Curiosità, Scrittura

5 caratteristiche da tenere conto per creare la copertina di un libro

Qualche tempo fa vi ho parlato delle caratteristiche che secondo me dovrebbe avere un libro autopubblicato. Nel post ho parlato della copertina, che spesso viene sottovalutata ma che è, in realtà, molto importante.
Se volete autopubblicare un libro ma non avete i fondi necessari per rivolgervi a una figura professionale, potete realizzare voi la copertina, ma dovete tenere conto di alcuni requisiti.
Oggi voglio parlarvi nel dettaglio della copertina, delle caratteristiche che dovrebbe avere e di come realizzarla al meglio.

TITOLO CHIARO

Il titolo del vostro libro deve spiccare dal resto della copertina. Deve avere un font semplice e pulito e il carattere deve essere più grande del sottotitolo e del vostro nome.
A meno che non siate autori di fama mondiale, come Stephen King, non è necessario che il vostro nome spicchi nella copertina, perché a nessuno importa sapere chi ha scritto il vostro libro.

Prendendo in esame il libro I Leoni di Sicilia, che si trova ancora tra i best-seller a oltre un anno dall’uscita, possiamo notare che il font utilizzato è molto semplice e spicca sullo sfondo chiaro.

ILLUSTRAZIONE/IMMAGINE PERTINENTE

L’immagine rappresentata su un libro dovrebbe essere il più possibile pertinente alla trama dello stesso.
A volte ho visto immagini che non avevano nulla a che vedere con la storia, mentre dovrebbero anticipare al lettore ciò che andrà a trovare leggendo il volume.
Ovviamente l’immagine deve essere in alta qualità, state attenti a non abbassarne la risoluzione quando la modificate al computer.
Online trovate diversi siti gratuiti con milioni di immagini prive di copyright. Io consiglio Pixabay, con il quale mi sono sempre trovata bene.

GENERE LETTERARIO

Dalla copertina di un libro il lettore dovrebbe intuire il genere letterario del libro.
Un thriller non potrà avere lo stesso font, stile e immagine di un romanzo rosa o di un fantasy.
Nell’esempio qui sotto vi ho proposto due copertine di un fantasy e di un thriller. Riuscite a capire subito il genere del libro, vero?

SINOSSI

Okay questo sembra un passaggio scontato, ma in realtà mi è capitato di trovare libri self senza una sinossi sul retro della copertina. La sinossi è fondamentale per convincere il lettore ad acquistare il vostro libro e anche a capire di che cosa parlerà il romanzo a grandi linee.
La trama sul retro deve avere un font leggibile, non deve essere né troppo lunga, né troppo breve.
Un altro consiglio che vorrei darvi è di evitare di auto celebrarvi. Ricordate che una sinossi non è una recensione.

COERENZA

Questo ultimo consiglio è per chi ha intenzione di scrivere o ha scritto una serie di libri collegati tra loro.
A volte mi è capitato vedere libri di saghe completamente diversi ed era impossibile capire che uno fosse il sequel dell’altro.
Non è difficile mantenere una coerenza tra volumi. Il mio consiglio, semplice ed efficace, è di utilizzare lo stesso font.

Come potete vedere, nella saga di Harry Potter il font usato è lo stesso in ogni volume, mentre è l’immagine a variare.


Spero che questi consigli possano farvi riflettere sull’importanza della copertina.
Se non siete sicuri di riuscire a realizzare una cover accattivante, chiedete aiuto a un professionista. La copertina può decretare il successo o l’insuccesso del vostro libro!

Se vi può interessare, ho attivo il mio profilo Fiverr, dove mi metto a disposizione per realizzare delle cover per libri cartacei e ebook. Non sono una professionista, sia chiaro, ma farlo mi diverte molto.
Qui sotto trovate alcune cover esempio che ho realizzato.

Curiosità, Scrittura

Come dovrebbe essere un romanzo autopubblicato

Buongiorno a tutti i lettori! In passato vi ho parlato delle caratteristiche che dovrebbe avere il libro perfetto (qui e qui), ma in questo post mi soffermerò sulle qualità che dovrebbe o non dovrebbe avere (per me) un libro self.

