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La rana e lo scorpione || Intervista all’autrice Giorgia Sandoni Bellucci

Buongiorno lettori! Oggi vi porto sul blog un’intervista all’autrice emergente Giorgia Sandoni Bellucci, che ci parlerà della sua opera, divisa in due parti, La rana e lo scorpione.

41utqzsCBYL._SX331_BO1,204,203,200_.jpgRiccardo Deggi ha venticinque anni, vive a Modena e da sempre sogna di sfondare nel mondo della musica. Greta Bellei ne ha ventidue, studia Lettere e ancora non ha trovato il suo posto nel mondo. Lui è oscuro, manipolatore e dispotico; lei riservata, elegante e profonda. Mentre l’uno insegue la celebrità, dividendo le sue giornate fra radio e discoteche; l’altra resta a casa a leggere libri, in attesa che il prossimo viaggio la trascini via da quella cittadina di provincia, che sente tanto ostile. Apparentemente i due non hanno niente in comune, eppure basta che un pomeriggio incrocino gli sguardi in biblioteca, per rendersi conto che fra di loro esiste una chimica sottile ed irresistibile; un’affinità elettiva che li rende simili nella sostanza, oltre la forma apparentemente contraria delle loro vite. In verità infatti più che essere opposti, Greta e Riccardo sono complementari. Simili e dissimili come due lati di una stessa medaglia; come le metà di una stessa persona, cui la sorte ha affidato strade distanti, perché venendosi incontro, apprendano quanto c’è dell’uno nell’altro a ogni passo. Stretti da un legame tanto viscerale quanto inspiegabile, i due ragazzi intraprenderanno un viaggio interiore verso l’età adulta, provando a sfidare tutte le paure e i limiti che le loro differenti nature comportano, nel solo tentativo di restare insieme.


Giorgia Sandoni Bellucci nasce e cresce a Modena, lavora come Content Manager e Copywriter. Oltre a occuparsi di contenuti pubblicitari, è autrice di sceneggiature, poesie, segnalate a concorsi nazionali e internazionali e di due romanzi. La rana e lo scorpione è il secondo.


Se volete acquistare il suo libro potete farlo qui.

∼ Ciao e benvenuta sul blog Il lettore curioso. Parlaci un po’ di te e del tuo libro ai lettori che ancora non lo conoscono.

Ciao, grazie per avermi dedicato questo piccolo spazio. Mi chiamo Giorgia, sono una scrittrice indipendente e oggi sono qui per parlarvi del mio nuovo libro, La rana e lo scorpione.

Vorrei iniziare questa intervista dicendovi a che genere appartiene il mio romanzo, ma la verità è che non sono ancora riuscita ad attribuirvi un’etichetta. Potrei dirvi che si tratta di un’opera sentimentale, perché racconta la storia d’amore tra due ragazzi poco più che adolescenti o di un romanzo di formazione, dato che è proprio grazie a questa passione i protagonisti crescono, finendo per riscoprirsi poco a poco adulti. Sicuramente rappresenta uno spaccato generazionale.

Il sentimento che unisce Riccardo e Greta infatti si rivela spesso un pretesto per approfondire le loro vite; per raccontare il rapporto più o meno felice che i giovani d’oggi intrattengono con i genitori, gli amici e i modelli imposti dalla società.

All’interno di una cornice narrativa fatta di slang, rave party e social network, in cui anche i personaggi secondari e i luoghi acquisiscono grande importanza, il mondo de La rana e lo scorpione mostra al lettore cosa significa innamorarsi ai tempi di Facebook, dei viaggi low cost e dello sballo facile. Cosa si prova ad essere adolescenti oggi, se nasci a cavallo dell’Emilia-Romagna, ma ti senti cittadino del mondo.

∼ Com’è nata l’idea per il tuo libro La rana e lo scorpione?

È difficile razionalizzare un’intuizione. Penso che qualsiasi prodotto artistico sia sempre la sintesi di diverse pulsioni: da una parte ci sono le intenzioni letterarie; la volontà di affrontare un determinato tema e di farlo con un certo stile. Dall’altra ci sei tu col tuo bagaglio di essere umano; c’è il tuo modo di vedere il mondo, di sentire la vita. Distinguere con esattezza dove inizi l’uno e finisca l’altro è praticamente impossibile.

Sapevo di voler scrivere una storia d’amore che partisse dalla natura umana; che guardasse alla vita come a una corrente impetuosa; che parlasse della capacità di nuotarvi in mezzo e della voglia di lasciarsi sommergere dal flusso. Volevo creare una storia che fosse intensa, coinvolgente ed immensamente vera, anche a costo di risultare cruda e disturbante. Una di quelle in cui i lettori entrano nella testa dei protagonisti a tal punto da comprendere e giustificare qualsiasi loro scelta, persino la più condannabile.

∼ I protagonisti del tuo libro sono Millennials. Quanto hai influito la tua esperienza personale nella stesura del libro?

