serie tv

7 personaggi di serie tv che nella vita reale sarebbero odiosi

Ci sono personaggi delle serie tv che per quanto saccenti, pignoli e persino fastidiosi finiscono per diventare i nostri preferiti.
Nella vita vera però alcuni atteggiamenti non sarebbero perdonati. Ecco alcuni personaggi che nella vita reale sarebbero considerati odiosi!

Sherlock Holmes (Sherlock)

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Sherlock è uno dei personaggi più apprezzati in assoluto nell’universo fictionale, ma il suo carattere saccente e la caratteristica del dire sempre ciò che pensa, potrebbe non essere una qualità molto apprezzata nella vita reale!

Cristina Yang (Grey’s Anatomy)

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Nonostante manchi da Grey’s Anatomy da diversi anni, il personaggio di Cristina è rimasto nei cuori dei fan della serie, che hanno imparato ad amarla nonostante i numerosi difetti. Nella realtà però una persona come lei sarebbe difficile da apprezzare, soprattutto per il suo carattere all’apparenza distaccato e poco empatico.

Paris Geller  (Gilmore Girls)

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Inizialmente introdotta come rivale di Rory, Paris è diventata un’amica eccentrica ma fidata. Lentamente ha fatto breccia nel cuore dei fan, finendo per diventare uno dei personaggi iconici della serie. Nella vita vera però quanti di voi riuscirebbero ad essere amici di Paris?

Sheldon Cooper (The big bang theory)

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Sheldon è il personaggio più riuscito della serie, tant’è che si è conquistato persino uno spin-off a lui dedicato. Eppure la lista dei difetti che lo riguardano è infinita e, nella vita quotidiana, sarebbe impossibile essere amico di una persona del genere!

Lucifer Morningstar  (Lucifer)

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Lucifer è affascinante e brillante, e dotato di uno spiccato senso dell’umorismo. Dice sempre quello che pensa, e racconta a tutti di essere il Diavolo e che Dio è suo padre. Se incontrassi una persona come lui, fuggirei a gambe levate pensando che sia uno psicopatico!

Rogelio della Vega (Jane the virgin)

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Rogelio è uno di quei personaggi che non possiamo non amare. È sempre pronto a farsi in quattro per la propria famiglia, a volte anche senza riflettere sulle conseguenze. Adora però essere una star e godere dell’attenzione dei fan e dei media. Nella realtà una persona come Rogelio sarebbe piuttosto difficile da sopportare, soprattutto durante i suoi momenti da divo!

Cameron Tucker (Modern Family)

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Caotico ed estremamente teatrale, Cam adora stare al centro dell’attenzione. È un personaggio che si presta molto bene in una serie comedy, ma che nella realtà potrebbe essere alquanto fastidioso.

Siete d’accordo con la mia lista? Fatemi sapere i vostri personaggi scelti nei commenti!

Harry Potter

Le migliori decorazioni natalizie a tema Harry Potter

Il Natale è ormai sempre più vicino, manca infatti poco più di un mese al 25 dicembre. Quest’anno però il Natale sarà un po’ diverso da come lo abbiamo sempre celebrato, ma questo non significa che non possiamo provare a renderlo magico!
Chi non ha mai sognato di trovarsi a Hogwarts per Natale? File di abeti addobbati, un’atmosfera unica e cibo delizioso… E non dimentichiamo i bellissimi maglioni di Molly!
Nell’attesa della lettera per Hogwarts possiamo provare a riportare un po’ di quella magia nelle nostre case, con alcune decorazioni natalizie a tema Harry Potter.
Ecco alcune idee per dare un tocco di magia alla vostra casa!

Iniziate dall’albero di Natale

Non è Natale senza un albero addobbato, giusto? Allora perché non farlo proprio a tema Harry Potter?
Le idee per decorarlo sono infinite. Potete cercare ispirazione su Pinterest, acquistare decorazioni artigianali, originali o potete persino realizzarle voi se avete un po’ di manualità.

Alcune idee per decorare l’albero:

  • Candele fluttuanti per albero – Amazon [28,15€]: per dare un tocco di originalità al vostro albero potete adornarlo di candele che sembrano fluttuargli intorno.
  • Decorazioni Ballo del Ceppo – Warner Bros Studios [17£ cad.]: se cercate delle decorazioni da appendere diverse da delle semplici palline, potete scegliere delle repliche in miniatura degli abiti dei protagonisti, indossati in occasione del Ballo del Ceppo.
  • Ornamenti Case di Hogwarts – Amazon [58,55€]: se avete un budget più alto potete optare per delle decorazioni natalizie direttamente dalla Noble Collection, ispirate agli stemmi delle case di Hogwarts.

