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Cronache di un vampiro vol.1: Intervista a Giovanni Di Rosa

Buongiorno lettori! Oggi voglio presentarvi un romanzo, primo volume di una saga scritta dal blogger e scrittore Giovanni Di Rosa. Il libro sarà scaricabile gratuitamente su amazon per due giorni, il 3 e 4 aprile. Vi consiglio di approfittarne qui.

In occasione dell’uscita io e Giovanni abbiamo parlato un po’ del suo nuovo romanzo. Scopriamolo insieme nel dettaglio!

~ Ciao Giovanni, bentornato! Ormai sei un habitué del blog, ma presentati ai nuovi lettori che ancora non ti conoscono.

Ciao, Feliscia. Innanzitutto, ti ringrazio ancora – come sempre! – per avermi concesso questo spazio. Mi chiamo Giovanni Di Rosa e sono un blogger e scrittore (o almeno ci si prova). Scherzi a parte, da qualche tempo sto cercando di avviare la mia carriera da scrittore indipendente e ogni volta che esce qualcosa ricompaio su “Il Lettore Curioso Blog”.

 ~ Oggi sei qui per presentarci un nuovo romanzo: Cronache di un vampiro. Ti va di parlarcene?

È uscito finalmente un nuovo romanzo, dopo alcune opere di carattere un po’ diverso. Si tratta del primo volume di una saga – prenderà il nome di “Vincoli di sangue” – che vuole dare una nuova veste ai vampiri dopo anni in cui i vampiri sono stati più dei teen idol che dei mostri assetati di sangue. 

In realtà volevo abbattere un po’ di stereotipi nella narrazione del vampiro, ma credo di esserci andato piano. Il mio romanzo credo possa accontentare tanto il gusto di chi ha amato la figura del vampiro moderno (più normalizzato e cool) sia chi ha amato il vampiro terrificante e leggendario che ha infestato i romanzi gotici. 

 ~ Quando mi hai parlato del tuo libro, mi hai detto che avevi intenzione di sfruttare un argomento inflazionato come quello dei vampiri e rivisitarlo. Com’è nata questa idea? Hai incontrato particolari difficoltà durante la stesura?

Cavolo, ho anticipato la risposta! Per approfondire, mi sento di dire che sì, ho trovato delle difficoltà. Mi sono così tanto innamorato dei personaggi che ho lasciato la storia a loro, alle loro decisioni. Ho cercato di interpretarli coerentemente e, alla fine, è uscito un romanzo che, come detto, miscela un po’ la cultura pop alla tradizione del romanzo gotico!

Se non aveste capito quello che volevo dire: in realtà, all’inizio, pensavo che ci sarebbe stato molto più sangue nel libro, ma alla fine lo spirito di George R. R. Martin sembra essere svanito e sono stato più buono coi miei personaggi. 

 ~ Dal titolo deduco che il romanzo prevede almeno un seguito. Che progetto editoriale hai per questa storia?

Sarà una saga che si comporrà di almeno tre romanzi brevi, di cui “Vincoli di sangue” sarà il primo capitolo. 
Ho tantissime idee e ci sono tante tematiche da disvelare. 
Chi scaricherà il libro troverà tante informazioni interessanti sul sequel alla fine del romanzo. Quindi, arrivate fino alle ultime pagine!

 ~ I lettori, spesso, amano trovare un tocco di romanticismo nelle storie che leggono. Possiamo aspettarci qualcosa di questo tipo in Cronache di un vampiro?

Non voglio fare spoiler, ma il primo volume sarà all’insegna di amori non convenzionali. 
Ci sarà un lieto fine? Chissà…
No, sul serio, la domanda è appropriata anche perché amo parlare di amore nei miei libri. Credo che sia un sentimento fondamentale, ma in questo romanzo sarà molto difficile per i nostri protagonisti coronare i loro desideri. Ci sarà quella giusta dose di tragicità e di amori non corrisposti. 

 ~ Parlando del tuo libro, mi hai accennato della “sensualità dei vampiri”. Di che cosa si tratta e come hai inserito questo argomento nel tuo libro? 

Facendo le mie ricerche, prima di mettermi alla tastiera e scrivere il romanzo, ho scoperto che uno dei minimi denominatori della figura del vampiro nella letteratura (e, comunque, nell’immaginario collettivo) è proprio la sensualità.
I vampiri rappresentano il fascino della trasgressione. Ci sono sempre piaciuti perché sono qualcosa di non convenzionale, un amore che non ci è concesso e per questo ci intriga in modo irresistibile. 

Spero che i miei vampiri vi appaiono sensuali a sufficienza! 

~ Mi piacerebbe conoscere meglio i protagonisti del tuo romanzo. Prova a descriverli con 3 parole ciascuno!

Thomas: solitario, solitario, ambivalente

Virgilio: famelico, elegante, enigmatico

Andreas: intelligente, insicuro, ansioso

Annalise: determinata, empatica, affascinante

Gli altri… Beh scopriteli (il giorno dell’uscita dell’intervista il libro è scaricabile gratuitamente, quindi quale miglior modo per conoscere gli altri personaggi che popolano il libro?)

 ~ Nell’ultimo anno hai dato vita a diverse pubblicazioni. Stai lavorando a qualche altro progetto al momento? Ci puoi offrire qualche anticipazione?

Ti faccio un’anteprima mondiale (BOOM!). Il prossimo libro che pubblicherò si intitolerà “Generazione Seriale”. Non sarà un romanzo, ma un saggio (questa parola mi fa un po’ paura perché non sono un sociologo né un critico televisivo affermato, ma solo un grande appassionato di questa materia). 

Voglio parlare di una delle mie più grandi passioni, le serie televisive, e parlare della loro evoluzione (fino ad arrivare alla seconda epoca d’oro della televisione, che è quella che stiamo vivendo) in parallelo a come la mia generazione – i Millennials – si sono evoluti e rapportati proprio alla televisione.

Entro fine anno uscirà anche “Canto della terra”, il secondo numero di “Cronache di un vampiro”. E poi si vedrà…

 ~ Hai deciso di ricorrere al selfpublishing anche per questa pubblicazione. Che cosa ti ha spinto a prendere di nuovo questa strada? 

Beh, non nascondiamoci dietro a un dito. Non sempre il self publishing è una scelta. Se potessi sfruttare le risorse di una casa editrice affermata, pubblicherei con loro. Ma, per il momento, piuttosto che annaspare per piazzare un singolo romanzo più “tradizionale” tramite vie canoniche, cerco di creare il mio universo letterario tramite pubblicazioni più brevi e più economiche, ovviamente, cercando di fare quello che amo di più nel modo più professionale possibile.

Spero che concorderanno con me i miei lettori. “Ancora Addio”, novella romance pubblicata in autunno, mi ha dato molta soddisfazione perché anche lettori casuali hanno amato la storia e il modo in cui era scritta e penso che la strada sia quella giusta.

Bisogna solo trovare il modo per arrivare a più persone. Ma, ehi, io non mollo mica!

~ Come già detto, i vampiri sono una tematica molto rappresentata in letteratura. Che cosa rende Cronache di un vampiro diverso dagli altri? Perché i lettori dovrebbero acquistare il tuo libro?

In cosa si differenzia? Io credo che sia difficile trovare un libro di vampiri in cui non si faccia fanservice a piene mani. Nel mio romanzo i vampiri non sono solo adolescenti supersexy, ma sono personaggi più complessi e più maturi e vivono in una realtà moderna molto più oscura di quanto si possa credere. 

Perché comprarlo? State leggendo questa intervista il 3 o il 4 Aprile? Beh, se state leggendo questa intervista in questi giorni, potete scaricarlo gratuitamente e farvi un’idea da sé. 
Provando a rispondere in maniera più seria: penso di fare self publishing in maniera molto seria. Studio moltissimo, sia tecniche di scrittura che marketing. Sto cercando di creare prodotti che riescano a dare ai lettori qualcosa. 
Le mie storie coniugano l’evasione in mondi narrativi a riflessioni di carattere sociale. Il mio sogno è quello di intrattenere con i miei racconti e, modestia a parte, penso di riuscirci piuttosto bene! 


Sinossi: Andreas Rooney è un professore di letteratura nella più antica università europea. Insegna a Oxford, cittadina britannica sconvolta da un evento inquietante accaduto pochi giorni prima di Natale. Il suo migliore studente, Thomas Crawford, è svanito nel nulla e le indagini attorno alla sua scomparsa non hanno portato a nessun risultato.
Dopo due mesi dalla scomparsa, una donna misteriosa si interessa al professore di letteratura, alla ricerca di una nuova pista di indagine. In molti in città ritengono che Andreas abbia un legame con Thomas e che sia in possesso di informazioni utili al suo ritrovamento.
Andreas, però, è all’oscuro della tragica fine occorsa al giovane, rapito da un predatore senza scrupoli, desideroso di soddisfare i propri appetiti.
Una minaccia, infatti, infesta le strade di una quanto mai spettrale Oxford. Una mostruosità sopravvissuta ai secoli e al progresso si cela nelle ombre e nessuno che si imbatta sul suo cammino potrà dirsi al sicuro.
Gli incubi diverranno realtà, quando i protagonisti di questa storia saranno costretti a trovare il modo di sopravvivere all’attacco di un vampiro.

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Sos Come ti sblocco il romanzo: il nuovo manuale sulla scrittura di Giovanni Di Rosa [Intervista]

Buongiorno lettori! Oggi voglio parlarvi di un manuale sul mondo della scrittura, scritto dall’autore Giovanni Di Rosa, che ho intervistato per l’occasione.

Sinossi: Quanti di noi si approcciano alla scrittura? Abbiamo tutti il desiderio di trasformare in un libro una grande idea o un momento particolarmente importante della nostra vita.
Narrare, per alcuni, è un’esigenza irrefrenabile, ma non abbastanza forte da vincere i dubbi, le esitazioni e le difficoltà.
Dopo aver letto libri improponibili e capito quanto sia difficile creare un prodotto letterario all’altezza, abbiamo preferito accantonare il nostro desiderio di scrivere e di raccontare.
Ma abbiamo fatto un errore: forse non tutti potremo diventare i nuovi Manzoni o D’Annunzio, ma tutti abbiamo la possibilità, con il duro lavoro e con la giusta determinazione, di creare un prodotto che non appaia amatoriale.
Questa guida è il primo passo per iniziare a scrivere.
Contiene regole di scrittura creativa di grandi autori, consigli pratici provenienti dal mondo e una serie di opinioni espresse direttamente dai lettori.
Un ottimo modo per capire come mettere mano ai nostri progetti e quali sono i passi che l’aspirante scrittore deve fare verso la realizzazione del suo primo romanzo!

Ciao Giovanni, ben ritrovato sul blog! Parlaci della tua nuova pubblicazione “Sos come ti sblocco il romanzo”. Di che cosa parla in linea generale?

Ciao Feliscia. Sono felice che il tuo blog mi dia l’opportunità di parlare di questo ultimo progetto. “SOS Come ti sblocco il romanzo” è una pubblicazione nata dall’intento di riordinare tutte le ricerche fatte durante l’anno sul mondo della scrittura. Pensavo fosse un’idea simpatica quella di creare una sorta di guida pratica alla stesura per chi desidera scrivere ma ancora non è riuscito a scrivere un romanzo.
Sarà, inoltre, il mio modo di ringraziare chi mi ha sostenuto durante quest’anno, dato che questo progetto – a cui hanno contribuito molti blogger e lettori – verrà distribuito con una promozione gratuita.

