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I Figli di Dio di Glenn Cooper [RECENSIONE]

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E non poteva mancare l’ultimo capitolo della trilogia de “Il segno della croce”.

“I figli di Dio” è l’ennesimo, a mio parere, capolavoro dell’autore.

La penna di Glenn Cooper colpisce e soprattutto stupisce ancora.

“Tre Vergini Tre miracoli Una minaccia”.

Nonostante un inizio, a mio avviso, un po’ fiacco, il professor Calvin Donovan è riuscito a catturare la mia attenzione, addentrandosi in misteri e segreti celati dietro il concepimento di tre vergini, rifiutati dalla Chiesa come miracoli.

“A me sembra che le uniche due spiegazioni razionali e scientificamente valide delle gravidanze delle ragazze, il rapporto sessuale e l’inseminazione artificiale, siano state già scartate. La loro innegabile verginità anatomica le esclude in odo assoluto. Questo ci lascia con un’unica alternativa, di cui non so molto di più di quanto ho letto su Wikipedia, ovvero la partenogenesi, la riproduzione asessuata in cui l’embrione si sviluppa senza alcuna fecondazione”.

Termini scientifici. Non nascondo il fatto di aver preso un’enciclopedia e di aver cercato in cosa consistessero tali processi scientifici. D’altra parte, è proprio questo che mi piace dello stile cooperiano: tenere sempre in allenamento la mia mente, stimolando la mia curiosità e coinvolgendomi nella storia, usando ogni tipo di strumento, che sia il termine tecnico o una banale frase minima.

Come sfondo della vicenda troviamo la sua salda amicizia col pontefice Celestino VI, fotocopia del nostro amato Papa Francesco.

Il nostro professore , meno marpione ma pur sempre affascinante, questa volta, ha a che fare con qualcosa che ha messo in discussione i veri valori base della cristianità, mettendo in crisi l’istituzione papale.

Non spoilero ma credo che tutti sappiano che il nodo della matassa sarà astutamente trovato e sciolto.

Ci sono personaggi secondari che sono stati utili alle indagini; tra questi ricordiamo il fedele dottorando/ormai amico Joe Murphy. Non anticipo chi siano gli altri coprotagonisti e non dico nemmeno chi sia il cattivo della storia.

Leggete il libro.

Scritto bene, sviluppo dell’intreccio avvincente, suspance presente: Bingo!

Glenn Cooper e le sue combinazioni vincenti.

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Il Debito di Glenn Cooper [RECENSIONE]

Risultati immagini per il debito glenn cooper“In Vaticano è in corso una guerra silenziosa. E nessuno è al sicuro…”.

E anche stavolta Glenn Cooper ha fatto centro! Le mie aspettative non sono state deluse!

Sono sbalordita dalla sua bravura nel trattare argomenti storici e nel riuscire a tenere sempre alta l’attenzione del lettore.

Un mix di realtà e invenzione. Una sorta di un nuovo Manzoni.

Un romanzo storico, un thriller, un giallo. Scambi di lettere minatorie e telefonate clandestine.

Ogni volta resto a bocca aperta.

Io e la Storia non abbiamo mai avuto un bel rapporto e, credo, anche molti altri abbiano avuto il mio stesso trauma.

Protagonisti: famiglia Sassoon, il professor Calvin Donovan, il clero e Papa Celestino VI.

Ho letto varie critiche; tutte dicevano più o meno la stessa cosa: Cal Donovan, professore della facoltà di Teologia all’università di Harvard, è uno scopiazzo di Robert Langdon di Dan Brown.

Vorrei spezzare una lancia a favore di Mr Cooper.

Mi chiedo: e anche se fosse?!?!? Non possono esistere due cervelloni protagonisti di due libri con storie e disavventure completamente diverse?!?!

Una storia di corruzione clericale contro l’opera umanitaria del caro Santo Padre la cui figura, a mio avviso, è uguale, in tutto e per tutto, al nostro attuale Papa Francesco.

“… [Celestino VI] aveva fatto parlare di sé nella Curia, decidendo di non alloggiare negli appartamenti del sommo pontefice e preferendo invece la piccola suite costituita da due stanzette al secondo piano della Domus Sanctae Marthae, e scegliendo come auto per gli spostamenti un’utilitaria della Fiat con trentamila km alle spalle. Molti membri della Curia avevano bollato quei comportamenti come trucchi per ingraziarsi i fedeli, ma ben presto si erano resi conto che costituivano solo la punta dell’iceberg. Celestino aveva ben altri progetti”.