Se avete un budget ridotto e volete sperimentare la vostra creatività, date un’occhiata a queste idee fai da te:

Una ghirlanda per un benvenuto speciale

La magia di Harry Potter può iniziare già dall’esterno della vostra casa, magari con una ghirlanda decorativa da appendere all’ingresso.
Ancora una volta, se avete un po’ di manualità, non è troppo difficile realizzarla da voi, ma in alternativa trovate diverse opzioni in commercio a prezzi non troppo elevati.

Se cercate ispirazione, Pinterest è una buona fonte di idee, come questa ghirlanda di partieswithacause.com

Il fai da te non fa per voi? Primark corre in nostro aiuto con una variante già pronta ad appena 10€!

Le calze per i regali sul camino

Un elemento che rende la casa ancora più natalizia è la classica calza da appendere al camino, nella quale riporre i doni.
Ovviamente anche questa può essere a tema Harry Potter, come le calze ispirate alle case di CineReplicas.

Una tavola da sogno

Natale è anche un momento per gustare cibo delizioso in compagnia, quindi perché non rendere la tavola ancora più unica quest’anno?
Forse i vostri commensali non saranno così numerosi come negli anni passati, ma potete dare vita a una tavola intima e incantata.

Trovate ispirazione su Pinterest o potete affidarvi a Etsy, per acquistare delle decorazioni artigianali.
Potete anche sperimentare in cucina, realizzando prelibatezze direttamente dalla saga di Harry Potter!

E voi porterete un po’ di Harry Potter in casa vostra?

film

I nuovi film natalizi di Netflix 2020

Manca meno di un mese e mezzo a Natale e quest’anno probabilmente sarà molto diverso da come ci eravamo immaginati. Proprio per questo è ancora più importante entrare nella giusta atmosfera. Quindi perché non farlo guardando un film ambientato nel periodo più magico dell’anno?
Come lo scorso anno, Netflix ha in serbo nuovi film e serie tv a tema Natale anche per questo 2020.
Ecco le principali uscite previste:

5/11 ~ Operation Christmas Drop: L’assistente al congresso Erica vola nella base militare di Guam per investigare sull’operato dei militari e cercare una ragione per chiuderla. Alla base incontra Andrew, un capitano che sta organizzando un’operazione natalizia speciale.

6/11 ~ Jingle Jangle: Decenni dopo essere stato tradito dal suo apprendista, un fabbricatore di giocattoli ritrova un po’ di speranza quando la curiosa nipote entra nella sua vita.

19/11 ~ The Princess Switch: Switched Again: Vanessa Hudgens torna a vestire i panni delle doppelganger Stacy e Margaret nel magico Regno di Belgravia. Che cosa accadrà questa volta quando fa la sua comparsa una terza doppelganger? (Recensione del primo film => qui)

25/11 ~ The Christmas Chronicles 2: Kate Pierce, adesso adolescente, si riunisce inaspettatamente con Babbo Natale quando una minaccia incombe sul Natale, rischiando di cancellarlo per sempre.

27/11 ~ Over Christmas: Un musicista squattrinato da poco single torna a casa dopo le vacanze per cercare un po’ di serenità, ma scopre che il fratello ha portato a casa la sua ex ragazza.

3/12 ~ Just another Christmas: Bloccato in un loop temporale nel quale è sempre Natale, un uomo che odia le festività impara una lezione su ciò che è importante nella vita.

Altre uscite natalizie:

  • 20/11 ~ Alien Christmas
  • 22/11 ~ Dolly Parton’s Christmas on the square
  • 24/11 ~ Santa in training
film

Operation Christmas Drop: recensione flash del nuovo film natalizio di Netflix

Con l’avvicinarsi del Natale non possono mancare i consueti film tradizionali, che Netflix ha già iniziato a rilasciare uno dopo l’altro. È il caso del romance natalizio Operation Christmas Drop, con Kate Graham (al suo secondo film di questo genere) e Alexander Ludwig.

Di che cosa parla Operation Christmas Drop 

Erica lavora al congresso come assistente a Washington, DC ed è in procinto di ottenere un’importante promozione, che le permetterà di fare carriera. Disposta a tutto per ottenere il posto, Erica rinuncia a trascorrere il Natale con il padre e la matrigna e vola nella base militare statunitense di Guam, nella Micronesia.
Il suo compito è quello di investigare l’operato e le spese della base militare, per trovare una ragione che porti alla sua chiusura.

L’opportunità è data da un operazione che i militari, guidati dal capitano dell’Air Force Andrew organizzano ogni anno per le festività natalizie: fornire le isole vicine con beni di prima necessità, che lasciano cadere all’aereo in paracadute durante dei voli di esercitazione.
Per Erica l’operazione è l’occasione perfetta per mostrare le sue capacità all’inflessibile capa, ma l’affascinante e generoso Andrew manderà a monte i suoi piani…

Che cosa ne penso di Operation Christmas Drop

La nuova commedia natalizia è ispirata da un’operazione militare omonima realmente esistente. Dal 1952 il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti, in collaborazione con l’aeronautica australiana e giapponese, fornisce beni di prima necessità a decine di isole sparse nella Micronesia, abitate da oltre ventimila persone.