Entrando più nello specifico, quali argomenti affronta il libro? A chi può essere utile?

Come dicevo, si rivolge essenzialmente all’aspirante scrittore.
Mi rendo conto che c’è tanta gente, anche con tanto talento, che si impantana quando deve creare un prodotto unico e completo come un romanzo. Ho cercato di creare una risorsa che offrisse loro sia delle regole di scrittura sia dei consigli su come affrontare un’impresa difficile come la scrittura di un romanzo.
In particolar modo, tra l’altro, mi rivolgo a chi vuole autopubblicare le sue opere. Troppo spesso si leggono scritti che non meriterebbero di vedere la luce e che sembrano, a colpo d’occhio, opere inadeguate e amatoriali. Con questa guida io ritengo si possa fare un ulteriore passo avanti e capire meglio quali sono gli errori da evitare e gli aspetti a cui prestare attenzione per far sì che i libri (anche autopubblicati) appaiano prodotti professionali, meritevoli di stare sul mercato.
Per quanto riguarda gli argomenti credo che sia opportuno condividere l’indice, così da orientare chi volesse scaricare il libro:

  • Premessa
  • Perché scrivere?
  • L’insicurezza dello scrittore
  • Scrivere è un lavoro duro
  • L’importanza del Beta Reader
  • L’incipit
  • Il blocco dello scrittore
  • Scrivere e riscrivere
  • La trama
  • Come introdurre i personaggi
  • Il finale
  • Correzione, editing e pubblicazione
  • Marketing
  • La presentazione e i pregiudizi
  • Spazio alle interviste
  • Conclusioni

Com’è nata l’idea per questo manuale?

Ho fatto molte ricerche, letto alcuni libri e partecipato a un corso quest’anno. Volevo evitare che tutto il materiale raccolto – e talvolta rielaborato sul blog – si disperdesse. Per questo ho creato questa guida. Spero, inoltre, che leggere la guida possa attestare anche la serietà e la passione che ci metto nel mio percorso da blogger e da autore indipendente.

Il 2019 è stato ricco di novità per te, tra la pubblicazione del fantasy Cloude, la novella Ancora Addio e ora questo manuale di scrittura. Qual è stata la difficoltà maggiore che hai affrontato da scrittore emergente?

Diciamo che non esistono cose facili in questo percorso. Mi rendo conto sempre di più che scrivere è solo un aspetto secondario. In un mercato di nicchia e con tanta competizione, il primo passo è costruirsi una reputazione, farsi un nome. Ma il blogging aiuta fino a un certo punto. C’è tantissima competizione anche là. I social, d’altra parte, richiedono un impegno e una costanza tali da escludere quasi ogni altra attività.
Insomma, è tutto molto difficile. Farsi conoscere, ottenere la fiducia dei lettori e promuovere i propri lavori è un lavoro durissimo, ma se si ha passione, non si può e non si deve mollare.

E la tua soddisfazione più grande?

Quella che deve ancora venire!
A parte gli scherzi, l’unica cosa che mi consola per le tante fatiche è il fatto che chiunque mi abbia dato fiducia e abbia letto qualche mio scritto, mi ha rassicurato sul fatto che siano tutte opere scritte in modo adeguato. Ho ricevuto tanti complimenti e, ovviamente, anche qualche critica durante quest’anno. C’è sempre un margine per migliorare e, di sicuro, ho acquisito maggiore consapevolezza sui miei punti di forza e sui miei punti deboli come scrittore. Un bagaglio che mi porterò dietro per fare ulteriori passi avanti.
Ci si rende conto, in questo settore, che bisogna essere praticamente perfetti per poter sperare di ottenere un minimo riscontro. Quindi, diciamo che la mia più grande soddisfazione è aver scoperto che ho le carte giuste per crescere ancora e che la passione, fortunatamente, non mi manca.

Parlando di manuali, c’è qualche lettura che ti ha ispirato o ritieni che in pochi abbiano affrontato l’argomento scrittura e pubblicazioni a tutto tondo, come hai fatto tu?

Anni fa ho letto qualche manuale trovato sul web. Devo ammettere che li ho trovati pura e semplice spazzatura. Non sono solito essere così tagliente, ma credo che la maggior parte dei manuali presenti online prenda in giro l’aspirante lettore.
Spesso si affronta in maniera semplicistica quello che è il compito di chi scrive. Non si tiene conto delle mille difficoltà in cui si imbatte lo scrittore. E, soprattutto, si sottovaluta l’aspetto psicologico.
Io penso che scrivere sia un lavoro durissimo, per il quale la motivazione e la determinazione sono i requisiti fondamentali, le regole di scrittura creativa vengono dopo.
Quest’anno ho letto “Lezioni Americane” di Calvino e “On Writing” di Stephen King. Devo dire che soprattutto il libro di King mi ha aperto gli occhi e mi ha dato molte risorse e strumenti per provare a creare questa piccola guida pratica. Ho cercato di rapportare, comunque, i consigli ritrovati nelle mie letture e nei blog a tema scrittura a quella che è la realtà del mercato editoriale italiano e alle nuove realtà relative al mondo delle pubblicazioni.

Il libro è in promo gratuita fino al 15 dicembre. Potete approfittarne qui.

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Intervista a Giovanni di Rosa in occasione dell’uscita di Ancora Addio, la sua nuova Novel Romance

Oggi voglio presentarvi la nuova novella di Giovanni di Rosa, disponibile su Amazon al prezzo di 0,99€. Per l’occasione ho voluto fargli qualche domanda su “Ancora Addio”.

~ Buongiorno Giovanni. Bentornato sul blog!

Ancora Addio è la tua nuova novella, nata inizialmente come un racconto breve e pubblicata nella raccolta “Racconti di mare” del gruppo Facebook Scrittura creativa e blogging. Per quale ragione hai deciso di riprendere il racconto e trasformarlo in una novella?

Innanzi tutto ti ringrazio per avermi dato questa nuova opportunità.

Parto con una precisazione: i termini novella e racconto sono quasi sovrapponibili; ho presentato questo lavoro più lungo come novella per chiarire che si trattava di un lavoro differente da quello inserito nella raccolta. Per essere estremamente chiaro: si tratta di una storia di circa settanta pagine che sviluppa un racconto originale di cinque.

Per quanto riguarda la tua domanda, mi sento di dire che per me scrivere “Ancora Addio” in questa forma più “estesa” è stata una sfida. Volevo provare a cimentarmi con un racconto sentimentale e parlare di vita reale, cercando di racchiudere anche un po’ delle mie esperienze in una storia in cui si potessero riconoscere tutti.

Inoltre, ho pensato che il racconto funzionasse così bene da meritare un approfondimento sulla storia dei miei personaggi. Io stesso ero curioso di scoprire di più della storia d’amore dei protagonisti di “Ancora Addio”, che avevano avuto una vita assai breve nel racconto inserito nella raccolta.

~ Parlaci brevemente di Ancora Addio e presenta Remo e Giada ai lettori del blog.

Volevo creare due personaggi che fossero allo stesso tempo rappresentanti dell’era contemporanea e protagonisti di una storia senza tempo. Remo e Giada hanno tanti caratteri dei giovani di oggi, ma sono anche individui con una scala valoriale che sembra riportarli ad altre epoche. Tra i loro pregi e difetti, credo che chiunque possa trovare qualcosa di sé nell’uno o nell’altro personaggio.

Giada è una ragazza assennata, con la testa sulle spalle, che io definisco come “nata vecchia”, per quella determinazione ineguagliabile nel perseguire i propri obiettivi.

Remo, invece, fa più fatica. Il suo percorso di maturazione è più lungo, ma alla fine riscoprirà dentro sé una profondità che i lettori potrebbero non scorgere nei primi capitoli.

~ In Ancora Addio ci sono diverse citazioni a serie televisive, in modo particolare Gilmore Girls. Proviamo a fare un gioco: ti sfido ad associare alcuni personaggi dal mondo delle serie TV ai personaggi principali della tua novella! A chi assomigliano Remo e Giada?

Nella storia, Giada si ritrova a paragonare se stessa e Remo a Rory e Dean di “Una Mamma per Amica”, ma non è detto che siano i personaggi televisivi assolutamente più simili a loro. Se, da una parte, penso che Remo calzi a pennello con la figura di Dean, ovvero quella del bravo ragazzo che commette errori a fin di bene e non si accorge dei passi importanti che fa e delle conseguenze che avranno, Giada è molto diversa da Rory.

Paragonerei Giada a Rachel di “Friends”. Rory è una “sconfitta dalla vita”, che soccombe di fronte alle problematiche della sua gioventù poco fortunata, Rachel, invece, ha ancora quell’entusiasmo di tempi che non sono più i nostri e malgrado comprenda tutte le lacune della persona che ama, alla fine decide di non poter chiudere la porta all’uomo che sembra essere destinato a lei da sempre. Allo stesso modo, Giada ha quella determinazione a non darsi per vinta, ad andare avanti nella sua vita, senza mai dimenticarsi di un amore che l’ha cambiata nel profondo.

~ Come ti sei trovato, dal punto di vista stilistico, a realizzare una storia che si estende in un arco narrativo così lungo? Hai avuto particolari difficoltà?

Ho sempre apprezzato le storie che accompagnassero il lettore in diverse fasi della vita dei protagonisti. Trovo che una storia d’amore vada raccontata in tutte le sue fasi, nelle sue svolte, nei suoi alti e nei suoi bassi, pertanto sentivo che Remo e Giada dovessero vivere nelle pagine diversi anni della loro vita. La storia inizia subito dopo il loro diploma e culmina con loro pienamente adulti, pronti a vivere la seconda metà dei loro vent’anni.

Raccontare questi anni non è stato complesso, data la brevità dell’opera. Penso, inoltre, che mi abbia aiutato un’impostazione narrativa che ha scansionato questi sei anni in una serie di flash. Ho provato a raccontare gli eventi salienti delle loro vite per ogni anno, senza dilungarmi in particolari meno rilevanti. In qualche modo, coi dovuti distinguo fra le opere, ho cercato di emulare l’impostazione narrativa di un libro che trovo meraviglioso, ovvero “One Day” di David Nicholls.

~ Il tema del primo amore è centrale nella tua novella. Qual è la tua opinione su questo argomento? Credi che il primo amore sia davvero così significativo nella vita di un individuo?

Devo essere onesto: no. Ma ogni storia è diversa. Nel caso di Remo e Giada, il primo amore era quello giusto. Ma non capita sempre, anzi è statisticamente improbabile.

Devo essere sincero e dire anche che ho scritto questa novella con un pizzico di nostalgia, accorgendomi di non aver conosciuto davvero l’amore e cosa si provi ad amare una persona con passione e a essere ricambiati fino a pochi anni fa. Quindi, ho provato a sperimentare una storia alternativa, differente dalla mia, cercando di metterci tutti i sentimenti che, presto o tardi, ho conosciuto nella mia esperienza di vita.

In generale, però, il primo amore è comunque qualcosa che non si dimentica. Che sia una storia travolgente o un amore non corrisposto, una fantasia o un’esperienza imbarazzante, penso che sia qualcosa che ti segna, nel bene o nel male, quindi perché non parlarne in un libro?

