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La libertà figlia del diavolo: intervista all’autrice Ilaria Vecchietti

Cari lettori, oggi voglio segnalarvi la nuova uscita dell’autrice Ilaria Vecchietti: La libertà figlia del diavolo. Per l’occasione ho fatto qualche domanda a Ilaria, che ci ha parlato un po’ del suo progetto. Buona lettura!

Ciao Ilaria, benvenuta sul blog! Per iniziare ti chiedo di presentarti ai lettori che ancora non ti conoscono. Chi sei e che cosa fai nella vita?

Buongiorno a tutti e grazie di cuore a Feliscia per avermi ospitato in questo bel blog. Mi chiamo Ilaria Vecchietti, ho 32 anni, abito in Valsesia e sto ancora cercando il mio posto nel mondo.
Amo leggere da quando sono piccola e da qualche anno ho iniziato a pubblicare alcune mie storie, sia romanzi che racconti.
A seguito della pubblicazione del mio primo romanzo ho aperto anche un blog letterario, Buona lettura, dove oltre a parlare dei miei libri, pubblico recensioni, segnalazioni, interviste e altri post a tema libri.

Oggi sei qui per presentarci la tua nuova uscita letteraria: La Libertà figlia del Diavolo. Di che cosa parla e come è nato?

Prima di tutto devo dire che questo è stato il primo romanzo che ho scritto, poi accantonato per seguire altre idee. Da un anno circa l’ho ripreso in mano per poterlo pubblicare.

L’idea è nata in seguito alla mia passione per la mitologia, specialmente quella greca, e nell’aver notato nel corso degli anni il fatto che il Dio Ade, sia nei miti originali e sia nei libri e nei film ispirati, riveste quasi sempre il ruolo di antagonista e “cattivo”, per cui ho voluto creare una storia dove lui facesse parte dei “buoni”.
Essendo quindi il mio primo romanzo ero partita con questa idea, ma nel corso della stesura altre idee affollavano la mia testa, quindi più scrivevo e più inventavo parti e personaggi, inserendo non solo personaggi dei miti classici, ma anche creature del fantasy classico e dei miti nordici, tutti legati in un certo senso alla famosa profezia Maya del 2012.
I protagonisti quindi dovranno salvare il mondo dalle divinità nemiche e riportare la libertà.

Il tuo romanzo è un urban fantasy con chiari riferimenti mitologici. Com’è costruita l’ambientazione e che cosa ti affascina di più della mitologia?

Sono sempre stata affascinata dalla mitologia greca, fin da piccola, storie con divinità, mostri ed eroi ambientati in un’epoca antica e in una terra, la Grecia, piena di fascino per me. Storie con magia, scontri e personaggi unici che mi hanno sempre attratta molto.

Nel mio libro la storia è svolta prevalentemente nell’epoca contemporanea, anche se ci sono dei salti temporali che servono per comprendere il “presente” dei personaggi. In più per adattare personaggi e situazioni alla mia storia ho modificato alcuni aspetti dei miti, quindi per chi li conosce vedrà delle differenze, ma sono volute.

L’ambientazione quindi presenta il mondo come lo conosciamo, e ho cercato di essere più fedele possibile documentandomi sui luoghi reali che non ho visto con i miei occhi, come ad esempio il Monte Everest, e cercando più che altro di far prevalere le azioni e i pensieri dei personaggi. Ovviamente poi ci sono anche luoghi che ho inventato.

Parlaci dei tuoi protagonisti attribuendo a ciascuno 3 aggettivi!

La protagonista per eccellenza è Liberty, figlia del Dio Ade. È caparbia, buona e molte volte irascibile.
Ade è taciturno, semplice e protettivo.
Poi ci sono quattro cavalieri: Ethan è impulsivo, forte e coraggioso; Megan è socievole, estroversa e altruista; Tahir è calmo, riflessivo e generoso; Keiko è timida, riservata ma anche simpatica.

C’è qualche personaggio che senti più vicino? E uno che è stato particolarmente difficile da scrivere?

Ogni personaggio ha qualche cosa di mio, non ce n’è uno solo che mi rispecchia, credo che tutti assieme formano la mia personalità.
Non c’è un personaggio che mi sia risultato più difficile da scrivere, credo perché avevo in testa bene quello che volevo scrivere e come scriverlo.

Hai deciso di pubblicare il romanzo in selfpublishing. Hai qualche consiglio per chi si approccia per la prima volta al mondo del self?

Ovviamente come si sa, nel self publishing occorre fare tutto da sé, dall’editing, alla correzione, alla copertina e una volta pubblicato la sua promozione, poi certamente ci si può anche affidare a professionisti del settore per alcuni aspetti se si ha la possibilità.
Se invece si fa tutto da soli occorre aver pazienza e non fare le cose alla svelta. Prima di tutto quindi preparare bene il romanzo rileggendolo più volte, provando a modificare se qualcosa non convince del tutto e cercando di scovare tutti i refusi che si nascondono.
Stessa cosa per la copertina, bisogna farne diverse per valutare la più bella perché a volte solamente cambiando il font del titolo o il colore tutto può cambiare e dare un risultato migliore.

Poi per la promozione del libro bisogna essere iscritti a diversi social e promuovere il libro in modo costante, facendo incuriosire i lettori, anche se non è facile fare tutto da soli e quindi si può chiedere anche ai blog interessati a leggerlo e recensirlo, in questo modo si avrà la possibilità di far notare l’uscita del libro a più persone.

Grazie per aver risposto alle mie domande. Ti chiedo di salutarci con una citazione o un messaggio per i lettori.

Grazie infinite a te e ai tuoi lettori, mi è piaciuta molto l’intervista e spero che piaccia anche a voi.
Una volta avevo letto una citazione su internet che mi è sempre rimasta in mente: “Se vuoi
essere salvato leggi, se vuoi salvare scrivi”
. Buona lettura a tutti!


La libertà figlia del diavolo, cover libro

EDITORE: Self publishing con Amazon
DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 agosto 2020
GENERE: romanzo urban fantasy / mitologia
PREZZO CARTACEO: 12,00€
PREZZO EBOOK: 2,99€
NUMERO DI PAGINE: 336

LINK AMAZON
Altri contatti:
Blog Buona lettura
Pagina Facebook Buona lettura


SINOSSI:

Una guerra tra le divinità dell’Olimpo continua da secoli, coinvolgendo anche i mortali nelle
loro aspre battaglie. Una profezia delle Moire annuncia la nascita di un eletto, la figlia della morte, che riporterà la libertà sulla Terra, liberando le varie razze dall’oppressione e dalla tirannia dei despoti olimpi. Un viaggio nel tempo e nella mitologia, per scoprire la salvatrice. Avventure e peripezie per trovare gli oggetti magici e gli amici che l’aiuteranno nella battaglia contro i nemici. Il tempo sta per scadere… l’apocalisse è iniziata!

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Il Merlo e il Corvo. I racconti di Foce di Quinsia: intervista all’autore

Buona domenica cari lettori! Oggi torno con un’intervista, questa volta a Federico Foria, autore del romanzo fantasy Il Merlo e il Corvo.

Buongiorno Federico, Benvenuto sul blog Il Lettore Curioso. Presentati ai lettori che ancora non ti conoscono!

Salve a tutti, per chi non mi conoscesse, sono Federico. Vi presento oggi Il Merlo e il Corvo – I racconti di Foce di Quinsia. Sono uno scrittore nuovo nel panorama italiano, precedentemente mi sono dedicato alla musica con il progetto di elettronica An Electronic Hero, prima ancora ad altri progetti associativi per la promozione di musicisti emergenti e la rivalorizzazione della cultura locale della mia città (ndr Pomigliano d’Arco, Napoli).
Sono un ingegnere geotecnico nel campo principalmente delle infrastrutture e lavoro in prima linea per la risoluzione di molti dei problemi che negli ultimi tempi sentiamo con più risonanza mediatica. Amante delle arti in tutte le sue forme, appassionato incredibilmente del mio lavoro e attivo per la difesa dell’ambiente e del territorio.
Grazie per ospitarmi sul vostro blog, è un piacere condividere aspetti di Il Merlo e il Corvo e del suo processo creativo insieme ai vostri lettori.

