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Chemical Hearts: recensione del nuovo film Prime Video con Lily Reinhart

TRAMA

Henry Page ha diciassette anni, non è mai stato innamorato ma considera se stesso un inguaribile romantico.
La sua tranquilla vita da liceale prende una svolta quando incontra Grace Town, una ragazza appena trasferita da una scuola vicina, che entra a far parte della redazione del giornale scolastico al quale lui lavora.
Grace è rimasta parzialmente invalida in seguito a un incidente, che non l’ha segnata solo fisicamente, ma ha stravolto la sua intera vita.
Un giorno Grace accompagna a casa da scuola Henry e, nonostante l’iniziale reticenza della ragazza, i due instaurano un rapporto, che diventa sempre più profondo…

LA MIA OPINIONE

Ero curiosa di vedere il film sia perché adoro i film romantici, sia perché volevo vedere Lily Reinhart in un ruolo differente da quello di Betty nella celebre serie Riverdale. In Chemical Hearts l’attrice è anche produttrice esecutiva.
Il film mi ha però delusa sotto molti punti di vista.

Le interpretazioni degli attori sono buone, ma la chimica tra i due è quasi del tutto assente e le loro interazioni non sono in grado di coinvolgere lo spettatore.
Non possiamo tuttavia attribuire tutta la colpa agli attori, quanto più a una scrittura povera. La sceneggiatura non da la giusta importanza all’introspezione dei personaggi principali.
Se a Grace viene dato più spessore, di Henry non sappiamo quasi nulla, se non che ama praticare il kintsugi, l’arte del riparare con l’oro le cose rotte.
Il suo hobby in realtà è un’interessante analogia del rapporto tra lui e Grace, analogia che sarebbe potuta essere il centro del film.
L’attore Austin Abrams, già visto in Euphoria, fa del suo meglio per portare avanti la trama, ma l‘ostacolo narrativo è troppo forte e il suo personaggio finisce per naufragare in un mare di banalità.

Ai personaggi secondari è offerto uno spazio troppo marginale. Non hanno spessore e non hanno occasione di spiccare.
Chemical Hearts è stata un’occasione mancata nonostante le buone premesse.
Il film avrebbe potuto enfatizzare la distinzione tra i tipi di amore che intercorrono nel film; avrebbe potuto focalizzarsi sulla sofferenza della sorella di Henry e l’amore duraturo dei suoi genitori, ma non fa nulla di tutto questo.
Ho apprezzato il tentativo di dipingere gli adolescenti e l’amore in un modo diverso, meno frivolo ma ricco di difficoltà.
Chi ha avuto una delusione amorosa in adolescenza o ha perso qualcuno, sa che avere quell’età non pregiudica dal provare emozioni forti al pari di un adulto.
Apprezzo quando l’adolescenza nei film si discosta dagli stereotipi sullo stile di The Kissing Booth e simili.
Il film ha anche il difetto di essere troppo lento. Voglio precisare che sono perfettamente in grado di apprezzare un buon film lento quando richiesto, ma in questo caso la lentezza non gli fa alcun favore!

Nonostante abbia bocciato il film per i difetti sopracitati, l’intenzione resta buona. Un lavoro più curato sulla sceneggiatura avrebbe potuto renderlo un buon film.

Voto: 2,5/5

Il film è tratto da un libro, uscito in Italia con il titolo I nostri cuori chimici, dell’autrice Krystal Sutherland.