Scrittura

Testimonianze #1 // La guerra attraverso gli occhi di una bambina

Quando entro nella cucina di mia zia, è china sul tavolo, insieme a due amiche. Davanti a loro noto una scatola di cartone e decine di fotografie sparse sul tavolo. Trovo scatti dei miei bisnonni, nonni, persone che non conosco e persino qualche foto di me e della mia famiglia. Istantanee di generazioni diverse, tutte riunite in una scatola. Non ci sono date o descrizioni, ma mia zia ricorda ogni volto, ogni dettaglio.

Non posso fare a meno di chiedermi che fine faranno quei volti tra dieci, venti o forse cinquant’anni. Chi si ricorderà di loro? Chi racconterà delle loro vite alle generazioni future? Resto in ascolto, faccio domande. Mi perdo nei loro racconti e provo una strana sensazione. È possibile sentire nostalgia per una realtà mai davvero vissuta?

Quando rimaniamo sole sento di non essere pronta a lasciare i ricordi di mia zia. Le faccio altre domande e sento che neanche lei lo è. Mi racconta della guerra, di una realtà vissuta attraverso gli occhi di una bambina. Le chiedo se posso registare la sua voce, le dico che è per una cosa che voglio scrivere. La verità è che, anche se ora sto scrivendo di lei, non voglio dimenticare. Non voglio dimenticare la sua voce, i suoi ricordi, i nostri momenti. Non voglio dimenticare lei.

Zia Agnese mi racconta degli aerei che passavano in cielo, dei bombardamenti in lontananza e di Pippo, il caccia che volava sopra alle loro case durante la notte. Mi racconta del presidio tedesco di fianco a casa sua e di quella volta che cercava suo padre per avvisarlo dei tedeschi nelle vicinanze durante un rastrellamento.

“Avevi paura?” Le chiedo.

È una domanda che mi ronza in testa per tutta la durata della nostra conversazione e, forse, questa non è l’unica volta in cui glielo domando.

Mi dice che ha avuto paura una sola volta, quando mentre correva in un campo si è trovata faccia a faccia con un uomo, che aveva un fazzoletto rosso intorno al viso e che ha saputo poi essere un partigiano di una frazione vicina.

“Eravamo bambini” aggiunge. “I nostri genitori non ce la facevano pesare (la guerra) a noi piccoli. Poco era poco, era poco sempre.”

Mi chiedo se i suoi ricordi siano stati edulcorati con il passare degli anni o se, come mi racconta, i genitori cercavano di proteggere con ogni mezzo i propri figli dagli orrori della guerra.

Mi dice che molti degli avvenimenti accaduti nella zona li ha saputi soltanto diverso tempo dopo. Di quel bambino innocente ucciso “per sbaglio” dai tedeschi, delle lenzuola appese usate come segnali per i partigiani, dei giovani partigiani uccisi nelle frazioni limitrofe…

Zia Agnese ha tanti ricordi. La ascolto con attenzione e vorrei avere tutto il tempo del mondo per farlo. Ho ancora tante domande, ma non voglio stancarla.

La saluto, le dico che tornerò presto. Lo farò. Mi chiede di restare, ma le dico che non posso, devo studiare.

Vorrei avere più tempo, penso, mentre torno a casa.

9 pensieri riguardo “Testimonianze #1 // La guerra attraverso gli occhi di una bambina”

  1. Anch’io ho sempre chiesto a mia nonna della guerra. Anche sopra Ferrara volava Pippo. Mi ha raccontato di come arrivava ai rifugi in bicicletta senza bisogno di pedalare perché era la folla che correva a trascinarla! Prima o poi scriverò di lei. Grazie per questo articolo. A presto

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