Recensioni

Bianco Letale: il nuovo romanzo di J.K Rowling [RECENSIONE]

Buonasera cari lettori! Oggi voglio parlarvi del nuovo romanzo di J.K Rowling, scritto con lo pseudonimo da giallista “Robert Galbraith”. Si tratta di Bianco Letale, il quarto volume di una serie con progatonista il detective Cormoran Strike e la sua socia Robin. Sul blog trovate anche le recensioni dei primi tre volumi (#1 #2 #3)

Il post non contiene spoiler perciò potete leggerlo senza timori

51U+gVgk+fL._SX336_BO1,204,203,200_Quando il giovane Billy, in preda a una grande agitazione, irrompe nella sua agenzia investigativa per denunciare un crimine a cui crede di aver assistito da piccolo, Cormoran Strike rimane profondamente turbato. Anche se Billy ha problemi mentali e fatica a ricordare i particolari concreti, in lui e nel suo racconto c’è qualcosa di sincero. Ma prima che Strike possa interrogarlo più a fondo, Billy si spaventa e fugge via. Cercando di scoprire la verità sulla storia di Billy, Strike e Robin Ellacott – una volta sua assistente, ora sua socia – seguono una pista tortuosa, che si dipana dai sobborghi di Londra alle stanze più recondite e segrete del Parlamento, fino a una suggestiva ma inquietante tenuta di campagna. E se l’indagine si fa sempre più labirintica, la vita di Strike è tutt’altro che semplice: la sua rinnovata fama di investigatore privato gli impedisce di agire nell’ombra come un tempo e il suo rapporto con Robin è più teso che mai. Lei è senza dubbio indispensabile nel lavoro dell’agenzia, ma la loro relazione personale è piena di sottintesi e non detti…

Dopo le nozze di Robin e Matthew, il rapporto tra la detective e Cormoran è diventato teso e l’amicizia che li legava sembra essere solo un lontano ricordo. Un nuovo caso, che coinvolge un importante politico porta però i due a lavorare a stretto contatto, per cercare di scoprire la verità. Tra missioni in incognito e pedinamenti, Robin e Cormoran devono anche fare i conti con l’attenzione dei media, in seguito al successo dei casi precedenti. Nel frattempo Robin è costretta ad affrontare il trauma del suo ferimento e un matrimonio che sembra già essere naufragato in partenza.

Bianco Letale riprende, attraverso un ricco prologo, dal finale che aveva lasciato tutti i lettori in sospeso, ambientato durante le nozze di Robin e Matthew; per poi passare a un salto temporale di circa un anno. Non lasciatevi spaventare dalle 784 pagine di questo libro, il più voluminoso della serie, perché vi terrà letteralmente incollati alle pagine. Bianco Letale non è uno di quei libri adrenalinici, ma è così ben strutturato che è impossibile annoiarsi. La Rowling ha la capacità di dare vita a dialoghi, ad esempio tra il protagonista e un personaggio secondario, lunghi anche trenta pagine a volta o più. Un botta e risposta sempre avvincente ed estremamente realistico.

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A colpire è però la caratterizzazione dei personaggi, che non riguarda solo i principali che conosciamo da ormai diversi anni, ma anche i secondari. La scrittrice entra nella psicologia dei personaggi, servendosi soprattutto dei dialoghi e ognuno di loro che compare sulla carta ha una propria anima. La Rowling non si limita a descrivere i protagonisti, ma li fa vivere. Penso a Cormoran e a quel dolore alla gamba, che ogni volta mi è sembrato così reale da finire quasi per sentirlo io stessa.

Ho amato il rapporto tra Robin e Cormoran che, come già detto nella recensione del volume precedente, anche in Bianco Letale ha uno spazio più centrale rispetto ai primi due volumi. I due non hanno mai interazioni troppo esplicite. Il loro è un rapporto fatto di sguardi e gesti, che cresce poco alla volta ma finisce per essere molto intenso.

Devo essere sincera, avrei potuto finire il volume in un paio di giorni, ma non volevo separarmi da Cormoran e Robin. E, anche se non vedevo l’ora di scoprire come si sarebbe concluso il caso, sapere di dover attendere il quinto volume per tornare da loro mi fa stare male.

Ogni nuovo volume di questa serie è un continuo crescendo del precedente e non vedo l’ora di scoprire che cosa ci riserverà in futuro J.K Rowling.

Voto: 5 su 5

Potete acquistarlo qui al prezzo di 20,40€.