[Ho scritto questo post nel 2018, ma ho pensato di rivederlo e riproporlo.]

UNA BELLA COPERTINA

Sarò superficiale, ma anche se un libro è autopubblicato, dovrebbe avere una bella copertina, che invogli il lettore all’acquisto. Troppo spesso vedo libri self che hanno un font o delle immagini orribili e, credetemi, non attirano l’attenzione per i giusti motivi! Capisco che l’autore spesso non voglia spendere soldi per far realizzare la copertina da un professionista (soprattutto agli inizi), ma con un po’ di impegno è possibile ottenere un buon risultato. Esistono diversi siti dai quali è possibile prendere immagini per usi commerciali e anche programmi appositi per aggiungere il testo.
Io, ad esempio, uso il sito gratuito Canva.
Come esempio voglio citare la bellissima copertina di Heartstopper, uscito prima in self e distribuito poi con una casa editrice, che ha mantenuto la copertina originale.
Tra i libri self che ho letto, ho apprezzato molto le copertine della saga Il Lascito di Stefano Caruso.


UNA REVISIONE ATTENTA

Da lettrice e blogger mi è capitato spesso di leggere autori emergenti e una cosa che proprio mi infastidisce è quando trovo tantissimi errori. Ovviamente può capitare che sfugga qualche piccolo dettaglio (è successo anche a me), ma trovarsi di fronte un libro con errori in ogni pagina è inaccettabile.

Non dico che sia obbligatorio rivolgersi a un professionista, ma far leggere il romanzo ad altre persone è molto importante. Io, avendo scritto un libro a quattro mani, ho potuto contare sulla mia coautrice. Eppure, nonostante fossimo in due a fare lo stesso lavoro, abbiamo preferito affidarci anche a mia sorella che lavora nel campo della traduzione.


UN FINALE CURATO

Da scrittrice so che il finale è uno dei momenti più importanti della stesura del manoscritto. C’è chi segue la scaletta lasciandolo per ultimo e chi invece lo scrive fin dall’inizio. Comunque sia è un momento determinante, che mette la parola fine al romanzo.

Io stessa ho sognato quell’ instante a lungo mentre scrivevo il libro. Il momento in cui avrei potuto dire davvero di aver scritto un romanzo, in cui avrei potuto finalmente condividerlo con il resto del mondo.

Il rischio di sbagliare il finale è però alto, soprattutto per la fretta di finire. Credetemi questo stato d’animo si rifletterà nel libro se non prestate attenzione. Ho letto romanzi che promettevano benissimo e poi sono andati via via peggiorando sempre di più. Un vero peccato!


NO ALL’AUTOPROMOZIONE INVASIVA

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Pensavate che sarebbe tutto finito una volta pubblicato il libro? No!

Il vero lavoro dell’autore autopubblicato inizia nel momento stesso della pubblicazione. Barcamenarsi tra i social e blog vari in cerca di pubblicità è stressante, ma state attenti a non autopromuovervi nel modo sbagliato. Nessuno vuole essere forzato a comprare il vostro libro!

Spesso mi capita che autori mi contattino privatamente per suggerirmi di acquistare il loro libro e se per caso dico di non essere interessata in quel momento, mi scrivono a distanza di settimane per chiedermi se ho cambiato idea.
Altre volte ho ricevuto email anonime di persone che mi suggerivano “casualmente” una lettura che avevano trovato navigando sul web o in libreria, quando era palese che fossero gli autori stessi a scrivermi per autopromuoversi!


UNA CAMPAGNA EFFICACE

Come dicevo, per vendere non è sufficiente pubblicare il libro, ma è importante pianificare la campagna marketing con largo anticipo.
Mi capita spesso di vedere scrittori condividere il link del proprio libro su facebook e pensare che sia sufficiente a vendere.
La verità è che quel tipo di post risultano fastidiosi e si perdono tra le altre notizie del feed.
Da lettrice ho acquistato libri self e quelli che mi colpiscono di più sono sempre promossi in modo originale e poco invasivo.
Un’autrice che seguo su instagram, ad esempio, pubblica spesso strisce tratte dal fumetto che ha pubblicato e sono stati proprio quei contenuti gratuiti a invogliarmi all’acquisto.
Non abbiate paura a contattare bookblogger o influencer, chiedete recensioni e promuovete il vostro libro in modo intelligente!


