serie tv

After Life 2: recensione flash della seconda stagione con Ricky Gervais [No spoiler]

Buonasera lettori! Ieri è uscita su Netflix la seconda stagione di After Life. Se dovete ancora recuperare la prima, trovate la mia recensione qui.

Tony non è ancora pronto ad andare avanti, non riesce a smettere di guardare i video della sua amata Lisa, a rimpiangere le vita che aveva con lei.
Lisa era l’unica cosa speciale che aveva in una vita ordinaria e ora che se ne è andata sente di non avere più nulla.
Ma Tony ha ancora il lavoro nel giornale locale, uno strano assortimento di amici e un padre malato di Alzheimer. E poi c’è lei, Emma, che lavora come infermiera nel ricovero dove vive il padre, ma con la quale non è ancora pronto ad andare oltre una semplice amicizia.
Tra la stesura di un pezzo per il giornale e l’altro, Tony incontra una serie di personaggi eccentrici nella cittadina in cui vive, dalla centenaria che non vede l’ora di morire, al cinquantenne che crede di essere una bambina di otto anni.

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Recensioni

Cronache di un vampiro – Vincoli di sangue #1 [Recensione]

Buona domenica cari lettori! Oggi voglio presentarvi il libro di un blogger e autore che seguo ormai da diverso tempo. Ho conosciuto Giovanni Di Rosa proprio qui su WordPress e sono diventata una fan dei suoi scritti, perciò ero entusiasta quando ha annunciato la sua nuova pubblicazione: Cronache di un vampiro.
Se mi seguite da tempo, sapete che non amo molto i romanzi gotici a tema vampiresco, ma Giovanni mi ha spiegato (nell’intervista che trovate qui) che il suo obiettivo era quello di sdoganare la figura del vampiro, dalla rappresentazione teen degli ultimi anni. Incuriosita dalle premesse ho deciso di leggerlo. Mi sarà piaciuto? Non vi resta che scoprirlo!

SINOSSI

Andreas Rooney è un professore di letteratura nella più antica università del mondo anglosassone. Insegna a Oxford, cittadina britannica sconvolta da un evento inquietante accaduto pochi giorni prima di Natale. Il suo migliore studente, Thomas Crawford, è svanito nel nulla e le indagini attorno alla sua scomparsa non hanno portato a nessun risultato.
Dopo due mesi dalla scomparsa, una donna misteriosa si interessa al professore di letteratura, alla ricerca di una nuova pista di indagine. In molti in città ritengono che Andreas abbia un legame con Thomas e che sia in possesso di informazioni utili al suo ritrovamento.
Andreas, però, è all’oscuro della tragica fine occorsa al giovane, rapito da un predatore senza scrupoli, desideroso di soddisfare i propri appetiti.
Una minaccia, infatti, infesta le strade di una quanto mai spettrale Oxford. Una mostruosità sopravvissuta ai secoli e al progresso si cela nelle ombre e nessuno che si imbatta sul suo cammino potrà dirsi al sicuro.
Gli incubi diverranno realtà, quando i protagonisti di questa storia saranno costretti a trovare il modo di sopravvivere all’attacco di un vampiro.

