Interviste, Interviste e Blog Tour

Intervista a Natasha Cavallo, autrice di Fili sottili. Lo sguardo della morte

Buongiorno lettori! Oggi sul blog una nuova intervista per voi, all’autrice Natasha Cavallo.

~ Ciao Natasha, presentati ai lettori del blog che ancora non ti conoscono.

Ciao a tutti! Mi chiamo Natasha, ho 29 anni e vivo a Cuneo. Fili Sottili è il mio primo romanzo e sono davvero entusiasta di essere riuscita a portarlo a termine (costante nella mia incostanza, lascio sempre le cose a metà!) e di poterlo presentare su questa bellissima pagina.

~ Parlaci di Fili Sottili-Lo sguardo della morte. Com’è nata l’idea del libro? È un libro autoconclusivo o prevedi un seguito nel prossimo futuro?

L’idea del libro è nata senza un’intenzione precisa, mi capita spesso di pensare in ‘chiave narrativa’, soprattutto quando la sera fatico ad addormentarmi. La storia ha preso vita e si è sviluppata quasi in autonomia, ho annotato i punti salienti per non dimenticarli e lentamente ho iniziato a trascrivere i miei pensieri. È un libro autoconclusivo.

~ Il tuo libro è un thriller. C’è qualche autore di questo genere a cui ti ispiri? Qual è il libro che non deve mancare nella tua libreria?

Sì, è un thriller un po’ psicologico, genere che mi appassiona, ma nella lettura mi piace spaziare e quindi leggo un po’ di tutto, dal thriller al rosa, al drammatico, alle saghe, ai classici… sono affezionata a moltissimi libri, amo leggere, ma anche, e soprattutto, rileggere a distanza di tempo quelli che mi hanno emozionata maggiormente. Il Piccolo Principe è forse quello che più mi è rimasto dentro e che mi accompagna da quando ero bambina. In questo caso, non mi sono ispirata tanto a degli autori o a dei libri, quanto a dei film: Match Point e Shutter Island.

~ Qual è il personaggio del libro al quale sei più legata? Ti sei ispirata a persone o fatti reali?

Sono più legata al protagonista, Dorian, che è anche il personaggio che più si evolve durante la storia e che presenta maggiori sfaccettature. Non mi sono ispirata a nessuno in particolare, ma sicuramente in ciascuno di loro c’è un parte di me.

~ Regalaci, se ti va, una citazione dal tuo libro.

”Era stata un’altra vita, mi raccontavo. Ignorando che di vita ce n’è una sola e prima o poi bussa alla tua porta, presentandoti l’elenco delle tue mancanze.”

~ Che cosa ne pensi dell’editoria al giorno d’oggi? Quanto è difficile essere un autore emergente?

Penso che oggi, da un certo punto di vista, per un autore emergere sia molto più semplice: internet è un mezzo potente che offre un’ampia gamma di possibilità, non da ultimo il self publishing. Il rovescio della medaglia è la difficoltà di riuscire a distinguersi e lasciare veramente un segno.

~ Hai qualche progetto in vista per il futuro?

Non faccio mai molti progetti, perché ho capito che alla fine le cose vanno sempre in una direzione diversa, nel bene o nel male. Però sto già scrivendo un nuovo libro e spero vivamente di arrivare alla fine 😉

Grazie a Natasha per aver risposto alle mie domande. Se volete acquistare il suo libro potete farlo qui.

Data di pubblicazione: 27-05-2019
Autore: Natasha Cavallo
Pagine: 224
Formati disponibili: Cartaceo e ebook
Editore: Dario Abate Editore
Genere: Thriller
Prezzo: 16,64€ cartaceo 3,99€ ebook
Dorian è un poliziotto sulla quarantina, sposato, ma con un matrimonio che si trascina esanime verso la parola fine. Affiancato dall’amico e collega Fox, sta seguendo il caso singolare dell’omicidio di una ragazza incinta, Sophie; le indagini procedono a rilento, non ci sono testimoni, fatta eccezione per una vecchietta strampalata che abita al piano inferiore. Interrogatorio dopo interrogatorio, tracciato dopo tracciato, l’inchiesta prenderà svolte imprevedibili, che lo condurranno a verità sconcertanti: il viaggio di ricerca lo accompagnerà in un lungo, devastante flashback, in cui i ricordi torneranno a galla inesorabili. Ventiquattro anni e un passato mai passato, Dorian scoprirà come la sua vita sia indissolubilmente legata a quella della giovane Sophie, e si ritroverà a dover fare i conti con la consapevolezza di come la nostra mente sia composta da fili estremamente sottili, facili da spezzare, ma altrettanto facili da sostituire…

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Intervista a Lorenzo Foltran, autore della raccolta poetica “In tasca la paura di volare”

Buongiorno lettori. Ho avuto il piacere di intervistare Lorenzo Foltran, autore della raccolta di poesie “In tasca la paura di volare”.

∼ Buongiorno Lorenzo, benvenuto sul blog Il Lettore Curioso. Presentati ai lettori che ancora non ti conoscono.

Buongiorno. Il mio percorso formativo comincia nel 2011, quando ho conseguito la laurea magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre con la tesi La Musa e il Poeta: la relazione io-tu nella lirica amorosa tra origini e contemporaneità. Successivamente, mi sono diplomato in management dei beni e delle attività culturali dopo aver seguito un master di secondo livello tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’École Supérieure de Commerce de Paris. Ho lavorato per importanti istituzioni culturali come la Casa delle Letterature (Festival delle Letterature) e l’Institut français (Festival della narrativa francese) a Roma, e la Fête de la Gastronomie e il Pavillon de l’Eau a Parigi, dove attualmente risiedo. Mie poesie sono comparse sulle riviste letterarie Poetarum SilvaLa presenza di EratoMargutteYawpLocomotivEllin SelaeLahar Magazine e sul quotidiano La Repubblica. Nel 2019, ho vinto il Concorso Nazionale Sinestetica per poesia inedita e ho partecipato alla manifestazione Polisemie – Festival di poesia iper-contemporanea.

 
∼ Com’è vista la poesia al giorno d’oggi? Hai difficoltà a proporre le tue opere ai lettori?

Come diceva Vittorio Sereni, «la situazione di un poeta giovane o nuovo non è meno drammatica di quanto lo è, rispetto alle possibilità di lavoro, quella di un neolaureato». La poesia è diventata marginale culturalmente ed editorialmente. La poesia non si vende o si vende pochissimo, non ha un mercato proprio perché nessuno può guadagnarci, non è un affare né per gli editori, né per i distributori, né per i librai ed evidentemente non lo è neppure per i poeti.

Il problema è che quasi nessuno entra in libreria di propria iniziativa per comprare un libro di poesie. Crescente, invece, è l’attenzione del pubblico nei confronti delle letture pubbliche e dei festival di poesia, anche se questi ultimi sono affollati non da lettori, ma piuttosto da ascoltatori di poesia. La poesia contemporanea è, dunque, un’arte senza pubblico.

Tuttavia, grazie ai social media, oggi è più facile arrivare ai lettori. Il problema, però, è riuscire a trasformare il “mi piace” in acquisto del libro ed evitare di diventare unicamente un “brand”, una faccia da mostrare in video su Youtube o nelle storie di Instagram.

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∼ Che cos’è per te la poesia e come è nata questa tua passione?


“Che cos’è la poesia?”. È una domanda che ha affascinato molti e che, dopo secoli di studi e ipotesi, rimane e rimarrà senza risposta. Definire la poesia è stata l’impresa fallimentare del pensiero estetico. La poesia è poesia e basta. È un dato empirico che non può essere argomentato. Non ci sono prove razionali o metodi per definirne l’essenza.

La poesia non è tanto una passione, è piuttosto un bisogno, qualcosa che nasce spontaneamente. Come diceva Dario Bellezza, andare a fare la spesa, mangiare, scrivere una poesia sono la stessa cosa, se uno è un vero poeta, poi se uno deve fare uno sforzo per esserlo è inutile che lo fa.
 

∼ Parlaci brevemente della tua raccolta In tasca la paura di volare.

In tasca la paura di volare è una raccolta di 67 poesie divise in tre sezioni: Donne sparseI lampioni e nessun altro e In tasca la paura di volare. Nella prima sezione, composta essenzialmente da liriche amorose, il senhal (pseudonimo che i poeti provenzali utilizzavano per nascondere il nome delle loro muse), elemento classico della poesia d’amore fin dalle origini, perde il suo ruolo di richiamo all’unicità della donna e cambia, si maschera sotto altre forme. Ne derivano le immagini del teatro e dell’affabulazione. La figura della donna è quella dell’attrice che assume ruoli e caratteristiche diversi in base al personaggio da interpretare. La prima sezione è, quindi, finzione, manierismo e per tale motivo propone testi che utilizzano le forme più stereotipate del linguaggio della lirica d’amore. La sezione si conclude con la presa di coscienza della distanza incolmabile tra la io lirico e tu, tra chi guarda e chi è guardato. I testi poetici diventano reperti consacrati a un’istanza museale. La lirica d’amore, intesa come dialogo io-tu, binomio poeta-musa, è considerata come Storia che deve essere musealizzata.