~ Sei reduce da poco dall’uscita del fantasy Cloude e Ancora Addio è la tua seconda pubblicazione. Hai altre novità in arrivo? Ti va di parlarcene?

Sì, certo. Ho due romanzi finiti e da revisionare, ma non so né come né quando vedranno la luce. È, invece, notizia pressoché certa quella di un’altra piccola pubblicazione a Dicembre. Ho deciso, infatti, di mettere insieme tutte le ricerche fatte per i miei video e per il mio blog e creare una piccola guida per gli aspiranti scrittori. E, in particolar modo, per chi ha difficoltà a finire il primo romanzo della sua carriera. Ho chiesto aiuto a molte persone del settore e ho cercato di creare una risorsa utile per gli scrittori alle prime armi.

Penso che le prossime settimane saranno soprattutto dedicate alla revisione dei romanzi e alla preparazione di questa pubblicazione.

~ Oltre ad essere uno scrittore emergente, hai anche un blog e un canale YouTube aperto da poco. Come sono nati questi progetti?

Ho sempre avuto bisogno di esprimermi. Ho iniziato a fare blogging, parlando di serie televisive e presto mi sono ritrovato a parlare delle storie in senso lato. Sono un appassionato di storie, in ogni forma esse vengano prodotte, e da questo desiderio di commentare, recensire e interfacciarmi con altre persone è nato il blog. Il canale è nato più recentemente, perché penso che Youtube sia un social dalle grandissime potenzialità. Ho parlato finora di scrittura e lettura sul canale, ma presto conto di iniziare a creare dei podcast, cercando di sviluppare analisi approfondite su capisaldi della cultura popolare. È un progetto agli albori, ma che spero vivamente funzioni. La mia attività da blogger corre parallela a quella di scrittore, ma penso che non potrebbe andare diversamente. Anzi, cerco di portarmi dietro tutto quello che scopro e conosco per i miei contenuti nella mia attività di scrittore.

~ Come già detto, Ancora Addio è la tua seconda pubblicazione uscita in selfpublishing. Com’è cambiato il tuo approccio all’autopubblicazione? Hai incontrato particolari difficoltà?

Sì, con la pubblicazione di “Cloude – Il Portale”, mi sono potuto rendere conto di quante difficoltà si incontrino nella strada dell’autopubblicazione. Mi sono reso conto che non importa quanto tu possa lavorare duro, creando e proponendo un prodotto tutto da solo, gli errori possono essere sempre dietro l’angolo.

“Ancora Addio” è un progetto meno ambizioso di un romanzo, e quindi un testo con una revisione più facile, che io mi auguro risulti impeccabile agli occhi del lettore.

Devo ammettere, però, che l’autopubblicazione sia uno step che consiglio a tutti gli scrittori emergenti, perché quello che si impara, buttandosi in questo mondo, non lo si può imparare solamente immaginando. Impari a essere più esigente e impari a capire cosa funziona e cosa no con il pubblico.

Per far sì che i miei prodotti siano sempre più curati, in questi mesi ho letto diversi testi sulla scrittura e lavorato sodo sul mio stile di scrittura per renderlo più omogeneo e agile. Sono convinto di aver portato avanti un percorso che darà i suoi frutti e mi auguro soprattutto che la novella piaccia e risulti convincente!

ESTRATTO

“Giada si abbassò e stampò le sue labbra sulla guancia di lui. Un bacio fuggente e dolce, che sapeva di strade interrotte. Le labbra umide di lei erano già un preludio alla nostalgia che avrebbe provato, nei giorni a venire. Chissà per quanto tempo avrebbe bruciato quell’addio? Una ferita accesa nel petto, sulla pelle che era stata cuscino per il riposo di lei.

La ragazza iniziò ad allontanarsi, ciabattando sulla sabbia via via più fresca, ora che la sera si faceva sempre più prossima.

Remo non poté fare a meno di voltarsi, di fissarla. Era un pezzo di se stesso che si allontanava già. Era un dolore che non riusciva nemmeno a comprendere. Ci sarebbe stato tempo, però, per metabolizzare. Tutto si supera, in fondo. Anche l’amore che cammina lento, sulla sabbia, via da te. Anche l’amore che ti volta le spalle, dopo gli anni passati a rincorrerlo.”

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Interviste

Un tè con Jane Austen: Intervista all’autrice

Buongiorno lettori! Oggi voglio inaugurare una nuova rubrica un po’ particolare, nella quale intervisterò scrittori ormai scomparsi da tempo o personaggi provenienti da libri, film o serie tv.

Disclaimer: ovviamente l’intervista seguente è completamente inventata. Le domande e le risposte non si basano sulla reale vita di Jane Austen, in quanto la sua identità è stata svelata al pubblico solo dopo la sua morte. Anche i fatti sono diversi dalla realtà, perciò se siete fan dell’autrice sappiate che la mia intervista è da considerarsi come la trascrizione di un sogno senza alcun fondamento!

Intervista a Jane Austen

I: Buongiorno Signorina Austen. Vi ringrazio per aver accettato il mio invito per il tè. Mi vogliate scusare per l’accoglienza modesta, ma vi confesso che non avrei mai immaginato accettaste!

J.A: Trovo la sua casa davvero deliziosa e accogliente. È un piacere essere qui e rispondere alle vostre domande.

I: Non vorrei essere inopportuna, ma spero che mi permettiate di complimentarvi con voi per la brillante carriera. La vostra fama vi precede. Orgoglio e Pregiudizio è stato ristampato per la seconda volta e Persuasione è appena uscito nelle librerie di tutto il paese. Il suo talento è inarrestabile!

J.A: (sorride) Vi ringrazio. È sempre un’immensa gioia trovare così tanto affetto da parte dei lettori. Vi confesso che non avrei mai immaginato un tale entusiasmo. Non è per la fama che ho iniziato a scrivere.

I: Che cosa vi ha spinto a prendere carta e calamaio? Il denaro, forse?!

J.A: (Ride) Se mia sorella Cassandra mi sentisse ora sono certa che non ne sarebbe affatto felice: devo dirvi che non disdegno le entrate che sto ricavando dai miei libri. Per nulla. Ma no, non è per questa ragione che ho iniziato a scrivere.

Forse la mia risposta vi annoierà, ma sono sempre stata un’attenta osservatrice. La quotidianità della vita mi affascina e nei momenti di noia la mia mente da spazio all’immaginazione. Così sono nati molti dei miei personaggi. Non smetto mai di osservare.

I: Quante cose interessanti dovete aver visto!

A quale dei personaggi siete più affezionata in questo momento?

J.A: (riflette) Quando è uscito Prime Impressioni – Orgoglio e Pregiudizio. ndr – la mia paura più grande era che Elizabeth potesse destare antipatia nei lettori. Per me Lizzie è come una sorella e mi si spezzerebbe il cuore se non venisse apprezzata. Quindi posso dire con certezza che è lei il personaggio al quale sono più affezionata.

I: Elizabeth vi somiglia?

J.A: (riflette) Tutti i miei personaggi mi somigliano, e al tempo stesso nessuno. Vi confesso che vorrei possedere la sua tenacia e testardaggine, ma mi riesce difficile impormi come lei. Provo molta ammirazione per Elizabeth.

I: In Ragione e Sentimento avete esplorato il rapporto tra due sorelle molto diverse. Quanto ha influito la vostra esperienza personale?

J.A: Tantissimo! Io e mia sorella Cassandra siamo molto unite. Purtroppo viviamo lontane, ma la nostra corrispondenza è sempre fitta. Mi manca molto. A volte Cassandra mi accusa di essermi ispirata a lei nel dare vita a Marianne in Ragione e Sentimento.

I: È vero?

J.A: (sorride). Forse! Ma vi prego, non scrivetelo nell’intervista! Mi ucciderebbe se sapesse che l’ho ammesso! Lei è quanto di più caro ho al mondo.

I: Non posso promettervi nulla, come sapete i lettori amano queste piccole indiscrezioni! Ad ogni modo torniamo a noi: Bath, Southampton, Chawton… vi trasferite di frequente da una parte all’altra dell’Inghilterra. Nei vostri romanzi raccontate la vita nelle piccole comunità campagnole. Quanto di vero c’è nei vostri libri? Vi siete ispirata a persone incontrate realmente?

J.A: I miei sono personaggi di fantasia, ma ho sempre cercato di trasmettere la quotidianità che si percepisce nelle piccole realtà. Non conosco nessuna Signora Bennet o nessun Mr Willoughby. Ma se ho mai incontrato individui simili a loro? Non posso negarlo. (Ride)

I: E un Mr Darcy lo avete mai conosciuto?

J.A: Lo sto ancora aspettando.

I: Come si suol dire, le cose belle accadono a chi sa aspettare. I balli sono un’occasione di raccoglimento nei vostri romanzi. Ma ditemi Signorina Austen, siete una ballerina?

J.A: Se così si può dire! Mi diletto in questa arte, ma non posso ammettere di esserne portata. Tuttavia continuerò a ballare anche a costo di rendermi ridicola di fronte a tutti gli invitati a un ballo! Mi diverte troppo per rinunciarvi.

I: Tornando ai personaggi dei suoi libri, Emma è un’eroina insolita, a tratti detestabile. Per quale ragione avete scelto un personaggio di questo tipo?

J.A: Come ho scritto all’inizio del libro, credo di essere l’unica ad apprezzare il personaggio di Emma, forse perché ho avuto modo di trascorrere molto tempo con lei e andare oltre le apparenze. Emma è viziata, superficiale e da molta importanza alla propria posizione sociale. Ma conoscendola si percepiscono anche altri aspetti di lei che possono sfuggire a un occhio poco attento.

I: Il nostro tempo purtroppo volge al termine. So che avete una cena che vi aspetta e un romanzo al quale state lavorando.

J.A: Proprio così. Con grande rammarico devo lasciarvi, ma la mia famiglia mi aspetta per cena e non vorrei tardare.

Per scusarmi del poco tempo a disposizione, vi saluto con una notizia che spero possa rallegrarvi. Al momento sto lavorando alla stesura di un nuovo romanzo, che si chiamerà Sanditon. Tornerò sicuramente da voi in occasione dell’uscita del nuovo libro. È sempre un immensa gioia fare quattro chiacchiere con voi.

I: Vi ringrazio Signorina Austen. La aspetteremo con trepidazione!

Se avete qualche domanda per Jane Austen potete lasciarla qui sotto. Magari la prossima volta risponderà alle vostre curiosità!

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Intervista a Giovanni Di Rosa [serial escape], autore di Cloude – Il portale

Buongiorno lettori e buona domenica! Oggi per voi un’intervista super speciale al fantastico blogger (Serial Escape) e autore Giovanni Di Rosa, che esordisce oggi con il suo primo libro: Cloude – Il Portale.

Io lo acquisto subito e non vedo l’ora di divorarlo. Ma scopriamo qualche dettaglio in più!

~ Ciao Giovanni! Ormai io e te ci conosciamo da un po’, ma presentati ai lettori che ancora non ti conoscono. Raccontaci un po’ di te e del tuo blog Serial Escape. Come è nato e perché hai deciso di aprirlo?

Ciao Feliscia, innanzitutto volevo ringraziarti per avermi ospitato sulle tue pagine. Sono davvero felice che tu me ne abbia dato l’opportunità. E volevo dirti che mi emoziona moltissimo l’idea di parlare del mio progetto.