LA MIA OPINIONE

Come dicevo nell’introduzione, le premesse introdotte da Giovanni presentavano i vampiri in una forma diversa da quella vista nel cinema e in letteratura negli ultimi anni.
L’autore non ha deluso le aspettative, riuscendo a rappresentare la figura mitologica in una chiave diversa, molto più gotica e sensuale.
Si vede che alla base dei personaggi e del loro modo di comportarsi c’è un’importante ricerca storica e folcloristica.
Andreas è uno dei personaggi principali e attraverso i suoi occhi “da umano” veniamo introdotti nel mondo oscuro dei vampiri.
Andreas conduce una vita tranquilla; ha un lavoro rispettabile e nessun legame vincolante.
Ovviamente tutto cambia quando uno dei suoi studenti scompare misteriosamente e, a suo malgrado, si ritrova coinvolto in un mistero più pericoloso di quanto potesse mai immaginare.
Andreas è uno dei personaggi che mi è piaciuto di più, anche se, a mio parere, il più riuscito è Virgilio, che incarna la figura del vampiro tenebroso e assetato di sangue.
Virgilio semina morte nelle strade di Oxford e, a differenza di altri vampiri, si nutre di sangue umano e porta le sue vittime a creare un legame unico con lui.
Virgilio è il personaggio brutale del romanzo, ma l’autore è riuscito a entrare molto bene nella sua psicologia, raccontandoci un evento che lo ha coinvolto diversi anni prima.
Alla fine del romanzo potete trovare un racconto bonus dedicato proprio al vampiro.
Un’altra figura interessante è quella di Annalise, una vampira sulle tracce di Virgilio da decenni.
I due non potrebbero essere più diversi, Annalise cerca di salvare le vittime dalla furia di Virgilio, ma i due sono legati da un passato importante.
Mi sarebbe piaciuto invece scoprire meglio Thomas, ma spero venga approfondito nel prossimo capitolo.

Vincoli di sangue funge infatti quasi da introduzione al mondo di Cronache di un vampiro, che si svilupperà nei prossimi libri.
Come dice l’autore stesso alla fine del libro, nonostante l’impronta gotica del romanzo, i vampiri hanno libero arbitrio. È una puntualizzazione che ho apprezzato molto, perché i vampiri non vengono presentati come figure malvagie, ma sono creature che scelgono “da che parte stare.”
Nel prossimo libro spero che l’autore approfondisca meglio alcuni personaggi e sarebbe interessante vederli anche in altri contesti fuori da Oxford e dintorni.
Mi sono piaciuti i brevi momenti flashback, perché danno l’opportunità al lettore di esplorare meglio la psicologia dei personaggi.

Il mondo di Cronache si presta bene a una saga ricca, magari con un prequel dedicato a Virgilio. Sono curiosa di scoprire che cosa ci riserverà l’autore.
Seguo Giovanni ormai da un po’ di tempo e ogni volta mi sorprende quanto il suo stile si stia evolvendo. Anche questa volta l’editing è ben curato e per essere un libro self, non ha nulla da invidiare alle produzioni delle grandi case editrici.
Nel complesso il libro mi è piaciuto molto e mi sento di consigliarlo a tutti.

Potete acquistare il romanzo qui o leggerlo gratuitamente su kindle unlimited.

Recensioni

L’Alto Nido: recensione flash

Buongiorno lettori,

Oggi voglio parlarvi dell’ultima lettura scelta per il club del libro di cui faccio parte: L’Alto Nido di Roxane Van Iperen, edito Bompiani.

SINOSSI

È una fredda notte di febbraio del 1943 quando la famiglia Brilleslijper arriva all’Alto Nido, una villa nascosta nel bosco poco fuori dal villaggio di Nardeen, a est di Amsterdam. È al riparo delle sue mura che le giovani sorelle Brilleslijper, Lien e Janny, organizzeranno una delle operazioni di salvataggio più audaci della resistenza olandese all’occupazione nazista, proprio sotto il naso dei leader dell’NSB, il Movimento nazionalsocialista olandese, che abitano a poche centinaia di metri dalla grande casa. L’Alto Nido diventa infatti il nascondiglio per decine di ebrei clandestini, che là trovano non solo un posto sicuro dove vivere ma anche il calore di una famiglia allargata e la vitalità di una comune di artisti: mentre la guerra infuria, la villa si riempie di gioia di vivere e della musica che Lien e i suoi ospiti compongono e suonano tra le risate dei bambini. A giugno del 1944 però la sicurezza dell’Alto Nido viene compromessa. Lien e Janny sono arrestate insieme alle loro famiglie e portate nel campo di concentramento di Westerbork.