Nella seconda sezione, al fallimento del rapporto io-tu ne consegue quello della poesia tout-court. Il poeta è costretto a uscire dal museo, dal teatro, dalla biblioteca in cui si rifugiava, a confrontarsi con la ripetitività e l’apparente facilità di vicende terrene che sconfinano spesso nella dimensione usuale e mondana e a tornare a casa prendendo atto che tutto ciò che ha scritto/vissuto è stato pura illusione.

Alla staticità della prima sezione si oppone il dinamismo della terza, segnata dal viaggio, dalla migrazione, dalla mescolanza linguistica, dal lavoro. L’io poetico in fuga dalla finzione di Donne sparse e dalla realtà evocata in I lampioni e nessun altro, si trova disorbitato tra lo slancio spaziale verso il futuro e la gravità temporale che lo riporta verso il passato. La raccolta si conclude con le stazioni di un pellegrinaggio e dalle riflessioni che le accompagnano.

 
∼ C’è qualche autore a cui ti ispiri e che non manca mai nella tua libreria?

Tra quelli più antichi sicuramente i poeti provenzali e Francesco Petrarca. Tra i contemporanei Giovanni Raboni, Patrizia Cavalli e Valerio Magrelli.

 
∼ Hai un background di studi e lavorativo importante. Come ha influito ciò nei tuoi scritti? Secondo te per scrivere bene è necessario avere una base di studi solida?

Sicuramente i miei studi iniziali in lettere hanno influenzato molto i temi della raccolta. La prima sezione del libro, per esempio, sviluppa in poesia tutti gli spunti critici alla base della mia tesi magistrale. Per quanto riguarda le esperienze di studio successive alla laurea, sono state piuttosto formative sul piano delle opportunità di viaggio che mi hanno offerto. Avendo vissuto per un periodo a Venezia, per esempio, molti dei miei testi mostrano chiare influenze lagunari.

Per quanto riguarda la seconda domanda, non è assolutamente necessario avere una base di studi solida per raggiungere un buon livello di scrittura. Conosco professori universitari coltissimi che non sanno scrivere. Tuttavia, lo studio può aiutare a migliorarsi sia sul profilo dei contenuti che su quello dei significati. Conoscere, apprendere, studiare sono tutte cose che, inoltre, possono ampliare all’infinito le potenzialità ispirative di uno scrittore. In definitiva, per scrivere bene non è necessaria una laurea (ovviamente si deve scrivere e leggere tanto), ma per scrivere bene e riuscire a veicolare messaggi profondi e dall’alto profilo contenutistico lo studio si rivela estremamente necessario.

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∼ Quale consiglio daresti ai giovani scrittori che vogliono avvicinarsi alla poesia?


Per scrivere delle buone poesie, per migliorarsi continuamente non basta solo scrivere; bisogna leggere tanta, tanta, tantissima poesia. Effettivamente il problema dei tanti che scrivono poesia è che non la leggono: in Italia ci sono più scrittori che lettori di poesia. Si pubblicano migliaia di raccolte poetiche ogni anno ma le copie vendute, anche nel caso di poeti affermati, raramente superano il migliaio. 
È come se qualcuno si dilettasse in cucina, ma senza interessarsi minimamente ai libri di ricette.

Per chi, invece, vuole avvicinarsi alla poesia come lettore, oggi esistono almeno tre validi motivi cominciare a leggerla:

·   La brevità della poesia comporta un tempo di lettura ideale per il lettore contemporaneo che ha sempre meno tempo da dedicare ai libri.

·    Tale brevità è perfetta per la condivisione sui social.

·    A chi pensa che la poesia sia un genere di difficile comprensione rispondo: una poesia può comunicare prima ancora di essere capita.

 
∼ C’è una poesia alla quale ti senti più legato?


Sono particolarmente legato a questa poesia:

Immensa consapevolezza

del tempo che passa,

di quello che resta.

Un biglietto di andata in tasca

vuota, invece, l’altra.

Non si tratta della poesia che ha dato il titolo alla raccolta ma è quella che ne ha ispirato la copertina e che descrive meglio l’atmosfera del libro.

∼ Hai qualche progetto in vista per il futuro?

Ho da poco completato la mia seconda raccolta. Ma la poesia è qualcosa che non finisce mai, c’è sempre qualche finitura da fare, la poesia è un labor limae continuo. Bisognerà aspettare ancora un po’ per poter sfogliare il mio prossimo libro.
Nel frattempo, mi sto concentrando sulle pubblicazioni in rivista e sulla traduzione in francese delle mie poesie. Alcune poesie sono state da poco pubblicate sulla rivista letteraria “Paysages écrits”.

Grazie a Lorenzo per avermi dedicato un po’ del suo tempo. Potete acquistare il suo libro “In tasca la paura di volare” qui.


SINOSSI:

31SfxTmSRvL._SX328_BO1,204,203,200_.jpgIn tasca la paura di volare è una raccolta di 67 poesie divise in tre sezioni: Donne sparseI lampioni e nessun altro e In tasca la paura di volare. Nella prima sezione, composta essenzialmente da liriche amorose, il senhal, elemento classico della poesia d’amore fin dai provenzali, perde il suo ruolo di richiamo all’unicità della donna e cambia, si maschera sotto altre forme. Ne derivano le immagini del teatro e dell’affabulazione (le prime poesie, Margherita e “Filo d’erba” rimandano al prato del Decameron dove i giovani fiorentini scampati alla malattia “cominciarono di novellare sopra la materia”). La figura della donna è quella dell’attrice (Dietro le quinte) che assume ruoli e caratteristiche diversi in base al personaggio da interpretare (si veda l’ammiccante ambiguità dell’indeterminato nel titolo You and me). La prima sezione è, quindi, finzione, manierismo e per tale motivo propone testi anche banali come “Quando la guardo, tutto” che utilizzano le forme più stereotipate del linguaggio della lirica d’amore. La sezione si conclude con la presa di coscienza della distanza incolmabile tra la io lirico e tu, tra chi guarda e chi è guardato. I testi poetici diventano reperti consacrati a un’istanza museale. La lirica d’amore, intesa come dialogo io-tu, binomio poeta-musa, è considerata come Storia che deve essere musealizzata.
 
Nella seconda sezione, al fallimento del rapporto io-tu (Peccato che non ci siamo incontrati oggi…Eravamo così vicini…) ne consegue quello della poesia tout-court (“Non c’è più posto per la poesia”). Il poeta è costretto a uscire dal museo, dal teatro, dalla biblioteca (“Senza l’amore di lontano”) in cui si rifugiava, a confrontarsi con la ripetitività e l’apparente facilità di vicende terrene che sconfinano spesso nella dimensione usuale e mondana (rappresentate, per esempio, dalle rime in -are e dal lessico quotidiano in Sabato sera) e a tornare a casa (I lampioni e nessun altro) prendendo atto che tutto ciò che ha scritto/vissuto è stato pura illusione.
 
Alla staticità della prima sezione si oppone il dinamismo della terza, segnata dal viaggio, dalla migrazione, dalla mescolanza linguistica, dal lavoro. L’io poetico in fuga dalla finzione di Donne sparse e dalla realtà evocata in I lampioni e nessun altro, si trova disorbitato tra lo slancio spaziale verso il futuro (“Immensa consapevolezza”) e la gravità temporale che lo riporta verso il passato (“Bevendo un infuso dei tuoi profumi”). La raccolta si conclude con le stazioni di un pellegrinaggio (Boulogne – VarenneBrestLe Barcarès – Saint Laurent de la SalanqueSaint-Cloud) e dalle riflessioni che le accompagnano.

 

Curiosità, Interviste, Interviste e Blog Tour

Intervista all’autrice Debora Cappa

Buongiorno lettori!
Oggi vi presento un’autrice di poesie che ho avuto il piacere di intervistare: Debora Cappa.

Buongiorno Debora e benvenuta sul blog Il Lettore Curioso. Presentati ai lettori che ancora non ti conoscono!

Bentrovati e grazie per questa opportunità.
Sono una giovane scrittrice e poetessa pescarese. Al momento ho all’attivo la pubblicazione di otto libri:

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  • I Sentieri della Mente

Altre sillogi, delle mie numerose raccolte ancora inedite, saranno pubblicate a partire dalle prossime settimane.
Sono ideatrice e realizzatrice del mio sito Occhi Blu Oltremare e del blog Debora Cappa, nonché curatrice dei miei social (Instagram, YouTube, Facebook Debora Cappa, Facebook Occhi Blu Oltremare)

Quando e come è nata la tua passione per la poesia?
Scrivere per me è sempre stato un bisogno ancestrale, che mi ha condotta ad esplorare le potenzialità racchiuse nell’uso della parola poetica.
Tale naturale propensione è stata successivamente rafforzata dagli studi classici, che hanno incentivato la mia passione per la letteratura greca e latina, italiana e straniera nonché per il gusto del “bello” e dell’arte in genere.
La mia poetica non ha origini emulative, nonostante i paralleli rilevati dalla critica con nomi illustri quali Pindaro, Saba, Ungaretti, Montale, Calvino.
Scrivere versi per me è come tentare di fermare in quell’attimo l’indefinito, che fa brillare d’eterno il finito e lambire così il ponte dell’irraggiungibile.