Storia di un debito contratto, anni prima, tra la Banca Sasson, ebrea, e la Chiesa cattolica, che non ha mai avuto intenzione di estinguerlo.

Scandalo al Vaticano!

Quello che Papa Celestino VI propone per saldare e pareggiare i conti è caritativolmente sbalorditivo.

Linguaggio scorrevole, in alcuni tratti, ironico e divertente, con un solo scopo: catturare mente e anima del lettore, e far sì che resti incollato a quelle pagine, che siano cartacee o che siano digitali.

Una grandissima amicizia tra il professore americano e il pontefice italiano.

Un Cal Donovan, ancora una volta, strepitoso, arguto  spregiudicato!

Missione compiuta.

Ennesimo best seller.

Grande Glenn.

Tantissimi pollici in su!!!!

Recensioni

Review Party || La casa della bellezza

Ciao a tutti i lettori del blog! Al momento mi trovo all’estero, ma non posso non parlarvi del libro La casa della bellezza, di Melba Escobar, in uscita oggi.

Ringrazio Sara del blog Milioni di particelle per avermi invitata a partecipare e la casa editrice Marsilio per avermi permesso di leggere il libro in anteprima.

La Casa della bellezza è un centro estetico di lusso nell’esclusiva Zona Rosa di Bogotá, e Karen una delle sue estetiste più richieste. Ha poco più di vent’anni, è india, ed è molto bella. Alla Casa si prende cura dei corpi delle donne ricche, mogli-amanti-madri di politici, vip di turno, scrittori famosi, personaggi che incarnano ed esercitano il potere in tutte le sue declinazioni. Nella sua cabina, raccoglie le confidenze delle clienti. Una di loro, una ragazza molto giovane, viene trovata morta il giorno dopo il loro appuntamento. Era arrivata con ancora addosso l’uniforme della scuola, emozionata, e Karen è l’ultima persona ad averla vista viva. E a sapere chi doveva incontrare. È l’inizio di un complesso caso di malagiustizia che come una spirale si avvolge intorno a Karen, l’anello più debole di un meccanismo inattaccabile che impedisce ai potenti di pagare per le proprie colpe e che non lascia scampo a chi vi rimane incastrato. E una donna, tanto più se povera e appartenente a una minoranza etnica, è il candidato colpevole ideale.

Ciò che colpisce fin da subito in questo libro è lo stile adottato dall’autrice che, sebbene mi abbia un po’ spiazzata all’inizio, si è rivelato senz’altro originale e ben riuscito.

La protagonista è Karen, una donna costretta a vivere lontano dal proprio figlio, rimasto con la madre, mentre lei cerca di guadagnare abbastanza denaro per permettergli di raggiungerla a Bogotà, dove lavora. Karen è una delle estetiste più richieste del salone La casa della bellezza, dove tra una ceretta e l’altra ascolta le confessioni più intime delle sue clienti che vanno e vengono dal salone. Quando Sabrina, una giovane cliente, viene trovata morta, Karen si ritrova all’improvviso coinvolta nella sua scomparsa, in quanto è l’ultima persona ad averla vista viva.

L’omicidio è quasi un pretesto per focalizzarsi sulla vita della donna. La vediamo affrontare le difficoltà nell’essere una madre single, che cerca di risparmiare per dare a suo figlio un futuro migliore, e al tempo stesso cerca di sopravvivere in una città difficile come Bogotà, tra criminalità, mafia e prostituzione.

Il lettore vede però Karen attraverso gli occhi di un altro personaggio, che ne narra le vicende: Claire.

Claire è una psicanalista, che arriva quasi per caso nel salone di bellezza. Claire resta subito ammaliata da Karen, che possiede una bellezza naturale che la donna non ha mai visto in nessun’altra in quel Paese. Il personaggio di Claire non viene mai davvero definito durante la narrazione. Ci sono momenti durante i quali il lettore percepisce il suo stato d’animo o l’attrazione che la spinge verso Karen, anche se quest’ultima resta sempre al centro del libro.