Questi erano i miei “consigli” per tutti gli autori che come me cercano di ritagliarsi uno spazio in questo folle mondo del selfpublishing. Spero di non essere sembrata pretenziosa con questo post, anche a me è capitato spesso di sbagliare!

Se volete approfondire tutti gli altri aspetti di come penso dovrebbe essere un romanzo perfetto, vi rimando a questi due post:

Scrittura

Giornata mondiale della libertà di stampa: viaggi fra le pagine

Buona domenica lettori!

In occasione della giornata mondiale della libertà di stampa, io e alcuni blogger/autori abbiamo realizzato il nuovo numero del freebie online Viaggi fra le pagine.
Potete scaricarlo gratuitamente qui o sfogliarlo online qui.

Vi ricordo che se volete potete partecipare al progetto per i prossimi numeri. Potete mandare la richiesta scrivendoci in privato o collegandovi al gruppo della redazione.


Scrittura

Viaggi fra le pagine: 1920-2020 un viaggio tra cent’anni di pagine

Oggi voglio parlarvi di un progetto avviato con alcuni blogger e autori emergenti, su un’idea di Giovanni di Serial Escape.

Abbiamo realizzato un freebie letterario, che avrà cadenza mensile e che spazierà tra recensioni letterarie, interviste ad autori emergenti e tanto altro.

Il tema di questo mese è 1920-2020 un viaggio tra cent’anni di pagine.

Potete scaricarlo gratuitamente qui.

Dobbiamo ancora lavorare sulla grafica e su altri aspetti, ma ritengo sia venuto fuori un numero lancio molto interessante.

Spero che l’idea possa piacervi! Mi farebbe piacere conoscere la vostra opinione sul progetto, perciò non esitate a lasciarmi un commento qui sotto!

Curiosità, Scrittura

Premio DeA Planeta 2020 seconda edizione: tutte le info per partecipare!

Buonasera lettori! Oggi voglio segnalarvi un concorso importante, che prevede la pubblicazione dell’opera vincitrice con la casa editrice DeA Planeta Libri. Ecco tutte le informazioni per partecipare!

Scadenza: 29 febbraio 2020.

Il Premio DeA Planeta è un premio letterario di narrativa in lingua italiana creato nel 2018 dalla casa editrice DeA Planeta Libri, joint venture tra il Gruppo De Agostini e il Grupo Planeta, che prende spunto dal successo del Premio Planeta – il maggior premio letterario in lingua spagnola giunto oggi alla sua 68° edizione – e che si distingue nel panorama dei premi letterari italiani per la forte spinta internazionale e l’importante valore economico del riconoscimento assegnato al vincitore, pari a 150.000 Euro.
L’opera vincitrice sarà pubblicata in Italia da DeA Planeta nel mese di maggio 2020 e promossa con un intenso tour di presentazioni sul territorio nazionale.
Come nell’edizione precedente del Premio, due saranno le fasi di valutazione delle opere candidate: un comitato di lettura opererà una prima selezione e condurrà a una cinquina di finalisti, mentre una giuria composta da cinque personalità del mondo editoriale e culturale curerà la selezione finale. Per questa seconda edizione saranno membri della giuria: Pietro Boroli (presidente di De Agostini Editore), Claudio Giunta (docente e scrittore), Rosaria Renna (conduttrice radiofonica e televisiva), Manuela Stefanelli (direttrice Libreria Hoepli) e Simona Sparaco (vincitrice della prima edizione, ora membro della giuria come previsto dal bando di concorso).
Al Premio possono partecipare opere inedite scritte in lingua italiana, di scrittori esordienti e non esordienti, a proprio nome o sotto pseudonimo, che dovranno candidarsi entro il 29 febbraio 2020. Il bando di concorso è integralmente pubblicato sul sito www.premiodeaplaneta.it.


Cerimonia di premiazione
Il Premio culminerà con la cerimonia finale, che si terrà il 20 aprile 2020 a Milano: una serata di letteratura e intrattenimento in cui verrà annunciato il vincitore della seconda edizione del Premio DeA Planeta.