Oggi sei qui per presentarci il tuo nuovo romanzo “Il Merlo e il Corvo”. Com’è nato e di che cosa parla?

La storia de Il Merlo e il Corvo doveva essere destinata ad un videogioco di genere visual novel. La potremmo definire come una avventura interattiva in cui il giocatore vive una esperienza immersiva in un ambiente molto dettagliato e può effettuare alcune decisioni che influenzano la trama del gioco. La caratterizzazione dei personaggi principali, la città di Foce di Quinsia e i blocchi principali della trama, sono eredità di quel lavoro, ma il libro ha preso connotazioni uniche e originali pagina dopo pagina.
La trama racconta di Alfredo Panico, 23 anni, che lavora part-time nell’agenzia investigativa di famiglia: la No Panic. Il ragazzo e il padre Giancarlo sono chiamati da un misterioso cliente a ritrovare la sua vecchia amante, Matilde, e la figlia Magda. Il viaggio li porta in un paesino all’interno di una vallata dell’Italia nord occidentale, Foce di Quinsia. Alfredo conosce Magda, ragazza timida, ma piena di carattere e forza interiore. Da qui in poi cominciano gli eventi, la storia che ritorna, i tranelli, gli enigmi disseminati e la suspence incalzante fino alla fine per la lotta dei due ragazzi contro il destino. Il resto sta a voi scoprirlo.

Il libro è ambientato nella Valle di Quinsia, una zona fittizia nell’Italia nord occidentale. Come hai costruito l’ambientazione? Ti va di parlarcene più nel dettaglio?

Mi è sempre piaciuto l’idea di dare i natali ad una città che dovesse avere caratteri di veridicità. Molte persone si sono ritrovate a cercare Foce di Quinsia su Wikipedia o su Google Maps, e questo rende giustizia alla grande fase di studio necessaria a collocare temporalmente e spazialmente ogni tassello di un borgo e della sua storia. L’idea della Valle di Quinsia è un tributo ai miei sopralluoghi nelle vallate del nord Italia, che mi hanno fatto apprezzare una bellezza diversa da quelle delle mie terre natie (ndr Pomigliano d’Arco,
Napoli), anche se troppo amena per me.
Foce di Quinsia rappresenta per certi versi il viaggio della mia vita fino ad oggi. Alfredo Panico deve lasciare Napoli per una missione che lo spinge in un luogo ignoto e di cui si hanno poche notizie. Da quel momento comincia una avventura fantastica e maledetta.

Alfredo e Magda sono due dei personaggi del tuo libro. Come li descriveresti?

Alfredo e Magda sono la personificazione dell’umanità, dei suoi valori, della sua forza e delle sue debolezze.
Si appartengono, sono complementari e allo stesso tempo fusi nella lotta sia interiore sia con il mondo esterno, in tutta la loro umanità, a volte razionale, a volte folle, che passa dal successo al fallimento in un istante e viceversa, con sentimenti di amore tenero e puro, ma anche odio e rimorso.
Alfredo e Magda sono Sherlock e Watson, Romeo e Giulietta, Taki e Mitsuha (ndr dal film Your name). Hanno la forza umana e dignitosa di una Pietà e la tenerezza del Bacio (ndr Bacio di Hayez).

Il Merlo e il Corvo coniuga il genere thriller e il fantasy con sfumature horror. C’è qualche libro o autore appartenente a questi generi al quale ti senti particolarmente vicino?

Potrebbe sembrare strano, ma i miei autori di riferimento vengono da generi molti distanti da quello di Il Merlo e il Corvo. Uno dei miei scrittori contemporanei preferiti è John Grisham, noto per trattare tematiche giurisprudenziali con trame avvincenti. Mi sento molto vicino al suo stile scorrevole e alla capacità di intrecciare tecnica, narrativa e romance. Mi piace anche Haruki Murakawa, ammiro molto l’alternanza di realtà e fantasy e la scorrevolezza di alcuni suoi romanzi. Dovendo scorrere il tempo, invece, non avrei dubbi su George Orwell.

Grazie per aver risposto alle mie domande. Salutaci con un tuo pensiero o una citazione dal tuo libro.

Vi aspetto sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/iraccontidiFocediQuinsia per tutti gli aggiornamenti e le curiosità su Il Merlo e il Corvo.
Vi lascio con una citazione di Alfredo “E così, alla fine del tempo, l’uomo rimarrà l’unico demone di sé e non potrà più incolpare nessun altro delle sue atrocità. Quel tempo verrà, ne sono sicuro”.


Se siete interessati potete acquistare il libro su Amazon e in tutti gli store online.

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Sul lato oscuro della luna: intervista a Francesca Masante [narrativa LGBTQ+]

Oggi sul blog voglio presentarvi Sul lato oscuro della luna, un romanzo di Francesca Masante, con la quale ho avuto occasione di scambiare qualche chiacchiera. Scopriamolo subito insieme!

Buongiorno Francesca. Ti ho invitata sul blog per parlare del tuo libro “Sul lato oscuro della luna”. Ma prima ti chiedo di presentarti ai lettori che ancora non ti conoscono.

Il mio nome è Francesca Masante e sono nata e vivo a Torino. Nel 2006 ho pubblicato il volume di poesie “Un desiderio di pane e di spirito”; nel 2010 il romanzo “Altrove” (Paola Caramella Editrice), che è stato presentato con successo al Salone del Libro di Torino e ha ottenuto favorevoli riscontri presso la critica e i lettori. “Sul lato oscuro della luna” (Paola Caramella Editrice) è il mio secondo romanzo, giunto oggi alla seconda edizione, cui sono seguiti nel 2015 il racconto “Oltre”, inserito nell’Antologia “Oltre l’Arcobaleno – Vol. I” (Ed. Amarganta) e nel 2018 il racconto “La conchiglia”, inserito nell’Antologia “Oltre l’Arcobaleno – Vol. III” (Ed. Amarganta) e il saggio “La visione dell’ineffabile. Le cinque autobiografie di eronica Giuliani” (Paola Caramella Editrice).

Di che cosa parla Sul lato oscuro della luna e com’è nato?

Sul lato oscuro della luna racconta un anno della vita di un adolescente di nome Giulio e degli eventi che segneranno la sua crescita. Un “gesto criminale”, l’esperienza di volontariato coatto in un canile, l’incontro e il rapporto intenso con un pitt-bull da combattimento e la scoperta della sua omosessualità. Il personaggio di Giulio ha una genesi lunga e complessa, inizialmente slegata dalla forma definitiva poi assunta nel romanzo.
Avevo scritto in epoca universitaria un frammento di romanzo corale con più protagonisti che interagivano tra loro e uno di loro era un ragazzo con caratteristiche molto simili a quelle di Giulio e che nel corso della storia si rivelava omosessuale. Da questa bozza, in anni successivi, è nato Sul lato oscuro della luna nella sua forma definitiva.

Il protagonista del tuo libro è Giulio, un adolescente alla ricerca di se stesso. Come lo descriveresti e qual è la qualità che ammiri di più in lui?

Giulio è un adolescente dei suoi tempi, complicato, in cui si sommano aspetti positivi e negativi. Su tutto però emerge la sua ansia di verità e il suo desiderio di sperimentare con coraggio i vari aspetti della sua personalità, tracciati e delineati nell’arco dell’intero romanzo.

Hai ambientato il romanzo in Italia, tra Torino e Roma, ma non solo. Quanto è importante per te l’ambientazione in un libro?