C’è qualche autore che ammiri in modo particolare e che trova sempre un posto nella tua libreria?

Nella mia libreria trovano sempre posto autori e specie poeti che per svariati motivi ammiro.
Fin da piccola del resto restavo incantata da racconti sia reali, sia fantastici, per cui avvicinarmi poi alla lettura è stata una conseguenza naturale.
Sono stata attratta in particolare dai poemi epici di Omero, dalle tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide, dalla poesia virgiliana, dai Carmina di Catullo, dall’elegia di Ovidio, dai sonetti di Dante e del Petrarca, dalle odi del Foscolo, dagli scritti poetici del Leopardi.
Non escludo di certo il romanzo storico I Promessi Sposi del Manzoni, la cui prosa, in molti passi, è poesia vera e propria, le novelle ed i romanzi del Verga, le liriche dannunziane, i testi di Pirandello ed ancora tante altre opere italiane e della letteratura francese come quelle di Dumas padre e figlio,Victor Hugo, Émile Zola, Edmond Rostand, inglese in particolare quelle di William Shakespeare, George Byron, Mary Shelley, Jane Austen, Emily Bronte e Emily Dickinson, russa come i capolavori di Fëdor Dostoevskij, Lev Tolstoj e Anton Čechov.

Che cosa significa essere un’autrice di poesie nel 2019? Hai difficoltà a proporre le tue opere ai lettori?
9788833440613_0_500_0_75.jpgNon è certamente facile trovare spazio per il poeta nell’era consumistica di oggi, ciononostante, animata da un misto d’incoscienza e d’amore, persisto nel mio intento, spinta dalla voglia di comunicare, di interagire e dal bisogno di esprimere liberamente la mia essenza.

Scrivere liriche significa scontrarsi con molte difficoltà e variabili, in quanto la poesia per radicato luogo comune è spesso considerata ostica, datata, d’élite.

La società odierna del resto, superficiale, frivola, distratta da mille fatui interessi, ci ha fatto abituare al culto dell’apparenza, all’ostentazione dell’esteriorità, alla ricerca della fama immediata, alla mortificazione dell’essenza in nome di una mercificazione totalizzante, una sorta di consumismo, che investe perfino i sentimenti e sembra favorire un livellamento culturale, un’atrofia del pensiero.

Si legge meno e male:l’era attuale impone ritmi sempre più psichedelici, riducendo il tempo per pensare e rilassarsi, magari con un buon libro, a meno che non sia stata ricevuta fin da piccoli un’educazione in tal senso e dunque costituisca un bisogno prioritario della mente e dell’anima.

Condivido perciò ampiamente il pensiero di Giacomo Leopardi “Un buon libro è un compagno che ci fa passare dei momenti felici.”
Si evince quindi che la poesia è un genere penalizzato, mentre godono ovviamente di maggiore fortuna scritti d’intrattenimento leggero.
Ho potuto riscontrare però interesse ed entusiasmo da parte di numerosi giovani a proposito dei miei versi.
I loro commenti mi hanno fatto veramente piacere e perciò ritengo che la poesia possa essere apprezzata nella giusta misura.
Se da una parte dunque riscontro curiosità ed ammirazione dai lettori, dall’ altra, anche a detta di molti miei colleghi, le difficoltà spesso sono poste da certi editori che preferiscono lucrare sui sogni degli autori e che infettano l’intero settore in vari modi.

Anni di esperienza per fortuna servono a non cadere in trappole, seppur finemente congegniate, perfino travestite da seria editoria non a pagamento.

Che cos’è per te la poesia e che cosa muove la tua creatività, spingendoti a scrivere?

Ho sempre pensato che lo scrivere sia un mezzo potente per affrontare la conoscenza di se stessi, quindi degli altri e di ciò che ci circonda. A tal proposito ricordo le parole di Arthur Rembaud:”Il primo studio dell’uomo che vuole essere poeta è la conoscenza di se stesso”.

cv-1009x1024.pngRitengo quindi che la poesia sia il modo migliore per farlo, in quanto dotata di una particolare immediatezza. In pochi versi infatti può racchiudere significati profondi e variegati.
Credo in aggiunta che possa svolgere una funzione etica, restituendo la giusta dignità alle nostre esistenze, in un mondo così globalizzato e stereotipato, in cui l’interiorità è quasi una zavorra.
Penso anche che indagare spirituali complessità, evitando di cadere in facili sentimentalismi, possa coadiuvare nel superare le fragilità dell’anima e nel rafforzare la solidità fisica dell’umanità personale a livello globale.

Attorno alle nostre esistenze essa crea inoltre una sorta di ideale ampolla di vetro. Le sue pareti trasparenti non possono impedirci il contatto crudo con la realtà cinica e sempre più dolorosa, ma sanno difendere il cuore delle nostre essenze, donandoci, specie nei momenti critici, linfa vitale di sopravvivenza attraverso la scoperta costante della purezza e della bellezza in senso lato.

È per di più talvolta pura evasione, rifugio all’incomunicabilità, che attanaglia le nostre esistenze, visto che la solitudine, a mio parere, è il male del secolo.
Condivido l’opinione di Edoardo Sanguineti: “Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò che io chiamo poesia”.
Pure a mio avviso la poesia della vita va riscoperta tramite la lente di ingrandimento della semplicità, dello stupore,della curiosità, dell’incanto.
L’ispirazione certamente, per quanto mi riguarda, trae linfa vitale dalle emozioni e da tutto ciò che colpisce la mia sensibilità, ancor più se induce all’introspezione. Essa è volta a suscitare dibattito interiore e a rivelare aspetti sconosciuti della propria personalità anche a noi stessi, generando così una conoscenza più approfondita del soggetto, collocato nel contesto universale.
La mia connaturata propensione per l’arte inoltre mi porta da sempre ad estendere preferenze e curiosità anche ad altri campi, quali quello della musica, della pittura, del teatro, del cinema, della danza e della fotografia.

C’è una poesia, scritta da te, alla quale ti senti particolarmente legata?

5EE5244D-1377-4EFC-AF45-AD4363C7E369.jpegPensieri”, inclusa nella mia opera prima “Il Carnevale della Vita”, è una delle poesie cui mi sento particolarmente legata.
L’imperare oggi di leggi ciniche ed asettiche rende rischioso pensare e dunque rivelare una personalità nell’era dell’apparire e dell’apparenza.
Il poeta quindi potrà essere ascoltato e capito, magari anche apprezzato, ma solo da chi avrà la tenacia e la voglia di non farsi limitare, nel senso più ampio del termine.

Ve la riporto qui:

Pensieri

Quale maschera,
dimmi,
ora vuoi che indossi?

Quella del compiacimento,
della gioia
o del dolore?
Magari del rancore?
Eppur non sono un attore!

Muovi, a tuo piacimento, tra le dita,
con soddisfazione infinita,
i fili d’un burattino
costretto a far la riverenza,
segno che lusinga
la tua potenza.

Ma
dei miei pensier
non potrai mai coglier
il profumo della
libera essenza.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Nuove pubblicazioni in vista?

Ho in mente di far pubblicare qualche silloge tra le mie numerose raccolte ancora inedite e di divulgare le mie opere anche attraverso forme di collaborazioni artistiche con professionisti di altri settori, come già avvenuto in passato. Ritengo infatti che la commistione e la contaminazione delle arti sia il mezzo ideale per valorizzare talento e creatività di ciascuno, arricchendo inoltre l’effetto comunicativo ed emozionale nei confronti degli astanti affinché tutti possano beneficiarne al meglio.

Le nuove pubblicazioni in uscita tra aprile e giugno sono le seguenti:

Rosa d’asfalto”( PAV Edizioni), mia nona raccolta, anche in ebook, in cui metafore e similitudini costellano le trenta poesie che la compongono, quasi trapuntando punti luce arabescati nel buio ingordo del vivere;

Specchio“( La Regina Editore), mia decima raccolta di trenta componimenti poetici, che si configura come avventuroso viaggio di memorie, esperienze e formazione, proteso prepotentemente verso l’infinitesimale;

Fili d’Oro”(Cavinato Editore International), mia undicesima raccolta, pure in ebook, in cui, attraverso le trenta liriche, che la compongono, provo a dipingere, con versi icastici e toni volti all’eleganza, l’eterno dissidio tra la finitezza della condizione umana e la sua brama d’eternità.

Nuda”(Luoghi interiori Edizioni), mia dodicesima raccolta di trenta poesie, conduce alle essenze, scavando tra ricordi, perfino d’infanzia, sogni, aspettative e desideri. Così dunque, priva di artificiosi ornamenti, resta fragile dinanzi al senso che li collega tra loro, proteso però in vista di malinconiche speranze.

Interviste e Blog Tour, Recensioni

Il Lascito. La caccia del falco vol.2 || Recensione [BLOGTOUR]

Buongiorno lettori e buon lunedì! Qualche giorno fa ho partecipato al blogtour del libro La caccia del falco vol.2, che trovate qui.  Oggi torno a parlarvi del libro, questa volta con una recensione. Se non avete ancora letto la mia opinione sul primo volume la trovate qui.