Ha influito in parte. Come Greta, anche a me anni fa è capitato di essere attratta da Scorpioni. L’esperienza diretta con persone più deboli di me o fuori controllo mi ha aiutata a descrivere con minuzia di dettagli l’impotenza che si prova davanti all’autodistruzione. D’altro canto il fatto che il romanzo punti a essere verosimile, non significa che la verità messa in scena sia sempre la mia.

Alcune delle scene che ho descritto sono frutto di aneddoti raccontati da amici, conoscenti, sconosciuti raccolti nel corso degli anni e rigettati sulla carta al momento opportuno. Altre sono tributi più o meno espliciti a modelli cinematografici e letterari a me cari, altre ancora – ad esempio le parti che parlano dell’uso di droghe – hanno richiesto letture specialistiche e indagini qualitative sul web. Tutto questo per dire che anche in un romanzo realistico, la licenza poetica è sempre dietro l’angolo 🙂

∼ Quale ragione ti ha spinta a pubblicare in selfpublishing?

Il seflpublishing non è stata la mia prima scelta.

Quando ho inviato il manoscritto ormai un anno fa, ho ricevuto subito diverse proposte da case editrici medio-piccole. Mi sono presa qualche mese per pensare e infine ho deciso di firmare con quella che mi sembrava più promettente. Purtroppo a lungo andare le linee creative e imprenditoriali adottate dall’azienda, nonché il lavoro di editing eseguito sul testo, si sono rivelati molto diversi dalle mie aspettative. Così ho preferito rescindere il contratto, continuare da autrice indipendente e darmi un po’ di tempo per raccogliere i risultati.

∼ Che cosa significa essere un’autrice esordiente al giorno d’oggi? Hai incontrato difficoltà?

Ne ho incontrate, sì. E non poche. Scrivo a tempo pieno per lavoro (faccio la Content Manager in un’agenzia pubblicitaria), a casa per passione e ora mi ritrovo anche a fare l’imprenditrice.

Pianificare strategie promozionali e metterle in atto con costanza non è affatto semplice, eppure ogni volta che vedo una nuova vendita segnata sui report di Amazon, mi sento elettrizzata, come se mi avessero dato la scossa. Creare qualcosa è di per sé emozionante, ma riuscire anche a venderlo, vi giuro, impagabile.

Buffo, dato che fino a un anno fa il mio più grande desiderio – come quello di tanti altri scrittori esordienti – era di pubblicare con una casa editrice. Perché? Beh, se siete scrittori, già lo sapete. Perché non ci riesce quasi nessuno; perché ogni anno sono centinaia i manoscritti che vengono inviati in redazione senza successo; perché pubblicare con una CE riveste il tuo testo di un valore letterario, che in pochi gli riconoscerebbero diversamente.

Quello che però posso dirvi, per esperienza diretta, è che al giorno d’oggi un libro è a tutti gli effetti un prodotto, che risponde ai bisogni di un’audience specifica e che ha bisogno di un’immagine e di un business plan pensati ad hoc, per essere promosso. La piccola-media editoria spesso non ha né i mezzi, né le conoscenze per costruirne di efficaci, specie a livello digitale. Il risultato è che se detieni una buona padronanza delle logiche di web marketing, hai più possibilità di vendere il tuo libro in autonomia tramite la rete, piuttosto che farlo al fianco di un piccolo- medio editore sul mercato tradizionale.

Forse curare un progetto letterario a trecentosessanta gradi all’inizio potrà levarvi tempo, sonno, ma – se lo farete bene – ne varrà la pena, perché saranno i lettori ad attribuire al vostro lavoro il valore che merita.

Ciò d’altra parte non significa che bisogna escludere un contratto a priori. Semplicemente bisogna valutarne bene pro e contro e non gettarsi fra le braccia della prima casa che passa, solo per il gusto di dire “ce l’ho fatta”. Personalmente accetterei di tornare sotto CE, soltanto se questa scelta mi permettesse davvero di fare la differenza in termini di visibilità.

∼ C’è qualche scrittore a cui ti ispiri o ammiri particolarmente?

Sono una fan della letteratura decadente attraverso i secoli, ma non ho uno scrittore preferito.
Mi piace l’umorismo nero di Pirandello, quello snob ma incredibilmente brillante di Oscar Wilde e penso che il virtuosismo espressivo di D’Annunzio sia ineguagliabile. Sono stregata dalla capacità introspettiva che Dostoevskij dimostra in Delitto e Castigo; dalla visceralità filosofica di Kundera ne L’insostenibile leggerezza dell’essere. Quando ho bisogno di ricordarmi che in Emilia c’è di più, tiro fuori un romanzo di Tondelli, se invece ho voglia di viaggiare lontano, opto per Philip Roth: il modo in cui evoca poesia dalla fatiscenza riesce sempre a ridurmi le gambe in poltiglia.

∼ Dalla sinossi del tuo libro vedo che La rana e lo scorpione è un romanzo rosa, che si discosta però dal genere sentimentale che conosciamo, ovvero che “l’amore non trionfa sempre al di là del bene e del male è solo perché in fondo siamo tutti quanti imperfetti e perfettibili in egual misura.” Vuoi parlarci di questa scelta?