Serial Escape, il mio blog, è nato nel Dicembre del 2016, ma fino ad un anno e mezzo fa non avevo compreso quello che significava essere un blogger e l’impegno necessario perché la gente si interessasse ai contenuti che proponi. L’idea, comunque, è nata dalla necessità, sempre avvertita, di esprimere le mie idee. Ho sempre odiato rapportarmi in modo passivo alle mie passioni. Da qui l’idea del blog.

Un’altra ragione a spingermi è stata il mio desiderio di provare a ricordare le mie impressioni su quello che leggo o che vedo. La memoria non è uno strumento perfetto, così ho deciso di racchiudere le mie idee in uno spazio virtuale, cercando di rendere i miei commenti e le mie recensioni appetibili anche per i miei visitatori. Da qualche tempo, ho iniziato anche a spaziare maggiormente sul blog e a parlare di scrittura creativa, che è una cosa che mi diverte molto e che è utile anche a me, per affinare le mie conoscenze.

~ Cloude è la tua prima opera pubblicata, in uscita oggi 30 giugno. Quando è nata la passione per la scrittura? C’è qualche scrittore che ammiri in particolare per la sua tecnica?

Francamente non so identificare un momento preciso. So che, fin da bambino, amavo le storie. Mi sono sempre messo nei panni di chi scriveva le storie che mi appassionavano, che fossero film disney, un cartone animato o una serie televisive. Pensavo sempre: “cavolo, qualcuno si è divertito un mondo a creare questo personaggio!”

Si capisce che, da questo approccio, non potessi che amare la scrittura. Alle medie scrivevo racconti con protagonisti i miei compagni di classe e provavo già allora ad abbozzare dei fantasy.

Di scrittori da ammirare ce ne sono tantissimi. Come sempre, quando parlo di ispirazioni, mi piace fare due nomi. Il primo è quello di Zafòn. Credo che pochi, come lui, siano riusciti a coniugare uno stile interessante, agile ed elegante a un intreccio appassionante e vincente. Combinare un genere commerciale a una cifra stilistica di valore, per me, è il risultato più alto che può raggiungere uno storyteller.

L’altro nome è quello di Margaret Mazzantini. Credo che sia di una bravura inarrivabile. Le sue frasi ti prendono a schiaffi, le sue storie ti entrano dentro. Certe volte, semplicemente la natura ti dota di un talento che riesce a creare l’arte.

~ Concentriamoci su Cloude e sul mondo parallelo che hai creato. Innanzitutto che cos’è Cloude e com’è nata l’idea di questo mondo?

Cloude è un universo diverso da quello in cui viviamo. È un mondo che nasce per creare un rifugio. Una sorta di porto sicuro per tutti coloro che vogliono abbandonare la propria vita, quando non la sentono corrispondente ai propri ideali e ai propri sogni. In realtà Cloude è la materializzazione di un pensiero. Tutti speriamo di vivere in un mondo ideale, ma non sempre è una cosa positiva nascondersi in questo tipo di pensieri. La storia che racconto, in qualche modo, smaschera anche questo aspetto. Anche nei mondi ideali la vita potrebbe essere diversa da quella che ti aspetti e, in definitiva, sta sempre a te e alle tue risorse cercare di costruire una vita che sia quanto più simile a quella che desideri.

Ho iniziato a scriverlo per scappare. Avevo bisogno di fuggire dal malessere che mi creava la mia vita. E ho deciso di rendere questi miei stati d’animo sotto forma di storia, di una trama che funzionasse.

~ Ti sei mai sentito perso e senza prospettive come Susan? Quanto di te c’è in lei?

Userei anche espressioni colorite per rispondere. Comunque sì. Mi sento, tuttora, abbastanza privo di direzione. Pensare, rendere concreto nella mia testa il mio futuro mi suscita sempre un pizzico di malanimo.

Susan, però, non è così simile a me. È un personaggio che ha tanto coraggio, e una voglia di scoprire che, forse, io non possiedo più. Ho cercato di delineare un personaggio più “giovane” di me, quindi, chiaramente, ho dovuto smussare gli angoli. Susan è una tela ancora bianca. Io penso di avere più “rigidità” di quante ne abbia il mio personaggio.

~ Focalizziamoci sugli altri personaggi. Chi sono e quale è stato il più difficile da scrivere?

Fondamentalmente, i personaggi da cui tutto è partito sono Susan e la madre. A questi due personaggi si è aggiunto quello di Alexandra, una strega, che rivelerà di essere molto più di quello che si comprende all’inizio. Ho deciso di porre al centro della storia una vicenda familiare e di delineare dei personaggi femminili che fossero diversi da quelli che ho letto negli ultimi anni.

Volevo provare a dimostrare che le donne potessero essere personaggi forti e intriganti, anche quando le loro peculiarità e i loro pregi non fossero enfatizzati in maniera irrealistica. Spesso, nei libri, si cerca di proporre personaggi femminili perfetti, per compensare una realtà che ancora stenta ad abbandonare la misoginia. Sicuramente il sessismo e la misoginia sono da combattere, a tutti i costi, ma se si scrive, si deve parlare di vita e nella vita non siamo tutti perfetti.

Il personaggio più difficile da scrivere, invece, è Milena. Ho deciso di creare un tipo particolare di streghe, le “streghe di sangue”, una congrega proveniente da un mondo non conosciuto. Milena è una di queste streghe. È misteriosa e oscura, impenetrabile. Volevo creare un personaggio che fosse sempre sfuggente agli occhi del lettore e che, al contempo, catturasse l’attenzione. Non sempre è stato facile fare un lavoro di dosaggio con le sue azioni e i suoi dialoghi.

~ Il ruolo dei villain appartiene a tre stregoni, che minacciano la serenità di Cloude. Come deve essere secondo te un villain ben scritto? Pensando al cinema o alla letteratura, c’è qualche villain che ti viene in mente che metteresti tra i migliori di sempre?

Il villain, spesso, è un elemento divertentissimo da scrivere. Deve essere uno degli aspetti maggiormente curati di una storia, sempreché – ovviamente – si tratti di una storia che necessiti di un antagonista.

Mi sorprende che, nei film, si trascuri sempre la caratterizzazione dei villain. Nei libri va un po’ meglio, se non altro. Credo, comunque, che un villain ben scritto debba essere umano, comprensibile, e pieno di ambivalenze. L’essere umano vive di ambivalenze. Nei villain le ambivalenze hanno preso il sopravvento, il lato oscuro si è rivelato più forte. Per creare un buon villain, ritengo, bisogna esplorare la storia e le ragioni che hanno portato a questa predominanza del malvagio. Nella mia storia avrei voluto scrivere di più dei villain e ci sono dei punti oscuri che ritengo possano essere un buon materiale per un sequel, ammesso che la storia piaccia ai lettori.

Per citare un villain che funziona e che metterei tra i migliori di sempre, ricorro a una scelta scontata, ma emblematica: Joker interpretato da Heath Ledger. Era perfetto.

~ Senza incorrere in troppi spoiler, Cloude vive di magia. Quali sono i “ruoli” (personaggi) magici che il lettore troverà nel cammino?

Ho scelto di portare in scena personaggi, sia tipici della letteratura fantasy che creati da me, in un ambiente surreale. Cloude è una sorta di città, né medievale né moderna come le nostre, popolata da elfi, fate, streghe, stregoni e, come detto, altre creature frutto della mia immaginazione.

La magia, comunque, ha un ruolo più forte di quello dei singoli personaggi. È una sorta di tributo alla fantasia il mondo che ho creato. La magia esiste come una sorta di destino, che guida e soccorre i protagonisti.

~ Ho avuto la fortuna di leggere una piccola anteprima del romanzo e mi ha subito colpito il rapporto tra Susan e la madre Mary. Vuoi parlarcene meglio?

Ha colpito anche me. Non mi ero accorto di quanto importante fosse per me parlare di un rapporto madre-figlia. Invece, presto è diventato un leit-motiv del romanzo. Volevo descrivere un rapporto in cui più persone potessero rivedersi. I problemi e le distanze che si sono create tra le due sono causate da dolori e imprevisti, con cui Mary ha avuto difficoltà a confrontarsi. Nella vita succede spesso che, per i più disparati motivi, tendiamo a farci assorbire dai problemi e questo può creare fratture anche in ambito familiare.

In “Cloude” ho voluto ribadire che l’amore deve essere più forte delle cicatrici e dei dolori che ci portiamo dietro. Genitori e figli devono sempre darsi una possibilità, perché la vita di un genitore è monca senza il figlio, e quella di un figlio manca di un pilastro senza il genitore.

~ Ora ti propongo un piccolo gioco. Scegli tre dei personaggi principali e attribuisci a ciascuno due o tre aggettivi che lo descrivano.

Okay, scelgo Mary, Susan ed Emlotte (l’unica donna tra gli stregoni che vogliono governare Cloude).

Per Mary scelgo: votata al sacrificio, introversa e incerta.

Per Susan: coraggiosa, curiosa e testarda.

Per Emlotte: enigmatica, dubbiosa, contraddittoria.

~ Se Cloude diventasse una trasposizione, sceglieresti una pellicola cinematografica o una serie TV su Netflix?

Non è un libro lunghissimo, mi piacerebbe fosse un film. Penso che avrebbe il giusto ritmo, per regalare un buon numero di colpi di scena e dare uno spazio sufficiente alla caratterizzazione dei personaggi.

Penso che si presti più a un film perché è una storia in cui gli eventi sono condensati in poco tempo, poco più di due settimane, e farne una serie tv potrebbe snaturarne il ritmo e attenuare troppo l’intensità degli eventi.

~ Cloude è un romanzo autoconclusivo o prevedi dei seguiti in futuro?

Il finale penso che vi sorprenderà un po’. Può essere autoconclusivo come non esserlo. Vi renderete conto che ho preferito soltanto sfiorare una parte della storia, farla arrivare al lettore per il tramite di un dialogo finale, piuttosto che descriverla nel dettaglio. Rimane, inoltre, aperto un aspetto importante legato alla figura di uno degli stregoni. In testa ho sufficiente materiale per fare un sequel, ma voglio capire un po’ cosa la gente penserà di Cloude, prima di iniziare a scrivere il secondo capitolo. Sicuramente non saranno più di due libri, comunque.

~ Hai scelto la strada del self publishing. Come mai hai preferito questa via? Hai incontrato particolari difficoltà nel percorso dell’autopubblicazione?

Ho scelto il self-publishing, dopo tante ricerche ed essermi confrontato con altre persone, alle prese con questo mondo. Ci sono pochi lettori e le case editrici di una certa importanza faticano a puntare su perfetti sconosciuti. È questa una delle ragioni per cui sto partecipando a un concorso letterario. Cerco di farmi scoprire, piuttosto che propormi.

Si era palesata l’idea, parlando con un talent scout, di proporre i miei lavori a degli editori, ma per me era importante, a ventisei anni quasi, poter dire di aver finito un progetto. Dimostra a me stesso di aver avuto la capacità di realizzare qualcosa.

Spero soltanto che la gente valuti la mia opera senza pregiudizi, perché auto pubblicarsi non significa più che non sai scrivere, ma significa soltanto che non sei uno youtuber, un influencer o un conduttore televisivo che ha già un pubblico che fa da rete di sicurezza per le case editrici.

Difficoltà? Sì, certo. Correggere il proprio romanzo è complicatissimo. Mi ha aiutato una persona importante, ma è stato comunque un lavoraccio. Però Amazon fornisce una risorsa preziosa che permette di metterti in gioco, senza dover investire tanti soldi, quindi siamo anni luce avanti rispetto al passato.