Oltre ai personaggi veri e propri, Bogotà è un’altra grande protagonista. Melba Escobar è riuscita a trasportare il lettore nella dura realtà della capitale colombiana, fornendogli una visione su una città governata dalla corruzione, con un profondo divario economico tra la popolazione.

Come già accennato, lo stile particolare dell’autrice ha reso, in un primo momento, difficile ingranare con la storia. Ma proseguendo, non ho potuto fare a meno di lasciarmi travolgere dalla vita di Karen. Leggendo La casa della bellezza vi accorgerete che niente è come sembra.

Consiglio sicuramente questo libro, sia per i temi trattati che per lo stile sopracitato dell’autrice. In alcuni punti ho trovato la narrazione un po’ più lenta, ma resta senza dubbio un’ottima lettura.

Ovviamente vi invito a leggere anche le recensioni degli altri blog partecipanti al Review Party.

Potete acquistare La casa della bellezza anche su Amazon al prezzo di 16€ per la versione cartacea.

Curiosità, Recensioni

Wonder di R.J. Palacio [RECENSIONE]

Buon lunedì a tutti! Mi sono accorta che è da oltre un mese che non pubblico nessuna recensione letteraria. Non ho letto un granché nel mese di agosto, ma conto di recuperare nel periodo autunnale. Oggi vi parlo di Wonder, libro da cui è stato tratto il film dello scorso anno con Julia Roberts e Owen Wilson.

index.jpgÈ la storia di Auggie, nato con una tremenda deformazione facciale, che, dopo anni passati protetto dalla sua famiglia per la prima volta affronta il mondo della scuola. Come sarà accettato dai compagni? Dagli insegnanti? Chi si siederà di fianco a lui nella mensa? Chi lo guarderà dritto negli occhi? E chi lo scruterà di nascosto facendo battute? Chi farà di tutto per non essere seduto vicino a lui? Chi sarà suo amico? Un protagonista sfortunato ma tenace, una famiglia meravigliosa, degli amici veri aiuteranno Augustus durante l’anno scolastico che finirà in modo trionfante per lui. Il racconto di un bambino che trova il suo ruolo nel mondo. Il libro è diviso in otto parti, ciascuna raccontata da un personaggio e introdotta da una canzone (o da una citazione) che gli fa da sfondo e da colonna sonora, creando una polifonia di suoni, sentimenti ed emozioni.

Auggie è un bambino di undici anni affetto dalla sindrome di Trecher-Collins, che gli ha causato una deformità facciale. A causa delle continue operazioni a cui si è sottoposto negli anni, ha sempre studiato da casa, ma ora che deve iniziare la prima media la sua famiglia ha deciso che frequenterà la scuola insieme ai suoi coetanei. Per Auggie è un enorme cambiamento, soprattutto perché è ben consapevole delle reazioni che il suo aspetto fisico suscita nelle persone.

Avevo visto il film Wonder quando è uscito nelle sale lo scorso inverno e l’ho trovato molto carino, adatto a tutta la famiglia. Sono rimasta sorpresa quanto il romanzo sia fedele alla pellicola e le diversità sono proprio minime, se non quasi assenti.

“Ecco cosa penso: l’unico motivo per cui non sono normale è perchè nessuno mi vede così”

Così come il film, anche il libro è rivolto a un pubblico vasto, anche se durante la lettura dei primi capitoli ho pensato fosse più adatto a bambini e adolescenti. Proseguendo, il romanzo alterna però diversi punti di vista, scavando a fondo in ogni personaggio e redendolo adatto anche a un pubblico adulto. Non c’è solo Auggie, con la sua difficoltà a sentirsi accettato, ma c’è anche Via, la sorella che ha sempre imparato a mettersi da parte perché “nessun problema è davvero tale in confronto a ciò che passa sua fratello”. Oltre a mostrarci come Auggie vede se stesso, la scrittrice ce lo presenta attraverso gli occhi delle persone che lo circondano.

Coraggio. Gentilezza. Amicizia. Carattere. Queste sono le qualità che ci definiscono esseri umani e ci spingono, a volte, alla grandezza”.

R.J Palacio è riuscita a tessere una storia adatta a tutti, ma non manca di indagare a fondo di temi importanti. Wonder ci pone anche di fronte a un quesito: come ci comporteremmo come individui se dovessimo incrociare un bambino come Auggie? La stessa autrice ha scritto Wonder dopo l’incontro disastroso con un bambino affetto dalla sindrome di Trecher-Collins.