LA MIA OPINIONE

L’Alto Nido è il risultato di un’importante ricerca bibliografica e storica dell’autrice, che ripercorre la vita di due sorelle ebree, che cercano di sfuggire all’occupazione nazista.
Nel 2012 l’autrice e giornalista Roxane Van Iperen si è trasferita all’Alto Nido, scoprendo, durante i lavori di ristrutturazione, la storia che si cela tra le mura di quel luogo.
Ritrovando documenti, spartiti musicali e oggettistica varia, l’autrice ha provato il desiderio di scoprire qualcosa in più sui precedenti coinquilini, finendo per riscrivere la storia vera delle sorelle Brilleslijper.
Il primo approccio con il libro non è stato dei migliori. L’autrice presenta le sorelle con una serie di informazioni sulla loro vita, troppi dettagli che finiscono per disperdere l’attenzione del lettore. Dall’inizio alla fine del libro ci vengono presentati nomi, date ed eventi storici, nello stesso modo in cui potremmo trovarli in un libro di storia.
Credo che scegliere uno stile diverso per narrare la vicenda, avrebbe potuto renderla molto più dinamica e interessante da leggere.
La storia dell’Alto Nido è incredibile e ho apprezzato parecchio l’intento dell’autrice di darle vita sulla carta. É una storia che va raccontata e condivisa, forse in un modo diverso.

Mi è piaciuto anche che il libro racconti la storia di un paese rimasto neutrale come i Paesi Bassi durante la seconda guerra mondiale, ma comunque occupato dalla violenza nazista. Da “mezza olandese” ho apprezzato ripercorrere la storia di alcuni dei luoghi che ho visitato in questi anni e scoprire alcune vicende più nel dettaglio, come la storia di Anna Frank, che compare nella parte ambientata nel campo di concentramento.

Mi sento di consigliarvelo se amate le biografie ricche di dettagli e volete approfondire questo particolare periodo storico.
Potete acquistare il romanzo qui.


serie tv

Unorthodox: recensione della miniserie Netflix in Yiddish

Dopo qualche giorno di assenza per questioni lavorative, voglio parlarvi di una miniserie Netflix che mi è stata consigliata da diverse persone: Unorthodox. La serie è tratta dall’autobiografia di Deborah Feldman, Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots, uscita nel 2012.

[L’articolo NON contiene spoiler]

La trama

Esty ha diciannove anni e vive in una comunità ebrea ortodossa-chassidica a Williamsburg (New York), insieme al marito Yanky, sposato un anno prima. Ad Esty le rigide regole della comunità stanno strette, vorrebbe dedicarsi alla sua passione per la musica, ma la sua religione non permette alle donne di cantare o suonare uno strumento e così Esty rinuncia alla propria vocazione.

Dopo essersi impegnata per un anno ad essere “una buona moglie”, Esty decide di fuggire a Berlino, dove vive la madre che l’ha abbandonata parecchi anni prima. Senza una casa e con pochissimi risparmi, Esty si rifugia in un conservatorio in città.
Per la comunità chassidica, la fuga della ragazza sarebbe un grande scandalo; Yanky e il cugino Moishe seguono quindi Esty in Europa, con l’intenzione di riportarla a casa.

