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The baby-sitter club su Netflix supera le aspettative [recensione flash]

Pochi giorni fa su Netflix è arrivata la prima stagione de Il club delle baby-sitter, ispirata alla celebre serie di libri di Ann. M Martin, uscita tra il 1986 e il 2000.

La serie segue le vite di un gruppo di ragazzine delle medie, che vivono a Stoneybrook, una cittadina del Connecticut. Kristy Thomas, Mary Anne Spier, Claudia Kishi, Stacey McGill e in seguito Dawn Scahfer sono i cinque membri del club delle baby-sitter.
Il club si occupa di offrire un servizio di baby-sitting alle famiglie del quartiere, in cambio di una piccola somma di denaro.
Oltre a dover gestire una piccola attività in crescita, le ragazze devono affrontare i problemi tipici della loro età, dal rapporto con i propri genitori alle prime cotte.

Come nei libri, ogni puntata della serie è narrata da una delle protagoniste.
Il club delle baby-sitter su Netflix rimane molto fedele ai libri, con una narrazione contemporanea. Temevo che la scelta avrebbe rovinato l’essenza dei libri, ma si è rivelata essere una decisione vincente.
Ci sono ovviamente social network e smartphone, ma non manca l’iconico telefono trasparente a linea fissa usato per gli appuntamenti del club.
La serie è perfetta per un pubblico giovane, ma anche per chi è cresciuto con i libri e vuole ripercorrere i ricordi della saga letteraria.

Le protagoniste sono esattamente come le avevo immaginate leggendo i libri, ognuna con una propria distinta personalità, ma Netflix ha voluto dare più spazio anche ai genitori delle ragazze.
Divorzio, responsabilità, crescita e identità di genere sono solo alcuni dei temi trattati nelle prime dieci puntate. La narrazione è fresca, giovanile e ricca di storyline interessanti. Quando prende le distanze dalla saga letteraria lo fa per renderla più contemporanea, ma anche meno infantile.
Una menzione va riservata alle giovani attrici protagoniste, perfette nei rispettivi ruoli.

Voto: 4,5/5

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5 set di LEGO ispirati a film e serie tv

L’azienda LEGO è nata nel lontano 1932 in Danimarca ed è cresciuta fino a diventare un brand conosciuto e amato in tutto il mondo. A partire dai primi anni Duemila, LEGO ha iniziato a commercializzare set ispirati a cartoni animati e film.
Oggi voglio presentarvi alcuni dei set più belli ispirati a film e serie tv, che potete ancora trovare in commercio.

Set Friends

Il set LEGO di Friends è uscito lo scorso anno in occasione del 25esimo anniversario dall’uscita della serie. Il set è una rappresentazione del locale Central Perk e include 7 minifigure: Ross Geller, Rachel Green, Chandler Bing, Monica Geller, Joey Tribbiani, Phoebe Buffay e Gunther.

Prezzo: 69,99€
Link di acquisto: Amazon

Set Stranger Things

Il set “Sottosopra” è ispirato alla serie Netflix Stranger Things, si può capovolgere per passare da un mondo all’altro. Include 8 minifigure di Stranger Things: Eleven, Mike Wheeler, Lucas Sinclair, Dustin Henderson, Will Byers, Joyce Byers, Jim Hopper e il Demogorgone.

Prezzo: 199,99€
Link di acquisto: Sito Lego ufficiale

Set Star Wars

Il set Millenium Falcon è ispirato alla saga cinematografica Star Wars. Include 7 personaggi LEGO Star Wars(tm): le minifigure di Finn, Chewbacca, C-3PO, Lando Calrissian e Boolio, più i droidi LEGO R2-D2 e D-O.

Link d’acquisto: Amazon
Prezzo: 149,90€

Set The Avengers

I set LEGO ispirati a The Avengers sono numerosi, dal set del quartier generale, alla sala delle armature di Iron Man.

Prezzo: a partire da 9,99€
Link d’acquisto: Amazon

Set Harry Potter

Negli anni sono usciti tantissimi set di Harry Potter, ecco alcuni tra i miei preferiti:

  • Castello di Harry Potter 399€
  • Sala grande 99€
  • Campo da Quidditch 39,99€
  • Hogwarts Express 78,20€
  • Torre di Astronomia 101,04€

Link d’acquisto: Amazon


Qual è il vostro set preferito? Vi aspetto nei commenti!