Secondo me  è un libro che si presterebbe molto bene come lettura nelle scuole perché affronta temi importanti come il bullismo e la disabilità, ma è anche una storia dolcissima di amicizia e amore. Sono certa che molti bambini possano ritrovarsi nel protagonista o nei suoi amici. C’è Auggie stesso con la sua difficoltà a sentirsi accettato e a proprio agio in una società che lo giudica per la sua apparenza; c’è Via, che nonostante l’amore immenso che prova per il fratello ha imparato a farsi sempre da parte; c’è Jack, che nonostante sembri in apparenza un bambino “normale” si vergogna per la propria condizione economica ecc…

Il vero punto di forza del romanzo non è quindi la sola costruzione del personaggio di Auggie, ma il punto di vista di chi come lui si trova ad affrontare l’accettazione di se stessi.

Il mio voto è di 4,5 su 5.

Potete acquistare Wonder su amazon al prezzo di 11,90€.

Il libro continua con altre storie: Il libro di Julia, Il libro di Charlotte e il libro di Christopher, che trovate anche raggruppati in un unico volume.

 

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4th Man Out ||film LGBT [RECENSIONE FLASH]

Ciao a tutti lettori del blog! Oggi voglio parlarvi di un film che ho visto domenica su Netflix, 4th Man Out.

Anno: 2015

Genere: Dramedy (Drama+Comedy)

Durata: 86 minuti

Cast: Evan Todd, Parker Young, Chord Overstreet, Jon Gabrus.

Adam è un meccanico ventiquattrenne, parte di una comitiva di quattro amici, uniti fin dall’infanzia, che passano il tempo tra uscite nei bar, partite a poker e alla playstation. Adam ha però un segreto, è gay e non lo ha mai svelato né la sua famiglia né agli amici. Quando decide finalmente di fare coming out teme che le dinamiche nella comitiva possano cambiare improvvisamente…

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Ho trovato questo film per caso nel catalogo Netflix e ho deciso di guardarlo dopo aver letto soltanto la breve trama che lo accompagnava. Pertanto non mi sono approcciata al film con particolari aspettative, ma devo dire che ne sono rimasta particolarmente colpita.

4th Man Out è un dramedy, ovvero un drama + comedy, non mancano infatti momenti piuttosto divertenti, soprattutto riguardo alle dinamiche tra i membri della comitiva. Ho apprezzato il film perché tratta il tema del coming out senza infarcirlo dei soliti stereotipi, che troppo spesso troviamo in questo genere di pellicole.

Mi è venuto quasi naturale il paragone con Love, Simon (2017). Sebbene entrambi trattino il tema del coming out Love, Simon si focalizza molto di più sulla reazione della società (compagni di scuola, conoscenti…) alla rivelazione. In 4th Man Out questo aspetto è quasi assente (ad eccezione della vicina di casa religiosa). E se da un lato nel 2018 in America è ancora (purtroppo) inverosimile che un coming out non susciti alcuna reazione, dall’altro l’ho trovato in linea con il genere di film più “leggero” (passatemi il termine!).

Il cast è secondo me il vero punto di forza della pellicola. Il feeling tra gli attori che interpretano i quattro amici rende le dinamiche tra i personaggi molto più veritiere e genuine. I dialoghi sono divertenti e mai fuori posto.

Se dovessi trovare un difetto direi che la parte finale mi è sembrata un po’ affrettata, ma è un film che vi consiglio senz’altro se cercate qualcosa di leggero e divertente.

Il mio voto è di 4 su 5.

 

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Ho visto un film trash su Netflix: Il pacco (The package) ||[RECENSIONE FLASH]

Ciao a tutti i lettori del blog! Come state? Oggi voglio parlarvi di un film che ho “visto” un paio di giorni fa su Netflix e che si è rivelato essere uno dei film più brutti di quest’anno. La pellicola in questione è The Package, uscita su Netflix il 10 agosto.