Ho sempre ambientato i miei scritti in luoghi conosciuti e a me familiari, perché ritengo sia importante al fine di far muovere i personaggi al loro interno con disinvoltura e sicurezza. La Torino che emerge dai miei romanzi è riconducibile ai giorni nostri, ma per molti aspetti è al di fuori delle coordinate di spazio e di tempo.
È una dimensione narrativa che partecipa delle vicende dei protagonisti come un personaggio ulteriore.

Giugno è stato il mese del pride. C’è qualche libro con personaggi LGBTQ+ al quale ti senti particolarmente legata e che vorresti consigliare ai lettori del blog?

Personalmente ho amato molto i libri di David Leavitt come “Ballo di famiglia” e “La lingua perduta delle gru”, di Pier Vittorio Tondelli come “Camere separate” e “Altri libertini” e di Edmund White come “Un giovane americano” e “La bella stanza è vuota”.

L’Italia si sta aprendo sempre di più alla comunità LGBTQ+ ma ha ancora tanta strada da fare. Com’è stato accolto il tuo romanzo in riferimento all’omosessualità del protagonista?

La mia esperienza è stata favorevole, anche da parte di persone esterne alla comunità. Il romanzo è stato scelto come lettura di classe al Liceo Classico Gioberti di Torino, cui è seguito un incontro e un dibattito con gli alunni a cui ho personalmente partecipato. Ho notato in quella occasione una partecipazione curiosa e attenta da parte dei giovani, ma anche degli insegnanti, per cui posso sostenere di avere avuto un’attenzione sul mio romanzo ampia e aperta.

Nel tuo libro affronti temi importanti, come la religione. Come ti sei approcciata a questa particolare e dibattuta tematica e come sei riuscita a integrarla nel libro?

Per me la religione è parte integrante del mio percorso di vita e anche di studio, avendo frequentato la facoltà di Teologia, oltre la laurea in Lettere moderne. Quindi è per me naturale e fisiologico affrontare queste tematiche. Nel romanzo metto in evidenza una contrapposizione molto chiara tra la fede superficiale ed esibita di alcuni protagonisti e il sentimento di Dio che sperimenta Giulio nell’ultima fase del romanzo ambientata a Roma durante i giorni dell’agonia di Papa Giovanni Paolo II. Giulio si definisce non credente ma non ha paura di esprimere la dimensione del dubbio e vive un’esperienza emotivamente forte che non si risolve in un’improbabile conversione ma piuttosto in consapevolezza e accettazione di sè, anche in riferimento alla propria sessualità.

Nel libro si parla anche del rapporto tra uomo e animale. C’è qualche amico a quattro zampe nella tua vita?

Di amici a 4 zampe ce n’è più di qualcuno nella mia vita. Oggi sono “solo” 4, due cani e due gatti, ma tanti altri sono stati quelli che hanno attraverso con me la vita sin dalla nascita. Non è un caso che parte dei proventi del romanzo li abbia devoluti a canili della Cintura di Torino, perché sento molto affine la lotta contro maltrattamenti, vivisezione e combattimenti clandestini come quelli a cui è stato costretto Tai, il pitt-bull co- protagonista del romanzo.

Ti ringrazio per aver risposto alle mie domande e ti chiedo di salutarci con una citazione dal libro, un pensiero o qualsiasi cosa ti passi per la mente.

“Il problema è che tu fai una questione di stato di una cosa che non è così importante… Se ti dico che mi piacciono i ragazzi piuttosto che le ragazze o viceversa, cosa cambia? Divento un’altra persona per te? Io sono sempre io. Tu pensi troppo a classificare e a definire le cose.”
“Io penso solo che avere il coraggio di definirsi in maniera chiara e decisiva sia un passo fondamentale verso la verità.”
“Io penso invece che non ci sia niente di chiaro e definitivo nella verità. Non sono alla ricerca di una definizione.”
“E di che cosa allora?”
“Di me stesso. Solo di me stesso”.


SINOSSI

Giulio abita a Torino a casa della nonna materna, ha quindici anni e frequenta il liceo scientifico. Secondo sua nonna “deve necessariamente diventare un uomo libero” perché è nato nel 1989, anno della caduta del muro di Berlino. Peccato che la nonna, amatissima, si sia ammalata e che Giulio sia stato costretto ad andare a vivere con la madre, il suo secondo marito e la sua famiglia, presso i quali si sente poco più che un estraneo. Tra cattive compagnie, gesti assurdamente feroci, ed esasperata ribellione, Giulio deve imparare a superare “… i suoi silenzi, le sue arie da finto duro e l’assurda determinazione di tenersi per sé ogni più piccolo segreto e di non farsi raggiungere mai”.Un periodo di lavoro volontario in un canile, l’amicizia forte di due compagni di scuola con cui intraprenderà un memorabile viaggio a Roma nei giorni dell’agonia di Giovanni Paolo II, e soprattutto il rapporto con Tai, un cane di razza pit-bull, reduce da un’allucinante vita di combattimenti clandestini, lo aiuteranno a crescere e a maturare.Al canile Giulio incontra anche Chris, un giovane studente universitario, che si occupa del recupero e della rieducazione dei cani traumatizzati. Bello, ironico ed enigmatico, con lui Giulio affronta e vive i primi turbamenti sentimentali e prende coscienza della sua omosessualità.

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Il mio tutto: Intervista a Chiara Zaccardi [narrativa LGBTQ+]

Buongiorno lettori! Ho avuto occasione di intervistare l’autrice Chiara Zaccardi per il suo nuovo romanzo a tematica LGBTQ+ “Il mio tutto”.

Ciao Chiara! Benvenuta sul blog Il Lettore Curioso. Chi sei e che cosa fai nella vita?
Grazie Feliscia. Sono impiegata in un’azienda che si occupa di efficienza energetica e, ovviamente, amo scrivere e leggere. Scrivere è la terapia più efficace che conosca e leggere è la cosa migliore che abbia imparato. Per il resto sono una persona che crede nella forza dell’ironia, della tenacia e dell’inventiva.

“Il mio tutto” è il tuo nuovo romanzo. Ti va di parlarcene?
La storia comincia con Davide, il primo dei due protagonisti, che arriva in una nuova scuola e si fa notare perché invece di seguire le lezioni preferisce disegnare e non nasconde di essere gay. Per questo viene preso di mira da alcuni compagni di classe, tra cui Cristian, il secondo protagonista, un ragazzo carismatico e apparentemente molto sicuro di sé. Cristian detesta Davide perché con il suo arrivo le sue certezze crollano: scopre di desiderare Davide, al punto che lo bacia, e non sa come affrontare questo cambiamento, o meglio, non sa come reagire di fronte a una nuova versione della sua vita che non aveva previsto.
Il punto focale del romanzo riguarda le scelte che i due ragazzi compiranno per trovare la propria identità.

“Il mio tutto” affronta il tema dell’accettazione. Hai avuto difficoltà a trattare un argomento così delicato? Com’è nata l’idea per la storia di Cristian e Davide?
No, mi è venuto naturale. Credo che la maggior parte dei pregiudizi nasca dall’estraneità, a certi argomenti così come a certe persone. Per questo ho cercato di contestualizzare il mio racconto in una realtà comune, quotidiana.
L’idea del romanzo è nata da un’intervista all’attore Rupert Everett, che ho visto per caso in televisione. Everett è stato uno tra i primi a Hollywood a dichiarare la propria omosessualità. Il motivo per cui l’ha detto è che non voleva essere costretto a mentire, perché quando menti sei in una posizione fragile e sei vulnerabile. All’inizio l’onestà gli è costata cara: era al top della carriera e dopo il coming out è stato messo al bando dall’industria del cinema. Anche se questa non è stata la fine della sua carriera mi ha fatto riflettere sul coraggio che ci vuole per essere sé stessi e la mia storia, pur essendo molto diversa dalla sua, nasce da questo.