Molte scrittrici rosa scelgono di raccontare le storie di protagonisti belli e facoltosi come star del cinema e di ambientarle in grandi metropoli oltremare, dove regna sempre e solo il lieto fine. Lo fanno per permettere al lettore di evadere dalla propria quotidianità; di vivere per poche ore una vita da mille e una notte. È una scelta letteraria come altre, pienamente condivisibile.

Io, al contrario, ho preferito ambientare la storia in Italia e indagare le vite di due ragazzi qualunque, con tutte le loro aspirazioni ed inquietudini; due ragazzi che non sembrano destinati ad avere un lieto fine e che proprio per questo vivono il loro amore ancora più intensamente.

Ho cercato di raccontare una storia straordinaria nella sua ordinarietà, perché non mi interessa trasportare il lettore in luoghi esotici. Non punto a fargli sognare esistenze migliori o a farlo uscire dalla lettura rasserenato. Voglio invece che rimanga inchiodato alla sua quotidianità ad ogni capitolo; col cuore in gola fino all’ultima pagina. Che importa se poi il finale non è quello che si aspetta? Abbiamo detto che si tratta di un libro realistico e nella realtà le storie non sono sempre giuste; non finiscono sempre bene. Anzi, sono proprio quelle sbagliate – quelle che finiscono male – a rimanerci dentro al cuore per sempre.

∼ Per concludere, ti ringrazio per aver partecipato a questa breve intervista e ti chiedo: perché i lettori dovrebbero leggere il tuo libro?

Come accennato prima, penso che non esista un libro buono per tutti. Per questo, invece che dirvi “dovreste leggere il mio libro perché…” vi dico: “Dovreste leggere il mio libro se…”

Se amate le storie d’amore, quelle vere.
Se avete avuto almeno una volta una storia che vi ha consumato corpo e anima.
Se siete giovani e cercate una storia in cui immedesimarvi.
Se siete meno giovani e cercate un modo come un altro per ricordare.
Se siete genitori senza pregiudizi e volete guardare il mondo con gli occhi dei vostri figli.

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Il mostro della depressione in un libro || Il vuoto non si compra di Paola Tafuro [INTERVISTA]

Buongiorno cari lettori del blog! Oggi continua la settimana dedicata alla salute mentale. Ieri abbiamo discusso di Libroterapia con la psicologa Lucia Magionami ed oggi invece la scrittrice Paola Tafuro mi ha concesso del tempo per parlare del suo libro Il vuoto non si compra.

Abbiamo affrontato un tema delicato e purtroppo sempre attuale: la depressione.

∼ Ciao Paola e benvenuta sul blog Il lettore curioso. Presentati ai lettori che ancora non ti conoscono.

Ciao a tutti, mi chiamo Paola. Sono una Sociologa e Counselor, vivo a Lecce e per diversi anni mi sono occupata di violenza contro le donne. Ho svolto dei corsi di scrittura creativa nel carcere Borgo San Nicola di Lecce e sono stata per cinque anni vicepresidente della Commissione per le Pari Opportunità nel mio paese.

∼ Il vuoto non si compra, il tuo libro uscito quest’anno, affronta un tema difficile, la depressione. Com’è nato questo saggio e perché la scelta di parlare proprio di depressione?

Il libro nasce da una crisi interiore che ho vissuto cinque anni fa, a causa del lavoro precario. È stata proprio la scrittura ad aiutarmi a venirne fuori; essendo io Counselor, la scrittura ha una valenza terapeutica.

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∼ Quanto hanno influito le tue esperienze personali nella stesura del libro?

Il libro è tutto basato su esperienze personali. Racconto di donne che hanno vissuto momenti di vuoto interiore e depressione. Queste crisi esistenziali, hanno condizionato in negativo il loro futuro. Alcune ce l’hanno fatta, altre no!

∼ Il vuoto non si compra raccoglie le storie di alcune donne che “si soffermano sulle cause del male oscuro”. Sono tutte storie vere? Com’è nata la collaborazione tra te e queste donne coraggiose?

Le storie che narro, sono tutte basate su fatti reali. Sono mie amiche o semplicemente conoscenti. Le conversazioni sono nate di fronte ad un caffè o con una conviviale sigaretta; con altre, a causa della distanza, ho dovuto effettuare delle interviste telefoniche. Sono state tutte propense affinchè le loro storie venissero raccontate.

∼ In Italia la depressione è ancora un tabù. Credi che riusciremo mai a educare le persone sulla salute mentale e sull’importanza di chiedere aiuto?

Bella domanda! Lo strizzacervelli è considerato ancora un tabù; purtroppo sin da piccoli ci educano a non chiedere aiuto e a cavarcela da soli. Per me, ad esempio, chiedere aiuto è stato difficilissimo. Ho compreso, però, che è importantissimo farsi dare una mano da chi ci vuole bene, ma anche da professionisti.