MV5BYmNjY2RhMTUtNTQ1Mi00NmJmLTk4Y2QtYzA1YmM1ZDNiNGRkXkEyXkFqcGdeQXVyMTMxODk2OTU@._V1_.jpgQuando Sean torna negli Stati Uniti per le vacanze decide di andare in campeggio con gli amici di lunga data,  Donnie e Jeremy. Al viaggio si uniscono però, senza preavviso, anche la sorella di Jeremy, Becky, per la quale Sean ha una cotta da sempre e Sarah, la ex di Donnie. La situazione precipita quando, durante uno scherzo andato male, Jeremy si recide il pene con un coltello. Inizia una corsa contro il tempo per portare in salvo Jeremy e il suo pene, attraverso situazioni demenziali al limite del possibile.

Avevo voglia di guardare qualcosa di demenziale, che mi facesse divertire e questo film sembrava la scelta giusta. Dal trailer avevo notato la presenza di Daniel Doheny, già conosciuto per Alex Strangelove un paio di mesi fa ed ero curiosa di vederlo in un altro ruolo.

Quando guardo un film demenziale non ho grandi aspettative. Non si tratta di pellicole impegnate dalle quali ricavare lezioni di vita o con chissà quali tematiche. Hanno il mero scopo di divertire il pubblico, eppure The package pecca anche in questo. Ad esclusione di alcune scene che mi hanno fatta sorridere, il resto del film mi ha annoiata, tant’è che a un certo punto ho saltato alcune parti particolarmente noiose.

Il cast al contrario mi è piaciuto e cerca di sollevare una sceneggiatura povera di contenuti e battute efficaci. Se vi piacciono i “dick jokes” in The package ne troverete a bizzeffe, anzi possiamo dire che il film si basa interamente proprio su questo!

Il mio voto per questo film è di 1 su 5.

 

Dal libro al film, Recensioni

Un film per gli amanti dei libri: Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey [RECENSIONE]

Ciao a tutti i lettori del blog e buona domenica! Devo scusarmi per l’assenza degli ultimi giorni sulla community, ma sono stata molto impegnata con il lavoro. Ad ogni modo recupererò in giornata, promesso!

Oggi voglio parlarvi di un film originale Netflix dal titolo un po’ impronunciabile (Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey) ma che vorrei consigliare a chiunque ami la lettura, e non solo!

guernsey_literary_and_potato_peel_pie_society_xlg.jpgA Juliet Ashton, giovane scrittrice londinese, la guerra ha portato via entrambi i genitori. I libri sono stati per lei un rifugio dalla sofferenza e così, quando riceve una lettera da un appassionato lettore come lei, non può che iniziare subito una corrispondenza. Dawsey, un allevatore dell’isola di Guernesey, ha deciso infatti di scriverle dopo aver trovato un libro che riportava il nome della donna e il suo indirizzo. Juliet non può ignorare la curiosità che prova nel leggere le sue parole, soprattutto quando lui le confessa di appartenere al club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey. Juliet non può fare altro che partire e conoscere di persona Dawson e il resto del membri del club di lettori. Al suo arrivo scoprirà però che gli abitanti dell’isola nascondono un segreto, troppo doloroso da riportare alla luce.

Premessa: Forse anche voi vi starete chiedendo dove si trovi Guernesey e ammetto che neppure io conoscevo questo luogo magico, che sembra quasi un incrocio tra la Scozia e i Caraibi. Con una veloce ricerca ho scoperto poi che si tratta di una dipendenza della Corona Britannica (anche se non fa parte del Regno Unito), con una propria moneta, passaporto e governo. Il film è quasi interamente ambientato in questo splendido territorio, anche se è stato girato nel Devon, in Inghilterra.

Recensione

Avrei voluto postare la recensione con una sola frase: “Michiel Huisman. Guardatelo!”, ma ovviamente non sarebbe stato professionale e soprattutto questo film merita qualche parola in più. Dovete scusarmi, ma quando vedo il bell’olandese (il secondo Daario di Game of Thrones per chi non lo conoscesse) è difficile essere obiettiva!

Ma facciamo un po’ di ordine, partendo dal principio. Quando ho visto il trailer de Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey temevo di essermi di nuovo spoilerata l’intero film. Come forse avrete notato, la tendenza degli ultimi anni è quella di inserire davvero troppe informazioni nei trailer, finendo per rovinare la visione agli spettatori ignari. Questo film non è da meno, ma per fortuna mancano informazioni che toglierebbero il colpo di scena. (E che per ovvi motivi non vi rivelerò)

Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey è un film che tutti gli amanti dei libri dovrebbero guardare, perché mostra allo spettatore il potere della lettura, ma anche della condivisione con altri appassionati.

