Dibattito

Il Dibattito: è possibile scrivere di luoghi mai visitati?

Buongiorno lettori!

Oggi voglio portare sul blog un nuovo format: Il Dibattito. L’idea è quella di creare uno scambio di opinioni qui e sui social, parlando ogni volta di un argomento diverso. La domanda che vi pongo oggi è la seguente: è possibile scrivere nel dettaglio di luoghi mai visitati davvero?

Qualche tempo fa mi sono imbattuta in un commento su Facebook; una persona sosteneva che è impossibile scrivere di luoghi mai visitati davvero e che uno scrittore dovrebbe concentrarsi su un’ambientazione che conosce, possibilmente italiana.

Ciò non riguarda la categoria degli universi fantasy, ma la narrazione di una storia che avviene in un luogo reale.

Io credo che scrivere di luoghi mai visitati non sia poi molto diverso da ambientare la propria storia in un’epoca passata. Entrambi i casi richiedono un’intensa ricerca, ma non sono impossibili.

Lo ha fatto Daniel Dafoe con Robinson Crusoe, romanzo di avventura ambientato in diversi luoghi del mondo come Africa e Portogallo; o Salgari con le sue numerose opere ambientate tra le Bermuda e le Antille.

Personalmente ho scritto in passato di luoghi mai visitati, come nel mio romanzo scritto a quattro mani, dove io e la co-autrice del libro abbiamo ambientato una parte del libro negli Stati Uniti.

Ovviamente non intendo paragonarmi a nessuno scrittore, ma vorrei condividere alcuni consigli basati sulla mia esperienza, che mi sono stati utili in passato:

  • Lavorate per immagini

Nella stesura delle scene ambientate negli Stati Uniti abbiamo utilizzato Google Earth, Street View e Google immagini per studiare il territorio. È importante informarsi sulla flora e la fauna del luogo che avete intenzione di descrivere.

  • Valutate le distanze

Google Maps è un ottimo strumento per tracciare le distanze e creare una veridicità agli spostamenti dei vostri personaggi da un luogo all’altro.

  • Informatevi su usi e costumi del luogo

Se descrivete un popolo che non conoscete è fondamentale che vi informiate sugli usi e costumi del luogo. Ad esempio: un personaggio che abita negli Stati Uniti difficilmente avrà le stesse abitudini di un personaggio che vive in Italia. Queste abitudini possono riguardare il cibo, il linguaggio, l’abbigliamento, la fisionomia, l’istruzione scolastica ecc…

E voi ritenete sia possibile descrivere un luogo che non si è mai visitato? Vi aspetto nei commenti!

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25 pensieri riguardo “Il Dibattito: è possibile scrivere di luoghi mai visitati?”

  1. Penso che dipenda anche dal tipo di storia che vuole raccontare, se è inventata si possono inventare anche i luoghi.
    Ovvio che se si tratta di un reportage, o di vere esperienze di vita, non si può inventare nulla.
    Io scrivo racconti surreali, però quando si tratta di ambientarli in località veramenti esistenti parlo di luoghi in cui sono stata di persona e che conosco bene.

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  2. Io propendo più per il “no”, MA…
    ci sono tante precisazioni che andrebbero fatte.
    L’unico parere in merito che ho ricevuto da uno scrittore relativamente famoso è un fortissimo consiglio a non farlo.
    C’è chi lo ha fatto, come hai precisato anche tu, ed è diventato famoso, ma secondo me si nota. Il punto è: quanto è grave? Quanto puoi permettertelo e venire comunque pubblicato?
    Naturalmente una ricerca può in parte ovviare alle proprie lacune. Sotto questo aspetto, forse ritengo più fattibile scrivere qualcosa ambientato nel passato, a parità di non conoscenza del luogo. Mi dà l’idea che in un romanzo storico siano permesse più licenze!
    Nelle poche cose che ho scritto in maniera diciamo decente, a volte ho usato il “trucco” di lasciare imprecisata l’ambientazione. Non lo si può fare sempre, però.