Ritroviamo i cinque protagonisti della saga dove li avevamo lasciati. Doran, scortato dall’arswyd Cento, è diretto a Città delle sabbie; Kahyra, tradita da Sven, sta viaggiando verso Heimgrad con due compagni di Cento, Owis e Rize; Ceaser, dopo essere stato separato dalla sua amata Eryn, è alla ricerca della principessa con l’intenzione di salvarla. Infine abbiamo Ygg’xor, che dopo aver ucciso il Re d’Oltremare si prepara ad affrontare un assedio alla città ed Eryn, principessa d’Oltremare, rapita dagli uomini del Re Prescelto e prigioniera ad Arthemys.

In questo nuovo capitolo, che si divide come nel precedente tra i punti di vista dei protagonisti, il lettore ha la possibilità di conoscere in modo più approfondito i personaggi, mossi ognuno dal proprio scopo. Nonostante La caccia del falco sia un romanzo piuttosto contenuto in quanto a numero di pagine, Calvin Idol ha la capacità di caratterizzare al meglio ognuno dei singoli personaggi. Molti scrittori non sono neppure in grado di farlo con un unico protagonista, e lui invece ci riesce in ben cinque punti di vista differenti.

Ancora una volta sono stata catturata dalle vicende del mondo di Oltremare, anche se, come già appuntato nella recensione precedente, avrei preferito scoprire qualcosa in più sul contesto in cui di muovono i personaggi. Troppe domande non hanno ancora una risposta, ed essendo io un’eterna curiosa, devo dire che ho sofferto parecchio!

L’autore è molto abile nella costruzione dei dialoghi, che risultano sempre reali e capaci di coinvolgere il lettore. Il libro infatti punta molto su questo aspetto, preoccupandosi meno delle descrizioni. Da amante di quest’ultime (non troppo lunghe, sia chiaro) un po’ mi è mancato ciò, ma il problema è facilmente superabile una volta che si entra nel vivo della vicenda.

Nel secondo volume la trama diventa sempre più articolata e avvincente. Ho amato il modo in cui i personaggi siano in grado di fare cambiare idea al lettore, al punto che viene da chiedersi in continuazione chi sia il “cattivo” della storia. Ogni volta che mi facevo un’idea più precisa su uno dei protagonisti, un nuovo colpo di scena o avvenimento era in agguato! Purtroppo non posso svelarvi troppo, perché ogni informazione potrebbe rovinarvi la lettura.

Voglio complimentarmi con l’autore per aver dato vita a un romanzo davvero ben scritto, avvincente e curato nei dettagli. Non è facile trovare libri autopubblicati con un editing così accurato, e io stessa so quanto lavoro richiede la pubblicazione di un libro.

Ovviamente ve lo consiglio, e poi il prezzo dell’acquisto è davvero irrisorio!

51yfLPtQ0dL.jpgIl Lascito – La Caccia del Falco, è un romanzo fantasy ambientato a Oltremare, un mondo dove tecnologia e magia si incontrano.
Un mondo dove uomini modificati attraverso riti oscuri, chiamati arswyd, vengono usati come armi, per destabilizzare governi e ribaltare le sorti delle guerre.
I regni cercano di sfruttare queste risorse per i propri scopi: chi alla ricerca del controllo sul popolo, chi guidato da un fanatismo religioso, e chi all’inseguimento di un ideale di libertà ormai obsoleto.
La storia si sviluppa attraverso il punto di vista di cinque protagonisti:
– Doran, un giovane Cacciatore di arswyd costretto a causa di un omicidio a tradire il proprio ordine.
– Kahyra, una ragazza in cerca di vendetta dopo l’assassinio del padre.
– Ygg’xor, un pirata e sicario, avido di denaro e amante delle belle donne, che si trasforma in un regicida e mette in moto eventi che cambieranno per sempre il mondo in cui vive.
– Ceaser, una guardia reale incaricata di scortare la principessa di cui è innamorato verso la città in cui sarà offerta come sacrificio umano.
– Eryn, la principessa che, dopo aver perso ogni cosa, si ritrova in balia degli eventi, usata in modi diversi dallo zio e da un re straniero per poter avere il trono che fu di suo padre.
I cinque cercheranno di sopravvivere, alcuni in cerca di vendetta, altri di un semplice modo di sfuggire alla guerra civile.
Alla ricerca del proprio posto in un mondo cinico e brutale, dove nessuno è al sicuro, neppure un re.

In questo secondo volume alcuni misteri verranno svelati, altri se ne aggiungeranno. Per alcuni sarà la fine, per altri un nuovo inizio.


Potete acquistare il libro qui al prezzo di 1€ per l’ebook e 9,36€ per la copertina flessibile.

Interviste e Blog Tour, Novità, novità in libreria

BLOGTOUR La caccia del falco vol.2 || Selfpublishing: pro e contro

Buongiorno cari lettori! Qualche tempo fa vi ho parlato del libro La Caccia del Falco, dell’autore emergente Calvin Idol, uscito con il primo volume il mese scorso.(qui la recensione) Proprio ieri è uscita la seconda parte, che potete acquistare qui.

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Per l’occasione vi parlerò dei pro e contro del selfpublishing, metodo di pubblicazione utilizzato da Calvin Idol per entrambi i suoi romanzi. Nella prima parte mi focalizzerò sulla mia (breve) esperienza di autrice emergente e lettrice, dopodiché sarà lo stesso autore a intervenire, rispondendo a qualche mia domanda.

Al giorno d’oggi pubblicare con una casa editrice medio-grande sembra un sogno impossibile da realizzare. Oggi, per scelta o necessità, un autore può però affidarsi al selfpublishing e vedere la propria opera pubblicata online con un click.

Ovviamente non basta davvero solo un click, l’autopubblicazione richiede tantissimo lavoro. Per iniziare bisogna occuparsi dell’editing, della correzione delle bozze, della copertina e, ultima ma non meno importante, della promozione.

La concorrenza nel mondo del self è spietata e spesso è molto difficile promuovere il proprio libro quando l’offerta è così ampia. Perché i lettori dovrebbero leggere la nostra opera quando ci sono milioni di altre scelte? L’autore dovrebbe lavorare su questa risposta, offrendo qualcosa di unico e diversificandosi dalla massa. Il selfpublishing richiede molto tempo e una costante promozione.

I vantaggi sono però innumerevoli, a partire dal totale controllo del libro, alla scelta della copertina, fino al formato del volume. L’autore non deve confrontarsi con nessuna casa editrice che potrebbe contraddire la sua scelta. I guadagni i percentuale del singolo libro sono più alti, perché si elimina un canale di distribuzione.

Si ha inoltre la possibilità di creare un’interazione molto più importante con i propri lettori, ricevere feedback e confrontarsi con ognuno di loro.

Per capire meglio le dinamiche del selfpublishing ho voluto fare qualche domanda a Calvin Idol.

Per quale motivo hai preferito il self-publishing al “metodo tradizionale”? Scelta o necessità?

C.I: Ho scelto il Self per diversi vantaggi e praticamente nessun svantaggio rispetto a quanto avrebbe potuto offrirmi una piccola CE. Innanzitutto il vantaggio di avere controllo totale sull’opera, poi la possibilità di “spezzarla” in più parti e gestire al meglio il carico di lavoro, e in ultimo i guadagni al 30% che fanno sempre comodo rispetto al 4%/7% che mi veniva offerto. E poi anche per mettermi in gioco, non ho la pazienza di aspettare 12 mesi per una risposta.

Com’è cambiato il tuo approccio al self dal tuo primo libro a La caccia del falco vol.2?

C.I: Il mio approccio al self è cambiato drasticamente, merito sia mio, che delle persone straordinarie che ho incontrato (come te e Katy, le ragazze del blog tour, e anche lalibreriadicoraline) che mi hanno aiutato tantissimo nella promozione ma anche nell’organizzazione. E non posso non ringraziare Federica Lovasto che si è occupata dell’editing del Vol.2 dal principio e ora sta lavorando al Vol.1. Sinceramente sono davvero contento delle crescita che ho fatto in questi pochi mesi, avere un editor a cui piace il tuo lavoro e che ti aiuta è veramente un passo in avanti gigantesco, per questo le ho chiesto di riguardare anche il Vol.1. E tutte queste persone non le avrei probabilmente conosciute se non mi fossi deciso a mettermi in gioco pubblicandomi in self 7 mesi fa.

Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate durante la stesura del tuo libro? Ti sei affidato a figure professionali o hai fatto tutto da solo?

C.I: Allora come dicevo sopra, difficoltà particolari nella stesura non ne ho mai (toccando ferro), il problema è stato una volta che era finito. Capire come usare i vari tool di amazon per la conversione, creazione di copertina, editing da solo, promozione sui social,… tutte cose che ho dovuto imparare a fare, perché un self non ha l’aiuto di nessuno e se vuole fare le cose in maniera professionale si deve sbattere parecchio. Io voglio proporre un romanzo curato in ogni suo aspetto. Poi, per fortuna, lungo questo finora breve percorso ho trovato una ragazza che mi fa editing di livello (è il suo mestiere) e quindi direi che sì, mi sono affidato anche a una figura professionale per quell’ambito, il resto l’ho fatto da solo.