Un’iniziativa dunque che è lo sfondo ideale per una commedia romantica natalizia, per un film che è stato girato interamente proprio nella base militare di Guam. Le ambientazioni mozzafiato e le riprese aeree sono state realizzate in loco, con il supporto dei militari e della comunità locale.
L’idea parte quindi da una buona base, ma si perde in una sceneggiatura povera e personaggi di poco spessore.

Andrew è un militare che all’apparenza può sembrare egocentrico, ma che si rivela essere un buon samaritano dal cuore d’oro. Rinuncia al Natale con la propria famiglia per regalare il suo tempo ai meno fortunati.
Erica è una donna in carriera, disposta a perseguire i propri obiettivi con fatica, anche se ciò significare volare 36 ore per raggiungere un’isoletta del pacifico a Natale.
Anche lei, come Andrew, in fondo ha un cuore d’oro e non ci vuole troppo tempo prima che si lasci conquistare “dall’operazione regali”.

Operation Christmas Drop è una commedia romantica buonista, in pieno stile natalizio. Non mancano alberi, decorazioni festose e regali, due bei protagonisti e un panorama da togliere il fiato.
Come nella maggiorparte dei film di questo tipo, Operation Christmas Drop non ci offre momenti particolarmente originali. Il finale è chiaro fin dai primi minuti del film.
Una buona ragione per rinunciare alla visione? Questo sta a voi deciderlo!

Recensioni

Be my Serotonin di Carenza [REVIEW PARTY]

Buonasera cari lettori!
Oggi voglio presentarvi una nuova uscita della collana editoriale Over the rainbow (PubMe), dedicata alle letture LGBTQ+, che ho avuto occasione di leggere di recente. Sto parlando di Be my Serotonin, dell’autrice attivista LGBTQ+ Carenza. Scopriamo subito insieme il romanzo!

SINOSSI

Linda frequenta l’Istituto Fermi ed è pronta ad affrontare la maturità con il suo spiccato animo sovversivo, quando entra nella sua vita Ale, la nuova docente di chimica. Un colpo di fulmine in piena regola, un amore che gli amici reputano platonico e adolescenziale, oltre che irrealizzabile per via dei quasi trent’anni che le dividono. Linda però si è accorta delle attenzioni che Ale le dedica e non ha affatto voglia di rinunciare a lei.
In uno sfondo femminista e queer, tra docenti fuori dagli schemi, studenti ribelli, proteste e dipendenze, si innesca la rivoluzione personale di due anime tanto diverse quanto affini, due anime in lotta contro la convenzionalità. Due molecole di serotonina.

RECENSIONE

Be my Serotonin è un romanzo che affronta delle tematiche che possiamo definire controverse, ma è anche una storia intensa da leggere tutta d’un fiato.
Al centro della narrazione c’è Linda, una diciottenne al suo ultimo anno di scuola superiore.
La sua vita da adolescente viene scossa quando nella sua vita entra Ale, la bellissima professoressa di chimica della 5A, di quasi trent’anni più grande.
Linda non riesce a smettere di pensare a lei e poco alla volta tra alunna e professoressa nasce un gioco di sguardi che le travolge in una pericolosa relazione clandestina.

Be my Serotonin è ambientato all’ultimo anno delle scuole superiori e ho trovato che l’autrice sia riuscita a raccontare questa età con particolare realismo, dal linguaggio dei personaggi alle loro azioni.
Mi ha riportata a quegli anni, alla scoperta del primo amore, le uscite con gli amici, i professori, la scuola e, non neghiamolo, anche a momenti difficili.
Carenza usa un linguaggio semplice, poco descrittivo e con un focus importante sui dialoghi. Devo ammettere che, se da una parte questo stile rende la lettura scorrevole, dall’altra la rende anche un po’ acerba. Alcuni momenti sono infatti un po’ affrettati.
Ho apprezzato invece i personaggi, dai sentimenti travolgenti di Linda, alla difficoltà di Ale di lasciarsi andare. Hanno un ruolo importante anche le amiche della protagonista, sempre al suo fianco ma alle prese con i propri problemi personali.
In particolare l’autrice si focalizza sulla tematica della dipendenza e il lungo percorso verso la diintossicazione. Lo fa in modo intelligente, mai preponderante.