~ Concludiamo con un appello ai lettori. A chi è rivolto Cloude e perché i lettori dovrebbero scegliere proprio il tuo libro?

È uno young adult. Secondo me può piacere tanto a chi si affaccia alla vita da adulto. Il messaggio che volevo divulgare era quello che non si è mai soli e che c’è un rimedio a tutto, anche quando ci si sente smarriti. Leggere e viaggiare in mondi fantastici può essere un buon modo di difenderci, di ritrovare noi stessi e la forza necessaria per andare avanti.

Ovviamente, però, spero che anche lettori più adulti possano trarre dal mio libro qualcosa di positivo e che possano apprezzare la storia e i personaggi che ho creato. Odio implorare i cultori di altri generi, dichiarando, come fanno altri, che la propria opera possa essere apprezzata da chi odia il fantasy. Mi limito a dire che, se amate, come me, i fantasy, potrete fare un bel viaggio insieme a me in un mondo pieno di sorprese!


Non mi resta che ringraziare Giovanni per aver preso parte a questa intervista e fargli un grandissimo in bocca al lupo per Cloude. Se la mia intervista vi ha incuriosito, potete acquistare il romanzo qui in formato cartaceo e qui in formato kindle.

“Immaginate di trovare un mondo in cui poter fuggire quando realizzate che la vostra vita non ha sbocchi. Cloude è una dimensione parallela, piena di magia e sorprese. Un mondo in cui Susan Woods si imbatte per caso, nel momento in cui si rende conto di non avere le risorse per perseguire i propri sogni. Il contesto in cui vive e l’assenza di prospettive diventano insopportabili per lei, che inizia a desiderare di fuggire da tutto.

L’universo senziente di Cloude percepisce il suo richiamo e le permette di evadere dalla realtà che ha sempre conosciuto, per scoprirne una nuova. Nella realtà pacifica di Cloude, tuttavia, le cose sono cambiate e quello che è sempre stato un luogo sicuro e pacifico è, adesso, colmo di insidie, specialmente per gli esuli degli altri mondi. Tre portentosi stregoni, infatti, danno la caccia ai nuovi arrivati su Cloude, convinti di essere gli unici in grado di portare il progresso. Per ogni trasformazione è necessario un sacrificio, ma non mancherà chi sarà disposto a lottare per la pace.”

Interviste, Interviste e Blog Tour

Intervista a Natasha Cavallo, autrice di Fili sottili. Lo sguardo della morte

Buongiorno lettori! Oggi sul blog una nuova intervista per voi, all’autrice Natasha Cavallo.

~ Ciao Natasha, presentati ai lettori del blog che ancora non ti conoscono.

Ciao a tutti! Mi chiamo Natasha, ho 29 anni e vivo a Cuneo. Fili Sottili è il mio primo romanzo e sono davvero entusiasta di essere riuscita a portarlo a termine (costante nella mia incostanza, lascio sempre le cose a metà!) e di poterlo presentare su questa bellissima pagina.

~ Parlaci di Fili Sottili-Lo sguardo della morte. Com’è nata l’idea del libro? È un libro autoconclusivo o prevedi un seguito nel prossimo futuro?

L’idea del libro è nata senza un’intenzione precisa, mi capita spesso di pensare in ‘chiave narrativa’, soprattutto quando la sera fatico ad addormentarmi. La storia ha preso vita e si è sviluppata quasi in autonomia, ho annotato i punti salienti per non dimenticarli e lentamente ho iniziato a trascrivere i miei pensieri. È un libro autoconclusivo.

~ Il tuo libro è un thriller. C’è qualche autore di questo genere a cui ti ispiri? Qual è il libro che non deve mancare nella tua libreria?

Sì, è un thriller un po’ psicologico, genere che mi appassiona, ma nella lettura mi piace spaziare e quindi leggo un po’ di tutto, dal thriller al rosa, al drammatico, alle saghe, ai classici… sono affezionata a moltissimi libri, amo leggere, ma anche, e soprattutto, rileggere a distanza di tempo quelli che mi hanno emozionata maggiormente. Il Piccolo Principe è forse quello che più mi è rimasto dentro e che mi accompagna da quando ero bambina. In questo caso, non mi sono ispirata tanto a degli autori o a dei libri, quanto a dei film: Match Point e Shutter Island.

~ Qual è il personaggio del libro al quale sei più legata? Ti sei ispirata a persone o fatti reali?

Sono più legata al protagonista, Dorian, che è anche il personaggio che più si evolve durante la storia e che presenta maggiori sfaccettature. Non mi sono ispirata a nessuno in particolare, ma sicuramente in ciascuno di loro c’è un parte di me.

~ Regalaci, se ti va, una citazione dal tuo libro.

”Era stata un’altra vita, mi raccontavo. Ignorando che di vita ce n’è una sola e prima o poi bussa alla tua porta, presentandoti l’elenco delle tue mancanze.”

~ Che cosa ne pensi dell’editoria al giorno d’oggi? Quanto è difficile essere un autore emergente?

Penso che oggi, da un certo punto di vista, per un autore emergere sia molto più semplice: internet è un mezzo potente che offre un’ampia gamma di possibilità, non da ultimo il self publishing. Il rovescio della medaglia è la difficoltà di riuscire a distinguersi e lasciare veramente un segno.

~ Hai qualche progetto in vista per il futuro?

Non faccio mai molti progetti, perché ho capito che alla fine le cose vanno sempre in una direzione diversa, nel bene o nel male. Però sto già scrivendo un nuovo libro e spero vivamente di arrivare alla fine 😉

Grazie a Natasha per aver risposto alle mie domande. Se volete acquistare il suo libro potete farlo qui.

Data di pubblicazione: 27-05-2019
Autore: Natasha Cavallo
Pagine: 224
Formati disponibili: Cartaceo e ebook
Editore: Dario Abate Editore
Genere: Thriller
Prezzo: 16,64€ cartaceo 3,99€ ebook
Dorian è un poliziotto sulla quarantina, sposato, ma con un matrimonio che si trascina esanime verso la parola fine. Affiancato dall’amico e collega Fox, sta seguendo il caso singolare dell’omicidio di una ragazza incinta, Sophie; le indagini procedono a rilento, non ci sono testimoni, fatta eccezione per una vecchietta strampalata che abita al piano inferiore. Interrogatorio dopo interrogatorio, tracciato dopo tracciato, l’inchiesta prenderà svolte imprevedibili, che lo condurranno a verità sconcertanti: il viaggio di ricerca lo accompagnerà in un lungo, devastante flashback, in cui i ricordi torneranno a galla inesorabili. Ventiquattro anni e un passato mai passato, Dorian scoprirà come la sua vita sia indissolubilmente legata a quella della giovane Sophie, e si ritroverà a dover fare i conti con la consapevolezza di come la nostra mente sia composta da fili estremamente sottili, facili da spezzare, ma altrettanto facili da sostituire…

Interviste, Interviste e Blog Tour

Intervista a Lorenzo Foltran, autore della raccolta poetica “In tasca la paura di volare”

Buongiorno lettori. Ho avuto il piacere di intervistare Lorenzo Foltran, autore della raccolta di poesie “In tasca la paura di volare”.

∼ Buongiorno Lorenzo, benvenuto sul blog Il Lettore Curioso. Presentati ai lettori che ancora non ti conoscono.

Buongiorno. Il mio percorso formativo comincia nel 2011, quando ho conseguito la laurea magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre con la tesi La Musa e il Poeta: la relazione io-tu nella lirica amorosa tra origini e contemporaneità. Successivamente, mi sono diplomato in management dei beni e delle attività culturali dopo aver seguito un master di secondo livello tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’École Supérieure de Commerce de Paris. Ho lavorato per importanti istituzioni culturali come la Casa delle Letterature (Festival delle Letterature) e l’Institut français (Festival della narrativa francese) a Roma, e la Fête de la Gastronomie e il Pavillon de l’Eau a Parigi, dove attualmente risiedo. Mie poesie sono comparse sulle riviste letterarie Poetarum SilvaLa presenza di EratoMargutteYawpLocomotivEllin SelaeLahar Magazine e sul quotidiano La Repubblica. Nel 2019, ho vinto il Concorso Nazionale Sinestetica per poesia inedita e ho partecipato alla manifestazione Polisemie – Festival di poesia iper-contemporanea.

 
∼ Com’è vista la poesia al giorno d’oggi? Hai difficoltà a proporre le tue opere ai lettori?

Come diceva Vittorio Sereni, «la situazione di un poeta giovane o nuovo non è meno drammatica di quanto lo è, rispetto alle possibilità di lavoro, quella di un neolaureato». La poesia è diventata marginale culturalmente ed editorialmente. La poesia non si vende o si vende pochissimo, non ha un mercato proprio perché nessuno può guadagnarci, non è un affare né per gli editori, né per i distributori, né per i librai ed evidentemente non lo è neppure per i poeti.

Il problema è che quasi nessuno entra in libreria di propria iniziativa per comprare un libro di poesie. Crescente, invece, è l’attenzione del pubblico nei confronti delle letture pubbliche e dei festival di poesia, anche se questi ultimi sono affollati non da lettori, ma piuttosto da ascoltatori di poesia. La poesia contemporanea è, dunque, un’arte senza pubblico.

Tuttavia, grazie ai social media, oggi è più facile arrivare ai lettori. Il problema, però, è riuscire a trasformare il “mi piace” in acquisto del libro ed evitare di diventare unicamente un “brand”, una faccia da mostrare in video su Youtube o nelle storie di Instagram.

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∼ Che cos’è per te la poesia e come è nata questa tua passione?


“Che cos’è la poesia?”. È una domanda che ha affascinato molti e che, dopo secoli di studi e ipotesi, rimane e rimarrà senza risposta. Definire la poesia è stata l’impresa fallimentare del pensiero estetico. La poesia è poesia e basta. È un dato empirico che non può essere argomentato. Non ci sono prove razionali o metodi per definirne l’essenza.

La poesia non è tanto una passione, è piuttosto un bisogno, qualcosa che nasce spontaneamente. Come diceva Dario Bellezza, andare a fare la spesa, mangiare, scrivere una poesia sono la stessa cosa, se uno è un vero poeta, poi se uno deve fare uno sforzo per esserlo è inutile che lo fa.
 

∼ Parlaci brevemente della tua raccolta In tasca la paura di volare.

In tasca la paura di volare è una raccolta di 67 poesie divise in tre sezioni: Donne sparseI lampioni e nessun altro e In tasca la paura di volare. Nella prima sezione, composta essenzialmente da liriche amorose, il senhal (pseudonimo che i poeti provenzali utilizzavano per nascondere il nome delle loro muse), elemento classico della poesia d’amore fin dalle origini, perde il suo ruolo di richiamo all’unicità della donna e cambia, si maschera sotto altre forme. Ne derivano le immagini del teatro e dell’affabulazione. La figura della donna è quella dell’attrice che assume ruoli e caratteristiche diversi in base al personaggio da interpretare. La prima sezione è, quindi, finzione, manierismo e per tale motivo propone testi che utilizzano le forme più stereotipate del linguaggio della lirica d’amore. La sezione si conclude con la presa di coscienza della distanza incolmabile tra la io lirico e tu, tra chi guarda e chi è guardato. I testi poetici diventano reperti consacrati a un’istanza museale. La lirica d’amore, intesa come dialogo io-tu, binomio poeta-musa, è considerata come Storia che deve essere musealizzata.