Scarica il bando
Scarica il media kit

Insomma, un’occasione imperdibile!

Scrittura

Testimonianze #1 // La guerra attraverso gli occhi di una bambina

Quando entro nella cucina di mia zia, è china sul tavolo, insieme a due amiche. Davanti a loro noto una scatola di cartone e decine di fotografie sparse sul tavolo. Trovo scatti dei miei bisnonni, nonni, persone che non conosco e persino qualche foto di me e della mia famiglia. Istantanee di generazioni diverse, tutte riunite in una scatola. Non ci sono date o descrizioni, ma mia zia ricorda ogni volto, ogni dettaglio.

Non posso fare a meno di chiedermi che fine faranno quei volti tra dieci, venti o forse cinquant’anni. Chi si ricorderà di loro? Chi racconterà delle loro vite alle generazioni future? Resto in ascolto, faccio domande. Mi perdo nei loro racconti e provo una strana sensazione. È possibile sentire nostalgia per una realtà mai davvero vissuta?

Quando rimaniamo sole sento di non essere pronta a lasciare i ricordi di mia zia. Le faccio altre domande e sento che neanche lei lo è. Mi racconta della guerra, di una realtà vissuta attraverso gli occhi di una bambina. Le chiedo se posso registare la sua voce, le dico che è per una cosa che voglio scrivere. La verità è che, anche se ora sto scrivendo di lei, non voglio dimenticare. Non voglio dimenticare la sua voce, i suoi ricordi, i nostri momenti. Non voglio dimenticare lei.

Zia Agnese mi racconta degli aerei che passavano in cielo, dei bombardamenti in lontananza e di Pippo, il caccia che volava sopra alle loro case durante la notte. Mi racconta del presidio tedesco di fianco a casa sua e di quella volta che cercava suo padre per avvisarlo dei tedeschi nelle vicinanze durante un rastrellamento.

“Avevi paura?” Le chiedo.

È una domanda che mi ronza in testa per tutta la durata della nostra conversazione e, forse, questa non è l’unica volta in cui glielo domando.

Mi dice che ha avuto paura una sola volta, quando mentre correva in un campo si è trovata faccia a faccia con un uomo, che aveva un fazzoletto rosso intorno al viso e che ha saputo poi essere un partigiano di una frazione vicina.

“Eravamo bambini” aggiunge. “I nostri genitori non ce la facevano pesare (la guerra) a noi piccoli. Poco era poco, era poco sempre.”

Mi chiedo se i suoi ricordi siano stati edulcorati con il passare degli anni o se, come mi racconta, i genitori cercavano di proteggere con ogni mezzo i propri figli dagli orrori della guerra.

Mi dice che molti degli avvenimenti accaduti nella zona li ha saputi soltanto diverso tempo dopo. Di quel bambino innocente ucciso “per sbaglio” dai tedeschi, delle lenzuola appese usate come segnali per i partigiani, dei giovani partigiani uccisi nelle frazioni limitrofe…

Zia Agnese ha tanti ricordi. La ascolto con attenzione e vorrei avere tutto il tempo del mondo per farlo. Ho ancora tante domande, ma non voglio stancarla.

La saluto, le dico che tornerò presto. Lo farò. Mi chiede di restare, ma le dico che non posso, devo studiare.

Vorrei avere più tempo, penso, mentre torno a casa.

La segnalazione del mese, Scrittura

Racconti di mare: una raccolta di racconti gratuita dal gruppo Facebook “Scrittura creativa e blogging”

Buongiorno cari lettori! Oggi voglio segnalarvi un’iniziativa del gruppo “Scrittura creativa e blogging“. Si tratta di una raccolta di racconti che hanno come il tema il mare e che potete scaricare gratuitamente su Amazon. La raccolta resterà online per soli 5 giorni, quindi affrettatevi!

La presente raccolta è nata dalla volontà di autori emergenti e di amanti della scrittura di creare un’opera letteraria a più mani. Il progetto, sviluppato nelle pagine virtuali del gruppo Facebook “Scrittura Creativa & Blogging”, è stato dedicato al mare. Un tema estivo per eccellenza, banale forse, ma che ha saputo tirar fuori il meglio da chi si è cimentato.

