Curiosità

Ho provato Disney+: ecco cosa ne penso del nuovo servizio streaming [recensione]

Buongiorno lettori, finalmente dal 24 marzo anche in Italia è arrivato il nuovo servizio streaming Disney+, dedicato a tutti i brand del marchio Disney.
Il servizio è disponibile al prezzo di 6,99€ al mese o 69,99€ all’anno, con una settimana di prova gratuita.
Oltre ai classici Disney, ai film Marvel, Star Wars e Pixar, trovate contenuti originali, come The Mandalorian, High School Musical – la serie e Togo.

Disney+ è fruibile da computer, smart tv, tablet e smartphone. L’applicazione dello streaming è molto dinamica e l’interfaccia ricorda la concorrente Netflix.
Nella homepage i contenuti sono divisi in differenti categorie, come “I raccomandati”; “Originali”; “Campioni di incasso” e tante altre. L’app tiene inoltre conto dei film o serie già viste per consigliarne alcune simili.
Anche su Disney+ è possibile scegliere tra una buona varietà di lingue per audio e sottotitoli.
A differenza di Netflix ho però notato che uscendo dall’applicazione, ma mantenendola comunque aperta in secondo piano, questa non viene ridotta a finestra. Spero che questa funzione venga introdotta presto, perché è molto comoda per chi si connette da cellulare e magari vuole al tempo stesso leggere un messaggio senza dover necessariamente interrompere il video.

Anche questo servizio streaming offre la possibilità di scaricare contenuti e guardarli offline.
Un’opzione che invece non ho trovato è quella di consultare la propria “viewing activity”, ovvero la lista di contenuti già visti, con data e orario; funzione invece disponibile su Netflix.

Passiamo ora alla questione che interesserà alla maggior parte di voi: i contenuti.
Devo essere sincera, dal lancio di un marchio così prestigioso mi sarei aspettata molti più nuovi contenuti originali.
Al momento sono disponibili appena 5 film e 13 serie televisive originali, diversi dei quali sono orientati verso un pubblico adolescenziale. Il resto del catalogo è ricco di film già visti e conosciuti.
Ho usufruito della settimana gratuita e non ho intenzione di acquistare un abbonamento per il momento, perché non saprei proprio che cosa guardare.
Se avete figli o siete fan sfegatati della Disney, questo servizio streaming potrebbe fare al caso vostro, ma per tutti gli altri, al momento il catalogo è troppo scarno per essere messo a confronto con le concorrenti Netflix e Prime Video.
Confido comunque che Disney+ possa ampliare presto il proprio catalogo con contenuti originali, come ha fatto in passato Prime Video.
Non mi sento quindi di bocciare la piattaforma, ma di rimandarla a quando avrà contenuti più ricchi.
Più tardi quest’anno, ritardi a causa del Corona Virus permettendo, sono previste diverse serie televisive, come alcune Marvel molto interessanti.

E voi avete provato Disney+? Vi aspetto nei commenti!

Se ti è piaciuto questo articolo vedi anche: Recensione di Stargirl: il nuovo teen movie Disney+

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I Am not okay with this: recensione flash della nuova serie TV Netflix

Buonasera lettori! Oggi voglio parlarvi di una nuova serie televisiva, approdata a fine febbraio su Netflix. Sto parlando di I Am not okay with this, uscita con una prima stagione di 7 episodi.

La protagonista è Syd, una diciassettenne che vive con la madre e il fratellino dopo la morte del padre, suicidatosi qualche anno prima. Dopo l’evento, il rapporto tra Syd e la madre si è incrinato sempre di più.

Syd non deve solo affrontare le difficoltà di un’adolescente come il primo approccio al sesso e la scuola, ma scopre anche di avere un potere soprannaturale, che si manifesta quando prova delle emozioni molto forti. Spalleggiata dal proprio vicino Stanley, Sydney cerca di capire che cosa sta accadendo e come controllare il suo nuovo potere.

Ancora una volta Netflix si cimenta nelle atmosfere pseudo anni ottanta di una piccola cittadina di provincia americana, portando sullo schermo una nuova storia di adolescenti.