Nella seconda sezione, al fallimento del rapporto io-tu ne consegue quello della poesia tout-court. Il poeta è costretto a uscire dal museo, dal teatro, dalla biblioteca in cui si rifugiava, a confrontarsi con la ripetitività e l’apparente facilità di vicende terrene che sconfinano spesso nella dimensione usuale e mondana e a tornare a casa prendendo atto che tutto ciò che ha scritto/vissuto è stato pura illusione.

Alla staticità della prima sezione si oppone il dinamismo della terza, segnata dal viaggio, dalla migrazione, dalla mescolanza linguistica, dal lavoro. L’io poetico in fuga dalla finzione di Donne sparse e dalla realtà evocata in I lampioni e nessun altro, si trova disorbitato tra lo slancio spaziale verso il futuro e la gravità temporale che lo riporta verso il passato. La raccolta si conclude con le stazioni di un pellegrinaggio e dalle riflessioni che le accompagnano.

 
∼ C’è qualche autore a cui ti ispiri e che non manca mai nella tua libreria?

Tra quelli più antichi sicuramente i poeti provenzali e Francesco Petrarca. Tra i contemporanei Giovanni Raboni, Patrizia Cavalli e Valerio Magrelli.

 
∼ Hai un background di studi e lavorativo importante. Come ha influito ciò nei tuoi scritti? Secondo te per scrivere bene è necessario avere una base di studi solida?

Sicuramente i miei studi iniziali in lettere hanno influenzato molto i temi della raccolta. La prima sezione del libro, per esempio, sviluppa in poesia tutti gli spunti critici alla base della mia tesi magistrale. Per quanto riguarda le esperienze di studio successive alla laurea, sono state piuttosto formative sul piano delle opportunità di viaggio che mi hanno offerto. Avendo vissuto per un periodo a Venezia, per esempio, molti dei miei testi mostrano chiare influenze lagunari.

Per quanto riguarda la seconda domanda, non è assolutamente necessario avere una base di studi solida per raggiungere un buon livello di scrittura. Conosco professori universitari coltissimi che non sanno scrivere. Tuttavia, lo studio può aiutare a migliorarsi sia sul profilo dei contenuti che su quello dei significati. Conoscere, apprendere, studiare sono tutte cose che, inoltre, possono ampliare all’infinito le potenzialità ispirative di uno scrittore. In definitiva, per scrivere bene non è necessaria una laurea (ovviamente si deve scrivere e leggere tanto), ma per scrivere bene e riuscire a veicolare messaggi profondi e dall’alto profilo contenutistico lo studio si rivela estremamente necessario.

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∼ Quale consiglio daresti ai giovani scrittori che vogliono avvicinarsi alla poesia?


Per scrivere delle buone poesie, per migliorarsi continuamente non basta solo scrivere; bisogna leggere tanta, tanta, tantissima poesia. Effettivamente il problema dei tanti che scrivono poesia è che non la leggono: in Italia ci sono più scrittori che lettori di poesia. Si pubblicano migliaia di raccolte poetiche ogni anno ma le copie vendute, anche nel caso di poeti affermati, raramente superano il migliaio. 
È come se qualcuno si dilettasse in cucina, ma senza interessarsi minimamente ai libri di ricette.

Per chi, invece, vuole avvicinarsi alla poesia come lettore, oggi esistono almeno tre validi motivi cominciare a leggerla:

·   La brevità della poesia comporta un tempo di lettura ideale per il lettore contemporaneo che ha sempre meno tempo da dedicare ai libri.

·    Tale brevità è perfetta per la condivisione sui social.

·    A chi pensa che la poesia sia un genere di difficile comprensione rispondo: una poesia può comunicare prima ancora di essere capita.

 
∼ C’è una poesia alla quale ti senti più legato?


Sono particolarmente legato a questa poesia:

Immensa consapevolezza

del tempo che passa,

di quello che resta.

Un biglietto di andata in tasca

vuota, invece, l’altra.

Non si tratta della poesia che ha dato il titolo alla raccolta ma è quella che ne ha ispirato la copertina e che descrive meglio l’atmosfera del libro.

∼ Hai qualche progetto in vista per il futuro?

Ho da poco completato la mia seconda raccolta. Ma la poesia è qualcosa che non finisce mai, c’è sempre qualche finitura da fare, la poesia è un labor limae continuo. Bisognerà aspettare ancora un po’ per poter sfogliare il mio prossimo libro.
Nel frattempo, mi sto concentrando sulle pubblicazioni in rivista e sulla traduzione in francese delle mie poesie. Alcune poesie sono state da poco pubblicate sulla rivista letteraria “Paysages écrits”.

Grazie a Lorenzo per avermi dedicato un po’ del suo tempo. Potete acquistare il suo libro “In tasca la paura di volare” qui.


SINOSSI:

31SfxTmSRvL._SX328_BO1,204,203,200_.jpgIn tasca la paura di volare è una raccolta di 67 poesie divise in tre sezioni: Donne sparseI lampioni e nessun altro e In tasca la paura di volare. Nella prima sezione, composta essenzialmente da liriche amorose, il senhal, elemento classico della poesia d’amore fin dai provenzali, perde il suo ruolo di richiamo all’unicità della donna e cambia, si maschera sotto altre forme. Ne derivano le immagini del teatro e dell’affabulazione (le prime poesie, Margherita e “Filo d’erba” rimandano al prato del Decameron dove i giovani fiorentini scampati alla malattia “cominciarono di novellare sopra la materia”). La figura della donna è quella dell’attrice (Dietro le quinte) che assume ruoli e caratteristiche diversi in base al personaggio da interpretare (si veda l’ammiccante ambiguità dell’indeterminato nel titolo You and me). La prima sezione è, quindi, finzione, manierismo e per tale motivo propone testi anche banali come “Quando la guardo, tutto” che utilizzano le forme più stereotipate del linguaggio della lirica d’amore. La sezione si conclude con la presa di coscienza della distanza incolmabile tra la io lirico e tu, tra chi guarda e chi è guardato. I testi poetici diventano reperti consacrati a un’istanza museale. La lirica d’amore, intesa come dialogo io-tu, binomio poeta-musa, è considerata come Storia che deve essere musealizzata.
 
Nella seconda sezione, al fallimento del rapporto io-tu (Peccato che non ci siamo incontrati oggi…Eravamo così vicini…) ne consegue quello della poesia tout-court (“Non c’è più posto per la poesia”). Il poeta è costretto a uscire dal museo, dal teatro, dalla biblioteca (“Senza l’amore di lontano”) in cui si rifugiava, a confrontarsi con la ripetitività e l’apparente facilità di vicende terrene che sconfinano spesso nella dimensione usuale e mondana (rappresentate, per esempio, dalle rime in -are e dal lessico quotidiano in Sabato sera) e a tornare a casa (I lampioni e nessun altro) prendendo atto che tutto ciò che ha scritto/vissuto è stato pura illusione.
 
Alla staticità della prima sezione si oppone il dinamismo della terza, segnata dal viaggio, dalla migrazione, dalla mescolanza linguistica, dal lavoro. L’io poetico in fuga dalla finzione di Donne sparse e dalla realtà evocata in I lampioni e nessun altro, si trova disorbitato tra lo slancio spaziale verso il futuro (“Immensa consapevolezza”) e la gravità temporale che lo riporta verso il passato (“Bevendo un infuso dei tuoi profumi”). La raccolta si conclude con le stazioni di un pellegrinaggio (Boulogne – VarenneBrestLe Barcarès – Saint Laurent de la SalanqueSaint-Cloud) e dalle riflessioni che le accompagnano.

 

Curiosità, Interviste, Interviste e Blog Tour

Intervista all’autrice Debora Cappa

Buongiorno lettori!
Oggi vi presento un’autrice di poesie che ho avuto il piacere di intervistare: Debora Cappa.

Buongiorno Debora e benvenuta sul blog Il Lettore Curioso. Presentati ai lettori che ancora non ti conoscono!

Bentrovati e grazie per questa opportunità.
Sono una giovane scrittrice e poetessa pescarese. Al momento ho all’attivo la pubblicazione di otto libri:

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  • I Sentieri della Mente

Altre sillogi, delle mie numerose raccolte ancora inedite, saranno pubblicate a partire dalle prossime settimane.
Sono ideatrice e realizzatrice del mio sito Occhi Blu Oltremare e del blog Debora Cappa, nonché curatrice dei miei social (Instagram, YouTube, Facebook Debora Cappa, Facebook Occhi Blu Oltremare)

Quando e come è nata la tua passione per la poesia?
Scrivere per me è sempre stato un bisogno ancestrale, che mi ha condotta ad esplorare le potenzialità racchiuse nell’uso della parola poetica.
Tale naturale propensione è stata successivamente rafforzata dagli studi classici, che hanno incentivato la mia passione per la letteratura greca e latina, italiana e straniera nonché per il gusto del “bello” e dell’arte in genere.
La mia poetica non ha origini emulative, nonostante i paralleli rilevati dalla critica con nomi illustri quali Pindaro, Saba, Ungaretti, Montale, Calvino.
Scrivere versi per me è come tentare di fermare in quell’attimo l’indefinito, che fa brillare d’eterno il finito e lambire così il ponte dell’irraggiungibile.

C’è qualche autore che ammiri in modo particolare e che trova sempre un posto nella tua libreria?

Nella mia libreria trovano sempre posto autori e specie poeti che per svariati motivi ammiro.
Fin da piccola del resto restavo incantata da racconti sia reali, sia fantastici, per cui avvicinarmi poi alla lettura è stata una conseguenza naturale.
Sono stata attratta in particolare dai poemi epici di Omero, dalle tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide, dalla poesia virgiliana, dai Carmina di Catullo, dall’elegia di Ovidio, dai sonetti di Dante e del Petrarca, dalle odi del Foscolo, dagli scritti poetici del Leopardi.
Non escludo di certo il romanzo storico I Promessi Sposi del Manzoni, la cui prosa, in molti passi, è poesia vera e propria, le novelle ed i romanzi del Verga, le liriche dannunziane, i testi di Pirandello ed ancora tante altre opere italiane e della letteratura francese come quelle di Dumas padre e figlio,Victor Hugo, Émile Zola, Edmond Rostand, inglese in particolare quelle di William Shakespeare, George Byron, Mary Shelley, Jane Austen, Emily Bronte e Emily Dickinson, russa come i capolavori di Fëdor Dostoevskij, Lev Tolstoj e Anton Čechov.

Che cosa significa essere un’autrice di poesie nel 2019? Hai difficoltà a proporre le tue opere ai lettori?
9788833440613_0_500_0_75.jpgNon è certamente facile trovare spazio per il poeta nell’era consumistica di oggi, ciononostante, animata da un misto d’incoscienza e d’amore, persisto nel mio intento, spinta dalla voglia di comunicare, di interagire e dal bisogno di esprimere liberamente la mia essenza.

Scrivere liriche significa scontrarsi con molte difficoltà e variabili, in quanto la poesia per radicato luogo comune è spesso considerata ostica, datata, d’élite.