Sapevi che esiste anche la serie tv della saga? Scopri di che cosa si tratta qui ⇒⇒ Dai romanzi di J.K Rowling, la serie tv Strike

 

 

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Donne che leggono libri proibiti

Donne che leggono libri proibitiSono sincera… a me un libro o piace oppure non piace.
I libri che non mi piacciono non riesco nemmeno a finire di leggerli.
Lisi Harrison è riuscita a farmi provare qualcosa mai provata.
Questo libro mi è stato regalato a Natale da una mia amica.
Copertina e libro sono riusciti ad attirare la mia attenzione, ma le prime parole non hanno conquistato il mio interesse…
Ho continuato a leggere per dare possibilità di una svolta al libro, che consideravo scialbo ed insipido.
Sfogliando le pagine ho notato che le parole iniziavano a colpire quella parte del mio cervello dedita all’attenzione e senza nemmeno rendermene colpo, ho divorato un libro che  ho letto fino alla sua metà con tanta fatica.

Quattro donne prima e quattro donne dopo condividono un segreto, che dà loro un legame così forte tanto da farle diventare ottime amiche, nonostante fossero perfette sconosciute.

Non è una storia sdolcinata, l’amore fa solo da sfondo.

Un’amicizia vale più di un tesoro ed è ancor più bella se il collante è IL LIBRO.


Gloria, Dot, Liddy e Marjorie sono amiche inseparabili fin dai tempi del liceo. Come tutte le donne degli anni Sessanta hanno desideri che non possono confessare, professioni a cui non possono ambire e compiti che devono adempiere. Ma c’è una cosa che nessuno può negare loro: gli incontri del Club dei libri proibiti. Ogni venerdì di plenilunio si ritrovano, infatti, per appuntamenti segreti in cui condividono letture «scandalose» e le fantasie più intime, liberandosi finalmente da ogni tabù e ogni ipocrisia. Cinquant’anni dopo, la loro piccola biblioteca proibita, per una serie di coincidenze, sarà ereditata da May-June, detta M.J., Addie, Britt e Jules, quattro sconosciute che, senza preavviso, diventeranno parte del Club. E tra scetticismo, tradimenti e riconciliazioni, saranno proprio gli incontri del Club dei libri proibiti a insegnare anche a loro il valore dell’amicizia sincera e della libertà vera: quella di essere se stesse fino in fondo.

Potete acquistare il libro qui.

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Eleanor Oliphant sta benissimo [RECENSIONE]

Buongiorno lettori! Oggi voglio parlarvi di una lettura che ho terminato qualche giorno fa, Eleanor Oliphant sta benissimo, esordio della scrittrice Gail Honeyman.

51uvk9rjJ2L._SX329_BO1,204,203,200_.jpgMi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: benissimo. Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido, perché sto bene così. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate, la mia passione. Poi torno alla mia scrivania e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene. Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata dalla prigione. Da mia madre. Dopo, quando chiudo la chiamata, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto. E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo. O così credevo, fino a oggi. Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E questo ha cambiato ogni cosa. D’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie stesse paure, e non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.


Eleanor Oliphant è una trentenne che, dal termine degli studi, lavora come contabile in un ufficio. Non ha amici o particolari contatti con i colleghi di lavoro, che spesso parlano e ridono di lei; non ha una vita sociale e passa l’intero weekend a scolarsi bottiglie di vodka nel suo piccolo appartamento fornito dai servizi sociali. Eleanor è tremendamente sola, ma la sua vita solitaria prende una piega inaspettata quando, mentre esce dal lavoro con un collega, soccorre un anziano caduto in strada. La gentilezza e le attenzioni dei due sconosciuti la scuotono, aprendole un mondo di possibilità che non credeva esistessero.

“Suppongo che una delle ragioni per cui siamo in grado di continuare a esistere nell’arco di tempo assegnatoci in questa valle verde e azzurra di lacrime è che, per quanto remota possa sembrare, c’è sempre la possibilità di un cambiamento.”

Leggendo questo libro mi sono sentita molto fortunata. Fortunata ad essere circondata da persone che mi vogliono bene, di avere una famiglia amorevole, un marito che mi ama e degli amici attenti e presenti.
A tutti capita di sentirsi soli ogni tanto, certo, ma la maggiorparte delle persone può contare su un appoggio, e alla fine non è mai sola davvero.
Ci sono alcune persone, come Eleanor, che invece non hanno mai ricevuto una carezza o un abbraccio. Gesti che diamo per scontati, sono del tutto assenti nella vita della donna.
La solitudine è il tema centrale di questo romanzo, che la scrittrice ha saputo tessere con estrema attenzione per i dettagli.
Da tanto tempo non leggevo un libro con un personaggio così ben delineato.
Non sono riuscita a capire subito Eleanor, all’inizio la trovavo fastidiosa, con i suoi modi scorbutici e poco gentili.
Non ho potuto fare a meno di chiedermi: avrei evitato una persona come lei nella vita vera? Ammetto che sì, probabilmente lo avrei fatto.
Non lo ha fatto invece il suo collega Raymond, che poco alla volta è riuscito a scalfire la corazza della donna.
E così, grazie a Raymond, per la prima volta Eleanor scopre in significato di amicizia.
Quasi non riesce a credere che qualcuno possa rivolgerle un gesto gentile, è incredula, persino sospettosa. Ma il rapporto con Raymond l’aiuta, poco alla volta, ad affrontare il passato che ha cercato invano di dimenticare.