51yfLPtQ0dL.jpgIl Lascito – La Caccia del Falco Vol. 2, è il seguito del romanzo fantasy ambientato a Jotnarheim, un mondo dove uomini modificati attraverso riti oscuri, chiamati arswyd, vengono usati come armi, per destabilizzare governi e ribaltare le sorti delle guerre.
La storia si sviluppa attraverso il punto di vista di cinque protagonisti:
– Doran, un giovane Cacciatore di arswyd costretto a causa di un equivoco a tradire il proprio ordine.
– Kahyra, una ragazza in cerca di vendetta dopo l’assassinio del padre.
– Ygg’xor, un pirata e sicario, avido di denaro e amante delle belle donne, che mette in moto eventi inarrestabili.
– Ceaser, una guardia reale incaricata di scortare la principessa di cui è innamorato verso la città in cui sarà offerta come sacrificio umano.
– Eryn, la principessa che, dopo aver perso ogni cosa, si ritrova in balia degli eventi, usata in modi diversi dallo zio e da un re straniero per poter avere il trono che fu di suo padre.
I cinque cercheranno di sopravvivere, alcuni in cerca di vendetta, altri di un semplice modo di sfuggire alla guerra civile.
Alla ricerca del proprio posto in un mondo cinico e brutale, dove nessuno è al sicuro, neppure un re.

In questo secondo volume alcuni misteri verranno svelati, altri se ne aggiungeranno. Per alcuni sarà la fine, per altri un nuovo inizio.

Chi sopravvivrà?


Se volete approfondire questo argomento vi lascio a questo post scritto in passato ( Come vorrei che fosse un romanzo autopubblicato.)

Vi invito inoltre a dare un’occhiata ai precedenti post dedicati all’autore:

Interviste, Interviste e Blog Tour

La rana e lo scorpione || Intervista all’autrice Giorgia Sandoni Bellucci

Buongiorno lettori! Oggi vi porto sul blog un’intervista all’autrice emergente Giorgia Sandoni Bellucci, che ci parlerà della sua opera, divisa in due parti, La rana e lo scorpione.

41utqzsCBYL._SX331_BO1,204,203,200_.jpgRiccardo Deggi ha venticinque anni, vive a Modena e da sempre sogna di sfondare nel mondo della musica. Greta Bellei ne ha ventidue, studia Lettere e ancora non ha trovato il suo posto nel mondo. Lui è oscuro, manipolatore e dispotico; lei riservata, elegante e profonda. Mentre l’uno insegue la celebrità, dividendo le sue giornate fra radio e discoteche; l’altra resta a casa a leggere libri, in attesa che il prossimo viaggio la trascini via da quella cittadina di provincia, che sente tanto ostile. Apparentemente i due non hanno niente in comune, eppure basta che un pomeriggio incrocino gli sguardi in biblioteca, per rendersi conto che fra di loro esiste una chimica sottile ed irresistibile; un’affinità elettiva che li rende simili nella sostanza, oltre la forma apparentemente contraria delle loro vite. In verità infatti più che essere opposti, Greta e Riccardo sono complementari. Simili e dissimili come due lati di una stessa medaglia; come le metà di una stessa persona, cui la sorte ha affidato strade distanti, perché venendosi incontro, apprendano quanto c’è dell’uno nell’altro a ogni passo. Stretti da un legame tanto viscerale quanto inspiegabile, i due ragazzi intraprenderanno un viaggio interiore verso l’età adulta, provando a sfidare tutte le paure e i limiti che le loro differenti nature comportano, nel solo tentativo di restare insieme.


Giorgia Sandoni Bellucci nasce e cresce a Modena, lavora come Content Manager e Copywriter. Oltre a occuparsi di contenuti pubblicitari, è autrice di sceneggiature, poesie, segnalate a concorsi nazionali e internazionali e di due romanzi. La rana e lo scorpione è il secondo.


Se volete acquistare il suo libro potete farlo qui.

∼ Ciao e benvenuta sul blog Il lettore curioso. Parlaci un po’ di te e del tuo libro ai lettori che ancora non lo conoscono.

Ciao, grazie per avermi dedicato questo piccolo spazio. Mi chiamo Giorgia, sono una scrittrice indipendente e oggi sono qui per parlarvi del mio nuovo libro, La rana e lo scorpione.

Vorrei iniziare questa intervista dicendovi a che genere appartiene il mio romanzo, ma la verità è che non sono ancora riuscita ad attribuirvi un’etichetta. Potrei dirvi che si tratta di un’opera sentimentale, perché racconta la storia d’amore tra due ragazzi poco più che adolescenti o di un romanzo di formazione, dato che è proprio grazie a questa passione i protagonisti crescono, finendo per riscoprirsi poco a poco adulti. Sicuramente rappresenta uno spaccato generazionale.

Il sentimento che unisce Riccardo e Greta infatti si rivela spesso un pretesto per approfondire le loro vite; per raccontare il rapporto più o meno felice che i giovani d’oggi intrattengono con i genitori, gli amici e i modelli imposti dalla società.

All’interno di una cornice narrativa fatta di slang, rave party e social network, in cui anche i personaggi secondari e i luoghi acquisiscono grande importanza, il mondo de La rana e lo scorpione mostra al lettore cosa significa innamorarsi ai tempi di Facebook, dei viaggi low cost e dello sballo facile. Cosa si prova ad essere adolescenti oggi, se nasci a cavallo dell’Emilia-Romagna, ma ti senti cittadino del mondo.

∼ Com’è nata l’idea per il tuo libro La rana e lo scorpione?

È difficile razionalizzare un’intuizione. Penso che qualsiasi prodotto artistico sia sempre la sintesi di diverse pulsioni: da una parte ci sono le intenzioni letterarie; la volontà di affrontare un determinato tema e di farlo con un certo stile. Dall’altra ci sei tu col tuo bagaglio di essere umano; c’è il tuo modo di vedere il mondo, di sentire la vita. Distinguere con esattezza dove inizi l’uno e finisca l’altro è praticamente impossibile.

Sapevo di voler scrivere una storia d’amore che partisse dalla natura umana; che guardasse alla vita come a una corrente impetuosa; che parlasse della capacità di nuotarvi in mezzo e della voglia di lasciarsi sommergere dal flusso. Volevo creare una storia che fosse intensa, coinvolgente ed immensamente vera, anche a costo di risultare cruda e disturbante. Una di quelle in cui i lettori entrano nella testa dei protagonisti a tal punto da comprendere e giustificare qualsiasi loro scelta, persino la più condannabile.

∼ I protagonisti del tuo libro sono Millennials. Quanto hai influito la tua esperienza personale nella stesura del libro?

Ha influito in parte. Come Greta, anche a me anni fa è capitato di essere attratta da Scorpioni. L’esperienza diretta con persone più deboli di me o fuori controllo mi ha aiutata a descrivere con minuzia di dettagli l’impotenza che si prova davanti all’autodistruzione. D’altro canto il fatto che il romanzo punti a essere verosimile, non significa che la verità messa in scena sia sempre la mia.

Alcune delle scene che ho descritto sono frutto di aneddoti raccontati da amici, conoscenti, sconosciuti raccolti nel corso degli anni e rigettati sulla carta al momento opportuno. Altre sono tributi più o meno espliciti a modelli cinematografici e letterari a me cari, altre ancora – ad esempio le parti che parlano dell’uso di droghe – hanno richiesto letture specialistiche e indagini qualitative sul web. Tutto questo per dire che anche in un romanzo realistico, la licenza poetica è sempre dietro l’angolo 🙂

∼ Quale ragione ti ha spinta a pubblicare in selfpublishing?

Il seflpublishing non è stata la mia prima scelta.

Quando ho inviato il manoscritto ormai un anno fa, ho ricevuto subito diverse proposte da case editrici medio-piccole. Mi sono presa qualche mese per pensare e infine ho deciso di firmare con quella che mi sembrava più promettente. Purtroppo a lungo andare le linee creative e imprenditoriali adottate dall’azienda, nonché il lavoro di editing eseguito sul testo, si sono rivelati molto diversi dalle mie aspettative. Così ho preferito rescindere il contratto, continuare da autrice indipendente e darmi un po’ di tempo per raccogliere i risultati.

∼ Che cosa significa essere un’autrice esordiente al giorno d’oggi? Hai incontrato difficoltà?

Ne ho incontrate, sì. E non poche. Scrivo a tempo pieno per lavoro (faccio la Content Manager in un’agenzia pubblicitaria), a casa per passione e ora mi ritrovo anche a fare l’imprenditrice.

Pianificare strategie promozionali e metterle in atto con costanza non è affatto semplice, eppure ogni volta che vedo una nuova vendita segnata sui report di Amazon, mi sento elettrizzata, come se mi avessero dato la scossa. Creare qualcosa è di per sé emozionante, ma riuscire anche a venderlo, vi giuro, impagabile.

Buffo, dato che fino a un anno fa il mio più grande desiderio – come quello di tanti altri scrittori esordienti – era di pubblicare con una casa editrice. Perché? Beh, se siete scrittori, già lo sapete. Perché non ci riesce quasi nessuno; perché ogni anno sono centinaia i manoscritti che vengono inviati in redazione senza successo; perché pubblicare con una CE riveste il tuo testo di un valore letterario, che in pochi gli riconoscerebbero diversamente.