I Am not okay with this sta ricevendo ottime recensioni dalla critica, ma devo essere sincera, a me non ha fatto impazzire. Penso che il problema principale sia la durata degli episodi, di appena venti minuti. In un lasso di tempo così breve la serie non ha il tempo di mostrare il suo potenziale, e riesce a colpire lo spettatore soltanto nell’ultimo episodio. Il resto della narrazione è infatti molto lenta, nonostante la brevità degli episodi.

Gli attori sono molti credibili nei rispettivi ruoli, soprattutto Sophia Lillis nei panni della protagonista. Questa prima stagione lascia spazio solo in minima parte ai poteri di Syd, che fungono più che altro da pretesto per presentarci i personaggi.

La stagione si conclude con un cliffhanger che promette una possibile seconda stagione molto più scoppiettante. Come già detto, penso che la serie abbia del potenziale e mi auguro che gli autori sappiano sviluppare la trama al meglio. I Am not okay with this nasce presumibilmente come una serie che si svilupperà con il tempo, perciò è difficile dare un giudizio definitivo.

Non voglio bocciarla o promuoverla, quindi mi riservo di rimandarla alla seconda stagione.

E voi avete visto la serie? Vi è piaciuta?

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Sorry for your loss: la serie Facebook Watch con Elizabeth Olsen [Recensione flash 1ª stagione]

Oggi voglio parlarvi di una delle serie originali del servizio streaming gratuito Facebook Watch (di cui vi ho parlato qui). Si tratta di Sorry for your loss, uscita con due stagioni. Purtroppo la serie non tornerà per una terza stagione.

~ Trama

Sono passati tre mesi dalla morte del marito e Leigh non riesce a superare il lutto che ha devastato lei e la sua famiglia. È tornata a vivere con la madre, per la quale lavora, e la sorella, in ricovero dall’abuso di alcool e droghe.

Mentre è costretta a fare i conti con la rabbia che la mette alla prova in continuazione, Leigh scopre alcune verità sulla vita del marito…

~ Che cosa ne penso

Era da un po’ di tempo che volevo iniziare questa serie e finalmente mi sono decisa a farlo quando Sorry for your loss mi è capitata tra i video suggeriti di Facebook.

Sapevo che la serie aveva come tema centrale il lutto, ma non mi aspettavo che includesse altre tematiche difficili come la droga e la depressione.

Sorry for your loss non si focalizza infatti solo sulla perdita di Leigh, ma esplora le vite delle persone vicino a lei, compreso il marito deceduto, Matt. Lo spettatore assiste alla vita dell’uomo attraverso numerosi flashback, che provengono da due punti di vista diversi. Quello di Leigh e quello di Matt.

Quando la narrazione si sposta sul punto di vista di Matt, i flashback abbandonano l’aura nostalgica dei ricordi di Leigh, e scopriamo un altro lato di Matt; un uomo consumato dalla depressione, che lotta per stare a galla.

Entrambi gli attori che interpretano i coniugi hanno fatto un ottimo lavoro, riuscendo a portare sullo schermo il dolore e la disperazione dei personaggi.

Sorry for your loss è una storia incredibilmente reale, perché riesce a mostrare il vero lato della depressione, con la difficoltà a comunicare il proprio stato d’animo alle persone vicino e la solitudine che ne concerne. Mette in luce anche le difficoltà dei rapporti di coppia, tra incomprensioni, comunicazione e segreti.

I rapporti familiari giocano inoltre un ruolo importante. Non è solo Leigh ad essere colpita dal lutto, ma anche la madre e la sorella soffrono per la scomparsa di Matt e al tempo stesso cercano di essere forti per Leigh.

È una serie dalla scrittura curata, con intepretazioni solide, soprattutto Elizabeth Olsen che offre una prova molto convincente.

La prima stagione di Sorry for you loss è formata da 10 puntate della durata di 30 minuti circa ciascuna.

E voi l’avete vista? Fatemi sapere nei commenti!