“Alcune persone – i deboli – hanno paura della solitudine. Ciò che non riescono a comprendere è che possiede qualcosa di molto liberatorio: una volta che ti rendi conto di non aver bisogno di nessuno, puoi prenderti cura di te stesso. Il punto è questo: è meglio prendersi cura solo di sé stessi. Non puoi proteggere gli altri, per quanto ci provi. Ci provi e fallisci – e il tuo mondo ti crolla addosso, brucia e si riduce in cenere.

Ho apprezzato come l’autrice tenga il lettore all’oscuro del passato di Oliphant, fino alla fine. Se parte di me era infastidita dalla mia smodata curiosità, l’altra ha divorato le pagine con avidità.
Al momento non riesco a pensare a particolari difetti di questo libro. Forse mi verranno in mente con una riflessione più attenta, ma per il momento non posso che consigliarvi caldamente questa lettura.

Voto: 5 su 5

Se volete leggere il libro potete trovarlo qui.

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La rana e lo scorpione || Intervista all’autrice Giorgia Sandoni Bellucci

Buongiorno lettori! Oggi vi porto sul blog un’intervista all’autrice emergente Giorgia Sandoni Bellucci, che ci parlerà della sua opera, divisa in due parti, La rana e lo scorpione.

41utqzsCBYL._SX331_BO1,204,203,200_.jpgRiccardo Deggi ha venticinque anni, vive a Modena e da sempre sogna di sfondare nel mondo della musica. Greta Bellei ne ha ventidue, studia Lettere e ancora non ha trovato il suo posto nel mondo. Lui è oscuro, manipolatore e dispotico; lei riservata, elegante e profonda. Mentre l’uno insegue la celebrità, dividendo le sue giornate fra radio e discoteche; l’altra resta a casa a leggere libri, in attesa che il prossimo viaggio la trascini via da quella cittadina di provincia, che sente tanto ostile. Apparentemente i due non hanno niente in comune, eppure basta che un pomeriggio incrocino gli sguardi in biblioteca, per rendersi conto che fra di loro esiste una chimica sottile ed irresistibile; un’affinità elettiva che li rende simili nella sostanza, oltre la forma apparentemente contraria delle loro vite. In verità infatti più che essere opposti, Greta e Riccardo sono complementari. Simili e dissimili come due lati di una stessa medaglia; come le metà di una stessa persona, cui la sorte ha affidato strade distanti, perché venendosi incontro, apprendano quanto c’è dell’uno nell’altro a ogni passo. Stretti da un legame tanto viscerale quanto inspiegabile, i due ragazzi intraprenderanno un viaggio interiore verso l’età adulta, provando a sfidare tutte le paure e i limiti che le loro differenti nature comportano, nel solo tentativo di restare insieme.


Giorgia Sandoni Bellucci nasce e cresce a Modena, lavora come Content Manager e Copywriter. Oltre a occuparsi di contenuti pubblicitari, è autrice di sceneggiature, poesie, segnalate a concorsi nazionali e internazionali e di due romanzi. La rana e lo scorpione è il secondo.


Se volete acquistare il suo libro potete farlo qui.

∼ Ciao e benvenuta sul blog Il lettore curioso. Parlaci un po’ di te e del tuo libro ai lettori che ancora non lo conoscono.

Ciao, grazie per avermi dedicato questo piccolo spazio. Mi chiamo Giorgia, sono una scrittrice indipendente e oggi sono qui per parlarvi del mio nuovo libro, La rana e lo scorpione.

Vorrei iniziare questa intervista dicendovi a che genere appartiene il mio romanzo, ma la verità è che non sono ancora riuscita ad attribuirvi un’etichetta. Potrei dirvi che si tratta di un’opera sentimentale, perché racconta la storia d’amore tra due ragazzi poco più che adolescenti o di un romanzo di formazione, dato che è proprio grazie a questa passione i protagonisti crescono, finendo per riscoprirsi poco a poco adulti. Sicuramente rappresenta uno spaccato generazionale.

Il sentimento che unisce Riccardo e Greta infatti si rivela spesso un pretesto per approfondire le loro vite; per raccontare il rapporto più o meno felice che i giovani d’oggi intrattengono con i genitori, gli amici e i modelli imposti dalla società.