Quello che però posso dirvi, per esperienza diretta, è che al giorno d’oggi un libro è a tutti gli effetti un prodotto, che risponde ai bisogni di un’audience specifica e che ha bisogno di un’immagine e di un business plan pensati ad hoc, per essere promosso. La piccola-media editoria spesso non ha né i mezzi, né le conoscenze per costruirne di efficaci, specie a livello digitale. Il risultato è che se detieni una buona padronanza delle logiche di web marketing, hai più possibilità di vendere il tuo libro in autonomia tramite la rete, piuttosto che farlo al fianco di un piccolo- medio editore sul mercato tradizionale.

Forse curare un progetto letterario a trecentosessanta gradi all’inizio potrà levarvi tempo, sonno, ma – se lo farete bene – ne varrà la pena, perché saranno i lettori ad attribuire al vostro lavoro il valore che merita.

Ciò d’altra parte non significa che bisogna escludere un contratto a priori. Semplicemente bisogna valutarne bene pro e contro e non gettarsi fra le braccia della prima casa che passa, solo per il gusto di dire “ce l’ho fatta”. Personalmente accetterei di tornare sotto CE, soltanto se questa scelta mi permettesse davvero di fare la differenza in termini di visibilità.

∼ C’è qualche scrittore a cui ti ispiri o ammiri particolarmente?

Sono una fan della letteratura decadente attraverso i secoli, ma non ho uno scrittore preferito.
Mi piace l’umorismo nero di Pirandello, quello snob ma incredibilmente brillante di Oscar Wilde e penso che il virtuosismo espressivo di D’Annunzio sia ineguagliabile. Sono stregata dalla capacità introspettiva che Dostoevskij dimostra in Delitto e Castigo; dalla visceralità filosofica di Kundera ne L’insostenibile leggerezza dell’essere. Quando ho bisogno di ricordarmi che in Emilia c’è di più, tiro fuori un romanzo di Tondelli, se invece ho voglia di viaggiare lontano, opto per Philip Roth: il modo in cui evoca poesia dalla fatiscenza riesce sempre a ridurmi le gambe in poltiglia.

∼ Dalla sinossi del tuo libro vedo che La rana e lo scorpione è un romanzo rosa, che si discosta però dal genere sentimentale che conosciamo, ovvero che “l’amore non trionfa sempre al di là del bene e del male è solo perché in fondo siamo tutti quanti imperfetti e perfettibili in egual misura.” Vuoi parlarci di questa scelta?

Molte scrittrici rosa scelgono di raccontare le storie di protagonisti belli e facoltosi come star del cinema e di ambientarle in grandi metropoli oltremare, dove regna sempre e solo il lieto fine. Lo fanno per permettere al lettore di evadere dalla propria quotidianità; di vivere per poche ore una vita da mille e una notte. È una scelta letteraria come altre, pienamente condivisibile.

Io, al contrario, ho preferito ambientare la storia in Italia e indagare le vite di due ragazzi qualunque, con tutte le loro aspirazioni ed inquietudini; due ragazzi che non sembrano destinati ad avere un lieto fine e che proprio per questo vivono il loro amore ancora più intensamente.

Ho cercato di raccontare una storia straordinaria nella sua ordinarietà, perché non mi interessa trasportare il lettore in luoghi esotici. Non punto a fargli sognare esistenze migliori o a farlo uscire dalla lettura rasserenato. Voglio invece che rimanga inchiodato alla sua quotidianità ad ogni capitolo; col cuore in gola fino all’ultima pagina. Che importa se poi il finale non è quello che si aspetta? Abbiamo detto che si tratta di un libro realistico e nella realtà le storie non sono sempre giuste; non finiscono sempre bene. Anzi, sono proprio quelle sbagliate – quelle che finiscono male – a rimanerci dentro al cuore per sempre.

∼ Per concludere, ti ringrazio per aver partecipato a questa breve intervista e ti chiedo: perché i lettori dovrebbero leggere il tuo libro?

Come accennato prima, penso che non esista un libro buono per tutti. Per questo, invece che dirvi “dovreste leggere il mio libro perché…” vi dico: “Dovreste leggere il mio libro se…”

Se amate le storie d’amore, quelle vere.
Se avete avuto almeno una volta una storia che vi ha consumato corpo e anima.
Se siete giovani e cercate una storia in cui immedesimarvi.
Se siete meno giovani e cercate un modo come un altro per ricordare.
Se siete genitori senza pregiudizi e volete guardare il mondo con gli occhi dei vostri figli.

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Il mostro della depressione in un libro || Il vuoto non si compra di Paola Tafuro [INTERVISTA]

Buongiorno cari lettori del blog! Oggi continua la settimana dedicata alla salute mentale. Ieri abbiamo discusso di Libroterapia con la psicologa Lucia Magionami e oggi invece la scrittrice Paola Tafuro mi ha concesso del tempo per parlare del suo libro Il vuoto non si compra.

Abbiamo affrontato un tema delicato e purtroppo sempre attuale: la depressione.

∼ Ciao Paola e benvenuta sul blog Il lettore curioso. Presentati ai lettori che ancora non ti conoscono.

Ciao a tutti, mi chiamo Paola. Sono una Sociologa e Counselor, vivo a Lecce e per diversi anni mi sono occupata di violenza contro le donne. Ho svolto dei corsi di scrittura creativa nel carcere Borgo San Nicola di Lecce e sono stata per cinque anni vicepresidente della Commissione per le Pari Opportunità nel mio paese.

∼ Il vuoto non si compra, il tuo libro uscito quest’anno, affronta un tema difficile, la depressione. Com’è nato questo saggio e perché la scelta di parlare proprio di depressione?

Il libro nasce da una crisi interiore che ho vissuto cinque anni fa, a causa del lavoro precario. È stata proprio la scrittura ad aiutarmi a venirne fuori; essendo io Counselor, la scrittura ha una valenza terapeutica.

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∼ Quanto hanno influito le tue esperienze personali nella stesura del libro?

Il libro è tutto basato su esperienze personali. Racconto di donne che hanno vissuto momenti di vuoto interiore e depressione. Queste crisi esistenziali, hanno condizionato in negativo il loro futuro. Alcune ce l’hanno fatta, altre no!

∼ Il vuoto non si compra raccoglie le storie di alcune donne che “si soffermano sulle cause del male oscuro”. Sono tutte storie vere? Com’è nata la collaborazione tra te e queste donne coraggiose?

Le storie che narro, sono tutte basate su fatti reali. Sono mie amiche o semplicemente conoscenti. Le conversazioni sono nate di fronte ad un caffè o con una conviviale sigaretta; con altre, a causa della distanza, ho dovuto effettuare delle interviste telefoniche. Sono state tutte propense affinchè le loro storie venissero raccontate.

∼ In Italia la depressione è ancora un tabù. Credi che riusciremo mai a educare le persone sulla salute mentale e sull’importanza di chiedere aiuto?

Bella domanda! Lo strizzacervelli è considerato ancora un tabù; purtroppo sin da piccoli ci educano a non chiedere aiuto e a cavarcela da soli. Per me, ad esempio, chiedere aiuto è stato difficilissimo. Ho compreso, però, che è importantissimo farsi dare una mano da chi ci vuole bene, ma anche da professionisti.

∼ La depressione è purtroppo in notevole crescita tra i giovanissimi. Secondo te quali misure dovrebbero essere prese per aiutare chi combatte contro questa malattia? Gli aiuti potrebbero venire dall’ambiente scolastico?

Nel mio libro c’e’ una ricerca che espone una stretta correlazione tra precariato e depressione, con ulteriore aumento di psicofarmaci. Credo che gli agenti di socializzazione, in questi casi, siano fondamentali. La scuola potrebbe proporre dei percorsi formativi con medici e psicoterapeuti che aiutino a comprendere bene cos’è la depressione e come curarla; ma anche I mass-media dovrebbero fare la loro parte, soprattutto la televisione: dovrebbe pianificare dei programmi con esperti per i più giovani. Un’ultima cosa, vorrei lanciare un messaggio: non sottovalutate mai un momento di depressione o una crisi esistenziale e chiedete sempre aiuto. Alla prossima, un abbraccio.

Grazie a Paola per avermi concesso del tempo. Vi lascio i dettagli del suo libro qui sotto!

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Anna ha perso una persona cara, mentre Giulia ha ansie che originano da una madre soffocante, Federica ha avuto un compagno violento, per Sandra si è trattato di una cocente delusione amorosa. Tutte accomunate da un disagio che, per un motivo o per l’altro, non sono riuscite a superare, che le ha travolte condizionandone in negativo il futuro esistenziale.

Link d’acquisto

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I benefici della lettura: La Libroterapia || Intervista alla psicologa Lucia Magionami

Buongiorno cari lettori!

Sono felicissima di iniziare la settimana dedicata alla salute mentale con un’intervista a Lucia Magionami, che ho avuto il piacere di conoscere lo scorso anno, quando ho letto il suo libro Non è colpa mia, voci di uomini che hanno ucciso le donne.