∼ La depressione è purtroppo in notevole crescita tra i giovanissimi. Secondo te quali misure dovrebbero essere prese per aiutare chi combatte contro questa malattia? Gli aiuti potrebbero venire dall’ambiente scolastico?

Nel mio libro c’e’ una ricerca che espone una stretta correlazione tra precariato e depressione, con ulteriore aumento di psicofarmaci. Credo che gli agenti di socializzazione, in questi casi, siano fondamentali. La scuola potrebbe proporre dei percorsi formativi con medici e psicoterapeuti che aiutino a comprendere bene cos’è la depressione e come curarla; ma anche I mass-media dovrebbero fare la loro parte, soprattutto la televisione: dovrebbe pianificare dei programmi con esperti per i più giovani. Un’ultima cosa, vorrei lanciare un messaggio: non sottovalutate mai un momento di depressione o una crisi esistenziale e chiedete sempre aiuto. Alla prossima, un abbraccio.

Grazie a Paola per avermi concesso del tempo. Vi lascio i dettagli del suo libro qui sotto!

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Anna ha perso una persona cara, mentre Giulia ha ansie che originano da una madre soffocante, Federica ha avuto un compagno violento, per Sandra si è trattato di una cocente delusione amorosa. Tutte accomunate da un disagio che, per un motivo o per l’altro, non sono riuscite a superare, che le ha travolte condizionandone in negativo il futuro esistenziale.

Link d’acquisto

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I benefici della lettura: La Libroterapia || Intervista alla psicologa Lucia Magionami

Buongiorno cari lettori!

Sono felicissima di iniziare la settimana dedicata alla salute mentale con un’intervista a Lucia Magionami, che ho avuto il piacere di conoscere lo scorso anno, quando ho letto il suo libro Non è colpa mia, voci di uomini che hanno ucciso le donne.

Lucia mi ha parlato del suo bellissimo progetto: La Libroterapia.

∼ Ciao Lucia e grazie per aver accettato di essere mia ospite sul blog, in questa settimana dedicata alla salute mentale. Presentati ai lettori che ancora non ti conoscono.

Mi chiamo Lucia Magionami, psicologa psicoterapeuta specializzata in Terapia Breve Strategica e iscritta all’Ordine degli psicologi della Regione Umbria. Mi sono formata nella violenza di genere e ho svolto per otto anni consulenze psicologiche all’interno della Regione Umbria al Telefono Donna servizio delle Pari Oppurtunità. Dal 2014 faccio parte dell’associazione Libertas Margot con sede a Perugia, composta da un insieme di professionisti che si occupano di contrastare la violenza. I progetti che mi coinvolgono, direttamente all’interno della associazione, riguardano la formazione alle Forze dell’Ordine presso la Questura di Perugia e l’apertura di uno spazio di ascolto per autori di maltrattamento il primo nella Regione Umbria. Oltre alla libera professione che svolgo presso i suoi studi a Firenze e Perugia, ho svolto un incarico di Consulenza Psicologica alle donne vittime di violenza nell’ambito della rete del progetto della Regione Umbria: U.N.A.  Nel 2014 ho ideato e scritto con l’associazione Il Bucaneve onlus un quaderno di sensibilizzazione sui disturbi del comportamento alimentare. “Dietro lo specchio: la vita!” Strumento utile per la “Scuola genitori e figli” e condotto una ricerca per mostrare la correlazione tra violenza in famiglia e disturbi del comportamento alimentare. Nel 2015 per l’associazione Libertas Margot ho aperto il primo centro di ascolto in Umbria per autori di violenza. Nel 2017 ho partecipato con l’associazione Libertas Margot alle seguenti pubblicazioni: “I volti della violenza . Potere, ricatto e discriminazione” e “Linee guida per contrastare la violenza contro le donne” Intermedia Edizione. Ad Agosto 2017 insieme a Vanna Ugolini ho scritto “Non e’ colpa mia. Voci di uomini che hanno ucciso le donne”, un testo che affronta il fenomeno della violenza domestica e del suo atto finale il femminicidio. Nel Maggio 2018 ho partecipato insieme ad altri esperti alla “Guida Arcobaleno. Tutto ciò che devi sapere sul mondo lgbt”, pubblicato da Golem edizioni. Da Gennaio 2015 a Perugia e in seguito a Todi e quest’anno a Camucia-Cortona ho formato e condotto gruppi di “Libroterapia: parole lette, emozioni raccontate”. Sono cicli di incontri di terapia di gruppo per parlare di emozioni e di sentimenti attraverso i libri scelti dal terapeuta.

∼ Vuoi spiegare che cos’è il progetto di Libroterapia e com’è nato?