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5 tra le serie tv più brutte mai concepite

Vi capita mai di guardare una serie così brutta che vorreste cancellarla per sempre dai ricordi? Oggi parliamo di 5 serie televisive che vorrei non aver mai visto! Non dimenticate di farmi conoscere le vostre, come sempre, nei commenti.

Settimo Cielo

Non possiamo che iniziare da una serie televisiva che ha accompagnato l’infanzia e adolescenza di molti millenials. Sto parlando di Settimo Cielo, conclusasi nel 2007 dopo ben 11 lunghissime stagioni.
Da bambina i Camden mi sembravano come una famiglia delle tante, ma crescendo mi sono resa conto di quanto Settimo Cielo fosse una serie bigotta e cringe.
I momenti da dimenticare sono tanti, tra i quali spicca il famoso episodio della marijuana, di cui vi lascio un estratto esilarante qui sotto.
Ogni puntata si concludeva con un sermone del Reverendo sui “pericoli” adolescenziali dei quali finivano vittima sistematicamente i figli, dalla discoteca ai tatuaggi.
Come se non bastasse, qualche anno dopo la fine dello show il reverendo protagonista si è dichiarato colpevole di pedofilia.

Paso Adelante

Lasciamo gli Stati Uniti per rifugiarci in una scuola di ballo e recitazione a Madrid, con Paso Adelante, una delle serie peggio recitate che abbia la sfortuna di ricordare.
Devo ammettere di essere stata una dei tanti italiani che attendeva tutti i pomeriggi dopo scuola un nuovo episodio e mi piaceva talmente tanto che avevo persino acquistato l’album di figurine (probabilmente i soldi peggio spesi in gioventù).
A mia discolpa e a discolpa di tutti i millenials fan di Paso Adelante, non avevamo di certo il vasto catalogo che hanno gli adolescenti oggi, tanto meno una connessione internet decente per impegnare il dopo scuola.
Ma perché Paso Adelante si conquista il mio personale titolo di “serie brutta”? Vi lascio la recensione di Barbascura X che riassume il mio pensiero in un divertentissimo riassunto!

La vita segreta di una teenager americana

Brenda Hampton, creatrice di Settimo Cielo, ha il “merito” di aver dato vita a un’altra serie tv inguardabile: La vita segreta di una teenager americana.
La trama della serie segue la vita di una quindicenne, Amy, che scopre di essere rimasta incinta per errore.
Sinceramente ho rimosso quasi del tutto gli sviluppi della trama, ricordo solo una noia mortale nel guardarla e soprattutto una rappresentazione inesatta degli adolescenti.

The I-land

Uno show decisamente più recente è The I-land, uscito su Netflix nel 2019 con la prima stagione. La serie, che sembrava volersi ispirare a Lost, è stato un flop clamoroso e si è conquistata l’8% su Rotten Tomatoes.
La trama è confusa e i personaggi sono insignificanti. Difficile salvare qualcosa nella serie!

No Good Nick

In lista devo includere un altro prodotto Netflix, una comedy uscita nel 2019 e cancellata dopo una sola stagione: No Good Nick.
Nick è un’adolescente che viene accolta in una famiglia formata da Ed, Liz e i loro due figli. Lo scopo della ragazza è di vendicarsi dei genitori adottivi, ma vivere con loro cambierà i suoi piani.
No Good Nick dovrebbe essere una comedy ma le battute sono assenti o davvero mal scritte. Un peccato, soprattutto perché ho apprezzato Sean Astin e Melissa Joan Hart, ma la sceneggiatura era pessima.


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Generazione seriale: il libro perfetto per chi ama le serie tv [Recensione]
Le case più famose di film e serie tv riprodotte in The Sims 4
Le 10 serie tv da non perdere sulle forze dell’ordine

Libri e serie tv, serie tv

Il club delle baby-sitter: tutto sulla serie netflix in arrivo + trailer

Circa quindici anni fa, quando frequentavo le medie, ero una fan sfegatata di una serie di libri dell’autrice statunitense Ann M. Martin: Il club delle baby-sitter.
I libri della serie, circa 200, sono usciti tra il 1986 e il 2000. La saga ha ottenuto un grande successo, vendendo oltre 180 milioni di copie nel mondo.