La lettura non è l’unico tema del film, non mancano i riferimenti alla seconda guerra mondiale, con alcuni flashback che ci mostrano la realtà di un’isola invasa dai tedeschi e colpita dalla fame durante il conflitto. Nonostante la guerra sia terminata, gli abitanti di Guernesey sono segnati dalle perdite e dai ricordi, che non vogliono abbandonarli. Riuscirà la lettura a colmare questo vuoto?

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Si è iniziato a parlare di un adattamento del libro omonimo nel 2012. L’attrice protagonista sarebbe dovuta essere Kate Winslet e il regista Kenneth Branagh, ma dopo l’abbandono del progetto da parte di entrambi e diverse speculazioni sulla protagonista, alla fine la scelta è ricaduta su Lily James nel ruolo di Juliet. Nonostante adori Kate Winslet e ritengo sarebbe stata perfetta (a parte il problema dell’età) sono felice della scelta finale. Ho avuto modo di vedere Lily James in diversi ruoli in passato e la trovo un attrice piuttosto versatile.

Il resto del cast è già noto al grande pubblico e comprende ben quattro volti noti da Downton Abbey (Matthew Goode, Lily James, Jessica Brown Findlay e Penelope Wilton).

Il mio voto per questo film è di 4,5 su 5.


Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey è tratto dal romanzo omonimo di Mary Ann Shaffer e della nipote Annie Barrows. Potete acquistarlo su amazon.

51UKhVZz-yL._SX356_BO1,204,203,200_.jpgÈ il 1946 e Juliet Ashton, giovane giornalista londinese di successo, è in cerca di un libro da scrivere. All’improvviso riceve una lettera da Dawsey Adams – che per caso ha comprato un volume che una volta le era appartenuto – e, animati dal comune amore per la lettura, cominciano a scriversi. Quando Dawsey le rivela di essere membro del Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, in Juliet si scatena la curiosità di saperne di più e inizia un’intensa corrispondenza con gli altri membri del circolo. Mentre le lettere volano avanti e indietro attraverso la Manica con storie della vita a Guernsey sotto l’occupazione tedesca, Juliet scopre che il club è straordinario e bizzarro come il nome che porta. Una commedia brillante (anche se nel corso della narrazione emergono tradimenti, bassezze, vigliaccherie) che parla di amore per i libri, di editori, scrittori e lettori, e poi di coraggio di fronte al male, di lealtà e amicizia, e di come i libri ti possano salvare la vita.

Curiosità, Recensioni

[RECENSIONE] La via del male || Robert Galbraith (J.K Rowling)

Ciao a tutti i lettori del blog, come state? Oggi torno a parlare di J.K Rowling perché ho da poco terminato il terzo volume della serie di gialli con protagonista il detective Cormoran Strike. Questo libro è stata probabilmente la lettura in cui ho investito in assoluto più tempo. La verità è che non volevo finirlo e quindi mi ci sono voluti mesi interi per leggerlo. E ora che l’ho terminato sto contando i giorni che mi separano all’uscita del quarto. Ma scopriamo insieme perché La via del male mi è piaciuto così tanto!

51FjW0YvjEL.jpg“Quando un misterioso pacco viene consegnato a Robin Ellacott, la ragazza rimane inorridita nello scoprire che contiene la gamba amputata di una donna. L’investigatore privato Cormoran Strike, il suo capo, è meno sorpreso, ma non per questo meno preoccupato. Solo quattro persone che fanno parte del suo passato potrebbero esserne responsabili – e Strike sa che ciascuno di loro sarebbe capace di questa e altre indicibili brutalità. La polizia concentra le indagini su un sospettato, ma Strike è sempre più convinto che lui sia innocente: non rimane che prendere in mano il caso insieme a Robin e immergersi nei mondi oscuri e contorti degli altri tre indiziati. Ma nuovi, disumani delitti stanno per essere compiuti, e non rimane molto tempo…”

Dopo un lento inizio posso affermare con certezza che La via del male è il mio preferito della serie. Oltre ad essere il caso più avvincente affrontato dal duo Cormoran-Robin fin’ora, riusciamo finalmente a scoprire qualcosa in più sui protagonisti della saga.