All’interno di una cornice narrativa fatta di slang, rave party e social network, in cui anche i personaggi secondari e i luoghi acquisiscono grande importanza, il mondo de La rana e lo scorpione mostra al lettore cosa significa innamorarsi ai tempi di Facebook, dei viaggi low cost e dello sballo facile. Cosa si prova ad essere adolescenti oggi, se nasci a cavallo dell’Emilia-Romagna, ma ti senti cittadino del mondo.

∼ Com’è nata l’idea per il tuo libro La rana e lo scorpione?

È difficile razionalizzare un’intuizione. Penso che qualsiasi prodotto artistico sia sempre la sintesi di diverse pulsioni: da una parte ci sono le intenzioni letterarie; la volontà di affrontare un determinato tema e di farlo con un certo stile. Dall’altra ci sei tu col tuo bagaglio di essere umano; c’è il tuo modo di vedere il mondo, di sentire la vita. Distinguere con esattezza dove inizi l’uno e finisca l’altro è praticamente impossibile.

Sapevo di voler scrivere una storia d’amore che partisse dalla natura umana; che guardasse alla vita come a una corrente impetuosa; che parlasse della capacità di nuotarvi in mezzo e della voglia di lasciarsi sommergere dal flusso. Volevo creare una storia che fosse intensa, coinvolgente ed immensamente vera, anche a costo di risultare cruda e disturbante. Una di quelle in cui i lettori entrano nella testa dei protagonisti a tal punto da comprendere e giustificare qualsiasi loro scelta, persino la più condannabile.

∼ I protagonisti del tuo libro sono Millennials. Quanto hai influito la tua esperienza personale nella stesura del libro?

Ha influito in parte. Come Greta, anche a me anni fa è capitato di essere attratta da Scorpioni. L’esperienza diretta con persone più deboli di me o fuori controllo mi ha aiutata a descrivere con minuzia di dettagli l’impotenza che si prova davanti all’autodistruzione. D’altro canto il fatto che il romanzo punti a essere verosimile, non significa che la verità messa in scena sia sempre la mia.

Alcune delle scene che ho descritto sono frutto di aneddoti raccontati da amici, conoscenti, sconosciuti raccolti nel corso degli anni e rigettati sulla carta al momento opportuno. Altre sono tributi più o meno espliciti a modelli cinematografici e letterari a me cari, altre ancora – ad esempio le parti che parlano dell’uso di droghe – hanno richiesto letture specialistiche e indagini qualitative sul web. Tutto questo per dire che anche in un romanzo realistico, la licenza poetica è sempre dietro l’angolo 🙂

∼ Quale ragione ti ha spinta a pubblicare in selfpublishing?

Il seflpublishing non è stata la mia prima scelta.

Quando ho inviato il manoscritto ormai un anno fa, ho ricevuto subito diverse proposte da case editrici medio-piccole. Mi sono presa qualche mese per pensare e infine ho deciso di firmare con quella che mi sembrava più promettente. Purtroppo a lungo andare le linee creative e imprenditoriali adottate dall’azienda, nonché il lavoro di editing eseguito sul testo, si sono rivelati molto diversi dalle mie aspettative. Così ho preferito rescindere il contratto, continuare da autrice indipendente e darmi un po’ di tempo per raccogliere i risultati.

∼ Che cosa significa essere un’autrice esordiente al giorno d’oggi? Hai incontrato difficoltà?

Ne ho incontrate, sì. E non poche. Scrivo a tempo pieno per lavoro (faccio la Content Manager in un’agenzia pubblicitaria), a casa per passione e ora mi ritrovo anche a fare l’imprenditrice.

Pianificare strategie promozionali e metterle in atto con costanza non è affatto semplice, eppure ogni volta che vedo una nuova vendita segnata sui report di Amazon, mi sento elettrizzata, come se mi avessero dato la scossa. Creare qualcosa è di per sé emozionante, ma riuscire anche a venderlo, vi giuro, impagabile.

Buffo, dato che fino a un anno fa il mio più grande desiderio – come quello di tanti altri scrittori esordienti – era di pubblicare con una casa editrice. Perché? Beh, se siete scrittori, già lo sapete. Perché non ci riesce quasi nessuno; perché ogni anno sono centinaia i manoscritti che vengono inviati in redazione senza successo; perché pubblicare con una CE riveste il tuo testo di un valore letterario, che in pochi gli riconoscerebbero diversamente.

Quello che però posso dirvi, per esperienza diretta, è che al giorno d’oggi un libro è a tutti gli effetti un prodotto, che risponde ai bisogni di un’audience specifica e che ha bisogno di un’immagine e di un business plan pensati ad hoc, per essere promosso. La piccola-media editoria spesso non ha né i mezzi, né le conoscenze per costruirne di efficaci, specie a livello digitale. Il risultato è che se detieni una buona padronanza delle logiche di web marketing, hai più possibilità di vendere il tuo libro in autonomia tramite la rete, piuttosto che farlo al fianco di un piccolo- medio editore sul mercato tradizionale.