Non capita spesso di leggere storie con personaggi che hanno una grande differenza di età e sono lieta che l’autrice abbia deciso di farlo.
Purtroppo c’è ancora molto stigma nei confronti di questo tipo di relazioni.
Ciò che ho apprezzato meno è invece il fatto che il rapporto tra Linda e Ale sia quello tra una professoressa e la sua alunna.
Prima ho sostenuto che il libro affronta anche tematiche controverse e mi riferivo proprio a questo tipo di relazione.
Credo che l’autrice sia consapevole di aver raccontato una storia ambigua.
Seppur sia riuscita a portare in vita un racconto travolgente non sono riuscita ad allontanare la sensazione che il loro amore tra i banchi di scuola sia eticamente sbagliato.
Alessandra ha spezzato il confine della figura di educatrice, cosa che purtroppo in alcune scuole succede davvero.
Okay, sono consapevole che siano entrambe maggiorenni, ma un amore vissuto dentro e fuori le mura della scuola superiore non è moralmente accettabile a mio parere, non quando coinvolge un’alunna e la sua professoressa.

Se comunque riuscite a superare questo scoglio, Be my Serotonin è un romanzo scorrevole, con personaggi interessanti e una buona rappresentazione dell’adolescenza.


Informazioni sul libro

Titolo: Be my Serotonin
Autore: Carenza
Genere: Young Adult F/F
Data di uscita: 03/11/2020
Link: Amazon
Editore: Over the Rainbow – PubMe
Pagine: 304
Prezzo: eBook 2,99€ – cartaceo 14,90€

serie tv

The Queen’s Gambit: ci sarà una seconda stagione?

Chi ha già recuperato su Netflix la miniserie del momento The Queen’s Gambit (in italiano La Regina degli scacchi) si sarà probabilmente chiesto se è prevista una seconda stagione sulla vita di Beth Harmon. Scopriamolo subito insieme!

Di che cosa parla The Queen’s Gambit

Ambientata negli Stati Uniti degli anni ’50-’60, la serie racconta la vita di Beth Harmon, giovane prodigio degli scacchi, dalla sua infanzia in orfanotrofio dopo la morte della madre, fino all’adozione da parte di una coppia problematica e la successiva scalata del successo nel mondo degli scacchi.
La serie affronta diverse tematiche come la morte, i rapporti personali e la dipendenza da medicinali e alcolici.

[Attenzione Spoiler!]

Un finale aperto?

Nell’episodio finale Beth si trova in Russia, dove ha di nuovo la possibilità di sfidare il campione degli scacchi Borgov, che ha sempre temuto e ammirato.
Dopo aver smesso di assumere pillole e alcool e con il supporto dei suoi amici, Beth acquista ancora più sicurezza in se stessa e si rende conto che non ha bisogno di assumere farmaci per accedere alla scacchiera nella sua mente; è sempre stata lì, con lei.
Dopo aver sconfitto Borgov, Beth è diretta verso l’aeroporto, ma decide di fare una piccola deviazione in un parco di Mosca.
Negli ultimi attimi vediamo una Beth che riesce finalmente ad accettare la felicità, la vittoria e l’affetto dei suoi amici. Gli scacchi non sono più un’ossessione, ma un momento di condivisione e gioia.
Del finale Anya Taylor-Joy ha detto a Refinery29: “Ogni volta che finivo quella frase (Let’s Play – Giochiamo) scoppiavo a piangere. Perché ero così felice per lei. Beth ha trovato un senso di appagamento. Non sta più soffrendo o combattendo contro qualcosa così intensamente.”

Ci sarà una seconda stagione?

The Queen’s Gambit è nata come mini-serie di sette puntate ed è tratta dal libro omonimo del 1983 di Walter Trevis. Il libro non ha un seguito, ma è autoconclusivo. Quindi, almeno sulla carta, la storia di Beth non è continuata dopo la vittoria contro Borgov.
Nel passato di Netflix ci sono alcune serie che sono state rinnovate, anche se pensate inizialmente per essere autoconclusive. Non sempre questa scelta si è però rivelata vincente.
Il successo di The Queen’s Gambit potrebbe fare ben sperare, anche se il finale chiude sicuramente un capitolo importante della vita di Beth.
Il produttore William Horberg ha dichiarato, in merito a un possibile rinnovo: “Ci siamo divertiti molto a parlare di cosa potrebbe accadere domani. La scena finale sembra un bellissimo momento per concludere la serie, quindi non sono sicuro se vogliamo andare avanti e rispondere a quella domanda. Magari possiamo lasciare che sia il pubblico ad immaginare che cosa verrà dopo”.

Anche Anya Taylor-Joy è della stessa opinione, anche se si è detto più che felice di tornare nell’eventualità di un sequel.
Al momento non ci sono novità su un possibile rinnovo, anche se, visto il finale, le probabilità che ciò accada sono scarse.

Di che cosa parlerebbe il sequel?