Se nei primi due capitoli Cormoran e Robin avevano un rapporto quasi esclusivamente a fine lavorativo, in La via del male quel rapporto si trasforma in un’amicizia che lascia spazio alle confidenze. Questo ci permette di avere una visione sul loro passato, che prima era molto vaga.

Tutto inizia quando Robin riceve un pacco indirizzato a lei, che rivela contenere un arto amputato. Strike sa che un uomo dal suo passato si è rifatto vivo e ha preso di mira lui e Robin. Eppure, tra tre possibili sospettati e ritrovamenti di cadaveri mutilati, Strike non riesce a trovare il colpevole. Per entrambi i detective il caso si rivela più difficile del previsto e oltre a colpire la loro credibilità, li costringerà a scavare nel proprio passato, facendo emergere ricordi che non avrebbero mai voluto rivivere.

I primi due romanzi, seppur concentrandosi più sui casi, ci avevano permesso di scoprire una parte dell’infanzia di Cormoran. La via del male ci apre uno spiraglio ancora più profondo su quella parte della sua vita, e lo stesso accade con Robin. E se da una parte Robin deve fare i conti con alcuni ricordi che cercano di riaffiorare con violenza, dall’altra le nozze prossime sono a rischio cancellazione dopo una crisi con il fidanzato Matthew.

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Una novità del terzo volume è l’introduzione di alcuni brevi capitoli narrati dal punto di vista del killer. Questa transizione l’ho trovata d’effetto e ben costruita. Infatti, nonostante il romanzo sia più avvincente dei precedenti e ricco di colpi di scena, è un giallo che si costruisce poco alla volta. Non aspettatevi quindi un susseguirsi di scene d’azione e cardiopalma. Quelle non mancano, ma sono ben distribuite nell’arco narrativo.

La scena finale mi ha spiazzata e non so come farò ad aspettare fino al 18 settembre per il seguito!

J.K Rowling si percepisce in ogni riga del romanzo. J.K Rowling è la cura per i dettagli, le descrizioni, lo stile accurato e al tempo stesso coinvolgente, la profonda costruzione dei personaggi… J.K Rowling sa scrivere anche gialli e Cormoran Strike ne è la prova.

Il mio voto è di 4,5 su 5.

Se volete acquistare La via del male lo trovate su amazon al prezzo di 5,86€.

Se vi siete persi gli articoli precedenti dei libri di Robert Galbraith potete trovarli qui:

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[RECENSIONE FLASH] Tuo, Simon

Ciao a tutti i lettori del blog! In questi giorni sono stata assente dal blog per motivi lavorativi, ma sono tornata alla carica con la recensione flash di un libro che vi ho già anticipato: Tuo, Simon.

Tuo, Simon, che inizialmente si chiamava Non so chi sei ma io sono qui, è il romanzo della scrittrice Becky Albertalli che ha dato vita al film omonimo uscito qualche mese fa in Italia. (Lo avevo recensito qui)

simonSimon ha diciassette anni e un amore segreto per Blu, un ragazzo conosciuto on line con cui intrattiene un’intensa, tenera corrispondenza. Il loro rapporto è al sicuro finché un’email non finisce nelle mani sbagliate: quelle di Martin, il bullo della scuola, che ora minaccia di rivelare a tutti lo scoop dell’anno… a meno che Simon non l’aiuti a conquistare Abby, la ragazza di cui è innamorato ma che non lo degna di uno sguardo. Per proteggere il suo amore, Simon dovrà affrontare per la prima volta la paura di uscire dal guscio che ha costruito intorno a sé, trovando il coraggio di rinunciare alle proprie sicurezze per fare spazio alla bellezza e alla libertà di essere se stessi. Email dopo email, il sentimento per Blu cresce, e così la voglia di conoscersi e di far conoscere agli altri chi è davvero.

Fin dalla prime pagine è chiaro che il libro e il film hanno tantissime differenze e gli elementi in comune sono davvero pochi.

Il tema centrale di Tuo, Simon non è la scoperta dell’omosessualità, quanto la paura di uscire dal guscio e rivelare la propria identità al resto del mondo. D’altra parte troviamo anche la realizzazione del primo amore, in una forma un po’ insolita, attraverso scambi di e-mail. In Tuo, Simon questo aspetto è molto importante perché il protagonista si innamora di un ragazzo di cui non conosce l’identità, lo cerca negli sguardi dei suoi compagni di scuola e si ritrova a fantasticare su di lui. È un amore puro, che cresce tra chiacchiere e confidenze più profonde, senza basarsi sull’aspetto estetico.

