Recensioni

La bambina che guardava i treni partire [RECENSIONE]

Un libro che tocca il cuore.

Storia di quel razzismo, atroce e crudele, che costringeva la gente ad aver paura persino di respirare.

“Era il 18 novembre 1940. Il tempo del disprezzo era cominciato”.

Una storia vera.

Un romanzo storico, articolato dall’autore, Ruperto Long, in varie “interviste” in cui viene raccontato il modo in cui la gente che ha “vissuto” la Seconda Guerra Mondiale, lottando, chi con le armi e chi col cuore; non manca il racconto di una delle più spietate SS, Klaus Barbie, di cui tutti avevano più timore.

“Ammiravo il nostro Fuhrer Adolf Hitler. Come erano limpide le sue idee. Gli ebrei devono essere sterminati. Bisogna estirpare gli ebrei”

In risalto vi è il pov di Charlotte, una piccola bambina che è costretta a girovagare in cerca di un riparo dai nazisti, preferendo, alcune volte, persino la compagnia dei topi piuttosto che essere scoperta durante le retate delle SS.

In quel clima di terrore, di continui spostamenti, in un mondo in cui ci si sente estranei, Leòn dà tutto se stesso per la sua famiglia, generando sorrisi, che erano diventati ormai rari e preziosi.

“Quel trasferimento ci fece tirare un sospiro di sollievo. Lo dicemmo a Leòn. Non dimenticherò mai il suo sguardo di orgoglio. Si permise soltanto di abbozzare un sorriso. Non aveva deluso la sua famiglia. Per lui era tutto”.

Gente solidale, uomini approfittatori.

Un finale in cui l’indifferenza regna sovrana fra la gente.

Una famiglia unita sembra essere l’unica cosa che conta.

Potete acquistarlo qui.

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2 pensieri riguardo “La bambina che guardava i treni partire [RECENSIONE]”

  1. Ciao! 🙂 Questo libro mi ispira molto, come la maggior parte dei romanzi storici che trattano questo argomento. L’ultimo che ho letto si chiama Il tatuatore di Auschwitz ed è molto bello. Comunque aggiungerò La bambina che guardava i treni partire alla mia biblioteca e spero di leggerlo presto. Grazie per la recensione 😀

    Piace a 1 persona

  2. Ciao Allyson 🙂
    Ho sentito parlare de “Il tatuatore di Auschwitz”. Non appena la mia mensola dei libri da leggere sarà mezza vuota, lo compreró.
    Tu invece vrdrai che non te ne pentirai.
    Fammi sapere 🙂

    Mi piace

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