Come descriveresti i due protagonisti? C’è qualche personaggio al quale ti senti particolarmente legata?
Davide è creativo, testardo, paziente e sincero, sfoga l’imperfezione insita in ogni essere umano nell’arte ed è disposto a lottare per ottenere ciò che desidera. Affezionarsi a lui non è difficile, io stessa vorrei assomigliargli di più.
Cristian è estroverso, responsabile, determinato e insicuro: si impegna per essere sempre al meglio ed è molto duro con sé stesso, fa fatica ad accettare le proprie debolezze.
Sara è leale, decisa, spigliata e generosa, sa essere una buona amica, qualità non scontata, ed è capace di sdrammatizzare per alleggerire qualsiasi pensiero. C’è qualcosa di me in tutti e tre i personaggi. Forse quello con cui ho più in comune è Cristian, perché anch’io sono insicura.
Soprattutto devo convincermi da sola delle scelte da compiere e ho i miei tempi, cercare di forzarmi non serve a niente.

Hai scelto di ambientare il libro nella tua città, Parma. Ti va di parlarci della tua scelta? C’è un luogo che ami particolarmente a Parma?
Avevo bisogno di un luogo familiare e mi sono immaginata i protagonisti nella stessa scuola superiore che ho frequentato io. È stato un modo indiretto per ripercorrere alcuni episodi della mia adolescenza poiché, anche se la storia è diversa, i posti sono gli stessi. Vivo a Parma da quando sono nata ma la vedo comparire poco nei romanzi perciò, siccome volevo un’ambientazione italiana, ho pensato di non dover andare lontano. Un luogo che amo, anche se non ci vado da tempo, è il posto di montagna dove, nel racconto, abita la nonna di Davide. È un paesino di provincia nei pressi di Solignano. Ci vivono dei bei ricordi, lì.

Il tuo curriculum vanta diverse pubblicazioni. Hai qualche progetto in vista per il futuro?

Non ne parlo mai prima che si concretizzino. Per adesso sto cercando di fare tutto ciò che mi riesce perché “Il mio tutto” venga letto da più persone possibili.

Grazie per aver preso parte a questa intervista. Se ti va, salutaci con una citazione dal libro o un tuo pensiero.
Grazie a te. Vorrei ringraziare anche tutti quelli che hanno letto il mio romanzo e che mi hanno scritto per darmi il proprio giudizio. I lettori sono una specie rara, capace di scorgere la bellezza nelle cose e nelle parole, e sono felice di conoscerne ogni giorno qualcuno in più.
Alcuni mi hanno detto che il libro è stato una piacevole sorpresa, perché non mi conoscevano come autrice e perché di solito comprano prevalentemente romanzi di grandi case editrici e di scrittori già noti. Spesso ho fatto anch’io così, attratta dalla pubblicità. Il mio pensiero finale è quindi un proposito: prometto di impegnarmi a cercare meglio le mie prossime letture, affidandomi ai blog e ai gruppi di lettura sui social, per andare al di là delle solite proposte. Ci sono romanzi che aspettano soltanto un’occasione, e che la meritano.


“Come si fa quando non riesci a stare insieme a una persona ma non riesci nemmeno a stare senza?”.
Davide se lo chiede dal momento in cui ha conosciuto Cristian. A sedici anni arriva in una nuova scuola, a Parma, e si fa subito notare: ama disegnare e non nasconde di essere gay. Per questo viene preso di mira da alcuni compagni.
Il leader dei bulli, Cristian, è il campione di nuoto della scuola: fisico atletico, occhi azzurri e un sorriso spietato. Cristian detesta Davide. Almeno finché non lo bacia. Il loro è il primo grande amore, giovane, intenso, tanto inaspettato quanto assoluto. Cristian si scopre indifeso davanti a un desiderio inarrestabile, senza mezze misure, e non sa come affrontarlo. Abbandonarsi a un sentimento che lo rende diverso o respingerlo? Ammettere che le fragilità di Davide sono un po’ anche le sue o usarle per allontanarlo?

Se volete acquistare il libro potete farlo qui.

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Ascoltami ora – storie di bambini e ragazzi oncologici [Intervista]

Oggi voglio parlarvi di Ascoltami ora – storie di bambini e ragazzi oncologici, un libro scritto da Maricla Pannocchia, scrittrice, fondatrice e Presidente dell’Associazione di volontariato Adolescenti e cancro.
Ho avuto occasione di fare qualche domanda all’autrice, che mi ha parlato meglio del libro e dell’associazione.

Buongiorno Maricla, grazie per aver accettato di rispondere ad alcune domande.

Buongiorno Feliscia, grazie a te per ospitarmi.

Sei fondatrice e Presidente dell’Associazione di volontariato Adolescenti e cancro; com’è nata l’associazione e di che cosa si occupa?

L’Associazione è nata nel 2014 per mia volontà. Sono una scrittrice e quell’anno ho scritto un romanzo, “Le cose che ancora non sai” (pubblicato nel 2017 da Astro Edizioni) che racconta l’amicizia fra due adolescenti, di cui una malata di leucemia. Poiché non sapevo praticamente niente sul cancro infantile, per svolgere le ricerche necessarie alla stesura del romanzo ho dovuto leggere varie storie di adolescenti che hanno o hanno avuto il cancro. Mi aspettavo che queste storie contenessero dolore fisico ed emotivo, morte e paura e sì, contenevano tutto questo, ma sono rimasta spiazzata da ciò che ha prevalso ovvero la resilienza, la forza, l’amore per la vita di questi ragazzi e così ho sentito come un richiamo, il bisogno di fare qualcosa per aiutarli. Ovviamente, non avevo idea del fatto che, se è vero che aiuto questi ragazzi, è anche vero che loro hanno aiutato e continuano ad aiutare me.

In breve l’Associazione si occupa di offrire supporto sociale e ricreativo gratuito ad adolescenti e giovani adulti (13-24 anni) da tutta Italia, che hanno o hanno avuto una malattia oncologica, e alle loro famiglie attraverso gite di più giorni, giornate di svago, partecipazione a convegni di settore… ci tengo che ogni iniziativa sia gratuita per i partecipanti, così che sia accessibile a chiunque voglia beneficiarne. Inoltre lavoro molto per fare corretta sensibilizzazione sul cancro infantile e dell’adolescente attraverso vari progetti volti a dar voce alle famiglie e ai ragazzi come la nostra mostra fotografica online “(IN)VISIBILI”, visionabile gratuitamente sul nostro sito, e questo libro, “Ascoltami ora – storie di bambini e ragazzi oncologici”.

Maricla Pannocchia

Ascoltami ora – storie di bambini e ragazzi oncologici è il tuo libro in collaborazione con Associazione Aurora. Com’è nato e qual è il suo scopo?

Il libro è nato come estensione della mostra fotografica online “(IN)VISIBILI” e il suo scopo è dar voce ai ragazzi e alle famiglie e al tempo stesso sensibilizzare le persone, specialmente chi ne è estraneo, su questa causa. L’ho auto-pubblicato per scelta a inizio 2020 poi sono entrata in contatto con l’Associazione Aurora, dove ho trovato persone fantastiche che si sono messe a disposizione per pubblicare e promuovere il libro. Questo per me è molto importante non solo perché significa che ci sono persone che condividono il mio impegno nel dar voce a questa realtà ma anche perché, insieme, possiamo raggiungere un pubblico maggiore e sensibilizzare sempre di più.

C’è una storia che hai raccontato nel libro e che ti è rimasta particolarmente impressa?

Non c’è un’unica storia che mi è rimasta più impressa delle altre. Leggendo il libro scoprirete che ci sono vari denominatori comuni alle storie, eppure ognuna è unica, come unica è la persona malata e la sua famiglia. In alcune storie si parla apertamente di un argomento che mi fa tanta rabbia, ed è la carenza di fondi dedicati alla ricerca sui tumori pediatrici, considerati “rari” e sui quali quindi non vale la pena investire, che spesso si traduce in trattamenti vecchi di decenni che non riescono a salvare queste giovani vite e, quando ci riescono, spesso lasciano i bambini e ragazzi con effetti collaterali, anche gravi, a breve o lungo termine. Altre storie sono scritte direttamente da ragazzi che hanno affrontato la malattia e le terapie e sono la prova che è possibile superare il tumore e vivere la propria vita al massimo. Ogni storia mi ha lasciato qualcosa di unico, e sono sicura che sarà così anche per i lettori.