Forse curare un progetto letterario a trecentosessanta gradi all’inizio potrà levarvi tempo, sonno, ma – se lo farete bene – ne varrà la pena, perché saranno i lettori ad attribuire al vostro lavoro il valore che merita.

Ciò d’altra parte non significa che bisogna escludere un contratto a priori. Semplicemente bisogna valutarne bene pro e contro e non gettarsi fra le braccia della prima casa che passa, solo per il gusto di dire “ce l’ho fatta”. Personalmente accetterei di tornare sotto CE, soltanto se questa scelta mi permettesse davvero di fare la differenza in termini di visibilità.

∼ C’è qualche scrittore a cui ti ispiri o ammiri particolarmente?

Sono una fan della letteratura decadente attraverso i secoli, ma non ho uno scrittore preferito.
Mi piace l’umorismo nero di Pirandello, quello snob ma incredibilmente brillante di Oscar Wilde e penso che il virtuosismo espressivo di D’Annunzio sia ineguagliabile. Sono stregata dalla capacità introspettiva che Dostoevskij dimostra in Delitto e Castigo; dalla visceralità filosofica di Kundera ne L’insostenibile leggerezza dell’essere. Quando ho bisogno di ricordarmi che in Emilia c’è di più, tiro fuori un romanzo di Tondelli, se invece ho voglia di viaggiare lontano, opto per Philip Roth: il modo in cui evoca poesia dalla fatiscenza riesce sempre a ridurmi le gambe in poltiglia.

∼ Dalla sinossi del tuo libro vedo che La rana e lo scorpione è un romanzo rosa, che si discosta però dal genere sentimentale che conosciamo, ovvero che “l’amore non trionfa sempre al di là del bene e del male è solo perché in fondo siamo tutti quanti imperfetti e perfettibili in egual misura.” Vuoi parlarci di questa scelta?

Molte scrittrici rosa scelgono di raccontare le storie di protagonisti belli e facoltosi come star del cinema e di ambientarle in grandi metropoli oltremare, dove regna sempre e solo il lieto fine. Lo fanno per permettere al lettore di evadere dalla propria quotidianità; di vivere per poche ore una vita da mille e una notte. È una scelta letteraria come altre, pienamente condivisibile.

Io, al contrario, ho preferito ambientare la storia in Italia e indagare le vite di due ragazzi qualunque, con tutte le loro aspirazioni ed inquietudini; due ragazzi che non sembrano destinati ad avere un lieto fine e che proprio per questo vivono il loro amore ancora più intensamente.

Ho cercato di raccontare una storia straordinaria nella sua ordinarietà, perché non mi interessa trasportare il lettore in luoghi esotici. Non punto a fargli sognare esistenze migliori o a farlo uscire dalla lettura rasserenato. Voglio invece che rimanga inchiodato alla sua quotidianità ad ogni capitolo; col cuore in gola fino all’ultima pagina. Che importa se poi il finale non è quello che si aspetta? Abbiamo detto che si tratta di un libro realistico e nella realtà le storie non sono sempre giuste; non finiscono sempre bene. Anzi, sono proprio quelle sbagliate – quelle che finiscono male – a rimanerci dentro al cuore per sempre.

∼ Per concludere, ti ringrazio per aver partecipato a questa breve intervista e ti chiedo: perché i lettori dovrebbero leggere il tuo libro?

Come accennato prima, penso che non esista un libro buono per tutti. Per questo, invece che dirvi “dovreste leggere il mio libro perché…” vi dico: “Dovreste leggere il mio libro se…”

Se amate le storie d’amore, quelle vere.
Se avete avuto almeno una volta una storia che vi ha consumato corpo e anima.
Se siete giovani e cercate una storia in cui immedesimarvi.
Se siete meno giovani e cercate un modo come un altro per ricordare.
Se siete genitori senza pregiudizi e volete guardare il mondo con gli occhi dei vostri figli.

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Che pasticcio, Bridget Jones [RECENSIONE FLASH]

Buona sera cari lettori! Oggi torno per parlarvi del secondo volume del diario di Bridget Jones, Che pasticcio, Bridget Jones! (Trovate la recensione del primo qui)

51mAF39gSkL._SX317_BO1,204,203,200_.jpgLa vita della single trentenne Bridget Jones è completamente cambiata: fidanzata con Mark Darcy, l’uomo dei suoi sogni, ha finalmente vinto la battaglia contro la bilancia. Innamorata e dimagrita, Bridget scopre ben presto che la convivenza logora persino le relazioni più romantiche. Non le resta che ricorrere ai manuali di self-help, alla scorta di sigarette e allo Chardonnay in frigo, soprattutto quando all’orizzonte compare Rebecca, filiforme, alta, elegantissima e decisamente troppo interessata a Mark.