La Libroterapia è una terapia complementare alla psicoterapia, non la sostituisce, ma potrebbe essere un aiuto per indagare i nostri vissuti e trovare nuove soluzioni ai problemi. La parola Libroterapia, oltre contenere la parola libro, contiene il termine terapia e perciò questa tecnica è condotta da un professionista psicologo o comunque un professionista sanitario. La LIBROTERAPIA è l’uso dei libri e della lettura per trovare un benessere psichico. È un modo diverso di parlare di libri, di conoscere e indagare la psiche e i sentimenti. Attraverso la presenza di un terapeuta si può comprendere e dare voce a qualcosa di più di noi stessi, delle proprie emozioni e dei propri sentimenti veicolati attraverso il libro e portati nel gruppo dove avranno voce. Sono ormai alcuni anni che conduco gruppi di persone che una volta al mese si ritrovano a parlare di se’ attraverso il libro assegnato la volta precedente.

∼  Quali sono i benefici della libroterapia? Chi dovrebbe avvicinarsi a questa “pratica” e perché?

I benefici della Libroterapia sono molti, si legge per riflettere, per evadere, per conoscere. Ma la condivisione con il gruppo amplifica tutto, aggiungendo ancora altri giovamenti, come lo sviluppo dell’empatia, della ascolto attivo, dell’incontro con il diverso, nell’apprendere nuove strategie per risolvere il problema e anche creare nuove amicizie.

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∼ C’è un libro in modo particolare che ti ha aiutata in un periodo della tua vita? Se sì, qual è?

Ci sono tanti libri ai quali sono legata, ma te ne cito soltanto quattro. Uno, che non è solo un volume è la saga di Harry Potter. Mi ha tenuto compagnia, facendomi immaginare mondi lontani e insegnandomi che l’amore, l’amicizia e la solidarietà sono principi che rendono il mondo migliore e sconfiggono qualsiasi male. Nel mio vivere quotidiano la magia della speranza è fondamentale. Il secondo è Il Conte di Montecristo, perché in quelle pagine trovo tutto, ma soprattutto una nuova vita e riscatto. Il potere di cambiare le cose se veramente lo vogliamo e ci attiviamo per farlo. Il terzo è Nostra Signora della solitudine di Marcella Serrano. Un mondo lontano, un piccolo giallo pieno di tanti temi, tra i quali il cambiamento. L’ultimo è un libro di Gabriella Genisi, scrittrice dalla cui penna è nata Lolita Lobosco, una poliziotta che risolve i casi dall’altezza dei suoi tacchi, conciliando il femminile e un ruolo prettamente maschile, destrutturando tutti gli stereotipi. In questo caso cito Spaghetti all’assassina, perché ho provato a cucinarli mentre leggevo, cercando di trovare il colpevole.

∼ Che cosa ne pensi dei libri di self help che promettono di aiutare a combattere le malattie mentali?

I libri di self help non aiutano sicuramente a risolvere il problema. Il problema si risolve chiedendo aiuto e affidandosi ad un professionista. Sono libri molto diffusi in questo periodo, ma si rischia che, dopo una prima apparente soluzione trovata, il lettore cada in uno scoraggiamento, poiché senza un reale cambiamento (fatto attraverso la terapia) dopo poco tempo il problema si ripresenti. A quel punto la frustrazione del lettore che cercava una soluzione aumenterà notevolmente insieme al senso di fallimento.

∼ Di recente mi è capitato di leggere un articolo che parlava della crescita esorbitante – negli ultimi anni – di ansia e depressione tra i giovani. Come dovrebbero muoversi i giovani in caso di difficoltà? A chi chiedere un aiuto concreto?

L’ansia e la depressione colpiscono sempre di più i giovani poiché si sentono stretti in una società dove sempre più ci valori, come l’apparenza e la solitudine, amplificano il lato narcisista di ognuno di noi. Basti pensare al numero di ore trascorse davanti allo schermo del telefono o del computer, a discapito dello stare insieme e condividere emozioni reali. Tutta questa velocità con cui si vivono gli amori, le amicizie e i conflitti attraverso il web porta a una distruzione della vita reale, oltre a una maggiore aggressività. Ci nascondiamo dietro gli schermi quando litighiamo, fino a rompere i limiti del buon gusto e del giusto comportamento. Inoltre i social, tramite le foto che costantemente vengono pubblicate, richiedono a ognuno di noi di essere sempre belli, sempre adeguati ai canoni di bellezza richiesti dalla pubblicità e dagli influencer. Questo aumenta la frustrazione, l’inadeguatezza, è un malessere che porta all’isolamento e alla costruzione di un personaggio virtuale, a volte molto distante da quello reale in cui rifugiarsi e interfacciarsi sul web.

∼ All’inizio del 2017 è uscito il tuo libro (peraltro recensito sul blog) Non è colpa mia, voci di uomini che hanno ucciso le donne. Com’è nato il libro e la collaborazione con Vanna Ugolini? Ti va di parlarcene?

4104FitD9FL._SX358_BO1,204,203,200_Nel 2017 è uscito il libro NON E’ COLPA MIA, scritto a 4 mani con la giornalista Vanna Ugolini. Partendo dalle interviste di Vanna a tre uomini che hanno ucciso le loro compagne, il libro indaga il fenomeno del femminicidio con riferimenti scientifici per poter far capire cosa accade e tutti i meccanismi psicologici presenti all’interno delle coppie in cui c’è violenza.