La mia opinione

Prima di iniziare la visione di questa miniserie, non conoscevo quasi nulla sulla comunità ebrea chassidica. Non conoscevo le loro tradizioni, il ruolo della donna in società e neppure che avessero una propria lingua chiamata Yiddish (un misto tra inglese e tedesco).
Sono rimasta stupita dal modo in cui è stata ritratta la comunità chassidica. La serie non cerca di mostrarla con un’accezione negativa, ma racconta la vita dei personaggi il più fedelmente possibile alla realtà e lascia allo spettatore il ruolo di farsi una propria idea.
Ciò è stato possibile grazie a delle profonde ricerche, che hanno coinvolto tutti i settori della produzione, dai costumi fino alla lingua, che hanno visto la partecipazione di un esperto in Yiddish.
Gli autori hanno definito la serie quasi come un prodotto storico, ambientato però ai giorni nostri. La storia è infatti collocata in gran parte in un quartiere newyorkese, nel quale le tradizioni religiose ebree conservatrici si scontrano con la modernità della società americana.
Più di tutti è stato il ruolo della donna all’interno della comunità a colpirmi e, non lo nego, a farmi commuovere.
Mi chiedo come, nel 2020, ci possano ancora essere così tante donne a non avere una voce, a non poter decidere il proprio futuro e ad essere costrette a sottostare al volere del “capo famiglia”.

All’inizio della serie Esty ha già deciso di ribellarsi alla vita nella comunità, inseguendo il proprio sogno di musicista in Germania. Assistiamo all’evoluzione della donna, che poco alla volta scopre la vera se stessa, soffocata in passato da un matrimonio imposto.
A questo si alternano numerosi flashback, che ci mostrano la vita della protagonista dall’infanzia, all’età adulta.
Il ruolo è interpretato da Shira Haas, attrice israeliana dalle incredibili doti espressive.
Un altro personaggio che mi ha colpita molto è stato quello di Yanky, il marito di Esty. Credo che l’attore stesso, in un’intervista backstage, lo abbia descritto alla perfezione: “He just has one truth and this is the one truth he knows” (Ha soltanto una verità e questa è la verità verità che conosce).
Se da una parte alcuni dei personaggi maschili risultino negativi (sebbene non vengano mai dipinti come tali di proposito), Yanky è un uomo buono che non conosce nessun’altra realtà al di fuori di quella che ha sempre vissuto. Le decisioni che prende, almeno all’inizio, non sono mai sue, ma sono sempre dettate dalla famiglia dell’uomo o dalla religione in cui è cresciuto.
Difficile non chiedersi chi sarebbe potuto essere in circostanze diverse…

Se dovessi trovare una nota negativa, direi che avrei preferito una puntata in più. La storia ci viene infatti raccontata in quattro puntate da 50 minuti, sufficienti per coprire i flashback, ma scarse per la parte ambientata a Berlino. A mio parere il finale è ben fatto, anche se lascia qualche domanda aperta.

Non voglio dilungarmi troppo sulla trama o entrare nei dettagli della religione chassidica, perché vi consiglio di scoprire questa realtà guardando direttamente la serie. Ho comunque intenzione di approfondire l’argomento con il documentario Netflix One of us, consigliato da Beatrice di The Password.

Unorthodox è una serie commovente, curata nei dettagli e con interpretazioni degne di nota. A mio parere una delle migliori ultime uscite su Netflix.


film

I Am Jonas: recensione flash del film LGBTQ Netflix

Buon inizio settimana lettori! Oggi voglio parlarvi di un film che ho visto ieri su Netflix. Si tratta di una pellicola francese del 2018: I Am Jonas, che potete trovare su Netflix.

Jonas è un adolescente riservato senza troppi amici. Le cose cambiano quando a scuola arriva Nathan, con il quale inizia a condividere nuove esperienze. Diciotto anni dopo Jonas è diventato un uomo problematico, che tradisce ripetutamente il proprio fidanzato con uomini conosciuti su Grindr e si lascia coinvolgere in continue risse nei locali.

Il film alterna passato e presente, presentandoci Jonas in due momenti diversi della propria vita. La pellicola accompagna lo spettatore verso gli eventi che hanno cambiato per sempre l’esistenza del protagonista.

Jonas è un uomo profondamente segnato, che usa il sesso come espediente per fuggire da una relazione che potrebbe renderlo felice. Perché Jonas non pensa di meritare la felicità, non quando l’incertezza di ciò che è accaduto diciotto anni prima lo perseguita ogni giorno…

I Am Jonas è un film per la televisione che colpisce con una cinematografia curata e due ottime interpretazioni da parte degli attori nel ruolo di Jonas giovane e adulto.