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Grace e Frankie 6: recensione della nuova stagione

Uno dei ritorni targati Netflix di questo inizio 2020 è Grace e Frankie, uscita ieri con una sesta stagione, formata da 13 puntate.

Dopo essersi riappacificate in seguito a un brutto litigio, Grace e Frankie devono affrontare dei cambiamenti nelle rispettive vite. Grace ha infatti sposato di nascosto Nick a Las Vegas e le due migliori amiche sono costrette a porre fine alla convivenza e imparare a bilanciare lavoro e amicizia.

Dopo un periodo di lontananza, il duo si riunisce per dare vita all’ultima folle idea di Frankie, un sollevatore che possa aiutare gli anziani ad alzarsi dal water. Grace e Frankie si imbarcano nella nuova impresa “Rise Up”, ma non senza incomprensioni e qualche litigio.

Seppur ripetitiva, ho trovato la storyline di punta della stagione abbastanza convincente e in grado di intrattenere. Ho apprezzato le dinamiche tra le due migliori amiche, il cui rapporto è cresciuto esponenzialmente dalle prime stagioni. Nonostante le incomprensioni e i cambiamenti nelle loro vite, trovano sempre il modo di tornare l’una dall’altra.

Se nelle scorse stagioni avevo trovato la personalità di Frankie decisamente sopra le righe, ho apprezzato invece il suo atteggiamento nelle nuove puntate. Rimane comunque un personaggio eccentrico, ma, se vogliamo, maturato.

In contrapposizione alla storyline di Grace e Frankie abbiamo una serie di personaggi che non vengono mai davvero sviluppati e non riescono a trovare il proprio spazio sullo schermo.

Si tratta soprattutto dei più giovani; Bud, Coyote, Mallory e Brianna, che potrebbero avere del potenziale, ma non hanno una storia abbastanza solida. L’unica ad avere una presenza più importante è Brianna, che però ancora una volta mostra difficoltà a relazionarsi con il proprio partner. La parola chiave in questa stagione è ancora una volta ripetitività.

Infine abbiamo il rapporto tra Robert e Sol, che (e mi dispiace dirlo) non mi ha convinto. La coppia deve fare i conti con una brutta notizia, che minaccia la sua futura serenità. Tuttavia il colpo di scena non è costruito in modo tale che abbia la forza di trascinarsi per l’intera stagione. Il risultato è una serie di scene che non reggono con la dinamicità della serie e finiscono per annoiare lo spettatore.

La stagione si risolleva nel finale, con un plot twist che preannuncia una settima e ultima stagione scoppiettante.

La vera forza di questa comedy resta la complicità sullo schermo di Jane Fonda e Lily Tomlin, che continua a stupire stagione dopo stagione. Nonostante la ripetitività della trama, tornare nelle vite di Grace e Frankie è un po’ come tornare in un ambiente confortevole e familiare. È un po’ come tornare a casa.

Grace e Frankie è disponibile su Netflix.

serie tv

Il trailer di Sex Education 2 ci regala tantissime anticipazioni!

Mancano dieci giorni all’uscita della tanto attesa seconda stagione di Sex Education e qualche ora fa è finalmente uscito il trailer.

Nelle scene presentate è chiaro che sarà una stagione ricca di sorprese, con grandi ritorni e anche qualche nuovo personaggio.

Ecco che cosa possiamo intuire dal trailer!

Dopo che le consulenze sessuali di Otis e Maeve si sono interrotte bruscamente, i compagni di classi dei due adolescenti devono affrontare un’epidemia di clamidia e diversi problemi sessuali.

Il panico che si è scatenato tra gli studenti porta Otis e Maeve a tornare “in affari”, anche se entrambi precisano che si tratta soltanto di una questione economica.

Intanto Otis sembra finalmente pronto a fare sesso con Ola, ma i due scoprono che i propri genitori si frequentano. Il che, come precisa Eric in una scena, fa di Ola la sorellastra di Otis.

Ma questo non è l’unico dilemma che deve affrontare Otis nella seconda stagione. Tra la presenza di sua madre a scuola per una giornata di educazione sessuale e una rissa nella quale sembra avere la peggio, scopre che Maeve prova qualcosa per lui.