I libri seguono le vite di un gruppo di ragazzine delle medie, che vivono in una cittadina del Connecticut. Kristy Thomas, Mary Anne Spier, Claudia Kishi e Stacey McGill sono le quattro fondatrici del club delle baby-sitter, al quale si aggiungeranno, nel corso della saga, nuovi membri. Il club si occupa di offrire un servizio di baby-sitting alle famiglie del quartiere, in cambio di una piccola somma di denaro.
Ogni volume è narrato dal punto di vista di una delle ragazze, che devono affrontare i problemi tipici della loro età. Nella saga non mancano momenti di spensieratezza come le prime cotte, ma anche tematiche più serie come il divorzio e il lutto.

Lo scorso anno Netflix ha annunciato la realizzazione di una serie tratta dai romanzi e qualche giorno fa è stato rilasciato il trailer ufficiale. L’uscita della prima stagione è prevista il 3 luglio.

La serie di Netflix si manterrà abbastanza fedele ai romanzi, anche se sarà ambientata ai giorni nostri per avvicinare un pubblico più giovane. Non mancherà però l’iconico telefono simbolo del club!

Le prime impressioni della serie sono molto positive. Sono felice che siano state scelte attrici vicine all’età delle protagoniste dei romanzi, e anche che abbiano mantenuto le loro caratteristiche fisiche e caratteriali.
Anche se sono fuori target, non mancherò di seguire la serie con interesse e, siamo sinceri, con parecchia nostalgia.

E voi conoscevate la saga letteraria? Vi piacerebbe leggere una recensione dei libri? Vi aspetto nei commenti!


In Italia la saga è uscita di recente in versione graphic novel con la casa editrice Il Castoro. Potete trovare i volumi su amazon.


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Pride Month: tutte le serie e i film LGBTQ+ su Netflix

La scorsa settimana vi ho parlato dei film disponibili su Prime Video in occasione del Pride Month.
Anche Netflix ha creato una ricca selezione di film e serie tv con personaggi LGBTQ+.

Netflix film e serive tv lgbtq+

Ecco alcuni dei titoli più interessanti:

FILM

Chiamami col tuo nome
Below her Mouth
La vita di Adele
Alex Strangelove
L’altra metà
Handsome Devil
I am Jonas
Holding the man

SERIE TV

Sex Education
Skam Italia
Grace & Frankie
Pose
Sense 8
Orange is the new black
Glee
Hollywood
The Politician
AJ and the Queen
Tales of the city
Special

Questi sono solo alcuni dei film e serie tv del catalogo, ma trovate anche documentari, stand up comedy e show televisivi. Potete consultare tutte le proposte sul sito ufficiale.
Quale film o serie tv mi consigliate? Vi aspetto nei commenti!

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Generazione Seriale: personaggi LGBTQ+ nelle serie tv [estratto+intervista]

Oggi voglio presentarvi il nuovo libro di Giovanni Di Rosa, un saggio sul mondo della serie televisive. In particolare scopriamo alcuni estratti, tratti da un capitolo focalizzato sui personaggi LGBTQ+ nelle serie tv.
Ho anche avuto occasione di fare un paio di domande a Giovanni. Scopriamo tutti i dettagli insieme!
[P.s Alla fine del post troverete una sorpresa speciale!]

Buongiorno Giovanni e bentornato sul blog! Oggi ci presenti un libro speciale: Generazione Seriale. Com’è nata l’idea di questo libro e di che cosa parla?

Giovanni: Ciao Feliscia, grazie per avermi ospitato anche questa volta sul tuo blog. Generazione seriale è il mio ultimo progetto e si tratta di un saggio di critica televisiva, dedicato al mondo delle serie TV. Potrei dire che l’idea c’è sempre stata. Le serie sono una delle mie più grandi passioni. Ho semplicemente pensato di combinare tutte le ore passate davanti a uno schermo con il mio amore per la scrittura per creare questo libro. Non parlo solo di serie, o, per lo meno, non ne parlo in maniera astratta. L’obiettivo di “Generazione seriale” è approfondire la generazione dei millennials, il rapporto fra i millennials e le serie tv e la loro rappresentazione negli show televisivi. Sono partito dalla mia generazione perché è quella che ha assistito a una nuova profonda evoluzione del media televisivo e all’avvento delle piattaforme in streaming che ha attestato la trasformazione del telespettatore in un’epoca dominata dalla transmedialità.

L’estratto che ci presenti oggi si focalizza sulla rappresentazione della comunità LGBTQ+ nelle serie televisive. Secondo te la televisione ha finalmente raggiunto la giusta inclusività? O credi che ci sia ancora parecchia strada da fare?