Quanti poeti hanno parlato del mare? Quanti cantanti si sono ispirati al mare? La verità è che il mare non è mai un tema scontato o banale, perché il mare ispirerà sempre l’uomo e lo porterà a rispecchiarsi con la propria interiorità.
Osservare il mare ci fa riscoprire romantici, ma il romanticismo non sarà l’unica sfumatura che si evincerà nella raccolta. La bravura dei partecipanti, infatti, ha permesso di rileggere e rivisitare un tema inflazionato come il mare e di mostrarne anche i lati più inconsueti.

C’è chi ha riscoperto il mare come tematica amorosa, e chi lo ha utilizzato come sfondo per racconti più oscuri e inquietanti. Con questa iniziativa, si è provato a fare arte e ogni arte, che venga apprezzata, deve essere supportata.

Ho partecipato anche io con il racconto “Guernsey”. Tra gli altri autori troverete: Giovanni Di Rosa, Daniele Artioli, Vera La Rosa, Stefano Caruso, Giada Chan, Pedro Aversa, Paolo Reitano, Susanna Cassaro e Feliscia Silva (Io).

Speriamo che questa iniziativa vi possa piacere. Se volete supportarci, scaricando gratuitamente la raccolta, potete farlo qui.

Curiosità, Scrittura

Come la scrittura ha cambiato il mio approccio ai libri

Buona sera lettori! Oggi voglio parlarvi brevemente di come scrivere ha cambiato il mio modo di approcciarmi alla lettura e ai libri, soprattutto da quando ho pubblicato il mio primo libro. Non dimenticate di lasciami un commento; sono curiosa di sapere se la scrittura ha influenzato anche il nostro modo di leggere.

  • Errori e refusi

Occupandomi dell’editing e della correzione delle bozze nei miei scritti, quando leggo un libro mi trovo a guardare con occhio critico ogni refuso, come errori di punteggiatura (virgole, virgolette); ma anche l’uso della persona e del tempo verbale.

  • Storie alternative

Se un libro non mi è piaciuto particolarmente, immagino storie alternative per i personaggi, proprio come farei se avessi scritto io il libro. È un modo per allenare la mente e stimolare la creatività.

  • Imparare

Ogni lettura è un’occasione per imparare nuove regole grammaticali, raccogliere idee e diventare sempre più esperti nel campo della scrittura. Non a caso per essere un ottimo scrittore è necessario essere prima di tutto un lettore forte!

Leggendo si impara anche a capire che cosa uno scrittore non vuole trasmettere al proprio lettore e, al contrario, che cosa vorrebbe comunicare con le proprie parole.

Quando leggo cerco quindi di assorbire sempre nuove informazioni, che applico poi a miei scritti. Queste informazioni potrebbero essere ad esempio anche nuovi vocaboli, che arricchiscono il mio modo di scrivere.

  • Aspetto estetico

Da autrice self, ogni volta che leggo un libro mi soffermo sul tipo di carta utilizzato, l’impaginazione scelta e il design della copertina. Aspetti che prima ritenevo irrilevanti, ora sono un’occasione per studiare la “concorrenza” e ricavare idee per il futuro.

  • Confronto

Quando leggo un libro che appartiene allo stesso genere di uno dei miei scritti, lo metto subito a confronto, individuandone i punti deboli e forti. Cerco di domandarmi quali aspetti rendano quel libro migliore del mio e come posso fare per renderlo tale.

Attenzione però! Confrontare un libro o imparare da esso non significa plagiarlo!

  • Autori emergenti

Autopubblicarmi mi ha permesso di guardare i libri di autori emergenti sotto una luce diversa. Cerco di capire le difficoltà che promuoversi comporta, e al tempo stesso cerco di immagazzinare consigli e confrontare i modi di promuoversi di ciascun autore.

  • Lettori

Scrivere mi ha aperta di più verso il mondo dei lettori. Per chi scrive è fondamentale individuare le preferenze del pubblico. Ciò non significa scrivere esclusivamente ciò che il pubblico desidera (la scrittura deve rimanere un piacere), ma ascoltarne i consigli e capire gli errori che si tende a commettere.