Lucia mi ha parlato del suo bellissimo progetto: La Libroterapia.

∼ Ciao Lucia e grazie per aver accettato di essere mia ospite sul blog, in questa settimana dedicata alla salute mentale. Presentati ai lettori che ancora non ti conoscono.

Mi chiamo Lucia Magionami, psicologa psicoterapeuta specializzata in Terapia Breve Strategica e iscritta all’Ordine degli psicologi della Regione Umbria. Mi sono formata nella violenza di genere e ho svolto per otto anni consulenze psicologiche all’interno della Regione Umbria al Telefono Donna servizio delle Pari Oppurtunità. Dal 2014 faccio parte dell’associazione Libertas Margot con sede a Perugia, composta da un insieme di professionisti che si occupano di contrastare la violenza. I progetti che mi coinvolgono, direttamente all’interno della associazione, riguardano la formazione alle Forze dell’Ordine presso la Questura di Perugia e l’apertura di uno spazio di ascolto per autori di maltrattamento il primo nella Regione Umbria. Oltre alla libera professione che svolgo presso i suoi studi a Firenze e Perugia, ho svolto un incarico di Consulenza Psicologica alle donne vittime di violenza nell’ambito della rete del progetto della Regione Umbria: U.N.A.  Nel 2014 ho ideato e scritto con l’associazione Il Bucaneve onlus un quaderno di sensibilizzazione sui disturbi del comportamento alimentare. “Dietro lo specchio: la vita!” Strumento utile per la “Scuola genitori e figli” e condotto una ricerca per mostrare la correlazione tra violenza in famiglia e disturbi del comportamento alimentare. Nel 2015 per l’associazione Libertas Margot ho aperto il primo centro di ascolto in Umbria per autori di violenza. Nel 2017 ho partecipato con l’associazione Libertas Margot alle seguenti pubblicazioni: “I volti della violenza . Potere, ricatto e discriminazione” e “Linee guida per contrastare la violenza contro le donne” Intermedia Edizione. Ad Agosto 2017 insieme a Vanna Ugolini ho scritto “Non e’ colpa mia. Voci di uomini che hanno ucciso le donne”, un testo che affronta il fenomeno della violenza domestica e del suo atto finale il femminicidio. Nel Maggio 2018 ho partecipato insieme ad altri esperti alla “Guida Arcobaleno. Tutto ciò che devi sapere sul mondo lgbt”, pubblicato da Golem edizioni. Da Gennaio 2015 a Perugia e in seguito a Todi e quest’anno a Camucia-Cortona ho formato e condotto gruppi di “Libroterapia: parole lette, emozioni raccontate”. Sono cicli di incontri di terapia di gruppo per parlare di emozioni e di sentimenti attraverso i libri scelti dal terapeuta.

∼ Vuoi spiegare che cos’è il progetto di Libroterapia e com’è nato?

La Libroterapia è una terapia complementare alla psicoterapia, non la sostituisce, ma potrebbe essere un aiuto per indagare i nostri vissuti e trovare nuove soluzioni ai problemi. La parola Libroterapia, oltre contenere la parola libro, contiene il termine terapia e perciò questa tecnica è condotta da un professionista psicologo o comunque un professionista sanitario. La LIBROTERAPIA è l’uso dei libri e della lettura per trovare un benessere psichico. È un modo diverso di parlare di libri, di conoscere e indagare la psiche e i sentimenti. Attraverso la presenza di un terapeuta si può comprendere e dare voce a qualcosa di più di noi stessi, delle proprie emozioni e dei propri sentimenti veicolati attraverso il libro e portati nel gruppo dove avranno voce. Sono ormai alcuni anni che conduco gruppi di persone che una volta al mese si ritrovano a parlare di se’ attraverso il libro assegnato la volta precedente.

∼  Quali sono i benefici della libroterapia? Chi dovrebbe avvicinarsi a questa “pratica” e perché?

I benefici della Libroterapia sono molti, si legge per riflettere, per evadere, per conoscere. Ma la condivisione con il gruppo amplifica tutto, aggiungendo ancora altri giovamenti, come lo sviluppo dell’empatia, della ascolto attivo, dell’incontro con il diverso, nell’apprendere nuove strategie per risolvere il problema e anche creare nuove amicizie.

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∼ C’è un libro in modo particolare che ti ha aiutata in un periodo della tua vita? Se sì, qual è?

Ci sono tanti libri ai quali sono legata, ma te ne cito soltanto quattro. Uno, che non è solo un volume è la saga di Harry Potter. Mi ha tenuto compagnia, facendomi immaginare mondi lontani e insegnandomi che l’amore, l’amicizia e la solidarietà sono principi che rendono il mondo migliore e sconfiggono qualsiasi male. Nel mio vivere quotidiano la magia della speranza è fondamentale. Il secondo è Il Conte di Montecristo, perché in quelle pagine trovo tutto, ma soprattutto una nuova vita e riscatto. Il potere di cambiare le cose se veramente lo vogliamo e ci attiviamo per farlo. Il terzo è Nostra Signora della solitudine di Marcella Serrano. Un mondo lontano, un piccolo giallo pieno di tanti temi, tra i quali il cambiamento. L’ultimo è un libro di Gabriella Genisi, scrittrice dalla cui penna è nata Lolita Lobosco, una poliziotta che risolve i casi dall’altezza dei suoi tacchi, conciliando il femminile e un ruolo prettamente maschile, destrutturando tutti gli stereotipi. In questo caso cito Spaghetti all’assassina, perché ho provato a cucinarli mentre leggevo, cercando di trovare il colpevole.

∼ Che cosa ne pensi dei libri di self help che promettono di aiutare a combattere le malattie mentali?

I libri di self help non aiutano sicuramente a risolvere il problema. Il problema si risolve chiedendo aiuto e affidandosi ad un professionista. Sono libri molto diffusi in questo periodo, ma si rischia che, dopo una prima apparente soluzione trovata, il lettore cada in uno scoraggiamento, poiché senza un reale cambiamento (fatto attraverso la terapia) dopo poco tempo il problema si ripresenti. A quel punto la frustrazione del lettore che cercava una soluzione aumenterà notevolmente insieme al senso di fallimento.

∼ Di recente mi è capitato di leggere un articolo che parlava della crescita esorbitante – negli ultimi anni – di ansia e depressione tra i giovani. Come dovrebbero muoversi i giovani in caso di difficoltà? A chi chiedere un aiuto concreto?

L’ansia e la depressione colpiscono sempre di più i giovani poiché si sentono stretti in una società dove sempre più ci valori, come l’apparenza e la solitudine, amplificano il lato narcisista di ognuno di noi. Basti pensare al numero di ore trascorse davanti allo schermo del telefono o del computer, a discapito dello stare insieme e condividere emozioni reali. Tutta questa velocità con cui si vivono gli amori, le amicizie e i conflitti attraverso il web porta a una distruzione della vita reale, oltre a una maggiore aggressività. Ci nascondiamo dietro gli schermi quando litighiamo, fino a rompere i limiti del buon gusto e del giusto comportamento. Inoltre i social, tramite le foto che costantemente vengono pubblicate, richiedono a ognuno di noi di essere sempre belli, sempre adeguati ai canoni di bellezza richiesti dalla pubblicità e dagli influencer. Questo aumenta la frustrazione, l’inadeguatezza, è un malessere che porta all’isolamento e alla costruzione di un personaggio virtuale, a volte molto distante da quello reale in cui rifugiarsi e interfacciarsi sul web.

∼ All’inizio del 2017 è uscito il tuo libro (peraltro recensito sul blog) Non è colpa mia, voci di uomini che hanno ucciso le donne. Com’è nato il libro e la collaborazione con Vanna Ugolini? Ti va di parlarcene?

4104FitD9FL._SX358_BO1,204,203,200_Nel 2017 è uscito il libro NON E’ COLPA MIA, scritto a 4 mani con la giornalista Vanna Ugolini. Partendo dalle interviste di Vanna a tre uomini che hanno ucciso le loro compagne, il libro indaga il fenomeno del femminicidio con riferimenti scientifici per poter far capire cosa accade e tutti i meccanismi psicologici presenti all’interno delle coppie in cui c’è violenza.

Grazie di cuore a Lucia per avermi dedicato del tempo! Se volete contattarla potete farlo qui.

 

Interviste e Blog Tour

Somnium Blog Tour: Tutte le tappe

Ciao a tutti e buon inizio settimana! La scorsa settimana si è tenuto il blog tour del romanzo che ho scritto a quattro mani: Somnium. Voglio quindi ricapitolare qui sotto tutte le tappe nel caso ve ne foste persa qualcuna!

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Grazie di nuovo a tutti i blog che hanno partecipato all’iniziativa! Se avete voglia di leggere Somnium potete acquistarlo su amazon in versione ebook o cartacea. Tuttavia se preferite la versione cartacea potete acquistarlo sul blog con uno sconto.

Buona lettura!

Interviste e Blog Tour

[BLOG TOUR] Look Left di Katiuscia Napolitano || Intervista all’autrice

Ciao a tutti i lettori del blog! Oggi sono molto felice perché ho la possibilità di partecipare al blog tour di una mia collega e amica blogger, Katiuscia Napolitano. In questa tappa ho fatto qualche domanda a Katiuscia sul suo romanzo Look Left. Scopriamo insieme di che cosa si tratta!