A chi andranno i ricavati della vendita del libro?

Il ricavato delle vendite, tolte le spese vive, sarà a sostegno dei programmi della mia Associazione e del programma a Pristina, Kosovo, di Fondazione Cure2Children ONLUS. Ho scelto di devolvere parte del ricavato a questa Fondazione perché ero già in contatto con loro e sono molto colpita dal lavoro che fa in vari Paesi in via di sviluppo formando gratuitamente personale medico locale e facendo sì che i bambini e i ragazzi oncologici, provenienti da famiglie povere, possano essere curati direttamente nel loro Paese. Ci tengo a specificare, inoltre, che acquistando il libro non avrete alcuna spesa di spedizione da sostenere e, se volete, potete ricevere la dedica.

Per acquistare il libro: https://www.associazioneaurora.eu/prodotto/ascoltami-ora-di-maricla-pannocchia/

Link utili:

www.adolescentiecancro.org www.facebook.com/adolescentiecancro www.mariclapannocchia.net
adolescentiecancro@yahoo.it

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L’amore e tutti gli altri rimedi di Anita Sessa [Intervista]

Oggi voglio presentarvi L’amore e tutti gli altri rimedi, un regency edito Words Edizioni, dell’autrice Anita Sessa. Ringrazio Anita Sessa e la Words Edizioni per avermi dedicato del tempo.

Ciao Anita, benvenuta sul blog Il Lettore Curioso! Presentati ai lettori che ancora non ti conoscono. Chi sei e che cosa fai nella vita? Chi sei e che cosa fai nella vita?

Ciao a tutti! Sono Anita Sessa, ho 32 anni e vivo in provincia di Salerno. Lavoro come giornalista per una web tv locale, ogni tanto mi diletto a scrivere romanzi e da novembre 2019 sono l’editore responsabile della Words Edizioni. 

Oggi sei qui per parlarci del tuo nuovo libro “L’amore e tutti gli altri rimedi”, un regency ambientato tra Scozia e Inghilterra.
Ti va di parlarcene brevemente?

L’Amore e tutti gli altri rimedi è il mio secondo regency e devo dire che ha un taglio nettamente differente dal primo, La sposa inglese (edizione rivista e aggiornata in formato cartaceo uscita qualche giorno fa per Words Edizioni). Se il primo io lo definisco quasi un “esercizio di forma e stile”, questo nuovo regency lo sento decisamente più mio. La storia, i personaggi sono venuti fuori in maniera naturale. Alla base c’è il tema della violenza sulle donne, del ruolo della donna in una società che non sembra affatto costruita per il mondo femminile. E poi la storia di un grande amore, vissuto come rimedio al male, al dolore, a tutto. Perché di base è un po’ così, no? L’amore ci salva sempre. 

Ezra e Margareth sono i protagonisti del tuo libro. Come li descriveresti? C’è qualcuno dei personaggi che senti più vicino?

Ezra è l’uomo pratico, buono, deciso e con la testa sulle spalle che tutte ci meriteremmo. Margareth è un’anima ferita, che cerca di scoprire se un posto nel mondo ce l’ha ancora, se lo ha mai avuto. Tra i due, seppure abbiamo entrambi molto di me, Margareth è sicuramente quella con cui condivido di più in termini di carattere e di ideali. 

Per l’ambientazione ti sei affidata alla fantasia o hai avuto occasione di viaggiare nei luoghi del tuo romanzo?

Ho avuto la fortuna di visitare sia l’Inghilterra che la Scozia. Per la Scozia ho un amore viscerale. E’ il terzo libro ambientato in questa meravigliosa terra, prima o poi smetterò di scriverne e mi deciderò a trasferirmici. 

Immagino che scrivere un regency non sia semplice. Quanta preparazione c’è dietro la stesura di un romanzo di questo tipo? Hai dovuto studiare gli usi e costumi dell’epoca?

Tanta preparazione e tanto studio. A volte sembra di essere di nuovo sui banchi di scuola. Ho preso appunti, ho attaccato post it ovunque, ho fatto infinite ricerche sui titoli nobiliari. E’ una gran fatica, che alle volte non viene neanche percepita da chi legge, che magari si sofferma sulle vicissitudini che si susseguono come è giusto che sia. Ma di certo una buona ricerca contribuisce a scrivere un buon romanzo. 

Hai qualche progetto in vista per il futuro? Se sì, ti va di parlarcene?

Ogni volta che chiudo uno storico mi ripeto che è l’ultimo. In realtà ho due differenti idee per due romanzi storici e ho anche avviato un contemporaneo che non amo particolarmente e quindi non so se vedrà mai la luce. E poi c’è la Words, che al momento occupa tutto il mio tempo libero e anche quello non libero. Un nuovo libro è sicuramente in programma, ma temo nel 2021. 

«Non ci sono molti rimedi per curare un’anima profondamente ferita.»
«L’amore. L’amore è un rimedio.»


Scozia, 1819
Rapita, umiliata e rovinata per sempre, lady Margareth Rutley si è rifugiata in Scozia chiudendo ogni possibilità all’amore. Non è dello stesso avviso Ezra Caddy, che si innamora di lei da subito. Nasce così un rapporto complicato, fatto di sguardi e incontri di anime che non osano sfiorarsi. E durante un viaggio in occasione della Stagione, prima a Edimburgo e poi a Londra, il loro rapporto diverrà più profondo. Le insidie, tuttavia, sono sempre dietro l’angolo e la tranquillità appena ritrovata di Margareth sarà di nuovo scossa. Solo che a combattere per lei, questa volta, ci sarà Ezra.


ALTRE INFO

EDITORE: Words Edizioni
GENERE: Regency
FORMATO: Ebook 2,99€, Cartaceo 13,90€
PAGINE: 183

LINK D’ACQUISTO: Amazon

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Escape di Corinna Corti | Intervista [Pride Month #6]

Oggi voglio presentarvi Escape, primo volume di una saga di Corinna Corti, uscito con la collana Over the Rainbow del marchio editoriale Pub Me.
La Collana Over the Rainbow si occupa di valutare e pubblicare romanzi a tematica LGBTQ+.
Ho avuto occasione di fare qualche domanda a Corinna Corti per la rubrica del Pride Month. Siete curiosi?

Ciao Corinna! Grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande. Ti va di presentarti ai lettori del blog? Chi sei e che cosa fai nella vita?

Ciao! Sono una ragazza di 31 anni, vivo a Como e nella vita faccio la copywriter. Negli anni dell’adolescenza ho cominciato a scrivere su piattaforme di scrittura online cimentandomi in racconti fantasy. Da qualche anno ho deciso però di dedicarmi a progetti diversi e più articolati da cui sono nati un primo libro a otto mani intitolato “Memorie di Theras” (2019 – Capponi Editore) e un secondo libro “Escape” (2020 – Pub Me, Collana Over the Rainbow). 

Oggi ci presenti Escape, primo volume di una saga della collana Over The Rainbow della PUB ME. Parlaci un po’ del libro!

Escape racconta le vicissitudini di due ragazzi, Ethan Blake e Dean Wright, allievi della prestigiosa Accademia St Patrick riservata a pochi eletti dotati della particolare abilità di utilizzare la Psococinesi. La loro vita di rampolli dell’alta società trascorre fra svaghi e studio fino a quando vengono coinvolti dalle rispettive famiglie in una sanguinosa guerra di potere. Gli schieramenti di Rosa Rossa e Rosa Bianca li dividono, costringendoli a scontrarsi fino a trasformarli in nemici giurati. Eppure, come spesso accade, non sempre cuore e mente vanno di pari passo, e anche in questo caso i due si ritroveranno a combattere una lotta più interiore per scoprire chi sono davvero e che ruolo intendono recitare in questo scontro senza quartiere.