Giovanni: Sì, è stato molto interessante fare le ricerche per questo capitolo, che io ritengo essere fra i più importanti dell’opera. Devo dire la mia. Le serie TV, per molti versi, stanno facendo quello che altri prodotti non riescono a fare. In uno show televisivo moderno la presenza di personaggi LGBT non è più utopia. Anzi, mi rendo conto che ci sono aziende – come Netflix – che puntano proprio sulla loro inclusività. Mi dispiace un po’ vedere che gli uomini gay sono ancora più rappresentati delle donne gay o dei transessuali, ma di sicuro posso dire che le serie televisive stanno proponendo messaggi inclusivi. Lo stesso, purtroppo, non accade nel cinema e anche nei programmi di informazione è ancora frequente che persino il linguaggio utilizzato per parlare di omosessualità, bisessualità o transessualità non sia quello adeguato.

“Gli show televisivi che hanno desiderato parlare di omosessuali e raccontarne le storie nei primi anni 2000 hanno intrapreso due differenti percorsi. O hanno cercato di delineare le persone LGBT come individui alle prese con tutti i drammi e le difficoltà di fare coming out e di trovare un modo per far funzionare la propria vita. Assumendo, dunque, uno stile di vita e un modo di fare che non li esponesse troppo alle critiche e che non li facesse notare in modo eccessivo (mi viene in mente il personaggio di Jack McPhee, interpretato da Kerr Smith, in “Dawson’s Creek”). Oppure hanno cercato di raccontare la comunità gay in modo più realistico e senza filtri.”

A chi è rivolto questo libro e qual è il capitolo di cui vai più fiero?

Giovanni: E’ rivolto a tutti gli appassionati di serie televisive. Anche se c’è un focus sulla generazione dei millennials, si parla di evoluzione della televisione e di società e costumi. Può essere interessante per qualsiasi appassionato di televisione. E ci tengo a fare una specificazione. Le serie televisive rientrano nel media televisivo. Purtroppo esiste un pregiudizio nei confronti della televisione. Alcune persone pensano che se si dica televisione, si intenda soltanto la televisione generalista, i reality e i programmi spazzatura. C’è proprio una difficoltà linguistica dettata da un pregiudizio. Alcune persone, per fare un esempio, hanno commentato dei miei post su questo saggio, dicendo che odiano la televisione (pur amando le serie televisive), il che mi ha proprio confuso e mi ha spinto a voler chiarire questo punto. Nel libro non parlo di “Uomini e donne” o dei programmi della D’Urso, state tranquilli. Comunque, riferendomi al capitolo di cui vado più fiero, devo sicuramente rispondere “Una generazione fallimentare”. Parlare dei miei coetanei e della loro rappresentazione televisiva è stato il momento più intenso e soddisfacente del processo di scrittura. Ci sono tanti tipi di millennials e sono tutti accomunati da alcuni problemi che, ormai, sono sotto gli occhi di tutti. Viviamo un periodo storico pieno di incertezze in cui sembra che sia diventato proibito anche sperare di avere l’indipendenza economica e le risorse per costruire una famiglia, figuriamoci sognare il successo. Spero che il mio libro possa stimolare una riflessione nei miei lettori e proporre una divertente e interessante indagine sulla nostra realtà.

“Will & Grace”, sotto molti punti di vista, può essere considerata davvero una pietra miliare nell’evoluzione della rappresentazione della comunità LGBT in televisione. La serie creata per la NBC da Kohan e Mutchnick stravolse le regole del gioco, facendo diventare una serie in cui tre dei quattro personaggi principali non si identificavano come etero una vera e
propria hit televisiva. Molto più di altre sitcom “Will & Grace” decise di osare e lo sforzo venne ripagato, riuscendo a far diventare popolari anche nella popolazione eterosessuale personaggi gay che non si nascondevano o che non rinunciavano alla propria vita sentimentale (personaggi agli antipodi, dunque, rispetto a Jodie di “Soap”).”