La società odierna del resto, superficiale, frivola, distratta da mille fatui interessi, ci ha fatto abituare al culto dell’apparenza, all’ostentazione dell’esteriorità, alla ricerca della fama immediata, alla mortificazione dell’essenza in nome di una mercificazione totalizzante, una sorta di consumismo, che investe perfino i sentimenti e sembra favorire un livellamento culturale, un’atrofia del pensiero.

Si legge meno e male:l’era attuale impone ritmi sempre più psichedelici, riducendo il tempo per pensare e rilassarsi, magari con un buon libro, a meno che non sia stata ricevuta fin da piccoli un’educazione in tal senso e dunque costituisca un bisogno prioritario della mente e dell’anima.

Condivido perciò ampiamente il pensiero di Giacomo Leopardi “Un buon libro è un compagno che ci fa passare dei momenti felici.”
Si evince quindi che la poesia è un genere penalizzato, mentre godono ovviamente di maggiore fortuna scritti d’intrattenimento leggero.
Ho potuto riscontrare però interesse ed entusiasmo da parte di numerosi giovani a proposito dei miei versi.
I loro commenti mi hanno fatto veramente piacere e perciò ritengo che la poesia possa essere apprezzata nella giusta misura.
Se da una parte dunque riscontro curiosità ed ammirazione dai lettori, dall’ altra, anche a detta di molti miei colleghi, le difficoltà spesso sono poste da certi editori che preferiscono lucrare sui sogni degli autori e che infettano l’intero settore in vari modi.

Anni di esperienza per fortuna servono a non cadere in trappole, seppur finemente congegniate, perfino travestite da seria editoria non a pagamento.

Che cos’è per te la poesia e che cosa muove la tua creatività, spingendoti a scrivere?

Ho sempre pensato che lo scrivere sia un mezzo potente per affrontare la conoscenza di se stessi, quindi degli altri e di ciò che ci circonda. A tal proposito ricordo le parole di Arthur Rembaud:”Il primo studio dell’uomo che vuole essere poeta è la conoscenza di se stesso”.

cv-1009x1024.pngRitengo quindi che la poesia sia il modo migliore per farlo, in quanto dotata di una particolare immediatezza. In pochi versi infatti può racchiudere significati profondi e variegati.
Credo in aggiunta che possa svolgere una funzione etica, restituendo la giusta dignità alle nostre esistenze, in un mondo così globalizzato e stereotipato, in cui l’interiorità è quasi una zavorra.
Penso anche che indagare spirituali complessità, evitando di cadere in facili sentimentalismi, possa coadiuvare nel superare le fragilità dell’anima e nel rafforzare la solidità fisica dell’umanità personale a livello globale.

Attorno alle nostre esistenze essa crea inoltre una sorta di ideale ampolla di vetro. Le sue pareti trasparenti non possono impedirci il contatto crudo con la realtà cinica e sempre più dolorosa, ma sanno difendere il cuore delle nostre essenze, donandoci, specie nei momenti critici, linfa vitale di sopravvivenza attraverso la scoperta costante della purezza e della bellezza in senso lato.

È per di più talvolta pura evasione, rifugio all’incomunicabilità, che attanaglia le nostre esistenze, visto che la solitudine, a mio parere, è il male del secolo.
Condivido l’opinione di Edoardo Sanguineti: “Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò che io chiamo poesia”.
Pure a mio avviso la poesia della vita va riscoperta tramite la lente di ingrandimento della semplicità, dello stupore,della curiosità, dell’incanto.
L’ispirazione certamente, per quanto mi riguarda, trae linfa vitale dalle emozioni e da tutto ciò che colpisce la mia sensibilità, ancor più se induce all’introspezione. Essa è volta a suscitare dibattito interiore e a rivelare aspetti sconosciuti della propria personalità anche a noi stessi, generando così una conoscenza più approfondita del soggetto, collocato nel contesto universale.
La mia connaturata propensione per l’arte inoltre mi porta da sempre ad estendere preferenze e curiosità anche ad altri campi, quali quello della musica, della pittura, del teatro, del cinema, della danza e della fotografia.

C’è una poesia, scritta da te, alla quale ti senti particolarmente legata?

5EE5244D-1377-4EFC-AF45-AD4363C7E369.jpegPensieri”, inclusa nella mia opera prima “Il Carnevale della Vita”, è una delle poesie cui mi sento particolarmente legata.
L’imperare oggi di leggi ciniche ed asettiche rende rischioso pensare e dunque rivelare una personalità nell’era dell’apparire e dell’apparenza.
Il poeta quindi potrà essere ascoltato e capito, magari anche apprezzato, ma solo da chi avrà la tenacia e la voglia di non farsi limitare, nel senso più ampio del termine.

Ve la riporto qui:

Pensieri

Quale maschera,
dimmi,
ora vuoi che indossi?

Quella del compiacimento,
della gioia
o del dolore?
Magari del rancore?
Eppur non sono un attore!

Muovi, a tuo piacimento, tra le dita,
con soddisfazione infinita,
i fili d’un burattino
costretto a far la riverenza,
segno che lusinga
la tua potenza.

Ma
dei miei pensier
non potrai mai coglier
il profumo della
libera essenza.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Nuove pubblicazioni in vista?

Ho in mente di far pubblicare qualche silloge tra le mie numerose raccolte ancora inedite e di divulgare le mie opere anche attraverso forme di collaborazioni artistiche con professionisti di altri settori, come già avvenuto in passato. Ritengo infatti che la commistione e la contaminazione delle arti sia il mezzo ideale per valorizzare talento e creatività di ciascuno, arricchendo inoltre l’effetto comunicativo ed emozionale nei confronti degli astanti affinché tutti possano beneficiarne al meglio.

Le nuove pubblicazioni in uscita tra aprile e giugno sono le seguenti:

Rosa d’asfalto”( PAV Edizioni), mia nona raccolta, anche in ebook, in cui metafore e similitudini costellano le trenta poesie che la compongono, quasi trapuntando punti luce arabescati nel buio ingordo del vivere;

Specchio“( La Regina Editore), mia decima raccolta di trenta componimenti poetici, che si configura come avventuroso viaggio di memorie, esperienze e formazione, proteso prepotentemente verso l’infinitesimale;

Fili d’Oro”(Cavinato Editore International), mia undicesima raccolta, pure in ebook, in cui, attraverso le trenta liriche, che la compongono, provo a dipingere, con versi icastici e toni volti all’eleganza, l’eterno dissidio tra la finitezza della condizione umana e la sua brama d’eternità.

Nuda”(Luoghi interiori Edizioni), mia dodicesima raccolta di trenta poesie, conduce alle essenze, scavando tra ricordi, perfino d’infanzia, sogni, aspettative e desideri. Così dunque, priva di artificiosi ornamenti, resta fragile dinanzi al senso che li collega tra loro, proteso però in vista di malinconiche speranze.

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La rana e lo scorpione || Intervista all’autrice Giorgia Sandoni Bellucci

Buongiorno lettori! Oggi vi porto sul blog un’intervista all’autrice emergente Giorgia Sandoni Bellucci, che ci parlerà della sua opera, divisa in due parti, La rana e lo scorpione.

41utqzsCBYL._SX331_BO1,204,203,200_.jpgRiccardo Deggi ha venticinque anni, vive a Modena e da sempre sogna di sfondare nel mondo della musica. Greta Bellei ne ha ventidue, studia Lettere e ancora non ha trovato il suo posto nel mondo. Lui è oscuro, manipolatore e dispotico; lei riservata, elegante e profonda. Mentre l’uno insegue la celebrità, dividendo le sue giornate fra radio e discoteche; l’altra resta a casa a leggere libri, in attesa che il prossimo viaggio la trascini via da quella cittadina di provincia, che sente tanto ostile. Apparentemente i due non hanno niente in comune, eppure basta che un pomeriggio incrocino gli sguardi in biblioteca, per rendersi conto che fra di loro esiste una chimica sottile ed irresistibile; un’affinità elettiva che li rende simili nella sostanza, oltre la forma apparentemente contraria delle loro vite. In verità infatti più che essere opposti, Greta e Riccardo sono complementari. Simili e dissimili come due lati di una stessa medaglia; come le metà di una stessa persona, cui la sorte ha affidato strade distanti, perché venendosi incontro, apprendano quanto c’è dell’uno nell’altro a ogni passo. Stretti da un legame tanto viscerale quanto inspiegabile, i due ragazzi intraprenderanno un viaggio interiore verso l’età adulta, provando a sfidare tutte le paure e i limiti che le loro differenti nature comportano, nel solo tentativo di restare insieme.


Giorgia Sandoni Bellucci nasce e cresce a Modena, lavora come Content Manager e Copywriter. Oltre a occuparsi di contenuti pubblicitari, è autrice di sceneggiature, poesie, segnalate a concorsi nazionali e internazionali e di due romanzi. La rana e lo scorpione è il secondo.


Se volete acquistare il suo libro potete farlo qui.

∼ Ciao e benvenuta sul blog Il lettore curioso. Parlaci un po’ di te e del tuo libro ai lettori che ancora non lo conoscono.

Ciao, grazie per avermi dedicato questo piccolo spazio. Mi chiamo Giorgia, sono una scrittrice indipendente e oggi sono qui per parlarvi del mio nuovo libro, La rana e lo scorpione.

Vorrei iniziare questa intervista dicendovi a che genere appartiene il mio romanzo, ma la verità è che non sono ancora riuscita ad attribuirvi un’etichetta. Potrei dirvi che si tratta di un’opera sentimentale, perché racconta la storia d’amore tra due ragazzi poco più che adolescenti o di un romanzo di formazione, dato che è proprio grazie a questa passione i protagonisti crescono, finendo per riscoprirsi poco a poco adulti. Sicuramente rappresenta uno spaccato generazionale.

Il sentimento che unisce Riccardo e Greta infatti si rivela spesso un pretesto per approfondire le loro vite; per raccontare il rapporto più o meno felice che i giovani d’oggi intrattengono con i genitori, gli amici e i modelli imposti dalla società.

All’interno di una cornice narrativa fatta di slang, rave party e social network, in cui anche i personaggi secondari e i luoghi acquisiscono grande importanza, il mondo de La rana e lo scorpione mostra al lettore cosa significa innamorarsi ai tempi di Facebook, dei viaggi low cost e dello sballo facile. Cosa si prova ad essere adolescenti oggi, se nasci a cavallo dell’Emilia-Romagna, ma ti senti cittadino del mondo.

∼ Com’è nata l’idea per il tuo libro La rana e lo scorpione?

È difficile razionalizzare un’intuizione. Penso che qualsiasi prodotto artistico sia sempre la sintesi di diverse pulsioni: da una parte ci sono le intenzioni letterarie; la volontà di affrontare un determinato tema e di farlo con un certo stile. Dall’altra ci sei tu col tuo bagaglio di essere umano; c’è il tuo modo di vedere il mondo, di sentire la vita. Distinguere con esattezza dove inizi l’uno e finisca l’altro è praticamente impossibile.

Sapevo di voler scrivere una storia d’amore che partisse dalla natura umana; che guardasse alla vita come a una corrente impetuosa; che parlasse della capacità di nuotarvi in mezzo e della voglia di lasciarsi sommergere dal flusso. Volevo creare una storia che fosse intensa, coinvolgente ed immensamente vera, anche a costo di risultare cruda e disturbante. Una di quelle in cui i lettori entrano nella testa dei protagonisti a tal punto da comprendere e giustificare qualsiasi loro scelta, persino la più condannabile.