Ovviamente sulla trama di un’eventuale sequel possiamo solo fare speculazioni.
Una seconda stagione potrebbe mostrare la vita di Beth dopo la vittoria contro Borgov, con la sua crescente popolarità nel mondo degli scacchi e oltre.
Beth dovrà (probabilmente) affrontare la sua nuova vita da sobria, con possibili ricadute e momenti di difficoltà.
I personaggi secondari (Beltik, Benny, Jolene, Townes) potrebbero avere uno spazio maggiore, così come la vita sentimentale e affettiva della protagonista.
Ovviamente in un sequel non dovrebbero mancare gli scacchi e le competizioni e, perché no, magari un nuovo prodigio contro cui competere?


Vi terrò aggiornati per notizie più precise da fonti ufficiali. E voi vorreste vedere un sequel di The Queen’s Gambit o pensate che dovrebbe restare una serie autoconclusiva?

serie tv

5 Motivi per guardare “La Regina degli Scacchi” (The Queen’s Gambit) su Netflix

The Queen’s Gambit è la serie tv Netflix del momento. Uscita il 23 ottobre 2020, racconta la storia di fantasia di Beth Harmon, prodigio degli scacchi, dall’infanzia all’età adulta, in sette puntate da poco meno di un’ora ciascuna ed è tratta dal libro omonimo del 1983 di Walter Tevis’s.
Non è un caso che la serie stia riscontrando un enorme successo di pubblico e critica.
Ancora non siete sicuri se dedicare il vostro tempo a una serie sugli scacchi? Ecco sei motivi per farlo!

1. Non devi conoscere gli scacchi per guardarla

Gli scacchi non sono di certo visti come uno dei giochi di strategia più spassosi nel nuovo millennio, quindi è comprensibile non essere sicuri di voler iniziare una serie che ha questo tema al centro di ogni puntata.
Sebbene gli scacchi siano in effettivamente fondamentali ai fini della trama, non è necessario conoscerli o apprezzarli.
Nella serie, le competizioni alla quale partecipa la protagonista sono numerose e occupano una buona parte del minutaggio. Tuttavia non si ha mai la sensazione di guardare qualcosa di già visto. Ogni partita è avvincente e unica, anche se non avete la minima idea di come si muova un cavallo o della funzione della Regina nella partita.
Un’altra sensazione che si ha guardando Beth e gli altri personaggi muovere le pedine è quella di autenticità. Non a caso gli attori sono stati affiancati da esperti, giocando partite che hanno davvero fatto la storia nei millenio scorso.

2. Contesto storico

The Queen’s Gambit è ambientata tra gli anni ’50 e ’60 e il contesto storico statunitense è sapientemente rappresentato nel corso delle puntate.
La serie pone una particolare attenzione ai costumi, dagli abiti di Beth durante l’infanzia in orfanotrofio, fino all’età adolescenziale/adulta con un cambio di stile sempre più deciso, che segue la moda dell’epoca ma anche l’evoluzione del personaggio.
Anche la musica gioca un ruolo fondamentale in questo.
Nonostante il ruolo della donna nella società, in particolare quello di Beth in un mondo prevalentemente maschile, non sia mai marcato, alcuni accorgimenti ci danno un’idea precisa del contesto storico in cui ci troviamo.


3. Rappresentazione veritiera della dipendenza

Nel corso della serie la protagonista si ritrova a combattere contro la dipendenza da farmaci e alcolici.
La sua dipendenza, e successivamente (senza fare spoiler) quella di un altro personaggio della serie, sono state rappresentate con una particolare attenzione e cura dei dettagli.
Nonostante il tema ricorra spesso, ogni volta che Beth si rifugia nell’alcool o nelle pillole, non si ha mai la sensazione di rivedere la stessa scena ancora e ancora.
Ogni momento è unico, anche grazie al lavoro accurato dell’attrice protagonista e del regista che l’ha diretta.

4. Ottime interpretazioni

Oltre a una sceneggiatura eccezionale, gran parte del successo della serie si deve anche dalle ottime interpretazioni del cast.
Anya Taylor-Joy è la star della serie, non solo perché è la protagonista assoluta, ma anche perché riesce a portare sullo schermo il personaggio di Beth nelle diverse fasi della sua vita con una recitazione pulita e uno sguardo magnetico.
La trama si regge fortemente sull’interpretazione di Anya, ma è supportata da un cast di tutto rispetto, con Marielle Heller nel ruolo della mamma adottiva di Beth; Harry Melling come Beltik e Thomas Brodie-Sangster nei ruolo di Benny.

5. È semplicemente una bella serie!

Lo so, dire “guardate questa serie perché è bella” non è molto obiettivo, ma in questo caso voglio davvero invitarvi a dare una chance a The Queen’s Gambit.
Personalmente è entrata nella mia top 3 della serie più belle viste quest’anno.
Ho apprezzato la sceneggiatura, la cinematografia, le scelte della regia e le interpretazioni.
Non mi sarei aspettata che una serie con il tema degli scacchi potesse colpirmi tanto, eppure ci è riuscita.