Curiosità, Scrittura

Che cosa scrivere quando si è a corto di idee

Buongiorno lettori! Questa mattina non riuscivo a trovare nessuna idea soddisfacente per un articolo da proporre sul blog e quindi ho pensato: perché non scrivere un post su che cosa fare quando non si hanno idee?

Non è la prima volta che mi capita. Ci sono giorni in cui la mia testa esplode di idee creative e altri in cui proprio le trovate del giorno prima non mi soddisfano più.

Ecco quindi una mia mini guida per (ri)trovare l’ispirazione!

Disclaimer: non posso garantire che i miei consigli funzionino su tutti, ma personalmente mi hanno aiutata in diverse occasioni! Magari fatemi sapere nei commenti che cosa fate voi in queste situazioni.

~ Smettete di pensarci

Per assurdo smettere di pensare potrebbe essere la soluzione ai vostri problemi creativi. Potete uscire a fare una passeggiata o dedicare un po’ di tempo alla lettura.

Spostare la mente su un’altra attività e poi tornare sulla scrittura in un secondo momento, vi potrebbe far vedere la pagina bianca da un altro punto di vista.

~ L’ispirazione è attorno a voi

L’ispirazione è ovunque intorno a voi, vi basta diventare osservatori attenti. Tutto può trasformarsi in un’idea, che sia una musica, un oggetto che avete in casa, una conversazione udita per caso…

Osservate e ascoltate!

~ Aiutatevi con alcuni esercizi di scrittura

In alternativa, online trovate numerosi esercizi di scrittura a cui attingere. Forse l’esercizio non darà vita a del materiale che potrete usare nell’immediato, ma vi permetterà di smuovere la vostra creatività e aprirvi a nuove idee.

~ Lasciatevi ispirare da un titolo

Qualche tempo fa Katiuscia di Little K Library ha proposto un simpatico esercizio, che consiste nello scrivere un breve racconto ispirato dal titolo di un libro.

Il suo progetto, chiamato Racconti da un titolo, permette di immaginare una storia (o più semplicemente una scena) che nulla ha a che vedere con la trama del libro, ma è stata ispirata dal titolo dello stesso.

Anche io ho partecipato con un breve racconto, che trovate qui.

~ Parlate con le persone

La vostra più grande fonte di ispirazione porrebbero essere proprio le persone. Fate un giro sui social o parlate con i vostri amici.

Le vite ed esperienze positive degli altri potrebbero contagiare anche la vostra creatività.

~ Fate una lista

Se come me avete momenti più ricchi di idee, approfittate di quegli attimi realizzando una lista di idee, alla quale attingere nei momenti più difficili.

In questo modo non rischiate di trovarvi in questa situazione!

E voi come superate il problema del non avere idee? Vi aspetto nei commenti!

Scrittura

La panchina [RACCONTO]

Buongiorno lettori! Ieri sera non riuscivo a dormire e ho scritto un breve racconto, di getto. Comprendo che non sia nulla di che, ma in queste settimane sono stata bloccata dall’ispirazione e anche solo scrivere qualcosa è stato un passo in avanti. Ho pensato di condividerlo qui. In realtà credo di proseguire, sistemandolo e allungandolo un pochino. Magari fatemi sapere se secondo voi merita un approfondimento.

La panchina

Non so che cosa era stato ad attirarmi verso di lei. Forse il suo abbigliamento, così fuori stagione o il fatto che se ne stesse semplicemente seduta, a occhi chiusi, mentre la neve le cadeva sui capelli. Aveva la testa appoggiata contro lo schienale della panchina e il volto rivolto all’insù, pronta ad accogliere i fiocchi che cadevano dall’alto.
Avevo i piedi congelati e il naso rosso dal freddo, ma rimasi lì, ad osservarla. Pensai di sfiorarle la spalla, almeno per assicurarmi che non fosse morta assiderata.
«Non sono morta, se è questo che ti stai chiedendo.» disse lei, all’improvviso. Aprì gli occhi, ma non alzò la testa. Non mi guardò nemmeno.
«Stai… bene?» domandai. Le mie guance furono invase da un calore insolito.
Lei sospirò. «Sì. Sto meditando.»
Sollevai le sopracciglia, incerto di aver udito bene. «Meditando?»
«Sì, è quello che ho detto.» disse lei seria.
«Oh, okay.»