Grazie di cuore a Lucia per avermi dedicato del tempo! Se volete contattarla potete farlo qui.

 

Interviste

Intervista a Stefano Caruso, autore di Shameland

Ciao a tutti i lettori del blog! Oggi voglio parlarvi di un libro di cui vi ho già accennato in passato: Shameland. In questa occasione scopriamo qualcosa in più sul libro e l’autore che lo ha scritto.

∼ Benvenuto sul blog Il lettore curioso, Stefano! Raccontaci un po’ di te e del tuo romanzo Shameland ai lettori che ancora non ne hanno sentito parlare.

Parto da Shameland: è un romanzo che dissacra il fantasy, lo fa a pezzi e li disintegra.

Quante volte nei fantasy ci sono personaggi che vengono definiti pazzi ma alla fin fine non sono niente di che? Ecco in Shameland non ce n’è uno normale, ma è soprattutto il protagonista a essere completamente pazzo, del tutto. Ho voluto creare un personaggio senza un minimo freno, volgare, tanto volgare, cresciuto in un branco di cani, che non conosce alcuna morale e che non ha idea di quello che fa.

Una scena che descrive la cosa alla perfezione si trova nel capitolo 2 “Folle Battaglia”, quando lui uccide anche i suoi, solo perché pensava che la battaglia la vincesse chi ammazzava più persone.

È il romanzo perfetto per chi vuole leggere qualcosa di fresco e non si scandalizza per volgarità e black humor.

Il punto di forza di Shameland, che lo differenzia dalle altre parodie, è l’originalità del tutto, e in particolare dei dialoghi dei personaggi e della loro follia. Alcuni sono personificazioni di problemi dei fantasy come Dump, da infodump. Posso dire che non c’è nulla come Shameland. Non posso dire che è un romanzo che piacerà a tutti, perché non tutti apprezzano l’umorismo nero e il no sense che ne fanno parte.

Io sono un ragazzo/quasi uomo che vuole fare lo scrittore.

Ho studiato per anni prima di scrivere un vero romanzo, e ho trovato nella scrittura un modo di esprimermi, so che non è un mestiere facile, non solo dal punto di vista economico, scrivere bene e mantenere un livello qualitativo omogeneo per un intero romanzo è dannatamente tosta.

E, se posso, direi che scrivere una parodia fatta davvero bene sia una tra le cose più difficili in assoluto da fare: servono idee nuove in ogni pagina, dialoghi freschi, brillanti, frecciatine pertinenti e ben amalgamate con la storia, è davvero complicato.

C’è tanto del mio umorismo quotidiano in Shameland, io certe battute le farei anche nella vita reale.

Un’ultima cosa che direi di me è che sono un romantico, profondamente innamorato di una ragazza che ormai ho perso, scrivo per sentirla ancora accanto.

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Interviste, La segnalazione del mese

|| Intervista a Luca Torino, autore di Rick

Ciao a tutti i lettori del blog e buona domenica! Oggi ho intervistato per voi Luca Torino, autore del romanzo Rick. Scopriamo insieme qualcosa in più sul suo romanzo e come è nato!

rickLa tranquilla e piovosa città di Sherbrooke, in Canada, sta per essere sconvolta da una serie di omicidi efferati ed inspiegabili in cui le vittime sembrano non aver nessun legame tra loro, tranne una carta dei tarocchi appoggiata sul corpo martoriato. L’assassino non lascia alcuna traccia, è feroce ed intelligente e prova gusto nel divertirsi con le prede prima di finirle. La polizia brancola nel buio, aggrappandosi ai pochi elementi a disposizione. Anche la vita di Malcom, autore di film horror sulla via del declino, sta per essere sconvolta; forse l’idea di acquistare la villa in cui due anni prima è stato perpretrato un massacro, non è stata poi così intelligente. Il sonno dell’uomo inizia ad essere popolato da incubi in cui un adolescente all’interno di una scuola chiede aiuto, il suo aiuto. Cosa avranno in comune i delitti del ‘serial killer delle carte dei tarocchi’ e questi incubi? In un crescendo di colpi di scena in cui il passato riveste un ruolo fondamentale per la risoluzione del caso, Sherbrooke si appresterà a conoscere l’orrore più grande che abbia mai vissuto…e questo è solo l’inizio…

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∼ Ciao Luca e grazie per avermi concesso del tempo per rispondere alle mie domande. Parlaci un po’ di te e del tuo libro ai lettori che ancora non lo conoscono.