Escape è un fantasy ambientato in un’accademia in Inghilterra. Com’è strutturato il mondo fantasy che hai creato?

Punto focale di Escape è la Psicocinesi, l’abilità cioè di influenzare con la propria mente spazio e materia. A cavallo fra Alchimia e Mentalismo, questa abilità ha diviso il mondo in due classi sociali, spingendo coloro che la possiedono a rivendicare posizioni di potere collocandosi ai vertici della società per lasciare a tutti gli altri il ruolo di sudditi. 

Ethan e Dean sono i protagonisti del romanzo. Ti va di parlarci del rapporto tra i due? Come descriveresti i loro caratteri?

Ethan e Dean rappresentano gli opposti per antonomasia. Divisi sia per aspetto fisico che per rispettivi caratteri, incarnano due personalità apparentemente inconciliabili che ciononostante continuano ad attirarsi l’una verso l’altra, irresistibilmente spinte allo scontro. Credono di odiarsi, ma la realtà è molto più complicata di così. Il loro legame è il tema principe dell’intera vicenda e sarà proprio lui a condurli verso l’inevitabile epilogo.

Giugno è il mese del pride. C’è qualche libro, film o serie tv con personaggi LGBTQ+ che vorresti consigliare ai lettori del blog?

Come film consiglio “Chiamami col tuo nome”, “American Trans “e “The Danish Girl”, tre titoli che secondo me sono in grado di rappresentare appieno diverse sfumature il mondo LGBT.

In quanto a libri, vi consiglio di tenere d’occhio le prossime uscite della Collana Over The Rainbow, pronta a stupirvi con una nuova autrice di grande talento!

Escape è il primo volume di una saga. Hai qualche anticipazione da offrire ai lettori?

Per il prossimo capitolo di Escape ho in serbo qualche piccolo mistero da aggiungere al rapporto già travagliato di Ethan e Blake. Per i due protagonisti le vicissitudini non sono ancora finite, purtroppo!

Grazie per avermi dedicato un po’ del tuo tempo. Ti chiedo di salutarci con una citazione del libro o un tuo pensiero!

Il più giovane dei Wright rimase in silenzio, lo sguardo a scorrere su quella serie di parole che descrivevano proprietà e fenomenologia della pratica psicocinetica che Lady Electra gli aveva appena descritto.
Incorporatus. In altre parole, possessione.
Come una marionetta. Come un pupazzo.
Ma chi?
«Non ne ho idea, Dean» fece la professoressa leggendogli nel pensiero. «Credo però che non ti serva il mio aiuto per capire che, chiunque sia, non è di certo un tuo amico.»
Appropriarsi di un corpo altrui, scuoterlo dal torpore del riposo per manovrarlo a proprio piacimento e a insaputa dello stesso proprietario; nell’anonimato più che totale compiere qualunque tipo di azione senza che nessuno ne abbia poi memoria.
«Da quanto?» chiese con voce strozzata.
La donna si strinse nelle spalle. «Immagino da quando sono cominciati i sintomi.»

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Legami di Linda Giulia Carluschi | Intervista [Pride Month #4]

Oggi voglio presentarvi Legami, un romanzo con personaggi LGBTQ+ attualmente disponibile in crowdfunding. Per l’occasione ho intervistato l’autrice del libro Linda Giulia Carluschi.
Alla fine dell’intervista troverete tutte le informazioni del libro e il link per supportare Legami. Buona lettura!

Ciao Linda! Benvenuta sul blog Il Lettore Curioso. Chi sei e che cosa fai nella vita?

Ciao e grazie per avermi invitato. Sono illustratrice e graphic designer, vivo a Londra dove sto portando avanti i miei studi nel campo artistico specializzandomi in illustrazioni di libri per bambini e lavoro nel campo dell’educazione infantile.

Oggi ci presenti Legami, il tuo romanzo d’esordio. Di che cosa parla e come è nato?

Legami racconta la storia di Mia e Penelope, due gemelle dal passato complicato e molto legate l’una all’altra, che capiranno che tra loro non c’è solo affetto ma amore. Il romanzo è nato quasi per gioco, quando ho iniziato a scrivere questa storia non avrei mai pensato che sarebbe diventata qualcosa di così reale, ha semplicemente iniziato a prendere vita e a scriversi da sé e Mia e Penelope sono diventate le mie compagne di viaggio, due amiche, mie sorelle.

Hai scelto la pubblicazione in crowdfunding, un’alternativa rispetto all’editoria più “classica”. Per quale ragione hai scelto questa “sfida” e come ti stai trovando?

Il crowdfunding è un ottimo modo per sondare il terreno e mettersi in gioco, sei partecipe in prima persona della promozione del libro e decidi te a che pubblico rivolgerti. Non affidi semplicemente la tua opera nelle mani di qualcuno ma scegli te a chi e come parlarne. Mi sto sinceramente divertendo a promuovere il romanzo sui social ed a collaborare con i blog, sto scoprendo un mondo nuovo e tante persone interessanti, ma certo richiede tempo ed impegno. “Legami” è un progetto che mi sta molto a cuore specialmente per le tematiche trattate, tra le tante si parla anche di aborto e di violenza, quindi spero davvero di arrivare alla pubblicazione.

Legami racconta una storia che potremmo definire “controversa” (correggimi se sbaglio).
Un rapporto tra due gemelle che diventa un legame molto più intenso, sentimentale e ossessivo. Senza fare spoiler, mi piacerebbe entrare più nel dettaglio del rapporto tra Mia e Penelope. Ti va di parlarcene?

Il rapporto tra Mia e Penelope è senza dubbio sbagliato e loro sono consapevoli di questo, difatti il filo conduttore del romanzo è questa continua lotta che hanno per cercare di sopprimere questo sentimento. Non sono assolutamente a favore di questo rapporto e capiscono che in loro c’è qualcosa che non va, difatti ci saranno intervalli di tempo durante i quali le due sorelle vivranno vite separate e avranno altre storie d’amore. Il romanzo non è un incitamento a qualcosa di universalmente non accettabile, racconta semplicemente un tipo di amore che esiste ma del quale non se ne parla.

Giugno è il mese del Pride. C’è qualche libro, film, serie televisiva o prodotto artistico LGBTQ+ che hai apprezzato particolarmente e che vorresti consigliare ai lettori del blog?

Credo che il primo film che mi abbia aperto le porte alla filmografia LGBTQ+ sia stato “Le fate ignoranti” di Ozpetek, quando uscii avevo all’incirca 9/10 anni e lo vidi qualche tempo dopo in televisione. È un film che tutt’ora amo.

Un libro che invece mi ha lasciato un segno nel cuore e mi ha anche ispirato durante la stesura di questo libro è “Middlesex” di Jeffrey Eugenides, unico nel suo genere e del quale consiglio vivamente la lettura a tutti.

Dopo Legami hai altri progetti letterari in cantiere?

Sicuramente, scrivere è una passione che mi accompagna sin da bambina, come disegnare, e non posso vivere senza. Non ho ancora un’idea definitiva per un nuovo romanzo ma ho tanti piccoli appunti sparsi, sicuramente tratterà sempre di un amore non convenzionale.

Ti ringrazio per aver risposto alle mie domande e ti chiedo di salutarci con una citazione dal libro, un pensiero o qualsiasi cosa ti passi per la mente.

Grazie ancora per avermi ospitato. La tematica LGBTQ+ è un argomento che mi sta molto a cuore e bisogna parlarne fino allo sfinimento, fino a che nessuno sarà più considerato “diverso”, fino a che diventerà noioso come la normalità. Ci sono ancora troppe persone che vivono nel silenzio e nella paura, che non vengono accettate, che vengono allontanate dalla famiglia o dal lavoro e che si vergognano di loro stesse. Dobbiamo lottare affinché questo smetta di succedere e deve essere una battaglia combattuta da tutti, appartenenti alla comunità LGBTQ+ e non.