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    1. Anche a me è capitato di farlo (lasciare imprecisata l’ambientazione) ma sì, non sempre è possibile.
      Nel mio caso, nel libro che ho scritto a quattro mani, ho dovuto parlare di un popolo nativo americano con usi e costumi e non è stato facile.
      Per questa ragione ho cercato di non abusare i riferimenti alla cultura del popolo, nonostante la ragazza che lo ha scritto con me si sia documentata tantissimo.
      Speriamo di averlo scritto in modo più attendibile possibile, ma immagino non lo sapremo mai davvero!

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      1. Riprovo.
        Come molti, sono convinto che si possa affrontare la sfida di una storia in un luogo che non si conosca, a patto di documentarsi per bene.
        Oggi abbiamo dei grandi vantaggi, a patto di disporre di un accesso a internet: dati statistici, fotografie da sfruttare per le descrizioni, informazioni storiche, dizionari online (anche di espressioni gergali) e video di persone che provengono da quei paesi che potremmo scegliere, o che comunque ci vivono.
        Il problema è solo il tempo.
        Un’altra soluzione, già evidenziata, è quella di inventare un luogo plausibile: potrebbe essere un lavoraccio, ma si avrebbe un posto tagliato su misura per le proprie storie.

        Piuttosto, penso che sia più insidioso il romanzo a sfondo storico: il mondo è pieno di specialisti pronti a citare fonti oscure di ogni genere per dire “il tuo libro è sbagliato”, e non mancano tifoserie di questa o quella tesi storica, specie quando il fatto presenta strascichi sulla situazione politica odierna.

        Io non ho avuto molte possibilità di viaggiare, e ogni volta è stato per periodi molto brevi, dunque quei quattro posti in cui sono stato non posso dire di conoscerli. La mia città, Cagliari, mi è troppo familiare per considerarla un buon teatro di intrighi 😛

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  3. Anche io propendo per il sì. Così come si può scrivere di epoche che non si sono viste. Per i luoghi i dettagli possono fare la differenza, ma su quello ormai ci sono possibilità di documentarsi pressoché illimitate, perciò, se uno ci mette un po’ di impegno, può riuscire nell’intento.

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  4. Ci ho provato un paio di volte, ma si trattava di racconti brevi e Google Maps è stato molto utile! Provando a scrivere un romanzo più lungo però, ho notato che vivere nel luogo in cui si vuole ambientare la storia può dare spunto a tante altre idee che altrimenti non ci sarebbero state in partenza. Credo che dipenda da scrittore a scrittore, io ho bisogno di vedere il luogo di cui parlo, sempre che non sia un luogo fantastico.😅

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  5. Secondo me, si può fare bene documentandosi accuratamente, ma è molto improbabile che riuscirai a “fregare” chi in quei luoghi ci abita davvero. Per dire, quante volte abbiamo storto il naso davanti alla ricostruzione letteraria fatta da uno scrittore statunitense che ambienta il romanzo in Italia e ci piazza quei due o tre stereotipi per far contenti i connazionali? Di solito a noi sembra un’ambientazione un po’ aliena. Quindi per me per quanto si possa mettere bene in pratica è una scelta che finisce per contenere un rilevante elemento di artificiosità poco piacevole.

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  6. Secondo me è possibile ma con riserva. Ci si può informare tantissimo su un luogo ma averlo visitato regala quel qualcosa in più dato dall’esperienza. Capita spesso che alcuni autori descrivano un luogo e poi si scopre che avevano preso ispirazione da un altro dove erano effettivamente stati, a differenza di quello descritto.
    Quindi la mia risposta è che si può fare ma se si parla di un luogo visitato è meglio 😉

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  7. Penso che sia assolutamente possibile con una buona documentazione alla base. Certo che, se l’autore o l’autrice ha visitato o conosce molto bene il luogo di cui parla, così come la gente che vi abita, saprà trasmetterne certe sfumature, sensazioni e atmosfere che solo l’esperienza diretta consente di catturare.

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