∼ I protagonisti del tuo libro sono Millennials. Quanto hai influito la tua esperienza personale nella stesura del libro?

Ha influito in parte. Come Greta, anche a me anni fa è capitato di essere attratta da Scorpioni. L’esperienza diretta con persone più deboli di me o fuori controllo mi ha aiutata a descrivere con minuzia di dettagli l’impotenza che si prova davanti all’autodistruzione. D’altro canto il fatto che il romanzo punti a essere verosimile, non significa che la verità messa in scena sia sempre la mia.

Alcune delle scene che ho descritto sono frutto di aneddoti raccontati da amici, conoscenti, sconosciuti raccolti nel corso degli anni e rigettati sulla carta al momento opportuno. Altre sono tributi più o meno espliciti a modelli cinematografici e letterari a me cari, altre ancora – ad esempio le parti che parlano dell’uso di droghe – hanno richiesto letture specialistiche e indagini qualitative sul web. Tutto questo per dire che anche in un romanzo realistico, la licenza poetica è sempre dietro l’angolo 🙂

∼ Quale ragione ti ha spinta a pubblicare in selfpublishing?

Il seflpublishing non è stata la mia prima scelta.

Quando ho inviato il manoscritto ormai un anno fa, ho ricevuto subito diverse proposte da case editrici medio-piccole. Mi sono presa qualche mese per pensare e infine ho deciso di firmare con quella che mi sembrava più promettente. Purtroppo a lungo andare le linee creative e imprenditoriali adottate dall’azienda, nonché il lavoro di editing eseguito sul testo, si sono rivelati molto diversi dalle mie aspettative. Così ho preferito rescindere il contratto, continuare da autrice indipendente e darmi un po’ di tempo per raccogliere i risultati.

∼ Che cosa significa essere un’autrice esordiente al giorno d’oggi? Hai incontrato difficoltà?

Ne ho incontrate, sì. E non poche. Scrivo a tempo pieno per lavoro (faccio la Content Manager in un’agenzia pubblicitaria), a casa per passione e ora mi ritrovo anche a fare l’imprenditrice.

Pianificare strategie promozionali e metterle in atto con costanza non è affatto semplice, eppure ogni volta che vedo una nuova vendita segnata sui report di Amazon, mi sento elettrizzata, come se mi avessero dato la scossa. Creare qualcosa è di per sé emozionante, ma riuscire anche a venderlo, vi giuro, impagabile.

Buffo, dato che fino a un anno fa il mio più grande desiderio – come quello di tanti altri scrittori esordienti – era di pubblicare con una casa editrice. Perché? Beh, se siete scrittori, già lo sapete. Perché non ci riesce quasi nessuno; perché ogni anno sono centinaia i manoscritti che vengono inviati in redazione senza successo; perché pubblicare con una CE riveste il tuo testo di un valore letterario, che in pochi gli riconoscerebbero diversamente.

Quello che però posso dirvi, per esperienza diretta, è che al giorno d’oggi un libro è a tutti gli effetti un prodotto, che risponde ai bisogni di un’audience specifica e che ha bisogno di un’immagine e di un business plan pensati ad hoc, per essere promosso. La piccola-media editoria spesso non ha né i mezzi, né le conoscenze per costruirne di efficaci, specie a livello digitale. Il risultato è che se detieni una buona padronanza delle logiche di web marketing, hai più possibilità di vendere il tuo libro in autonomia tramite la rete, piuttosto che farlo al fianco di un piccolo- medio editore sul mercato tradizionale.

Forse curare un progetto letterario a trecentosessanta gradi all’inizio potrà levarvi tempo, sonno, ma – se lo farete bene – ne varrà la pena, perché saranno i lettori ad attribuire al vostro lavoro il valore che merita.

Ciò d’altra parte non significa che bisogna escludere un contratto a priori. Semplicemente bisogna valutarne bene pro e contro e non gettarsi fra le braccia della prima casa che passa, solo per il gusto di dire “ce l’ho fatta”. Personalmente accetterei di tornare sotto CE, soltanto se questa scelta mi permettesse davvero di fare la differenza in termini di visibilità.

∼ C’è qualche scrittore a cui ti ispiri o ammiri particolarmente?

Sono una fan della letteratura decadente attraverso i secoli, ma non ho uno scrittore preferito.
Mi piace l’umorismo nero di Pirandello, quello snob ma incredibilmente brillante di Oscar Wilde e penso che il virtuosismo espressivo di D’Annunzio sia ineguagliabile. Sono stregata dalla capacità introspettiva che Dostoevskij dimostra in Delitto e Castigo; dalla visceralità filosofica di Kundera ne L’insostenibile leggerezza dell’essere. Quando ho bisogno di ricordarmi che in Emilia c’è di più, tiro fuori un romanzo di Tondelli, se invece ho voglia di viaggiare lontano, opto per Philip Roth: il modo in cui evoca poesia dalla fatiscenza riesce sempre a ridurmi le gambe in poltiglia.

∼ Dalla sinossi del tuo libro vedo che La rana e lo scorpione è un romanzo rosa, che si discosta però dal genere sentimentale che conosciamo, ovvero che “l’amore non trionfa sempre al di là del bene e del male è solo perché in fondo siamo tutti quanti imperfetti e perfettibili in egual misura.” Vuoi parlarci di questa scelta?

Molte scrittrici rosa scelgono di raccontare le storie di protagonisti belli e facoltosi come star del cinema e di ambientarle in grandi metropoli oltremare, dove regna sempre e solo il lieto fine. Lo fanno per permettere al lettore di evadere dalla propria quotidianità; di vivere per poche ore una vita da mille e una notte. È una scelta letteraria come altre, pienamente condivisibile.

Io, al contrario, ho preferito ambientare la storia in Italia e indagare le vite di due ragazzi qualunque, con tutte le loro aspirazioni ed inquietudini; due ragazzi che non sembrano destinati ad avere un lieto fine e che proprio per questo vivono il loro amore ancora più intensamente.

Ho cercato di raccontare una storia straordinaria nella sua ordinarietà, perché non mi interessa trasportare il lettore in luoghi esotici. Non punto a fargli sognare esistenze migliori o a farlo uscire dalla lettura rasserenato. Voglio invece che rimanga inchiodato alla sua quotidianità ad ogni capitolo; col cuore in gola fino all’ultima pagina. Che importa se poi il finale non è quello che si aspetta? Abbiamo detto che si tratta di un libro realistico e nella realtà le storie non sono sempre giuste; non finiscono sempre bene. Anzi, sono proprio quelle sbagliate – quelle che finiscono male – a rimanerci dentro al cuore per sempre.

∼ Per concludere, ti ringrazio per aver partecipato a questa breve intervista e ti chiedo: perché i lettori dovrebbero leggere il tuo libro?

Come accennato prima, penso che non esista un libro buono per tutti. Per questo, invece che dirvi “dovreste leggere il mio libro perché…” vi dico: “Dovreste leggere il mio libro se…”

Se amate le storie d’amore, quelle vere.
Se avete avuto almeno una volta una storia che vi ha consumato corpo e anima.
Se siete giovani e cercate una storia in cui immedesimarvi.
Se siete meno giovani e cercate un modo come un altro per ricordare.
Se siete genitori senza pregiudizi e volete guardare il mondo con gli occhi dei vostri figli.

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Il mostro della depressione in un libro || Il vuoto non si compra di Paola Tafuro [INTERVISTA]

Buongiorno cari lettori del blog! Oggi continua la settimana dedicata alla salute mentale. Ieri abbiamo discusso di Libroterapia con la psicologa Lucia Magionami e oggi invece la scrittrice Paola Tafuro mi ha concesso del tempo per parlare del suo libro Il vuoto non si compra.

Abbiamo affrontato un tema delicato e purtroppo sempre attuale: la depressione.

∼ Ciao Paola e benvenuta sul blog Il lettore curioso. Presentati ai lettori che ancora non ti conoscono.

Ciao a tutti, mi chiamo Paola. Sono una Sociologa e Counselor, vivo a Lecce e per diversi anni mi sono occupata di violenza contro le donne. Ho svolto dei corsi di scrittura creativa nel carcere Borgo San Nicola di Lecce e sono stata per cinque anni vicepresidente della Commissione per le Pari Opportunità nel mio paese.

∼ Il vuoto non si compra, il tuo libro uscito quest’anno, affronta un tema difficile, la depressione. Com’è nato questo saggio e perché la scelta di parlare proprio di depressione?

Il libro nasce da una crisi interiore che ho vissuto cinque anni fa, a causa del lavoro precario. È stata proprio la scrittura ad aiutarmi a venirne fuori; essendo io Counselor, la scrittura ha una valenza terapeutica.

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∼ Quanto hanno influito le tue esperienze personali nella stesura del libro?

Il libro è tutto basato su esperienze personali. Racconto di donne che hanno vissuto momenti di vuoto interiore e depressione. Queste crisi esistenziali, hanno condizionato in negativo il loro futuro. Alcune ce l’hanno fatta, altre no!

∼ Il vuoto non si compra raccoglie le storie di alcune donne che “si soffermano sulle cause del male oscuro”. Sono tutte storie vere? Com’è nata la collaborazione tra te e queste donne coraggiose?

Le storie che narro, sono tutte basate su fatti reali. Sono mie amiche o semplicemente conoscenti. Le conversazioni sono nate di fronte ad un caffè o con una conviviale sigaretta; con altre, a causa della distanza, ho dovuto effettuare delle interviste telefoniche. Sono state tutte propense affinchè le loro storie venissero raccontate.

∼ In Italia la depressione è ancora un tabù. Credi che riusciremo mai a educare le persone sulla salute mentale e sull’importanza di chiedere aiuto?

Bella domanda! Lo strizzacervelli è considerato ancora un tabù; purtroppo sin da piccoli ci educano a non chiedere aiuto e a cavarcela da soli. Per me, ad esempio, chiedere aiuto è stato difficilissimo. Ho compreso, però, che è importantissimo farsi dare una mano da chi ci vuole bene, ma anche da professionisti.

∼ La depressione è purtroppo in notevole crescita tra i giovanissimi. Secondo te quali misure dovrebbero essere prese per aiutare chi combatte contro questa malattia? Gli aiuti potrebbero venire dall’ambiente scolastico?

Nel mio libro c’e’ una ricerca che espone una stretta correlazione tra precariato e depressione, con ulteriore aumento di psicofarmaci. Credo che gli agenti di socializzazione, in questi casi, siano fondamentali. La scuola potrebbe proporre dei percorsi formativi con medici e psicoterapeuti che aiutino a comprendere bene cos’è la depressione e come curarla; ma anche I mass-media dovrebbero fare la loro parte, soprattutto la televisione: dovrebbe pianificare dei programmi con esperti per i più giovani. Un’ultima cosa, vorrei lanciare un messaggio: non sottovalutate mai un momento di depressione o una crisi esistenziale e chiedete sempre aiuto. Alla prossima, un abbraccio.

Grazie a Paola per avermi concesso del tempo. Vi lascio i dettagli del suo libro qui sotto!

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Anna ha perso una persona cara, mentre Giulia ha ansie che originano da una madre soffocante, Federica ha avuto un compagno violento, per Sandra si è trattato di una cocente delusione amorosa. Tutte accomunate da un disagio che, per un motivo o per l’altro, non sono riuscite a superare, che le ha travolte condizionandone in negativo il futuro esistenziale.

Link d’acquisto