“Legami” è la storia di Mia e Penelope, due gemelle identiche nell’aspetto ma assai diverse nell’animo e nel carattere. Cresciute tra due genitori che hanno smesso presto di amarsi, svilupperanno gradualmente uno strano affetto l’una per l’altra che si trasformerà in amore ed ossessione. Sconvolte ed imbarazzate dai loro stessi sentimenti, cercheranno di allontanarsi l’una dall’altra, si eviteranno, ameranno persone diverse e penseranno pure di odiarsi. Ma l’amore sarà lì, nascosto sotto il cuscino, e le sorprenderà quando meno se lo aspettano.

Per acquistare il libro: Legami su BookRoad


Biografia dell’autrice
Linda Giulia Carluschi nasce nel 1992 in provincia di Varese. Appassionata d’arte sin da bambina, si diploma presso l’Istituto d’Arte di Monza e inizia presto a lavorare come graphic designer presso un’agenzia di comunicazione a Milano. Nel 2018 decide di trasferirsi a Londra, dove ancora oggi vive e lavora. Porta avanti gli studi nel campo artistico, specializzandosi in illustrazione. Ama l’arte, il cinema, la fotografia e la scrittura. Legami è il suo romanzo d’esordio per BookRoad.


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Intervista all’autrice romance Jenny Leotta

Oggi voglio segnalarvi due libri dell’autrice catanese Jenny Leotta: “È una vita che ti sto aspettando” e “La verità è negli occhi di chi sa guardare oltre“.
Per l’occasione le ho fatto qualche domanda. Siete curiosi?

Buongiorno Jenny, benvenuta sul blog Il Lettore Curioso. Presentati ai lettori che ancora non ti conoscono!
Salve a tutti! Intanto vorrei ringraziare il blog Il Lettore Curioso per questa opportunità e poi mi presento volentieri. Dunque, Ho venticinque anni, ventisei a settembre, sono nata a Catania (Sicilia) e ho frequentato il liceo socio psico pedagogico. Sono un appassionata della lettura, praticamente appena ho cinque minuti liberi mi metto a leggere; i miei generi preferiti sono i romanzi rosa, i contemporanei e biografie varie. Per quanto riguarda la scrittura, invece, ho deciso di provare solo nel 2019, subito dopo un momento particolare della mia vita e devo dire che è stato abbastanza divertente e realizzante.

Oggi ci presenti due romanzi che hai pubblicato nel 2019. Ti va di parlarcene?

Il mio primo romanzo, “E’ una vita che ti sto aspettando”, l’ho scritto in dieci giorni. Narra la storia d’amore di due ragazzi che si conoscono alle elementari, lei se ne innamora subito, potremmo dire che sia stato un colpo di fulmine, ma un po’ per paura e un po’ per timidezza, decide di tenere nascosti i suoi sentimenti. I protagonisti si perdono di vista per sette anni e si ritrovano, per puro caso, nella stessa università. Tra i due nasce un rapporto di amicizia e il resto… è da scoprire! 🙂 Il secondo romanzo, invece, “La verità è negli occhi di chi sa guardare oltre”, è un libro un po’ più delicato, poiché tratta temi più importanti come le diversità sociali, la disabilità, il saper guardare oltre le apparenze e ovviamente tratta anche i temi di amicizia ed amore.

3) Hai descritto il romanzo “La verità è negli occhi di chi sa guardare” come un’opera di finzione e un documento. A che cosa ti riferisci quando parli di “documento”?
Il secondo romanzo, l’ho definito un documento perché parla di una storia che riguarda la realtà, l’essere diversamente abile, quindi ho usato la finzione perché ho raccontato una storia inventata ma allo stesso tempo ho inserito elementi realistici, che, purtroppo, succedono nella realtà.

4) Come descriveresti i protagonisti dei tuoi romanzi? Facciamo un gioco! Prova a descrivere i protagonisti con 3 aggettivi ciascuno.
I protagonisti principali del mio primo romanzo sono Jenifer e Giordano. Jenifer la definirei un po’ timida, romantica e fedele sia in amicizia che in amore; per Giordano, invece, sicuro di se, dolce e anche lui romantico.
Per quanto riguarda il secondo romanzo i protagonisti principali sono Jack, Joe e Cristian. Jack è un ragazzo disilluso, diffidente ma anche generoso. Anche Joe è una persona diffidente ma fiduciosa e molto legata a suo padre e a suo fratello, quindi direi amorevole. Cristian… Cristian è un ragazzo maturo, realista fino al midollo e molto solidale.

5) Hai autopubblicato il tuo primo romanzo e per il secondo ti sei affidata a una casa editrice. Come descriveresti le due esperienze?
Mi sono trovata bene in entrambi i casi, anche se con la casa editrice speravo di avere più pubblicità. Paradossalmente ho venduto di più con l’autopubblicato, forse perché era il primo romanzo che ho scritto.

6) Hai altri progetti in cantiere per il futuro? Se sì, ti va di parlarcene?
No, al momento no; più avanti non so, quando arriva l’ispirazione… 🙂
Grazie mille a voi del blog e a chi deciderà di leggere questa intervista e i miei romanzi!


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Il Cerchio si è chiuso (Saga dell’Averon): intervista all’autrice Loredana La Puma

Buongiorno lettori! Oggi ho avuto occasione di fare quattro chiacchiere con Loredana La Puma, autrice del fantasy Il Cerchio si è chiuso. Siete curiosi di scoprire qualcosa in più sulla sua saga fantasy?

1. Ciao Loredana, benvenuta sul blog! Presentati ai lettori che ancora non ti conoscono.

Salve a tutti e grazie per l’ospitalità.
Ho trentotto anni e sono originaria di Palermo. Attualmente però vivo in Puglia, dove mi sono trasferita cinque anni fa. I libri sono la mia vita, e infatti per tre anni ho gestito una libreria a tema fantasy, “Il Paiolo Magico”, che purtroppo ha dovuto chiudere i battenti nel 2018, travolta dalla crisi del settore. Attualmente svolgo la professione di docente di scuola primaria (precaria) e di editor freelance. Scrivo da quando ero bambina, ma solo all’università ho capito che non si trattava di un semplice passatempo ma di qualcosa di molto più profondo: un’esigenza vitale.

2. Oggi sei qui per presentarci il tuo romanzo: Il cerchio si è chiuso, che ricordiamo è disponibile gratuitamente su amazon. Com’è nata l’idea del libro? Di che cosa parla?

Il libro in questione – pubblicato più di dieci anni fa – è il primo volume di una trilogia che, nel tempo, è diventata una tetralogia (il quarto e ultimo volume, dopo una storia molto travagliata e un lunghissimo periodo di blocco dello scrittore, è uscito proprio lo scorso gennaio, per la felicità di quanti lo aspettavano da anni). Come ricordato, in questo periodo di emergenza sanitaria, per gentile concessione dell’editore (l’Associazione Culturale La Penna Blu), l’e-book di questo primo libro è stato reso disponibile gratuitamente su Amazon e su altri store (kobo, lafeltrinelli ecc.). Si tratta di un urban fantasy ambientato in Italia, a Palermo per la precisione, nei primi anni duemila. La protagonista è una ragazza di vent’anni, Elisa Giordano, che scoprirà di possedere dei poteri paranormali (in particolare quello di leggere nella mente e nell’animo delle persone) e di essere al centro di una disputa millenaria fra due potenti organizzazioni segrete, il tutto ambientato nei vicoli e nelle viscere di un’immaginaria Palermo sotterranea. Al centro della storia, e dell’intera Saga dell’Averon, un ciondolo dai poteri misteriosi. L’idea di base nacque a suo tempo da varie suggestioni – letterarie e non – che mi portarono a concepire inizialmente una specie di thriller in cui una ragazza veniva spiata a sua insaputa da un’organizzazione misteriosa. Man mano che procedevo nella stesura, tuttavia, il libro finì per trasformarsi in un fantasy (sicuramente influenzata dalle mie letture dell’epoca… ero praticamente ossessionata dalla saga di Harry Potter).

