequenza, che ci accompagna per tutta la durata del film. L’idea è quella di portare sullo schermo una storia che sembra un’unica lunghissima ripresa, senza stacchi di montaggio.

Il montaggio ovviamente c’è, infatti la ripresa più lunga del film è di 8 minuti.

La pellicola può vantare l’esperienza del cinematografo Roger Deakins, che per questo film è dovuto ricorrere a una complicata preparazione e a nuove tecnologie cinematografiche.

Una delle difficoltà maggiori che la crew ha dovuto affrontare è stata realizzare le riprese in movimento. La telecamera, infatti, segue i protagonisti per tutta durata del film in ambientazioni difficili e senza stacchi netti.

La telecamera si muove tra le trincee, segue il protagonista mentre scappa da un tedesco tra le rovine di una città o quando corre mentre intorno a lui imperversa la battaglia.

Ogni set è stato realizzato a misura di telecamera, in modo che l’operatore potesse spostarsi rapidamente e tutta la crew è stata sottoposta a delle prove prima della ripresa effettiva.

[Piccola curiosità: il momento in cui il protagonista cade a terra si è trattato in realtà di un imprevisto, che alla fine ha reso la scena ancora più reale]

Era fondamentale che le riprese fossero sincronizzate ai movimenti dell’attore, infatti la produzione ha utilizzato telecamere più leggere e maneggevoli, spesso attaccate a gru o a droni.

Per passare da uno scenario all’altro a volte sono stati usati degli espedienti, come la scena in cui in protagonista salta in un fiume. In questo modo lo spettatore non ha la sensazione che la scena sia interrotta dal montaggio.

Il risultato è una ripresa continua, che non subisce stacchi netti. Questa tecnica permette allo spettatore di essere più vicino ai protagonisti, di diventare parte integrante del film e provare uno stato costante di tensione.

La tecnica del piano sequenza, per quanto qui sia ambiziosa, non è nuova. È stata resa popolare da Orson Welles in Quarto Potere, teorizzata poi dal critico André Bazin e utilizzata in seguito da registi come Hitchcock, Godard e Antonioni.

Prima di 1917 è stata utilizzata anche nel cinema recente, come nel Premio Oscar Birdman o in una lunga sequenza in Gravity.

[Birdman – 2015]

Senza l’uso del piano sequenza in 1917 avremo sicuramente un film diverso. Che ne dite, non si merita forse un Oscar per la cinematografia?!

Se ancora non lo avete visto, vi invito a farlo il prima possibile!

[Trailer di 1917]

[Fonti: Le informazioni sull’uso del piano sequenza nel film sono state prelevate da alcune interviste al cast e alla produzione.]

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Picccole Donne: Amy spiega a Laurie perché è costretta a sposarsi [Clip del mese]

Buonasera cari lettori!

Oggi voglio introdurre una nuova rubrica, nella quale condivideró una clip dal mio film preferito del mese, che mi ha colpita in particolar modo.

La scena di oggi è tratta dalla pellicola Piccole Donne di Greta Gerwig, nelle sale proprio in questo periodo. Protagonista della scena è Amy, che spiega a Laurie perché il matrimonio sarà sempre una questione economica per una donna.

Versione in lingua originale qui.

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The invention of lying: recensione flash della commedia di Ricky Gervais

Nel 2020 è ormai impossibile non conoscere Ricky Gervais, il comico inglese che non ha paura di dire esattamente ciò che pensa di fronte ai volti più celebri di Hollywood negli ultimi Golden Globe.

Ma Ricky Gervais non è stato soltanto cinque volte presentatore dei celebri premi televisivi e cinematografici, ma è anche attore, stand-up comedian e sceneggiatore. (The Office vi ricorda qualcosa?)

Nel 2009 ha diretto e scritto The invention of lying, una commedia con diversi volti noti, tra cui Jennifer Garner, nel ruolo della controparte femminile.

Mark Bellinson è un quarantenne insoddisfatto, che vive in un mondo in cui non esistono le menzogne e ogni persona dice la verità, per quanto questa possa essere offensiva.

Un giorno, trovandosi all’improvviso senza lavoro e in procinto di essere sfrattato, Mark si reca in banca per prelevare gli ultimi 300 dollari che gli restano sul conto, ma per la prima volta nella storia dell’umanità, l’uomo riesce a mentire e ottenere i soldi sufficienti per pagare l’affitto.

Con questo nuovo “super potere” Mark riesce ad diventare un uomo di successo, facendosi strada tra una menzogna e l’altra.

Molto presto però questa nuova realtà gli si ritorce contro e Mark diventa portatore di una bugia più grande di lui…

Dopo un inizio un po’ lento e a tratti ripetitivo, la trama prende una piega inaspettata, ma il potenziale viene afossato (in parte) dall’aspetto romantico della storia.

Nonostante ciò, The invention of lying offre numerosi spunti di riflessione, primo tra tutti il concetto di religione, tema caro a Gervais, che è un ateista convinto.

L’idea di base è molto originale e la costruzione di un mondo senza menzogne è ben realizzata.

Sono convinta però, che se Gervais avesse abbandonato in parte i contorni romantici della pellicola, avrebbe avuto molto più successo.

The invention of lying è comunque un film molto piacevole e che mi sento di consigliare.

Un peccato che in Italia non sia nemmeno riuscito ad arrivare nelle sale cinematografiche, uscendo direttamente in DVD.

Per chi volesse vederlo, può trovarlo su Netflix.

Voto: 4/5

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Il terzo capitolo della serie natalizia di Netflix || Christmas Prince: The Royal Baby [blogmas #2 / recensione]

Buonasera lettori!