Sebbene sia un film dalla trama semplice, la narrazione su due archi temporali diversi è usata sapientemente e riesce a donare un aura di mistero alla storia.

Voto: 4/5

serie tv

I Am not okay with this: recensione flash della nuova serie TV Netflix

Buonasera lettori! Oggi voglio parlarvi di una nuova serie televisiva, approdata a fine febbraio su Netflix. Sto parlando di I Am not okay with this, uscita con una prima stagione di 7 episodi.

La protagonista è Syd, una diciassettenne che vive con la madre e il fratellino dopo la morte del padre, suicidatosi qualche anno prima. Dopo l’evento, il rapporto tra Syd e la madre si è incrinato sempre di più.

Syd non deve solo affrontare le difficoltà di un’adolescente come il primo approccio al sesso e la scuola, ma scopre anche di avere un potere soprannaturale, che si manifesta quando prova delle emozioni molto forti. Spalleggiata dal proprio vicino Stanley, Sydney cerca di capire che cosa sta accadendo e come controllare il suo nuovo potere.

Ancora una volta Netflix si cimenta nelle atmosfere pseudo anni ottanta di una piccola cittadina di provincia americana, portando sullo schermo una nuova storia di adolescenti.

I Am not okay with this sta ricevendo ottime recensioni dalla critica, ma devo essere sincera, a me non ha fatto impazzire. Penso che il problema principale sia la durata degli episodi, di appena venti minuti. In un lasso di tempo così breve la serie non ha il tempo di mostrare il suo potenziale, e riesce a colpire lo spettatore soltanto nell’ultimo episodio. Il resto della narrazione è infatti molto lenta, nonostante la brevità degli episodi.

Gli attori sono molti credibili nei rispettivi ruoli, soprattutto Sophia Lillis nei panni della protagonista. Questa prima stagione lascia spazio solo in minima parte ai poteri di Syd, che fungono più che altro da pretesto per presentarci i personaggi.

La stagione si conclude con un cliffhanger che promette una possibile seconda stagione molto più scoppiettante. Come già detto, penso che la serie abbia del potenziale e mi auguro che gli autori sappiano sviluppare la trama al meglio. I Am not okay with this nasce presumibilmente come una serie che si svilupperà con il tempo, perciò è difficile dare un giudizio definitivo.

Non voglio bocciarla o promuoverla, quindi mi riservo di rimandarla alla seconda stagione.

E voi avete visto la serie? Vi è piaciuta?

film

Raccontami di un giorno perfetto: recensione del nuovo film Netflix.

Buongiorno lettori! Oggi partecipo al blogtour di Raccontami di un giorno perfetto, con la recensione del film uscito oggi su Netflix.

Premessa

Lutto, depressione, disturbi alimentari sono solo alcuni dei problemi che possono affliggere gli adolescenti e che molto spesso non vengono notati da chi li circonda.

Ogni anno in Italia muoiono circa 4000 persone per suicidio e il 5,4% della popolazione soffre di depressione, con percentuali in crescita per disturbi come l’ansia, soprattutto tra i più giovani. [ISTAT]

Prevenzione e aiuto possono ridurre questi numeri drammatici. La produzione del film ha fornito un sito web, dove potete trovare alcuni numeri utili. Se conoscete qualcuno che sta affrontando un periodo difficile o se siete voi ad aver bisogno di aiuto, non esitate a contattare i seguenti numeri:

Dall’Italia:

Samaritan Onlus Tel: 800 860022 (da linea fissa) / 06 77208977 (da mobile) -dalle 13:00 alle 22:00

Telefono Azzurro Tel. 1.96.96 – H24/7

Potete trovare il resto dei paesi e dei contatti qui.