Ho avuto occasione di leggere un capitolo del libro in anteprima, di cui ho inserito due brevi estratti e sono colpita dalla cura che Giovanni Di Rosa ha messo nel trattare la tematica.
Come sono cambiati i personaggi LGBTQ+ negli ultimi anni e come è cambiata la percezione del pubblico?
Giovanni affronta l’evoluzione della rappresentazione LGBTQ+ in televisione, dagli esordi fino ai giorni nostri. Nel farlo analizza alcune tra le serie televisive che più hanno segnato la storia moderna, da Will & Grace a Glee.
La rappresentazione della comunità LGBTQ+ in televisione è soltanto una parte del libro e non vedo l’ora di scoprire per intero che cosa offre Generazione Seriale.
Credo che il progetto di Giovanni sia unico e possa interessare a tutti gli appassionati di serie televisive.

Come promesso, oggi Giovanni ha messo a disposizione per voi una promozione speciale. L’ebook sarà infatti disponibile gratuitamente per 24 ore. Vi consiglio di appofittarne! Per scaricarlo su Amazon, potete cliccare qui.


SINOSSI

Conoscere i nostri tempi per il tramite delle serie tv.
Molti credono che dalla televisione non si possa apprendere nulla, ma si sbagliano. Negli ultimi vent’anni gli show televisivi hanno assunto un ruolo di primo piano, non solo nei palinsesti ma anche nelle nostre vite, offrendo uno spaccato della realtà più o meno attendibile.

Avete mai pensato di indagare l’evoluzione della nostra società e dei nostri costumi attraverso le serie tv? Questo è quello che si prova a fare in “Generazione seriale”, un viaggio nel mondo della televisione per comprendere non solo i tempi moderni ma anche una generazione, quella dei millennials, che ha assistito all’evoluzione e all’ascesa delle serie televisive. Dalla rinascita creativa degli anni Novanta fino all’avvento delle piattaforme di streaming.

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Generazione seriale – Un viaggio nel mondo delle serie tv [SEGNALAZIONE]

Buongiorno lettori! Oggi sono felice di segnalarvi un saggio scritto da Giovanni Di Rosa, che molti di voi conoscono dal blog Serial Escape.
Il saggio in questione, Generazione seriale, affronta un viaggio nelle serie tv che tutti noi abbiamo amato.
Al momento è disponibile su Amazon al prezzo di 2,69€ in versione ebook e 5,96€ in versione cartacea. Potete inoltre leggerlo gratuitamente su Kindle Unlimited.

SINOSSI

Conoscere i nostri tempi per il tramite delle serie tv.

Molti credono che dalla televisione non si possa apprendere nulla, ma si sbagliano. Negli ultimi vent’anni gli show televisivi hanno assunto un ruolo di primo piano, non solo nei palinsesti ma anche nelle nostre vite, offrendo uno spaccato della realtà più o meno attendibile.

Avete mai pensato di indagare l’evoluzione della nostra società e dei nostri costumi attraverso le serie tv?

Questo è quello che si prova a fare in “Generazione seriale”, un viaggio nel mondo della televisione per comprendere non solo i tempi moderni ma anche una generazione, quella dei millennials, che ha assistito all’evoluzione e all’ascesa delle serie televisive. Dalla rinascita creativa degli anni Novanta fino all’avvento delle piattaforme di streaming.


Da appassionata di serie tv non vedo l’ora di leggerlo! E voi?
Vi anticipo che a breve, in occasione del Pride Month, ci sarà anche un post speciale dedicato al libro. Quindi continuate a seguire il blog per scoprirne di più!

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6 serie tv da guardare se hai amato Una mamma per amica (Gilmore Girls)

Gilmore Girls è stata una delle serie tv più seguite nei primi anni 2000 e ancora oggi continua ad attirare nuovi fan, anche grazie al recente revival firmato Netflix.
A quattro anni dall’uscita del sequel, i fan continuano a sperare in una nuova stagione, anche se per ora non si hanno notizie ufficiali.
Oggi voglio parlarvi di altre serie tv che hanno caratteristiche in comune a Gilmore Girls.
Ovviamente le serie in questione hanno una trama diversa, ma ricordano per diversi elementi la famosa serie con Lorelai e Rory Gilmore. Scopriamole subito insieme!

Hart of Dixie

Zoe Hart è una dottoressa di New York, che si ritrova all’improvviso in Alabama in seguito a una delusione professionale. Abituata agli agi della città, Zoe deve adattarsi ai ritmi della cittadina di Bluebell, dall’invadenza dei suoi abitanti ai triangoli amorosi.
In comune con Gilmore Girls ha lo spirito di una piccola città americana, ricca di personaggi eccentrici.