Grazie a te e alla tua disponibilità. Mi presento, sono Luca Torino ed ho 38 anni. Attualmente vivo a Roma e sono laureato in Scienze della Comunicazione alla Sapienza. Per anni ho fatto il giornalista, anche se ora mi occupo di tutt’altro, tra cui scrivere romanzi. Ho creato Rick diversi anni fa, poi lasciato nel cassetto per lunghissimo tempo e, a ben vedere, feci bene. Ero ancora troppo acerbo per creare qualcosa che potesse davvero soddisfarmi e soddisfare chi mi segue. Rick è stato modificato in molti suoi punti, fino a diventare un romanzo su un serial killer davvero particolare, con un obiettivo ‘ambizioso’. Quale obiettivo? Non so, dovrete scoprirlo voi. Non parla solo di un serial killer, di una cittadina in Canada sconvolta da omicidi inspiegabili, ma è più un viaggio all’interno dell’orrore, della solitudine e dei demoni che albergano in ognuno di noi. Come in tutti i romanzi di genere, c’è l’indagine, i colpi di scena, ma a differenza di altri, manca il ‘buono senza macchia e paura’…il protagonista è un mix di emozioni e spesso, non sono delle più belle.

∼ Com’è nata la passione per la scrittura? Rick è la tua prima opera pubblicata?

Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia che divora libri di ogni genere, devo ringraziare i miei genitori per questo. Il passo successivo è stato quello di mettere nero su bianco le idee che mi frullano in testa, cimentarmi in qualcosa che avrebbe comportato sacrifici e giorni interi a pensare come evolvere la storia…ma alla fine ne è valsa decisamente la pena. Rick è la mia prima opera pubblicata e fa parte di una trilogia già scritta e in fase di revisione. Sto ultimando anche un quarto romanzo, spin-off su un protagonista.

∼ Rick è classificato come “horror”. C’è qualche scrittore appartenente al genere che ammiri in modo particolare o che influenza la tua scrittura?

Certamente, chi ha letto Rick e le bozze degli altri 3 libri, ha confermato che si sente l’influenza del Re, Stephen King. Ovviamente la mia opera non è sua emulazione, ognuno ha idee e stili differenti, ma ammetto che è forte la passione di raccontare storie su soggetti disturbati, malati e situazioni forti, andando contemporaneamente a trattare tematiche universali. Ad esempio in Rick, una delle tematiche, oltre la trama principale, è il mostro dietro la maschera che ognuno di noi indossa. Altro autore a cui devo dire grazie, nel mio processo creativo, è il mangaka Hirohiko Araki, un pozzo senza fine di idee e contesti bizzarri

∼ Com’è essere uno scrittore esordiente al giorno d’oggi? Che cosa ti ha spinto a scrivere un romanzo?

Essere uno scrittore esordiente in questo periodo storico è un bel pò complicato ma al contempo internet ti aiuta tantissimo a differenza di come poteva essere in passato. Devo ancora imparare molto dal punto di vista di marketing, ma ritengo che con impegno e sacrificio, alla fine i risultati si vedono sempre. cosa mi ha spinto a scrivere? A chi me lochiede rispondo sempre, “è una mia esigenza fisica…è come respirare. Mi piace dare forma alle mie idee, mettermi alla prova creando situazioni apparentemente irrisolvibili e trovare il modo di uscirne in maniera logica e razionale. Ad esempio, in Rick, tutte le vittime non si conoscono. Chi è che le uccide? Perchè vengono prese di mira? Trovare il filo conduttore è stato difficile, ma una volta scovato, ogni pezzo è andato a combaciare.

∼ Rick è il primo romanzo appartenente alle serie Sherbrooke’s Chronicle. Puoi dirci qualcosa in più sui seguiti di Rick? Stai già lavorando al secondo romanzo?

Si, come già anticipato precedentemente, Rick fa parte di una trilogia già scritta ed in fase di revisione. Il secondo romanzo si intitola ‘Smith’ e virerà al thriller/giallo con qualche sfumatura horror. Verrà introdotto il protagonista, un giovane scrittore che avrà un ruolo importante all’interno della trilogia. Credo che lo pubblicherò prima di Natale. Infine l’ultimo romanzo, ‘Strange’, chiuderà e spigherà tutte le cose irrisolte dei primi due, motivando ogni dettaglio apparentemente non chiarito in precedenza. Mi piace molto scrivere, lasciando numerosi dettagli, che non hanno risposta se non alla fine. Voglio portare il lettore a porsi domande e sue speculazioni per poi lasciarlo di sasso con la verità su determinati accadimenti o comportamenti. Non lascio nulla al caso, ogni cosa presente ha un senso, comprensibile nella sua interezza, solo alla fine.

∼ Qual è il tuo rapporto con la lettura digitale? Ti sei arreso agli e-book o resti fedele alla carta stampata?

Allora…ehm, una domanda di riserva? Rick l’ho pubblicato sia come e-book per Kobo che su Amazon come cartaceo, ma…onestamente…Oh, come è bello il tempo oggi…va bhe, mi cavo d’impaccio dicendo così, “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”…almeno non scontento nessuno 😉

∼ Hai qualche consiglio da dare ai lettori che vogliono intraprendere la strada della scrittura?