Disclaimer: In questa recensione parlerò delle tematiche sopracitate.

Recensione

Violet Mackey, un’adolescente dell’Indiana, si trova sull’estremità di un ponte quando viene notata dal suo compagno di classe Theodore Finch. Da quando sua sorella è morta, Violet ha smesso di vivere. Va a scuola ogni giorno, ma la sua vita si è fermata al giorno dell’incidente.

Violet non sorride più, ma le cose iniziano a cambiare quando Finch entra con prepotenza nella sua vita. La ragazza è affascinata da quel ragazzo, che non si preoccupa affatto di essere considerato un “freak”, uno scherzo della natura, dal resto della scuola.

Insieme intraprendono un viaggio, visitando luoghi all’apparenza insignificanti ma che spesso si rivelano essere proprio quelli più significativi…

Attenzione Spoiler

Il film inizia con l’idea che la storia si focalizzi su Violet, ma ben presto ci si rende conto che Violet è solo uno dei personaggi che compiono un percorso all’interno della storia. Se Violet riesce ad uscire dal proprio dolore con l’aiuto di Finch e della propria famiglia, Finch compie il percorso inverso.

Il film mostra le diverse facce della depressione e dei disturbi mentali. Se da una parte abbiamo Violet, con una fitta rete di supporto, dall’altra abbiamo Finch, che non riesce a chiedere aiuto.

Violet in questo caso rappresenta la persona ignara, che non riesce a capire che cosa stia accadendo a Finch. Ho trovato questa situazione molto credibile, perché i disturbi mentali sono difficili da individuare, anche quando affliggono qualcuno vicino a noi. Chi è depresso spesso fa fatica ad aprirsi agli altri, a comunicare il proprio dolore, e penso che il film abbia saputo trasmettere molto bene questo concetto.

Il gesto di Finch arriva all’improvviso e colpisce lo spettatore proprio perché si trova negli stessi panni di Violet. È in parte ignaro di ciò che sta accadendo al ragazzo. La stessa cosa accade con la migliore amica di Violet, depressa e affetta da bulimia. Il film riesce a mostrare come, a volte, anche le persone più inaspettate possano avere bisogno di aiuto.

Raccontami di un giorno perfetto mi ha stupita molto. Devo ancora entrare nel vivo del libro (di cui uscirà la recensione prossimamente) perciò non sapevo che cosa aspettarmi. Dal trailer mi ero fatta l’idea di un teen movie e in effetti lo è, ma non nel modo che immaginavo. È un film che parla di adolescenti, ma senza ricorrere a stereotipi. È crudo, realistico ed incredibilmente emozionante.

Ho trovato entrambi gli attori protagonisti adatti al ruolo, soprattutto Justin Smith, nei panni di Finch.

Voto: 4,5/5

Non dimenticatevi di seguire il resto delle tappe del blogtour!

Il film è tratto dal libro omonimo, che potete acquistare qui. Ringrazio la casa editrice DeA per avermi inviato una copia digitale del libro e il blog Milioni di particelle per avermi invitata a partecipare al blogtour.

Recensioni

#PrideMonth || What if it’s us [RECENSIONE]

Questo mese è in corso il Pride Month e per l’occasione ho pensato di leggere What if it’s us, un romanzo scritto a quattro mani da Becky Albertalli (Love, Simon) e Adam Silvera.

51G6lgVzXiL._SX329_BO1,204,203,200_.jpgArthur ha lasciato la Georgia per trascorrere l’estate a New York e lavorare in uno studio di avvocati come assistente.
Nonostante New York sia famosa per i suoi musical, che Arthur adora, il ragazzo sente la mancanza dei suoi amici. L’incontro con Ben in un ufficio postale cambia però le carte in tavola. Arthur è convinto che che l’universo abbia portato Ben sul suo cammino, ma prima che possa chiedergli il numero o il suo nome, il ragazzo sparisce.
Entrambi iniziano a cercarsi a vicenda. L’universo ha in serbo per loro una seconda possibilità?