Non me ne vogliano i chess-lovers, ma chi l’avrebbe mai detto che gli scacchi potessero essere così avvincenti?!



Non ho voluto scrivere una recensione come al solito, ma spero che questa lista vi sia piaciuta comunque. Potete trovare The Queen’s Gambit (in italiano La Regina degli Scacchi) su Netflix.

Curiosità, game of thrones

Game of Thrones: Il vallo di Adriano che ispirò La barriera

Qualche tempo fa vi avevo parlato degli eventi storici che hanno ispirato George R.RMartin nella stesura delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, in modo particolare della guerra delle due rose e della vera storia che ispirò le nozze rosse. Oggi ci soffermiamo invece su Il vallo di Adriano, da cui lo scrittore ha preso spunto per l’invenzione della barriera durante un viaggio in questo luogo.

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Il vallo di Adriano era un’imponente fortificazione in pietra (parte dei resti sono ancora visibili oggi) voluta dall’imperatore romano Adriano nel II secolo d.C. Aveva la funzione di segnare il confine che divideva la Britannia, sotto il controllo romano, dalla Caledonia, occupata dai Pitti.
L’intenzione era quella di fermare le incursioni dei Pitti da Nord, ma anche di mostrare l’imponenza dell’Impero Romano.

Oggi del Vallo di Adriano rimane ben poco, ma com’era al tempo dell’impero romano?
Immaginate un imponente muro alto circa 5 metri e largo tra i 2,5 e i 3 metri, con ben 80 fortini nei pressi delle porte, una ogni miglio romano. Tra ogni fortino vi erano oltre due torrette, utilizzate come punto di osservazione, e lungo tutto il muro un numero di forti ausiliari compresi tra 17 e 19. Si pensa che l’intero vallo impiegasse circa 9000 uomini, lungo i suoi 117 chilometri di lunghezza.

La Barriera di George R.R Martin è però molto più imponente di quella voluta da Adriano. Si estende infatti per 480 chilometri, arrivando a un’altezza compresa fra i 210 e i 270 metri di altezza, ed è costituita da blocchi di ghiaccio che arrivano a dieci metri di larghezza nella parte superiore. Lungo tutto il muro vi sono 19 castelli, dei quali però solo una parte è presidiata.

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“Era alta duecentocinquanta metri, il triplo del più alto dei castelli che proteggeva. Benjen Stark aveva detto che la sua sommità era larga abbastanza da permettere il passaggio di dodici uomini a cavallo, in armatura pesante e affiancati. Mastodontiche catapulte e ciclopiche gru di legno parevano montare di sentinella su di essa, simili a vestigia scheletriche di uccelli leggendari. E tra quegli scheletri, piccoli come formiche, camminavano gli uomini in nero.”

Il Vallo di Adriano nel corso degli anni fu più volte ristrutturato in seguito agli attacchi provenienti dal nord, per poi finire in disuso con la caduta dell’impero romano. Parte delle pietre usate per costruirlo furono riutilizzate per la costruzione di abitazioni nella zona.
Oggi il sito è partimonio dell’UNESCO.

Se volete approfondire la storia del Vallo di Adriano qui trovate alcune letture. Non dimenticate di lasciarmi un commento con le vostre impressioni!

[Per la stesura di questo articolo ho consultato il sito English Heritage e Il trono di spade wikia per le info dettagliate sulla barriera.]

Curiosità

Harry Potter: nuove edizioni illustrate della saga [Autunno 2020]

Oggi voglio segnalarvi due nuove edizioni illustrate parte dell’universo di Harry Potter: Il quidditch attraverso i secoli e la nuova edizione di Harry Potter e la pietra filosofale, entrambe uscite a ottobre 2020.

Harry Potter e la Pietra Filosofale è stato illustrato dai designer Miraphora Mina e Eduardo Lima, che hanno portato le parole di J.K Rowling in vita con dei meravigliosi disegni a colori.

Il volume ha un costo di 36,33€ ed è disponibile in lingua inglese (almeno per il momento).

Il Quidditch attraverso i secoli è l’edizione illustrata del libro omonimo del 2003, scritto per beneficenza da J.K Rowling. Il volume racconta la storia del famoso sport magico ed è illustrato da Emily Gravett.

Trama: “Prendi il tuo Omniocolo e preparati a seguire i voli rocamboleschi dello sport più popolare del mondo magico. Scopri tutto ciò che avresti voluto sapere, e ancora di più, sul Quidditch. Kennilworthy Whisp ti accompagnerà in un giro turistico nell’esilarante (e spesso scellerata) storia di questo nobile sport, con le illustrazioni nate dalla magica immaginazione della Babbana (e due volte vincitrice della Kate Greenaway Medal) Emily Gravett. Con un’introduzione di Albus Silente.

Il libro è disponibile in lingua italiana e ha un costo di 28,02€.