Il consiglio che posso darvi è scrivete. Se vi piace e adorate farlo, gettatevi senza paracadute nelle vostre idee, sbagliando, modificando quanto già fatto, arrabbiandovi con voi stessi per non avere l’idea geniale, il deus ex machina che vi trae da una situazione ingarbugliata…ne avrete benefici. Cadendo si cresce, restando immobili non ci si evolve. Rick è stato ideato nel lontano 1999…la bellezza di quasi 20 anni fa. L’anima, il messaggio che volevo mandare è rimasto, ma le modifiche sono state tantissime ed alla fine eccolo qui. Moltissime volte ho pensato chi me lo fa fare…posso dirvi che ho fatto bene a continuare. Un bocca in lupo enorme a chi vuole intraprendere questa strada, non lasciatevi abbattere mai e crescete ascoltando le critiche costruttive. servono sempre.

 

Il Lettore Curioso consiglia..., Interviste

Intervista a Chiara Avanzato, autrice del romanzo distopico “Fuori posto”

Ciao a tutti i lettori del blog! Oggi sono felice di ospitare sul mio blog un’autrice, Chiara Avanzato, che ho avuto il piacere di intervistare. Vi lascio alla sinossi del suo libro e all’intervista. Buona lettura!
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Nella Sicilia del 3225 d.C. poche facoltose famiglie hanno il privilegio di vivere per millenni. Solo i più colti hanno accesso al potere mentre la restante parte della popolazione conduce una breve esistenza dedita al lavoro che i loro padroni non vogliono svolgere.
La tecnologia ha raggiunto traguardi inimmaginabili e permette guadagni infiniti sfruttando la produzione ottimizzata, le coltivazioni e gli allevamenti basati sulla manipolazione genetica.
Edan è un giovane lavoratore troppo astuto per tenere la testa bassa. Leandro, invece, è il figlio di una delle famiglie più ricche della Sicilia. È il custode di un tremendo segreto a cui l’amore giocherà un brutto scherzo. Le vicende dei due protagonisti si intrecceranno in una continua discesa nel macabro.
∼ Buongiorno Chiara e benvenuta sul blog Il lettore curioso. Parlaci un po’ di te e del tuo romanzo ai lettori che ancora non lo conoscono.
Buongiorno membri della redazione e gentili lettori, sono Chiara Avanzato e ho 25 anni. A fine mese mi laureo in medicina e sono siciliana. Il 27 giugno 2018 ho realizzato il sogno della mia vita pubblicando il mio primo romanzo distopico. Quest’ultimo narra le vicende dei due protagonisti: Edan, un giovane lavoratore, troppo astuto per tenere la testa bassa e Leandro, figlio di una delle famiglie più ricche della Sicilia. È il custode di un tremendo segreto e si innamorerà della persona sbagliata.
∼ Interessante e innovativa è la scelta di ambientare un distopico nella regione Sicilia. Per quale ragione hai scelto questa particolare ambientazione?
Ho scelto di parlare della mia terra, ma in un modo veramente poco convenzionale. Ho immaginato enormi grattacieli futuristici sotto l’acropoli agrigentina e un futuro in cui le malattie e la fame nel mondo sono state sconfitte.
∼ L’attenzione del tuo romanzo è catturata fin da subito dalla splendida copertina. Ci vuoi dire qualcosa di più in tal proposito? Chi l’ha realizzata?
Sì ho chiesto ad un disegnatore professionista specializzato nella realizzazione di fumetti e graphic novel di realizzare una copertina originale basata sulla mia idea di Agrigento nel futuro. Il grafico maltese si chiama William Calleja.
∼ Per quale motivo hai scelto proprio il genere distopico? Ti ispiri o ammiri qualche autore in particolare?
La distopia è il mio genere preferito, sono cresciuta con i romanzi di Orwell, Huxley e Dick. I grandi classici insomma. Alla fine del liceo ho cominciato ad apprezzare anche i romanzi psicologici di Ian McEwan, ma il primo amore non si scorda mai.
Noto con piacere che ultimamente anche il cinema si sta avvicinando alle distopie con trasposizioni cinematografiche di Hunger Games, Divergent e film originali come Upside down e molti altri.
∼ Dalla tua biografia ho notato che a soli 16 anni hai partecipato a due concorsi letterari, vincendone uno e classificandoti al terzo posto con l’altro. Quando è nata la passione per la scrittura? Ti accompagna fin dall’infanzia o si è sviluppata in adolescenza?
Ho cominciato a macinare libri al liceo. Ho letto i primi tre romanzi assegnatemi dall’insegnante al primo anno e da allora non ho più smesso. Grazie alla mia scuola, il liceo U. Foscolo di Canicattì, ho avuto l’occasione di incontrare grandi autori di narrativa come Savatteri, Lucarelli e De Cataldo. Da questi momenti di confronto letterario è nato il mio amore per la scrittura ed è stato proprio in quel periodo che ho cominciato a sperimentare su carta.
∼ Concludiamo con l’ultima domanda, rivolta a tutti gli autori emergenti che vorrebbero coltivare la propria passione. Hai qualche consiglio da dare a chi vuole intraprendere la tua stessa strada?
C’è un solo unico consiglio per chi vuole pubblicare un romanzo: leggete, leggete, leggete. Una volta letti molti libri diventa semplice acquisire un linguaggio adeguati al genere che preferite e cominciare a sperimentare!

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