Ho letto (o meglio ascoltato) What if it’s us in inglese su Storytel, l’applicazione per gli audiolibri e sono rimasta piacevolmente colpita dalle voci narranti. La storia è divisa in capitoli alterni, dal punto di vista di Arthur e di Ben e anche la narrazione è stata affidata a due giovani attori (Froy Gutierrez e Noah Galvin) che hanno interpretato benissimo il ruolo, trasportandomi da subito nella storia.
I protagonisti sono entrambi ben caratterizzati, e ho apprezzato quanto le differenze tra i loro status sociali vengano mostrate attraverso frasi o azioni per tutta la durata del libro.
In alcuni tratti ho trovato però Arthur un po’ eccessivo nei modi e stereotipato.
Arthur rappresenta quasi il cliché dell’adolescente gay: iper romantico e amante dei musical.
Ben invece è molto più realistico della sua controparte e ciò può forse dipendere da Adam Silvera, che ha scritto i capitoli a lui dedicati ed è stato lui stesso un adolescente gay.
Un altro aspetto poco realistico è il rapporto tra genitori e figli. Piccolo spoiler: Alla seconda uscita i protagonisti conoscono i rispettivi genitori. Okay, non c’è nulla di male, ma quanti diciassettenni portano a conoscere i genitori alla seconda uscita?

Nonostante questi appunti sopracitati, What if it’s us è una lettura molto piacevole e che mi sento di consigliare.
Il libro è stato scritto a quattro mani, ma anche se ho preferito Ben, lo stile degli autori è molto simile e si amalgama bene.
Se leggete il libro troverete inoltre tanti riferimenti alla “pop culture” da Harry Potter al musical Hamilton.

Nell’autunno 2018 è stato annunciato che il libro diventerà un film nel prossimo futuro.

Vedi anche: [RECENSIONE FLASH] Tuo, SimonUntitled design (3).png

 

Recensioni

Bridget Jones: Un amore di ragazzo [RECENSIONE]

Buongiorno lettori! Dopo un lungo periodo di blocco del lettore mi sono dedicata a una lettura leggera, che completa completa il ciclo della serie di Bridget Jones. Un amore di ragazzo è in realtà il terzo uscito, ma il quarto in ordine temporale.

Che cosa fai se la festa per i sessant’anni della tua migliore amica e il trentesimo compleanno del tuo ragazzo cadono lo stesso giorno? È giusto mentire sull’età quando sei a caccia di appuntamenti on-line? È moralmente accettabile farsi fare la piega quando entrambi i tuoi figli hanno i pidocchi? Ma il Dalai Lama twitta personalmente o delega tutto al suo assistente? La tecnologia è ormai diventata il quinto elemento? O ti stai confondendo col legno? Fare sesso con uno dopo sei settimane di SMS è l’equivalente moderno di sposarsi dopo due incontri e sei mesi di corrispondenza all’epoca di Jane Austen? Con in testa questi ed altri, perfino più gravi dilemmi, Bridget Jones inciampa tra un ostacolo e l’altro della sua nuova vita da mamma single. E intanto twitta, messaggia e butta giù elenchi di cose da fare per risvegliare la sua sessualità assopita, a dispetto di quella che alcuni, con espressione odiosa e sorpassata, si ostinano a chiamare mezza età.

∼ Recensione

Cinque anni dopo la morte di Mark, Bridget si trova ad affrontare il suo nuovo status di vedova e madre single. Spronata dagli amici, dopo un lungo periodo di lutto, Bridget decide di iniziare di nuovo a uscire con degli uomini.
Qualche appuntamento disastroso più tardi, la donna incontra Roxster, un ventinovenne conosciuto online tra un tweet e l’altro; e i due iniziano a frequentarsi.