Finalmente Bridget Jones ha lasciato da parte i vizi (più o meno) per godersi la nuova vita insieme all’affscinante avvocato Mark Darcy. L’idillio dura però poco, perché i guai sono dietro l’angolo, e tra un lavoro che inizia a starle stretto e la bellissima Rebecca, troppo interessata a Mark, la vita di Bridget precipita in fretta.

Se nel primo volume Mark Darcy era poco presente, nel seguito ottiene uno spazio narrativo più ampio. Tuttavia, nonostante Bridget sia ben caratterizzata, Mark rimane enigmatico e poco approfondito.

In questo volume avrei voluto urlare “SVEGLIATI!!!” a Bridget in continuazione. La protagonista ha raggiunto i trent’anni, eppure si comporta come un’adolescente immatura. Non si impegna affatto nel proprio lavoro, sperpera il proprio denaro e non sa che cosa sia la comunicazione! Si mette in continuazione in situazioni spiacevoli, ma non fa il minimo sforzo per cercare di spiegarsi. Questo atteggiamento mi ha a dir poco infastidita! Credo che l’autrice abbia voluto costruire un personaggio goffo e divertente, ma abbia finito per calcare un po’ troppo la mano.

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Sinceramente mi sono chiesta che cosa possa trovare Mark Darcy in una donna come Bridget, perché non ha alcuna caratteristica interessante. E poi diciamolo, è anche abbastanza “stupida”. Non voglio sembrare snob, ma Bridget è un disastro su tutti i fronti e non sa neppure dove si trova la Germania!

Nel primo volume avevo sottolineato le continue lamentele di Bridget sul proprio peso. Per fortuna l’autrice ha corretto il tiro e si sono notevolmente ridotte. Nonostante ciò il seguito è stato meno coinvolgente e lontano dall’iconico film. Le differenze con quest’ultimo sono diverse, come il personaggio di Rebecca, che nel film è una donna che si rivela essere interessata a Bridget e non a Mark; e la presenza più frequente di Daniel Cleaver.

Tutto sommato è stata una lettura piacevole e molto scorrevole, che consiglio se siete amanti del genere. Trovate il libro qui al prezzo di 8,41€.

 

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Io sto con Vanessa [RECENSIONE]

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Un piccolo mio pensiero su un libricino disegnato in cui l’argomento principale è il BULLISMO.

È proprio vero che per certi temi non c’è bisogno di usare parole.

“Io sto con Vanessa”.

Un fumetto senza parole, in cui è espresso tutto ciò che la voce non riuscirebbe a dire.

Il bullismo tra i bambini.

Una nuova bimba viene bullizzata da un suo compagno di classe. Un finale, veritiero, che fa riflettere.

Facciamo sì che vi sia una sensibilizzazione per argomenti del genere.

Cambiamo il futuro.

Perché quella bambina un giorno potresti essere tu o qualcuno a te molto vicino.

Non è una minaccia, eh.

È, purtroppo, un REALE problema al quale DOBBIAMO metterci un punto.

Trovate il libro su amazon al prezzo di 10,96€.

La piccola Vanessa, una nuova studentessa timida e riservata, diventa vittima di un bullo dopo la scuota e corre a casa in lacrime. Un’altra bambina la vede e si preoccupa così tanto da dirlo agli altri compagni. La testimone resta sveglia tutta la notte, in pensiero per l’amica, e al mattino ha un’idea: andrà a prendere Vanessa e l’accompagnerà a scuola. Sulla via, le due sono raggiunte da un altro bambino, poi da un altro e da un altro ancora. Poco a poco un corteo di bimbi sorridenti affianca Vanessa e la scorta fino in classe, mentre il bullo si allontana imbarazzato.”

La segnalazione del mese

Il risveglio del lupo || Il primo capitolo della saga fantasy di Barbara Repetto [SEGNALAZIONE]

Buona giornata a tutti i lettori del blog! Oggi voglio segnalarvi il primo volume di una saga FANTASY della scrittrice Barbara Repetto.