Come influirà questa notizia sulla sua relazione con Ola?

Eric intanto inizia una frequentazione con il nuovo arrivato a scuola, ma durante un’uscita si imbatte in Adam, che alla fine della prima stagione era stato costretto a lasciare le superiori per la scuola militare.

In una scena possiamo vedere che Adam ed Eric si divertono insieme prendendo a “mazzate” alcuni vasi.

Eric sarà quindi “conteso” tra due interessi amorosi?

Ci sarà anche il ritorno della madre di Maeve, che potrebbe portare qualche dramma nella vita della figlia.

L’appuntamento per la seconda stagione di Sex Education è il 17 gennaio su Netflix. Siete curiosi?

serie tv

La serie TV tratta dai romanzi di J.K Rowling sta per arrivare anche in Italia!

Oggi sono venuta a conoscenza di una notizia, che molti di voi aspettavano da tempo. Ringrazio la lettrice del blog Giovanna, che mi ha informata di questa splendida novità. Sto parlando dell’arrivo di Strike in Italia.

Strike è una serie televisiva di tre stagioni (la quarta è attualmente in fase di ripresa) tratta dalla serie di romanzi gialli di J.K Rowling.

~ La trama
Cormoran Strike, interpretato da Tom Burke, è un veterano di guerra, che dopo aver perso una gamba ha aperto un’agenzia di investigazione privata. Nonostante sia sommerso da numerosi debiti, decide di assumere una segretaria. Il posto viene coperto da Robin Ellacott, interpretata da Holliday Grainger, una giovane donna con il sogno di diventare una detective.
Nel Richiamo del cuculo, Cormoran e Robin devono occuparsi dell’omicidio di Lula Landry, una famosa top model che si è suicidata gettandosi da un balcone. Il fratello però è certo che Lula sia stata uccisa e il detective dovrà fare luce sulla vicenda con l’aiuto di Robin.

[Recensione della serie qui].

~ Dove e quando

La prima stagione di Strike sarà trasmessa su Premium Crime a partire dal 2 dicembre, per un totale di 3 episodi della durata di un’ora circa ciascuno.


A distanza di oltre due anni dalla messa in onda inglese, finalmente Striķe arriverà anche nel nostro paese. In UK la quarta stagione dovrebbe essere trasmessa il prossimo anno e sarà tratta da Bianco Letale, quarto volume della saga.

E voi seguirete questo nuovo adattamento della BBC?

Vi ho parlato di Strike anche qui:

Novità, serie tv

6 nuove serie TV da non perdere questo autunno

L’autunno è la stagione preferita di molti amanti delle serie TV, perché oltre a ritrovare le nuove stagioni delle proprie serie preferite, possono scegliere tra tantissime nuove uscite.

Oggi ho selezionato per voi sei nuovi titoli (non è stato facile) che usciranno in questi mesi.

The Politician

Quando: 27 settembre

Dove: Netflix

Trama: Fin da quando era bambino Payton sa che diventerà presidente degli Stati Uniti. Prima però deve affrontare le superiori…

Nancy Drew

Quando: 9 ottobre

Dove: The CW

Trama: Annunciata come un incrocio tra Riverdale e The Conjuring, la serie si focalizza su Nancy Drew e i suoi amici, sospettati e testimoni di un omicidio.

His Dark Materials

Quando: 3 Novembre

Dove: BBC One

Trama: His Dark materials è un adattamento della serie fantasy di Phillip Pullman, che si basa sulla storia di una ragazzina, Lyra, che vive in un Universo alternativo, dove le persone sono seguite dai propri Daimon, manifestazioni fisiche della propria anima…

Modern Love

Quando: 18 ottobre

Dove: Prime Video

Trama: Modern love è una serie antologica, che esplora l’amore nelle sue forme più varie.

Dollface

Quando: 15 novembre

Dove: Hulu

Trama: Kat Dennings (2 broke girls) interpreta una donna che si ritrova improvvisamente sola dopo che il suo ragazzo la lascia, e tenta di ricucire le amicizie che ha abbandonato anni prima.