Stagioni: 4
Dove: Fox Life

Men in trees

Men in trees è una serie del 2006, ambientata in una località sperduta dell’Alaska, Elmo, abitata soprattutto da uomini. La protagonista è Marin, una scrittrice di best seller che ha ottenuto la fama consigliando alle donne single come trovare l’uomo perfetto.
Mentre è in viaggio, Marin scopre che il fidanzato la tradisce e rimane bloccata a Elmo, dove proverà a ricostruirsi una nuova vita.

Stagioni: 2
Dove: Non trasmessa in Italia al momento

Virgin River

Nel 2019 Netflix ha prodotto la prima stagione di Virgin River, serie tratta dai romanzi di Robyn Carr.
Melinda accetta un lavoro come infermiera nella cittadina di Virgin River, in una zona remota della California. La donna è partita per fuggire al suo doloroso passato, ma è costretta di nuovo a farvi i conti quando conosce gli abitanti di Virgin River, tra i quali un affascinante barista.

Stagioni: 1+
Dove:
Netflix

La fantastica signora Maisel

Vincitrice di diversi Golden Globe, La fantastica signora Maisel è uno dei prodotti di punta di Prime Video. La serie ha in comune la stessa scrittrice di Gilmore Girls (Amy Sherman Palladino) ed è facile riconoscere i tratti del suo stile.
La protagonista è Miriam Maisel (detta Midge), una casalinga ebrea che vive a New York negli anni ’50. Dopo che il suo matrimonio entra in crisi, Midge sfoga la propria frustrazione sul palco di un club, dove scopre il proprio talento per la stand up comedy.
Potete leggere la recensione qui.

Stagioni: 3+
Dove: Prime Video

Sweet Magnolias

Dopo Virgin River, da poco più di una settimana su Netflix è disponibile un’altra trasposizione dei romanzi di Robyn Carr: Sweet Magnolias.
Maddie, madre di tre figli, si è separata dopo aver scoperto che il suo ex marito ha messo incinta un’altra donna. Insieme alle sue migliori amiche, la chef Dana Sue e l’avvocato Helen, apre una spa in una cittadina caratteristica del Nord Carolina.

Stagioni: 1+
Dove: Netflix

Jane the Virgin

Jane ha ventitré anni, un bellissimo ragazzo e il sogno di diventare una scrittrice. La sua vita viene scossa quando rimane incinta per errore e deve fare i conti una lunga serie di sconvolgimenti, dall’incontro con la sua ex fiamma Rafael, alla scoperta che suo padre è una star delle telenovelas.

Stagioni: 5
Dove: Netflix

film, serie tv

Vi consiglio un libro, un film e una serie tv nella giornata mondiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia #2

Buongiorno lettori! Oggi 17 maggio è la giornata mondiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia e, come l’anno scorso, ho pensato di consigliarvi un libro, un film e una serie tv. Potete recuperare i consigli dello scorso anno qui.
Per quest’anno, anche visto il periodo difficile, ho deciso di orientarmi su alcune scelte che fossero più “leggere” e divertenti, ma non per questo meno interessanti.

Voglio iniziare con un libro leggero ma molto carino che ho letto lo scorso anno in occasione del Pride Month. Si tratta di What if it’s us, scritto a quattro mani da Becky Albertalli e Adam Silvera.

Arthur ha lasciato la Georgia per trascorrere l’estate a New York e lavorare in uno studio di avvocati come assistente.
Nonostante New York sia famosa per i suoi musical, che Arthur adora, il ragazzo sente la mancanza dei suoi amici. L’incontro con Ben in un ufficio postale cambia però le carte in tavola. Arthur è convinto che che l’universo abbia portato Ben sul suo cammino, ma prima che possa chiedergli il numero o il suo nome, il ragazzo sparisce.
Entrambi iniziano a cercarsi a vicenda. L’universo ha in serbo per loro una seconda possibilità?
Potete leggere la mia recensione qui.

Continuiamo con un film uscito di recente su Netflix: The half of it. (L’altra metà)
Il film si pone come una rivisitazione contemporanea del Cyrano de Bergerac e racconta la vita di Ellie, una ragazza di origini asiatiche che vive con il padre nella cittadina di Squahamish. Ellie ha una vita modesta e riesce a sopravvivere vendendo compiti scolastici ai propri compagni di liceo. La sua vita cambia quando un ragazzo, Paul, la assume per aiutarlo a conquistare la figlia del pastore. Ellie finirà però per provare dei sentimenti per la ragazza, con il rischio di rovinare la sua nuova amicizia con Paul.
Il film non è solo il racconto di una storia d’amore, ma è un coming-of-age molto curato, che tratta tematiche come l’immigrazione, la religione e il timore per il futuro.