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Rimasi in silenzio, pensando a come andarmene senza risultare scortese. Avevo la busta della spesa in una mano e un piatto di spaghetti che aspettava di essere cucinato.
Ero uscito controvoglia dal rifugio confortevole del mio appartamento, per avventurarmi nella bufera che aveva colpito la città il giorno precedente.
La fame aveva avuto la meglio e, calzando gli stivali che avevo acquistato in montagna il mese prima, avevo attraversato il parco deserto per raggiungere il negozio di alimentari in fondo alla via.
Non avevo incontrato anima viva, ad eccezione della sconosciuta sulla panchina e di un gruppo di ragazzini che giocava a lanciarsi palle di neve. Una mi aveva colpito sulla schiena, ma prima che potessi imprecare, i teppistelli si erano dileguati tra le risate.
«La neve mi aiuta a pensare.» aggiunse la donna.
Aggrottai la fronte e lei sbuffò.
«Siediti.» ordinò.
«C… come?»
«Siediti e chiudi gli occhi.»
Senza neppure sapere perché mi sedetti al suo fianco. Sentii il freddo penetrarmi nella pelle del fondo schiena. Appoggiai la testa contro allo schienale, guardando il cielo grigio sopra di me. I fiocchi mi cadevano sul viso, dissolvendosi nell’istante stesso in cui toccavano la mia pelle.
«Devi chiudere gli occhi, altrimenti non funziona.»
Avrei voluto chiederle che cosa avrei dovuto sentire, ma decisi di restare in silenzio e feci come ordinava.
Sorrisi.
Carla sosteneva che ero un uomo noioso, che non ero mai stato spontaneo nel corso della nostra relazione. Si sbagliava.
“Fottiti, Carla.” pensai. Un uomo noioso non sarebbe rimasto seduto all’aperto in quelle condizioni atmosferiche.
«Che cosa devo fare ora?» domandai.
«Shh.» mi interruppe lei. «Libera la mente.»
Liberare la mente. Sembrava facile, ma il pensiero di Carla continuava a tormentarmi.
Erano passate due settimane dal suo addio e non c’era istante in cui non avessi pensato a lei. Mi mancava.
Lei mi aveva rinfacciato che era colpa mia se se ne era andata, che non la portavo mai da nessuna parte e che le serate davanti alla televisione l’avevano stancata. Aveva bisogno di qualcosa in più, qualcosa che io non potevo darle.
Avrei proprio voluto sapere che cosa fosse quel qualcosa in più, ma non lo avevo ancora capito.
Insieme alle sue cose aveva portato via dall’appartamento anche Mouse, il gatto siamese che avevamo adottato qualche anno prima; e la routine che aveva fatto parte della mia vita fino a un attimo prima.
Mi ero domandato se Carla si fosse innamorata di un altro uomo, ma era ingiusto cercare di darle una colpa che apparteneva soprattutto a me.
Quella consapevolezza non mi aveva impedito di domandarglielo. Non mi sarei mai dimenticato lo sguardo ferito sul volto di Carla. In quel momento avevo capito: l’avevo persa per sempre.
Cercai di scacciare quell’immagine dalla mente e mi concentrai sul mio respiro.
Dentro, fuori. Dentro, fuori.
Il freddo all’improvviso non mi sembrò più un problema. Riuscivo a sentire i fiocchi cadermi sulla fronte e sulle palpebre, ma non mi davano fastidio, erano come una dolce carezza.
Eravamo due adulti, a occhi chiusi, nel bel mezzo di una tormenta di neve. E non me ne importava.
Dentro, fuori. Dentro, fuori.
Non pensai più a Carla, non pensai al sacchetto con gli spaghetti che avevo abbandonato ai miei piedi e nemmeno al gatto che con tutta probabilità non avrei mai più visto.
C’ero soltanto io. Ero a pezzi, ma ero sempre io.
Vivo.