The morning show

Quando: 1 novembre

Dove: Apple TV+

Trama: Dopo uno scandalo Il Morning Show rischia di colare a picco. Con Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carell.

serie tv

I miei momenti preferiti nella terza stagione di Stranger Things

Buongiorno lettori! Oggi parliamo dei momenti che ho preferito nella terza stagione di Stranger Things, uscita il 4 luglio su Netflix.

Ovviamente il post conterrà spoiler, pertanto siete avvisati!

Il duetto di Dustin e Suzie

Dustin è tornato a Hawkins raccontando ai suoi amici di aver conosciuto una ragazza, Suzie, che dice essere bellissima e molto intelligente. Nessuno dei suoi amici sembra credere alla sua esistenza, soprattutto quando Dustin non riesce a mettersi in contatto con lei via radio.

Nell’ultima puntata però, in un momento di massima tensione per i protagonisti, Suzie salva la situazione, strappando prima però un duetto a Dustin di Neverending story.

L’iperprotettivo Hopper

I bambini che abbiamo conosciuto nella prima stagione sono ormai cresciuti e con l’arrivo dell’adolescenza sono nati i primi amori, come quello tra Eleven e Mike. La relazione non sta bene a Hopper, che non riesce a gestire la bruciante gelosia che prova nei confronti della figlia, ormai presa solo da Mike.

Ho adorato le scene legate al ruolo di Hopper come padre, come il discorso che riserva a Mike e che porta alla separazione dei due ragazzini.

Dustin e Steve si ritrovano

L’amicizia tra Dustin e Steve è stata molto discussa nelle precedenti stagioni e gli showrunner ci hanno regalato altri indimenticabili momenti tra i due amici, come il ritorno a casa di Dustin.

Billy salva Eleven

In questa terza stagione il personaggio di Billy ha avuto un ruolo molto più centrale. Se nella seconda stagione Billy appariva soltanto come un bullo, abbiamo scoperto molte più informazioni sul suo passato.

Dopo essere stato vittima del Mind Flayer, Billy riesce a tornare in sé, dando la vita per salvare Eleven, sotto lo sguardo straziante della sorella Max.

La morte di Hopper

Una parte di me spera che Hopper sia ancora vivo, che sia sopravvissuto all’esplosione e che sia rinchiuso in una prigione in Russia.

L’ultimo sguardo a Joyce e il momento in cui Eleven capisce che Hopper è morto mi hanno distrutta!

La lettera di Hopper

Joyce, i suoi figli ed Eleven hanno deciso di lasciare Hawkins e ricominciare altrove.Prima di partire Joyce ritrova il discorso “a cuore aperto” che Hopper aveva scritto per Eleven e che non aveva mai avuto il coraggio di leggerle. Una conclusione perfetta e straziante.

La morte di Alexei

Alexei è quel tipo di personaggio a cui non sai di esserti affezionata finché non muore miseramente, sotto lo sguardo del suo nuovo amico Murray.

Robin e Steve vengono drogati

Robin è stata uno dei nuovi volti di questa stagione, che ha portato con sé una ventata di freschezza e vivacità. Esilarante è il momento in cui lei e Steve vengono drogati dai russi.

Anche se questa stagione è stata ricca di momenti fantastici, per il momento mi fermo qui. Non dimenticate di farmi conoscere le vostre scene preferite nei commenti. Vi aspetto!

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#Pride Month || Tales of the city: recensione della nuova serie tv Netflix

Buongiorno lettori! Oggi voglio parlarvi di una nuova serie tv limitata approdata da pochi giorni su Netflix: Tales of the city.

Tales of the city è il terzo sequel della miniserie del 1993, dopo l’ultimo (Further Tales of the City) del 2001.
Il nuovo sequel Netflix ha mantenuto solo due personaggi dai precedenti (Mary Ann e Anna), inserendo un cast più giovane.