Vedi anche: Harry Potter: guida all’acquisto dei libri

Interviste, Interviste e Blog Tour

Romanzo d’estate: intervista all’autrice Elisa Averna

Buongiorno cari lettori! Oggi voglio presentarvi il nuovo libro di Elisa Averna: Romanzo d’estate.
Ho avuto occasione di parlare un po’ con l’autrice del suo libro e di altri argomenti interessanti. Scopriamo subito che cosa ci ha raccontato!

Romanzo d'estate

Ciao Elisa! Benvenuta sul blog Il Lettore Curioso. Innanzitutto ti chiedo di presentarti ai lettori che ancora non ti conoscono. Chi sei e che cosa fai nella vita?

Grazie a te per avermi accolto e un saluto ai lettori curiosi. Sono nata a Genova ma cresciuta a Roma, dove mi sono laureata in Lettere e filosofia con indirizzo demo-etno-antropologico e specializzata in Conservazione dei Beni Culturali. Mi occupo di progettazione museologica. Ho sempre avuto una grande passione per la lettura e la scrittura creativa. Talvolta opero freelance come ghostwriter. Mi sono formata con i classici della letteratura italiana, francese e russa. Ho pubblicato saggistica e dal 2019 ho iniziato a pubblicare narrativa: Prisma per Edikit, Chiodi di ghiaccio per Bertoni e Romanzo d’estate per Eretica. Insomma scrivere per me è un’azione facile quanto respirare, un’attività quotidiana imprescindibile. Non la programmo, la pratico e basta, anche nei momenti meno opportuni.  Annoto tutto ciò che mi passa per la mente. Se ho l’impulso di scrivere, lo seguo, in qualsiasi momento e in qualsiasi posto, anche contro il galateo. Guai a interrompermi mentre scrivo. Mi lascio guidare dai miei personaggi. Sono loro che mi dettano la storia, un processo che accade a molti autori. Spesso litigo con i protagonisti e il Barone di “Romanzo d’estate” mi ha dato non poco filo da torcere. 

Ho un rapporto viscerale con la lettura e, oserei dire, quasi morboso con i libri.  Adoro l’odore della carta stampata, ma mi sto abituando anche ai libri digitali, soprattutto perché non implicano la deforestazione. Tendo a fare mio ogni libro, annotando a matita, a bordo pagina, le mie osservazioni. Nel caso dei romanzi che  mi hanno appassionato, ho bisogno spesso di toccarli, di sentirli fra le mie mani, come per prolungare la vita dei personaggi e immaginarne un futuro. 

Oggi sei qui per presentare una delle tue nuove uscite: Romanzo d’estate. Ti va di parlarcene? Com’è nato e di che cosa parla?

“Romanzo d’estate” è il mio terzogenito rettangolare di carta e, da madre degenere quale sono, spero che venga adottato da più famiglie possibili. La storia è ambientata nell’Inghilterra vittoriana. In estrema sintesi: tre sorelle sono mandate dalla loro istitutrice in vacanza in posti diversi ma vicini con il compito di scrivere un diario. Dai tre diari emergerà una realtà completamente diversa sul conto del barone Patterson, uomo dall’insospettabile tripla vita. Il tema centrale è appunto il mentire, come si evince fin dall’epigrafe, che è una citazione di Carrlos Ruiz Zafòn, ossia “Sono poche le ragioni per dire la verità, mentre quelle per mentire sono infinite”. Questo romanzo è nato proprio dal voler focalizzare l’attenzione su un tema spinoso, ossia il parallelismo tra rivelato e nascosto, tra necessità di mentire ed omettere e quella di essere onesti. Il lettore potrebbe essere sollecitato, seguendo le vicende del Barone, a ragionare sul rapporto menzogna e verità. Cosa rende più colpevoli una menzogna salvifica o una verità “assassina”, profondamente distruttiva e dolorosa? 

Come descriveresti il Barone, l’enigmatico personaggio di questo libro? (Possibilmente senza fare spoiler!)

Certamente è un personaggio che, fin dal suo ingresso nel racconto, appare quanto meno ambiguo, costruito tanto sulle omissioni quanto sulle menzogne. per poi giungere alla verità. Se lo qualificassi, necessariamente finirei per fare spoiler. Posso solo dire che ogni sua azione, anche la più frivola, ha un senso radicato nella sua anima. Il lettore potrà valutare la sua condotta solo alla fine del libro. E forse non sarà un’operazione facile, come non è mai facile giudicare quando il giudizio riguarda temi molto delicati.

Quale dei personaggi è stato più difficile da rappresentare? E quale senti più vicino?