51jnG-qtD3L._SX346_BO1,204,203,200_.jpgTitolo: Il Risveglio del Lupo

Serie: Il Ciclo dei Guerrieri del Sole

Genere romanzo: Fantasy

Data pubblicazione: 12 luglio 2018

Casa Editrice: Lettere Animate Editore

Pagine: 242

Prezzo sul sito Amazon: Cartaceo 11,90€ – Kindle 2,99€ (variabile)

Formato: Cartaceo, ebook

La Terra del Vespro è in guerra da anni, e la guerra non risparmia nessuno. Cederik dovrà purtroppo fare i conti con questa dura realtà, ritrovandosi a soli tredici anni catapultato in un mondo estraneo e violento, privato dei suoi cari e dei suoi beni, senza alcun tipo di speranza per il futuro. Malgrado la nuova condizione d’impotenza, il giovane protagonista non si darà per vinto: accanto al suo padrone e maestro Ser Nemo riconoscerà lo spirito del guerriero che è in lui, e con determinazione e coraggio forgerà un nuovo destino.

ESTRATTO

“Al mondo, tutti nascono con una vocazione: c’è chi ha la musica nel cuore, chi la poesia nello spirito, chi possiede la conoscenza della terra nelle mani e chi, come me, sente qualcosa di più vasto scorrergli nel sangue, una forza potente, il richiamo di un luminoso destino al quale sa di appartenere, come l’acqua al mare, come le stelle al cielo.
Un fiume, per quanto nasca da ripide montagne, non può cambiare il suo corso, non importa quanta strada dovrà percorrere, prima o poi accetterà il suo fato e si unirà a qualcosa più grande di lui, portando a compimento ciò per cui è nato, trovando infine il proprio posto, la sua parte nel tutto.
Nello stesso modo, un giorno, anch’io avrei compreso e trovato il mio posto nella Terra del Vespro.”


∼ L’autrice

Barbara Repetto sogna di fare la scrittrice da sempre, da quando, a soli tre o quattro anni, batteva tasti a caso sulla macchina da scrivere del padre, chiedendo trepidante: “Allora, che cosa ho scritto?!”
Nata e cresciuta a Genova, dove ancora oggi vive, serba nel cuore l’amore incondizionato per la sua città, unito ad un interesse profondo per l’arcano e la magia, e alla predilezione per quei valori, saldi e indissolubili, quali senso del dovere, lealtà e amicizia.


Potete acquistare il romanzo qui e seguire l’autrice sulla sua pagina facebook.

 

Curiosità, Recensioni

Wonder di R.J. Palacio [RECENSIONE]

Buon lunedì a tutti! Mi sono accorta che è da oltre un mese che non pubblico nessuna recensione letteraria. Non ho letto un granché nel mese di agosto, ma conto di recuperare nel periodo autunnale. Oggi vi parlo di Wonder, libro da cui è stato tratto il film dello scorso anno con Julia Roberts e Owen Wilson.

index.jpgÈ la storia di Auggie, nato con una tremenda deformazione facciale, che, dopo anni passati protetto dalla sua famiglia per la prima volta affronta il mondo della scuola. Come sarà accettato dai compagni? Dagli insegnanti? Chi si siederà di fianco a lui nella mensa? Chi lo guarderà dritto negli occhi? E chi lo scruterà di nascosto facendo battute? Chi farà di tutto per non essere seduto vicino a lui? Chi sarà suo amico? Un protagonista sfortunato ma tenace, una famiglia meravigliosa, degli amici veri aiuteranno Augustus durante l’anno scolastico che finirà in modo trionfante per lui. Il racconto di un bambino che trova il suo ruolo nel mondo. Il libro è diviso in otto parti, ciascuna raccontata da un personaggio e introdotta da una canzone (o da una citazione) che gli fa da sfondo e da colonna sonora, creando una polifonia di suoni, sentimenti ed emozioni.

Auggie è un bambino di undici anni affetto dalla sindrome di Trecher-Collins, che gli ha causato una deformità facciale. A causa delle continue operazioni a cui si è sottoposto negli anni, ha sempre studiato da casa, ma ora che deve iniziare la prima media la sua famiglia ha deciso che frequenterà la scuola insieme ai suoi coetanei. Per Auggie è un enorme cambiamento, soprattutto perché è ben consapevole delle reazioni che il suo aspetto fisico suscita nelle persone.

Avevo visto il film Wonder quando è uscito nelle sale lo scorso inverno e l’ho trovato molto carino, adatto a tutta la famiglia. Sono rimasta sorpresa quanto il romanzo sia fedele alla pellicola e le diversità sono proprio minime, se non quasi assenti.

“Ecco cosa penso: l’unico motivo per cui non sono normale è perchè nessuno mi vede così”

Così come il film, anche il libro è rivolto a un pubblico vasto, anche se durante la lettura dei primi capitoli ho pensato fosse più adatto a bambini e adolescenti. Proseguendo, il romanzo alterna però diversi punti di vista, scavando a fondo in ogni personaggio e redendolo adatto anche a un pubblico adulto. Non c’è solo Auggie, con la sua difficoltà a sentirsi accettato, ma c’è anche Via, la sorella che ha sempre imparato a mettersi da parte perché “nessun problema è davvero tale in confronto a ciò che passa sua fratello”. Oltre a mostrarci come Auggie vede se stesso, la scrittrice ce lo presenta attraverso gli occhi delle persone che lo circondano.