∼ La trama

Mary Ann ritorna al 28 di Barbary Lane a San Francisco, dopo ventitré anni di assenza, in occasione del 90esimo compleanno di Anna Madrigal.
Seppure Barbary Lane sia sempre lo stesso rifugio per chi è alla ricerca di una casa in cui poter essere se stesso, Mary Ann capisce che molte cose sono cambiate.
Ora Barbary Lane è abitata da una nuova generazione di giovani queer, tra cui la figlia di Mary Ann, Shawna, che la donna non vede da quando ha abbandonato lei e l’ex marito Brian due decenni prima.
Barbary Lane è anche abitata dall’amico di Mary Ann, Mouse, che ha una relazione seria con un ragazzo più giovane; da due gemelli che fanno di tutto per sfondare sul web e da una giovane coppia in crisi dopo la transizione di Jake.
Poi c’è ovviamente Anna, che vive ancora nel proprio appartamento, ma nasconde un segreto che minaccia la serenità di tutta Barbary Lane.

∼ La mia opinione

Barbary Lane è casa, un luogo in cui giovani queer possono sentirsi al sicuro e amati. Barbary Lane è una comunità, una famiglia.
Insieme a Mary Ann anche noi spettatori torniamo a “casa” insieme a lei, entrando a far parte delle vite di questa famiglia allargata.
Tales of the city rappresenta due generazioni a confronto, quella odierna dei millenial e quella rappresentata da Anna e Mouse. Due generazioni separate da un passato diverso, ma che vivono sotto lo stesso tetto.
Questa differenza è ben mostrata nel confronto tra la coppia formata da Mouse, che ha vissuto sulla propria pelle il periodo drammatico dell’ AIDS, e Ben, cresciuto in una realtà decisamente più semplice per un giovane gay.
La serie non cerca però di prendere parti, ma rappresenta entrambe le generazioni, con le proprie difficoltà e pregiudizi.

Tales of the city è una serie che punta molto sui dialoghi e le interazioni tra i personaggi, riuscendo a dare vita a rapporti complessi ma reali.
Il rapporto tra Jake e Margot è uno dei punti forti della serie. È facile immedesimarsi nella confusione che provano i due personaggi per l’evoluzione del proprio rapporto.
Jake è un ragazzo transgender, rappresentato peraltro da un attore transgender non binario, che si trova in difficoltà quando inizia a provare attrazione per i ragazzi. Il casting di Jake è una scelta che ho apprezzato molto perché, in una realtà in cui molto spesso questi ruoli sono affidati ad attori non transgender, Tales of the city ha dato spazio alla comunità LGBTQIA.
Dall’altra parte abbiamo Margot, in conflitto con il rapporto tra lei e il ragazzo, in quanto Margot è lesbica e, seppur abbia accettato la transizione di Jake, sente la mancanza della relazione che avevano prima.
Ancora una volta la serie non obbliga lo spettatore a prendere una parte, ma mostra le due facce della stessa medaglia.

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[SPOILER] In Tales of the city un elemento ricorrente è il ruolo della famiglia, che viene ripreso nelle varie storyline. Shawna è in conflitto con la propria identità quando scopre di essere adottata e parte alla ricerca delle proprie origini. Si rende però conto che seppur le persone che incontra hanno il suo stesso sangue, sono completamente diverse da lei e non la accetterebbero mai per quella che è. Casa è Barbary Lane, un luogo che non è formato da legami di sangue, ma da persone che hanno scelto di stare insieme.

Temevo che Tales of the city si sarebbe rivelata una di quelle serie che vogliono forzare a tutti i costi l’inclusione di ogni sorta di personaggio, finendo per esagerare, ma in realtà ogni personaggio è ben bilanciato.
I primi episodi però scorrono un po’ lenti e non si capisce bene dove voglia andare a parare la serie. La narrazione per fortuna accelera prima di metà stagione, arrivando a un episodio dedicato a un lungo flashback, che ho apprezzato molto.
Tales of the city è una serie che, anche se non perfetta, non potete e non dovete perdervi.
Ci sarebbero ancora tante cose da dire, ma non voglio dilungarmi arricchendo il post con troppi spoiler.

Voto: 4 su 5.

Tales of the city è anche una serie di libri, che trovate qui.

E voi avete visto la serie? Vi aspetto nei commenti!