“Ma non è tanto la faccenda del coming out a spaventarmi. A spaventarmi è tutto l’imbarazzo che causerà, e non posso fare finta di non vedere l’ora che succeda. Anche se probabilmente non sarà la fine del mondo. Non per me.”

Nonostante il tema trattato Tuo, Simon riesce a raccontare la realtà in modo ordinario, senza stereotipi ma con tanta semplicità. Lo stile adattato dall’autrice mi ha permesso di immedesimarmi nel protagonista e vivere la storia attraverso i suoi occhi.

Sebbene nel complesso il libro mi sia piaciuto, ho trovato la prima parte un po’ più lenta, tant’è che ho lasciato la lettura in sospeso per diversi giorni prima di riprenderla e divorare la seconda parte in una sera. Un altro aspetto che non mi ha convinto del tutto è la costruzione di alcuni personaggi che sono davvero poco approfonditi. Forse allungare il libro di una cinquantina di pagine avrebbe aiutato.

Tuo, Simon è un libro molto leggero, adatto soprattutto ad un pubblico adolescente. Ma in questo caso la leggerezza è proprio uno dei punti di forza del libro.

Il mio voto per questo libro è di 3,8 su 5.

La recensione flash termina qui, ma  potete approfondire la storia cliccando su uno dei seguenti articoli:

Se volete acquistare il libro lo trovate su Amazon al prezzo di 14,45€.

Recensioni

[RECENSIONE] L’Arminuta di Donatella di Pietrantonio

Ciao a tutti i lettori del blog e buon fine settimana! È passata qualche settimana dall’ultima recensione perciò oggi voglio parlarvi di un libro che ho finito da poco e di cui ho discusso durante l’ultima riunione del club del libro. Si tratta de L’Arminuta, di Donatella di Pietrantonio, libro vincitore del premio Campiello nel 2017.

Ci sono romanzi che toccano corde così profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con “L’Arminuta” fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia così questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche più care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l’Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c’è Adriana, che condivide il letto con lei. E c’è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L’accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte a se stessi.

«Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo piú a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza».

L’Arminuta – così è chiamata dai conoscenti – torna in un luogo che dovrebbe chiamare casa, ma è per lei sconosciuto e una spaventosa nuova realtà. La ritrovata è stata costretta a lasciare le persone che per tutta la vita ha chiamato genitori, ritrovandosi con una nuova mamma, un papà e un mucchio di fratelli. Ma lei non riesce a capacitarsi di quell’abbandono senza spiegazioni ed è certa che prima o poi i suoi genitori torneranno a prenderla. La sua vita non è quella minuscola casa sporca e rumorosa, no, la sua vita è fatta di corsi di danza, nuotate in piscina, uscite con la sua amica del cuore Pat. L’Arminuta vuole convincersi che quella realtà è solo una fase, un passaggio. Eppure mentre cerca di capire e l’attesa diventa sempre più infinita, scopre che in quella nuova vita non è davvero sola. C’è Adriana, la sua nuova vivace sorella, e c’è Vicenzo per il quale prova più di un semplice legame fratello – sorella. Ma qual è davvero la verità? Perché l’Arminuta è dovuta tornare dalla sua famiglia biologica?

In appena 150 pagine si condensa uno splendido romanzo, ricco di emozione, passione e amore. Donatella di Pietrantonio dipinge una realtà che sembra quasi appartenere a un tempo lontano, ma è al tempo stesso molto umana. Delinea la realtà delle famiglie povere degli anni settanta, dei sacrifici, del dolore, ma anche dell’affetto che le caratterizzava. I suoi personaggi sono semplici e un po’ ignoranti, ma veri.

Lo stile della scrittrice è molto scorrevole, tant’è che ho divorato il romanzo in pochissimo tempo. Se dovessi trovare una nota negativa mi sarebbe piaciuto un po’ più lungo, avrei aggiunto almeno cinquanta pagine in più. La narrazione si interrompe quasi all’improvviso, non c’è un vero e proprio finale, ma a pensarci forse è proprio così la vita. Il finale deve ancora essere scritto.

Il mio voto per questo libro è di 4,25 su 5.

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