Come dicevo, il Barone mi ha dato filo da torcere. Lavorare su di lui e sulle sue azioni è stato un po’ come risolvere un’equazione: tutto doveva tornare. Il Barone ed Estelle, ossia l’istitutrice, sono certamente i personaggi che, per motivi diversi, ho sentito più vicini. Entrare in empatia con Estelle è stato però decisamente più facile e credo che lo sarà anche per il lettore. Il Barone, con le sue azioni ambigue, invece potrebbe essere incasellato troppo facilmente in una certa tipologia umana e davvero richiede molta pazienza per conoscerlo e comprenderlo. Comprenderlo non significa condividerne le azioni, ma semplicemente andare a fondo sul perché egli agisca in un dato modo. In fondo, ognuno di noi, ha in sé anche una parte del Barone, una parte scomoda, da proteggere e da nascondere. 

Per il tuo romanzo hai scelto un’ambientazione vittoriana. Hai avuto difficoltà ad ambientare la storia in questo periodo particolare? Come ti sei documentata a riguardo?

Certamente i miei studi e la mia professione mi hanno aiutato, dovendomi spesso addentrare nella storia di diverse epoche. Il periodo vittoriano mi attrae molto perché, al pari dell’epoca medievale, si presta a fare da cornice a storie condite di mistero e di atmosfere cupe. Quindi no, direi di non aver avuto difficoltà, tutt’altro. In questo caso ho scelto l’epoca vittoriana  perché mi sembrava quella più adatta all’ambiguità del Barone. 

L’intervista continua dopo il video

Quando mi hai contattata hai precisato di non lavorare con case editrici Eap. Immagino tu sia apertamente contraria all’editoria a pagamento. Ti va di parlarcene?

Innanzitutto permettimi di ringraziarti per questa domanda. Speravo tanto che mi venisse rivolta, perché è davvero un tema che mi sta molto a cuore. Ritengo che le “case editrici” a pagamento (alias “tipografie mascherate da case editrici”) sono il cancro dell’editoria.  Purtroppo queste sedicenti editrici fanno leva sui soggetti gravemente affetti da vanity press. Chiedere contributi è degradante per gli autori. Nessuno operaio paga il titolare per lavorare, sarebbe quantomeno paradossale. Inoltre per l’autore è un autogoal: è sancire il proprio fallimento nell’arte scrittoria, difatti è un’ultima ratio. Se un’opera è valida, prima o poi verrà pubblicata degnamente. Si tratta solo di avere pazienza.  Le case editrici a pagamento non garantiscono il buon livello letterario delle opere, semplicemente perché pubblicano gli scarti delle “NoEap”. Credo che affidarsi agli editori NoEap corrisponda a una scelta etica ben precisa. In questo modo si garantisce la qualità dell’opera a beneficio dei lettori e non s’ingombra lo spazio del mercato editoriale. Prima di acquistare un libro, dunque, sarebbe bene che verificassimo la natura della casa editrice per non divenire involontari complici di un mercato poco edificante. È possibile a questo riguardo consultare on line i siti preposti, che distinguono le vere case editrici, le NoEap, da quelle a pagamento (Eap). Le piccole-medie case editrici, che investono coraggiosamente su autori emergenti, vanno incoraggiate, perché puntano sulla autentica validità dello scrittore e non sulla sua popolarità.

Riguardo i tuoi futuri progetti letterari: che cosa hai in serbo per i tuoi lettori?

Certamente molti altri romanzi, il che vuole essere ovviamente una promessa e non una minaccia. Dopo il mio primo romanzo “Prisma”, opera sperimentale dove il lettore è coinvolto nella storia fino a diventarne co-protagonista, ho cercato di  non perdere mai di vista l’obiettivo primario di ogni scrittore, ossia il coinvolgimento del lettore.  Quindi ho in serbo romanzi che siano come imbarcazioni veloci, che corrano a vele spiegate, proteggendo i loro passeggeri da naufragi causati da iceberg emotivi.

Questo novembre uscirà Pizzi neri e merletti grigi per Nulla Die, in cui una donna del 1846 si troverà a fare un viaggio nel 2023. Non è un libro di fantascienza, come potrebbe sembrare di primo acchito, quanto un viaggio nella presunta follia umana e in ciò che l’uomo non è in grado di spiegare. A febbraio 2021 sarà la volta de L’Aquila d’oro – Sulle tracce del Quarto Reich, che uscirà per i tipi di Capponi Editore, ideale per chi ama l’alta tensione. Nell’aprile 2021 pubblicherò per Il Ciliegio il mio sesto romanzo H.H. Figlia della strada, fortemente ancorato alla contemporaneità.

Grazie per aver preso parte a questa intervista. Ti chiedo di salutarci con una citazione da uno dei tuoi libri o un pensiero per i lettori del blog.

Da “Romanzo d’estate”:

 “Quando il destino mette sul tavolo carte che nessuno dei giocatori avrebbe pensato di vedere assieme, è il momento che il gioco diviene brivido, azzardo, paura e ansia.”

Ai lettori del blog auguro di non perdere mai l’entusiasmo per la lettura.


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