Concludiamo con una serie televisiva che sta riscuotendo un grande successo su Netflix e che al momento conta due stagioni. Sto parlando di Sex Education, una serie divertente ma che non manca di trattare alcuni temi importanti, come quello della sessualità nelle sue forme più varie.
Trovate la recensione della seconda stagione qui.

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Skam Italia 4: recensione della nuova stagione

Ieri è uscita su Netflix la quarta e (probabilmente) ultima stagione di Skam Italia, una produzione Tim Vision in collaborazione con Netflix.
Skam Italia è la versione italiana della fortunata web serie norvegese, uscita tra il 2015 e il 2017.
Vi ho già parlato della serie in passato, potete recuperare tutti i post qui.

LA TRAMA

La protagonista di questa stagione è Sana, una ragazza italiana musulmana di origini tunisine, che frequenta il liceo a Roma.
Sana trascorre le giornate con un gruppo di amiche affiatato, in procinto di organizzare un viaggio post maturità in Grecia, ma la situazione si complica quando altre persone vengono coinvolte nel viaggio.
Per le sue compagne, divertimento significa ubriacarsi e conoscere ragazzi, ma Sana sente di non condividere i loro stessi valori.
Si sente infatti inadeguata, giudicata di essere troppo musulmana dai suoi amici italiani e di non esserlo abbastanza dalla sua cerchia familiare.
Anche le sue amiche, con le quali ha sempre condiviso tutto, ai suoi occhi non sembrano più accettare le sue convinzioni.
Come se non bastasse, Sana inizia a provare un sentimento per Malik, un amico di suo fratello, con il quale però non può avere un futuro perché Malik ha rinunciato al proprio credo islamico…

CHE COSA NE PENSO

Beatrice Bruschi, interprete di Sana, riesce a portare sullo schermo un personaggio credibile, ricco di sfaccettature e ben scritto.
La sua è un’interpretazione non perfetta, ma credibile. La collaborazione con Sumaya Abdel Qader, esponente della comunità musulmana, ha permesso alla storia di essere il più fedele possibile all’esperienza delle giovani ragazze musulmane in Italia.
Non è un segreto, dunque, che la quarta stagione si concentri proprio sulla religione islamica e sugli stereotipi che la riguardano.
Mai come oggi abbiamo bisogno di prodotti televisivi e cinematografici che aiutino ad abbattere gli stereotipi e mostrare una realtà diversa da quella bigotta che per tanti anni ha caratterizzato il nostro paese.
Ma per Skam non è di certo una novità. Lo ha fatto in passato con il tema della salute mentale, del bullismo e dell’omosessualità e continua a farlo, con una fedele rappresentazione dei giovani di oggi.
La serie non mostra soltanto il punto di vista di Sana, ma rappresenta anche l’ignoranza nei confronti della religione musulmana, i dubbi e la ricezione che questa ha nella società giovanile e non solo.

Per quanto mi sia piaciuta Beatrice Bruschi nel ruolo di Sana, penso che sarebbe stato bello vedere sullo schermo un’attrice di origine araba, come nella serie originale e vederla magari interagire in arabo con i famigliari.
Come già detto, comunque, la scelta riesce ad essere credibile anche grazie al grande lavoro di ricerca e pre-produzione.

Come nelle precedenti stagioni, la musica ha un ruolo importante in Skam Italia e arricchisce una narrazione lontana dalle consuete fiction italiane e più vicina alla serialità americana.
La stessa cosa accade con la fotografia molto curata, che ci offre degli scorci mozzafiato di una delle città più apprezzate nel mondo.

Senza entrare troppo nei dettagli, voglio soffermarmi un attimo sulla cura che ha l’ultimo episodio. Ho apprezzato che ad ogni personaggio sia dedicato un momento, quasi come se fosse una sorta di “addio” o, si spera, un arrivederci.
Impossibile non emozionarsi di fronte alla conclusione di una serie che ha riscritto le basi del teen drama in Italia.
Spero che questo precedente possa dare vita a produzioni italiane per ragazzi sempre più curate e vicine alla realtà.

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