Oggi voglio parlarvi brevemente di un film natalizio uscito oggi su Netflix, Christmas Prince: The Royal Baby, terzo capitolo della serie Un principe per Natale.

~ Trama

È di nuovo Natale nel regno di Aldovia, ma per Amber sono cambiate molte cose da quando ha lasciato la sua vita come giornalista a New York. Dopo essersi sposata con Re Richard ed essere diventata Regina, Amber aspetta il suo primo figlio e sembra adattarsi perfettamente al nuovo ruolo di regnante.

Tutto sembra procedere per il meglio, fino all’arrivo di Re Tai e della Regina Ming, giunti da un regno dell’est, con il quale Aldovia è in rapporti fin dal 1400. Ogni 100 anni, i regnanti delle due nazioni sono tenuti a firmare un trattato di pace, che in tempi antichi sancì la fine della guerra tra i due regni.

Ma proprio quando Richard e Re Tai stanno per firmare, si rendono conto che il trattato è scomparso.

Amber, Richard e tutti gli altri residenti al palazzo hanno tempo fino alla mezzanotte per ritrovarlo, o una maledizione potrebbe colpire il nascituro e rovinare per sempre la pace tra i due Regni.

~ Che cosa ne penso

La parola chiave di questo film è una sola: NOIA!

Dal terzo capitolo di Un principe per Natale non mi aspettavo una trama complessa, ma avrei comunque voluto trovare un’atmosfera natalizia pari ai film precedenti.

The Royal Baby si focalizza soprattutto sulla gravidanza di Amber e sul mistero del ritrovamento del trattato, dimenticandosi della caratteristica ambientazione natalizia di Aldovia. Manca una narrazione frizzante e divertente tipica dei film di Natale, con la conseguenza che la visione risulta faticosa. In altre parole… noiosa!

Il “mistero” al centro del film è debole e, siamo sinceri, anche abbastanza ridicolo.

Basta davvero una bambina a suggestionare una donna moderna e intelligente con la storia della maledizione? A mio parere questa ulteriore minaccia era evitabile.

The Royal Baby è un film di cui non avevamo bisogno con una storia che non ha nulla da dire, se non nata con lo scopo di cavalcare l’onda del successo dei film precedenti.

Anche i personaggi secondari risultano scialbi e privi di personalità, al pari dei protagonisti Amber e Richard, che non hanno alcuna chimica sullo schermo.

Voto: 1/5

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Brittany non si ferma più: la nuova dramedy di Amazon Prime Video

Dopo aver vinto il premio del pubblico al Sundace Festival, Brittany non si ferma più è arrivato oggi su Prime Video.

La protagonista di questa nuova dramedy è Brittany, una ventottenne che conduce una vita sgregolata, tra feste, alcool e cibo spazzatura.

Per cercare di procurarsi delle droghe da prescrizione, Brittany va dal medico, che la mette a conoscenza dei rischi che il suo stile di vita comporta. La ragazza si rende conto che le vite delle persone che la circondano sembrano andare tutte avanti, tranne la sua.

Brittany si impegna quindi a raggiungere un grande obiettivo: correre la maratona di New York. Sembra impossibile per una come lei che non ha mai neppure corso un isolato, ma Brittany non vuole arrendersi, non più.

Brittany non si ferma più è la storia vera di una trasformazione, non solo fisica, ma soprattutto mentale. È la storia di una donna che ha stravolto la propria vita e ha, lentamente, ricominciato ad amarsi.

Brittany è un personaggio con il quale gli spettatori possono facilmente indentificarsi e credo sia soprattutto la chiave del suo successo. Quante volte ci siamo lasciati trascinare dagli eventi della vita senza riuscire a prendere una decisione? Quante volte non ci siamo sentiti all’altezza? Quante volte cambiare ci è sembrata una sfida impossibile?

Il film rappresenta le difficoltà nella vita di ogni persona, perché non è solo Brittany a lottare con i propri demoni, ma lo fanno anche le persone intorno a lei. C’è la sua coinquilina influencer, che indossa una maschera per piacere ai suoi follower; la donna che abita al piano di sopra, alle prese con un divorzio difficile; un ragazzo uscito da un’università prestigiosa senza prospettive e un padre che non si sente all’altezza del figlio.

La protagonista crede di essere sola contro tutti, perché non ha mai davvero aperto se stessa agli altri. E mentre dei nuovi amici si insinuano nella sua vita, Brittany li respinge. Per tutta la vita si è comportata come se nulla le importasse e gli altri si sono adeguati alla sua volontà. Ma non questa volta.

Ciò che ho apprezzato di Brittany non si ferma più è la trasformazione, che non è patinata, ma è difficile, piena di ostacoli. Lo spettatore non può fare a meno di lottare con la protagonista, anche quando respinge gli altri ed è cattiva, anche quando sembra ricadere nella spirale distruttiva. Da spettatori vogliamo che Brittany abbia successo, perché siamo più simili a lei di quanto crediamo.

L’attrice protagonista Jillian Bell è riuscita a catturare la fragilità e al tempo stesso la forza di Brittany, senza privarla della vena comica che la caratterizza.

Un plauso va anche al resto del cast e al regista/sceneggiatore del film, che è peraltro il migliore amico della vera Brittany, a cui è ispirata la storia.

Questo film mi ha spinto a voler prendere in mano la mia vita e cambiare. Non domani, non la prossima settimana, ma adesso.

E a voi è piaciuto? Vi ha ispirato a iniziare un percorso di cambiamento?

Voto: 4,5/5