Bridget è sempre la solita: pasticciona, in perenne lotta contro i chili di troppo e, questa volta, con pidocchi e macchie di cioccolata sui vestiti. Eh già, perché la protagonista è cresciuta, ora ha due figli a cui badare e deve farlo da sola.
L’autoritario ma romantico Mark, del quale tutte ci eravamo infatuate, è morto all’improvviso, lasciando Bridget a fare i conti con le difficoltà dell’essere madre.
La mancanza di Mark un po’ si fa sentire, soprattutto all’inizio. Ma la vita non è sempre “vissero felici e contenti” e Helen Fielding ce lo ricorda molto bene.
Trattandosi pur sempre di una commedia il peso del lutto non è opprimente, ma ci viene ricordato nelle azioni quotidiane di Bridget.
Bridget deve andare avanti, per i suoi figli ma soprattutto per se stessa.

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Ho apprezzato il salto temporale, perché ha permesso alla storia di avere un’impronta più leggera, che altrimenti sarebbe mancata.
Sebbene la maternità sia una parte importante della sua vita, non è il centro del romanzo. Come nei precedenti lo è invece l’amore e la costante ricerca di un uomo da avere al proprio fianco.

Paradossalmente, sebbene rimpianga la presenza di Mark, credo che questo sia il libro migliore della serie. Forse perché descrive una Bridget più matura, più vera. Anche se devo confessare che a volte mi ha decisamente dato sui nervi!
Non ho apprezzato invece l’epilogo di Daniel, che stavo iniziando ad apprezzare nella veste di padrino/baby-sitter.
Inoltre c’è un personaggio, che seppur mi sia piaciuto, è decisamente troppo simile a Mark e sembra quasi una sua copia.

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Potete acquistare il libro qui. Trovate le mie altre recensioni di Bridget Jones qui.

Recensioni

L’amore si moltiplica [RECENSIONE]

Risultati immagini per l'amore si moltiplica pozzolis familyEcco il secondo capitolo stilato dalla Pozzolis family, “L’amore si moltiplica” una lunghissima email scritta da Alice Mangione, che finalmente si è sposata con il comico Gianmarco Pozzolis, in amicizia Giamma.

Un libro in cui vengono trattati molti degli argomenti che stanno a cuore alle neo-mamme, un elenco che va dalle sensazioni provate con il proprio marito prima del parto all’emozione della nascita del figlio, dall’allattamento ai vari modi per far addormentare il proprio pargolo, sempre se il bimbo sia disposto ad abbandonarsi fra le braccia di Morfeo.

Alice cerca di dare, con il suo tocco ironico e diretto e soprattutto sempre senza peli sulla lingua, risposte ai vari dubbi che una mamma alle prime armi possa, legittimamente, avere.

“Come cambierà il mio corpo? Sarò una brava mamma?”

La famiglia Pozzolis anche stavolta è riuscita a fare del suo libro uno stile di vita. Niente trattati enciclopedici, niente saggi sulla medicina, niente termini tecnici medici… solo esperienza! Risultati immagini per l'amore si moltiplica pozzolis family

La donna dai capelli arancioni (tinti) ha parlato di sé e del suoi rapporti con i figli e tutto ciò che riguarda loro (vorrei ricordare che nel primo libro “Un figlio è ho detto tutto”, Alice parla principalmente del rapporto con Giamma, della loro voglia di avere un figlio e dei loro tentativi per centrare il bersaglio).

Come contorno, la storia continua con le relazioni tra la famiglia comica e i vari amici. Quasi sicuramente, i nomi sono inventati, ma non ci metterei la mano sul fuoco, data la “follia” dell’autrice.

Una scrittura scorrevole e lineare, uno stile ironico e sarcastico che a me non è dispiaciuto e un finale “divertente” e soprattutto non scontato. Ma non vi svelo più nulla…

Comprate il libro (qui) e in due giorni l’avrete già finito!