Coraggio. Gentilezza. Amicizia. Carattere. Queste sono le qualità che ci definiscono esseri umani e ci spingono, a volte, alla grandezza”.

R.J Palacio è riuscita a tessere una storia adatta a tutti, ma non manca di indagare a fondo di temi importanti. Wonder ci pone anche di fronte a un quesito: come ci comporteremmo come individui se dovessimo incrociare un bambino come Auggie? La stessa autrice ha scritto Wonder dopo l’incontro disastroso con un bambino affetto dalla sindrome di Trecher-Collins.

Secondo me  è un libro che si presterebbe molto bene come lettura nelle scuole perché affronta temi importanti come il bullismo e la disabilità, ma è anche una storia dolcissima di amicizia e amore. Sono certa che molti bambini possano ritrovarsi nel protagonista o nei suoi amici. C’è Auggie stesso con la sua difficoltà a sentirsi accettato e a proprio agio in una società che lo giudica per la sua apparenza; c’è Via, che nonostante l’amore immenso che prova per il fratello ha imparato a farsi sempre da parte; c’è Jack, che nonostante sembri in apparenza un bambino “normale” si vergogna per la propria condizione economica ecc…

Il vero punto di forza del romanzo non è quindi la sola costruzione del personaggio di Auggie, ma il punto di vista di chi come lui si trova ad affrontare l’accettazione di se stessi.

Il mio voto è di 4,5 su 5.

Potete acquistare Wonder su amazon al prezzo di 11,90€.

Il libro continua con altre storie: Il libro di Julia, Il libro di Charlotte e il libro di Christopher, che trovate anche raggruppati in un unico volume.

 

La segnalazione del mese

Sole di stagione di Francesca Innocenzi [SEGNALAZIONE]

Ciao a tutti i lettori del blog! Oggi voglio segnalarvi il libro di Francesca Innocenzi: Sole di stagione.

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Nel corso della vita, rifletteva, splendono molti soli, e ciascuno è un sole di stagione.
Sullo sfondo di una città anonima e indifferenziata si incrociano i destini di tre coppie, tra la vanità di rapporti di facciata, erotismo e segreti inconfessabili.
Al centro della vicenda il giovane Claudio, la sua esistenza precaria e senza progetti, la sua totale indifferenza verso gli altri, la ricerca di una libertà che è il più prezioso bene e la più grande condanna.

∼ L’autrice

Francesca Innocenzi (Jesi, 1980) ha pubblicato la raccolta di racconti Un applauso per l’attore (Manni 2007) e le sillogi di versi Giocosamente il nulla (Edizioni Progetto Cultura 2006) e Cerimonia del commiato (Edizioni Progetto Cultura 2012). Ha curato studi sulla cultura tardoantica e diverse antologie di poesia contemporanea. Sole di stagione è il suo primo romanzo.

Trovate il romanzo sul sito della casa editrice (qui).

Curiosità, serie tv

L’amica geniale questo autunno diventerà una serie tv HBO || prime foto, trailer, sinossi e curiosità

Proprio in queste ore sto finendo il libro L’amica geniale, di Elena Ferrante, titolo scelto per il mio club del libro. Ho recentemente scoperto che il film sarà presto una serie televisiva HBO. Ho raccolto per voi alcune notizie e foto direttamente dal sito ufficiale di HBO, ecco che cosa ho scoperto!

L’amica geniale (My brilliant friend) è una produzione HBO, RAI FICTION and TIMVISION, diretta da Saverio Costanzo (Private, La solitudine dei numeri primi, Hungry Hearts) in arrivo questo autunno.

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Il casting della serie ha avuto una durata di oltre 8 mesi, e quasi 9000 bambini e 500 adulti, provenienti da tutta la Campania, hanno fatto le audizioni per avere un ruolo nella produzione. Elisa Del Genio e Ludovica Nasti sono state scelte per impersonare Elena e Lila da bambine, mentre Margherita Mazzucco e Gaia Girace saranno i due personaggi durante l’adolescenza. In tutto L’amica geniale avrà un cast di ben 150 attori e 5000 comparse.

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L’imponente set di 215mila metri quadrati è stato ricreato in un centinaio di giorni ed è servito a rappresentare il rione, location simbolo della storia.


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“L’amica geniale comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità.
L’autrice scava intanto nella natura complessa dell’amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo passo passo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto. Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l’Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame. ” Link d’acquisto amazon.⇐⇐


E voi avete letto il libro? Che ne pensate di questa serie tv? Fatemi sapere la vostra opinione nei commenti qui sotto!