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“Trentotto anni, single orgogliosa per scelta, Livia si divide tra i suoi amori: la libreria che conduce con l’amica Alexis e i viaggi, rigorosamente in solitaria.
Tutto cambia quando il suo blog, The Travelling Girl, si posiziona tra i finalisti di un concorso indetto da un noto editore di guide turistiche. Per vincere basta presentare un report con sei attrazioni della propria città, corredato da fotografie. In palio: un contratto di collaborazione.
Poi c’è Pedro, fotografo e direttore creativo per un’azienda che stampa calendari. Il suo capo ha l’idea di metterlo in rivalità con Mark, giovane collega che da sempre punta al posto di Pedro, per il tema del nuovo calendario. Chi porterà i sei scatti migliori potrà eseguire i restanti. Mentre cerca ispirazione, al museo Victoria and Albert, scorge Livia. È perfetta, per fargli da modella, ma non riesce a raggiungerla. I due però si incontreranno in libreria, proprio grazie al blog della ragazza. Il patto è scontato: Pedro farà le fotografie per Livia, mentre lei poserà per lui, vincendo la sua ritrosia.
Dodici tappe, alternando le località preferite di Livia alle dee greche, scelte da Pedro per il suo progetto. I due si incontreranno, si scontreranno, si apriranno l’un altro ritrovando l’uno qualcosa che credeva perso, l’altra qualcosa che non ha mai conosciuto prima.
Peccato che Pedro sia ancora sposato, sulla carta, con Sarah. Ex modella, bellissima e senza scrupoli. Una storia romantica che è anche una dichiarazione d’amore per una città incantevole: Londra”

∼ Vuoi raccontarci brevemente di te e di questa tua nuova avventura letteraria?

Intanto ciao a tutti e grazie mille di questa opportunità! Allora, raccontare di me in breve… mi chiamo Katiuscia, ho ventotto anni e l’anno scorso ho avuto un colpo di testa. Mollare il mio vecchio lavoro per prendermi un periodo sabbatico, cosa che non avevo mai potuto fare prima. Per prendere due piccioni con una fava, sono andata a Londra, semplicemente per vivermi la città e scrivere. Il mio nuovo romanzo, Look Left, nasce proprio da questa folle premessa!

∼ Hai scritto Look Left durante un soggiorno a Londra di due mesi. Avevi l’idea del romanzo già prima della partenza o è nata al tuo arrivo nella city?

I protagonisti, Pedro e Livia, effettivamente esistevano già, ma in modo completamente diverso. Facevano persino altri lavori. È stato però il mio arrivo a Londra a definire, di giorno in giorno, la storia. Il primo periodo non sapevo nemmeno che sarebbe diventato un romanzo. Ho semplicemente iniziato a scrivere, alimentando il racconto tramite la mia esperienza british. Ed ecco che è nato Look Left!

∼ Parlando sempre di Londra, l’ambientazione gioca un ruolo fondamentale in Look Left. Perché hai scelto proprio Londra e quale luogo ti ha fatta innamorare della capitale?

L’ho scelta perché è una città in cui mi sono sempre sentita a casa. La mia prima visita risale a sette anni fa, e da allora non ho smesso di andarci. Quello che amo di lei (sì, Londra è una lei!) è che scopro sempre qualcosa di nuovo! Se dovessi scegliere un posto, però, è il mercato di Camden. Nessun altro posto a Londra mi fa sentire così bene. È proprio magico. Infatti… non potevo non citarlo nel libro!

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∼ Look Left è molto distante come genere e ambientazione dal tuo primo romanzo, Immortal. Ti piace sperimentare sempre generi diversi? Com’è stato dare vita a un romance?

Bella domanda! Chi mi conosce mi dice: “Non riesco ancora a crederci che tu abbia scritto una storia d’amore!”. Look Left è molto distante da Immortal ma credo che il motivo principale non sia il cambio di genere (appunto da un romance a un gotico) ma il fatto che Look Left è più maturo. Adoro cambiare generi anche se non mi sento una sperimentatrice. Diciamo che li vario a seconda di quello che la storia che è venuta da me richiede. Può essere un horror, un noir o un romance. Dipende da quello che i personaggi vogliono 😊

∼ Che cos’è cambiato dalla tua prima esperienza come scrittrice? Il tuo stile si è evoluto?

Senz’altro il mio stile si è evoluto. Ho iniziato a scrivere Immortal che non ero nemmeno maggiorenne, adesso sono (sigh) alla soglia dei trent’anni. Dalla mia prima esperienza inoltre ho studiato tanto: ho fatto corsi, ho scritto tanto e soprattutto, cosa fondamentale, ho letto vagonate di libri.

∼ I protagonisti di Look Left sono Livia e Pedro. Quanto di te hai messo nei protagonisti? Qual è il personaggio al quale ti sei più affezionata?

Di me c’è… tutto! I personaggi sono irrimediabilmente uno specchio dell’autore, e nel mio caso anche piuttosto nitido, soprattutto per Livia. Infatti direi che è lei senz’altro il personaggio che mi somiglia di più e a cui sono più affezionata.

∼ Un altro argomento toccato nel libro è la fotografia. Questa scelta nasce da una tua passione?

Sì, esatto. Non è mai stata la mia passione per eccellenza (perché quella è la scrittura) però ho sempre ammirato tantissimo chi sa farle davvero bene. Da questo punto di vista sono molto fortunata, perché ho due amici che con due stili completamente diversi mi hanno instillato sempre più l’amore per le Reflex. Io stessa me la cavicchio, ma non sono assolutamente al loro livello o a quello del mio amato Pedro!

∼ Dee greche e volpi. Vuoi raccontarci qualche aneddoto su questi due termini che compaiono nel libro?

Tutto si riconduce ai primi due giorni della mia permanenza, quindi all’inizio traumatico della mia avventura inglese, quando mi sono ritrovata, sola, a fare i conti con la mia scelta. La volpe è stata (e da quel momento… è) il mio animale guida. Mi è apparsa alle spalle la mia prima sera, di fronte a casa mia, e non potevo crederci. A Londra sono comuni quanto i gatti, per noi no! Quindi ritrovarmele a sonnecchiare in giardino, o che mi passavano di fianco al parco è stato davvero bello. Per questo non potevo non inserirle nel libro.

Per quanto riguarda le divinità la cosa è più radicata, perché ho conseguito studi classici, dunque tutta l’antica Grecia per me è come tornare a casa. Quando ho iniziato a scrivere il primo capitolo di Look Left mi trovavo al Victoria and Albert Museum, proprio vicino alla statua Il Ratto di Proserpina, una scultura dall’esecuzione magistrale. Il passo da quello che vedevo nella realtà a quello che accadeva sulla carta è stato breve, e mi sembrava un bel modo di omaggiare i cinque anni della mia vita che mi hanno forgiata come adulta.

∼ Per Look Left hai scelto la strada del crowdfunding. Come hai conosciuto Book a Book e per quale motivo hai scelto proprio questa modalità di pubblicazione?

Ho conosciuto Book a Book tramite i social e altri autori della CE. La modalità del crowdfunding è completamente nuova per me, perché punta sul creare attorno a un libro un pubblico, ancor prima che esca. Praticamente, si ridà al lettore la centralità di scegliere le storie che vuol vedere pubblicate e non essere solo il ricettacolo di quello che si trova in libreria.

Però… se proprio vogliamo dirla tutta, c’è anche un altro piccolo aspetto che mi ha portato alla scelta. Il logo con la volpe. Posso prenderlo come un segno… no?

∼ Tornando al tuo soggiorno a Londra, non è da tutti lasciare la propria casa, famiglia e amore per un periodo così lungo. Ci sono mai stati momenti in cui ti sei sentita sola e avresti voluto tornare in Italia? Quanto ha influito il fatto di essere a Londra nel tuo romanzo?

Be’, avrei voluto tornare a casa già il primo giorno! Però, subito dopo il trauma iniziale, la città mi ha accolta e coccolata, riempiendomi di ciò di cui avevo bisogno: cose belle. Rifarei la stessa scelta domani.

Essere a Londra è stato decisivo, non solo per la location, ma anche per la creatività che scorre in città. Le ispirazioni sono a ogni passo, in ogni caffè c’è qualcuno al pc che fa la tua stessa cosa. Insomma, mi sono ritrovata proprio in una realtà fertile, tanto è vero che un romanzo intero l’ho scritto in due mesi precisi!

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∼ Per concludere, c’è qualcosa che vorresti dire ai lettori? Perché dovrebbero leggere proprio Look Left?

Perché è più che un romanzo. È una guida non convenzionale della città, scritta mentre ci abitavo (quindi le notizie sono freschissime!). È un romanzo scaturito dalla decisione di cambiare vita. E, soprattutto, è un romanzo basato su una scelta che tutti prima o poi ci troviamo a fare nella vita: libertà o condivisione.


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Io l’ho letto e vi posso dire che si tratta di un gioiellino tutto da scoprire. Non perdetevelo!

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