3. Molti autori, soprattutto nell’ambito fantasy, decidono di ambientare le proprie storie in paesi esteri, utilizzando nomi anglofoni per i personaggi. Si può dire, dunque, che tu sia andata “controcorrente”. Vuoi parlarci dell’ambientazione del tuo romanzo?

Come già anticipato, il romanzo è ambientato a Palermo, la mia città di origine. Come mi è capitato di spiegare spesso in questi anni (essendo uno degli aspetti che suscita maggiore curiosità in chi si avvicina alla saga), al momento di scegliere l’ambientazione ho deciso che Palermo era una location molto più “fantasy” di tante città estere, essendo ricca di storia, di cultura, con un passato millenario e una riserva di misteri e leggende da far impallidire una New York qualsiasi. L’esistenza reale di una città sotterranea e di organizzazioni semi-leggendarie come i Beati Paoli, d’altronde, è stata determinante nell’ispirarmi alcuni aspetti della storia. Quindi ambientarla altrove non avrebbe avuto senso. I lettori, nel corso degli anni, si sono detti inizialmente spiazzati da questo aspetto (e in effetti capisco che sia strano leggere un fantasy con protagonisti che si chiamano Fabio, Rita, Luca, ecc., per di più ambientato in un luogo solitamente sulla bocca di tutti per ben altre caratteristiche). A quanto mi hanno sempre detto, però, l’iniziale perplessità passa in fretta e si trasforma in un valore aggiunto (qualsiasi nota di originalità lo è, in una storia). Esattamente quello che volevo.   

4. Come già detto, Il cerchio si è chiuso è un romanzo fantasy. Che cosa non deve mancare per te in un libro di questo genere? Hai preso ispirazione da qualche titolo o autore in particolare?

Amo la letteratura fantastica e amo l’idea che, pur descrivendo mondi immaginari, questi libri riescano a parlare dell’animo umano con una profondità e una nitidezza probabilmente impossibili per altri generi (per questo soffro nel vedere fantasy e fantascienza spesso relegati a “letteratura di serie b”). Una cosa che, per me, non deve mancare in un libro di questo tipo è il senso del meraviglioso. Da un libro fantasy mi aspetto stupore continuo, invenzioni narrative a valanga e  – ma questo vale per ogni storia che si rispetti, a prescindere dal genere o dal medium di riferimento – personaggi memorabili.

Quando iniziai a scrivere ero in un periodo di profonda ubriacatura da Rowling e da Tolkien, due autori che hanno influito tantissimo su di me, sul mio stile, ma anche sulla modalità e sulle “regole” su cui basare la costruzione di un mondo immaginario.

5. Facciamo un gioco: prova a descrivere cinque dei tuoi personaggi con tre aggettivi ciascuno.

Elisa: altruista, coraggiosa, timida. Rita: esuberante, divertente, inaspettatamente fragile. Luca: leale, generoso, scanzonato. Fabio: affidabile, introverso, puntiglioso. Nico: enigmatico, protettivo, disilluso.

6. Quanto di te stessa c’è nei personaggi del tuo libro? C’è uno di loro che senti più vicino?

Ovviamente il personaggio che ho sempre sentito più vicino è quello di Elisa (Elli per gli amici), la mia protagonista; una sorta di mio alter ego letterario, che rispecchia alla perfezione la me stessa ventenne. A suo tempo ho riversato in lei tutti i dubbi, le insicurezze e le paure di quell’età, quando ancora – nella nostra società almeno – il tuo posto nel mondo non è ben definito e (pur dovendo in teoria già conoscerlo) continui a cercarlo.

Per quanto riguarda gli altri personaggi, al tempo in cui li ho creati rispecchiavano probabilmente delle chimere, dei sogni. Avrei tanto voluto avere accanto persone come loro; non perfette (i personaggi perfetti sono noiosi da scrivere e da leggere) ma… solide, affidabili. Amici che, pur con tutti i difetti del mondo, per te si getterebbero nel fuoco.

7. Gli scrittori sono prima di tutto accaniti lettori. Quale autore non può mancare nella tua libreria?

I miei primi amori fantasy sono stati, come già accennato, la Rowling e Tolkien. Negli anni ho letto qualsiasi cosa abbiano scritto (non a caso, ho finito per fare la mia tesi di laurea sul Signore degli Anelli). Nel frattempo la mia libreria si è andata riempiendo con le opere di Jordan, Herbert, Martin, Gaiman, Pratchett, Sanderson, Sapkowski, Erikson, Martin, King e tanti altri; per la fantascienza, soprattutto Asimov, Heinlein e Simmons (considero “Hyperion” e il suo seguito capolavori assoluti della letteratura, e non solo fantastica), senza dimenticare – uscendo dal genere – regolari puntatine nei classici (Dumas, Hugo, Austen, Tolstoj, Dickens). Amo anche la letteratura per l’infanzia, la Burnett e Roald Dahl sono fra i miei autori preferiti di sempre.

8. Ultimamente gli autori hanno la tendenza ad ampliare quanto più possibile il proprio universo fantasy. Di quanti volumi è formata la tua saga? Hai in previsione di espanderla ulteriormente, magari con un prequel o un approfondimento su alcuni dei personaggi?

La saga si compone di quattro libri: “Il cerchio si è chiuso”, “La Città di Pietra”, “Il Mondo di Atlan. Parte Prima” e “Il Mondo di Atlan. Parte Seconda”. Come si evince dai titoli, in realtà avrebbe dovuto essere una trilogia, ma nel corso della stesura il terzo libro è “lievitato” a tal punto che con l’editore abbiamo ritenuto opportuno dividerlo in due parti (parliamo di circa 700 pagine a volume). La seconda metà de “Il Mondo di Atlan” si è rivelata una sfida non da poco. Ho impiegato ben sei anni a trovare il bandolo della matassa e a condurre in porto i miei personaggi, ma alla fine – per fortuna – ce l’ho fatta. Non avrei mai voluto lasciare l’opera incompiuta (alla Martin, per intenderci)! Per quanto riguarda ulteriori espansioni, prequel, spin-off o sequel… ahah, adesso farò arrabbiare il mio editore, che da parte sua continua a chiedermi di ampliare l’universo della saga con ulteriori tasselli. Personalmente ritengo di aver detto, in oltre duemila pagine complessive, tutto quello che c’era da sapere sui miei personaggi e sul loro mondo. Per cui penso sul serio che tornare su questa storia sarebbe una forzatura, e le forzature – si sa – conducono a risultati artisticamente poco riusciti, se non a veri e propri disastri narrativi (vedere in proposito la saga di Star Wars, o il capitombolo della Rowling col secondo Animali Fantastici). Se un universo narrativo ha già detto tutto ciò che doveva, secondo me dovrebbe essere lasciato in pace. Quindi… ehm… la mia risposta definitiva è: neanche sotto tortura! XD

9. Per concludere, se possibile, ti chiedo di salutarci con una citazione dal tuo libro. Grazie per aver preso parte a questa intervista.

Grazie a voi per l’opportunità. A presto! 🙂

Citazione (dal Prologo de “Il cerchio si è chiuso”): “Una alla volta, le torce che illuminavano la sala si spensero. Passarono i giorni, gli anni, i secoli… nessuno le riaccese. L’unica luce che illuminava l’ambiente era quel chiarore che si spandeva dalla sommità del piedistallo: l’Averon continuava ostinatamente a brillare in incessante attesa.”


Il primo libro è disponibile gratuitamente su Amazon.
La saga completa si compone di:

“Il cerchio si è chiuso”
“La Città di Pietra”
“Il Mondo di Atlan. Parte Prima”
“Il Mondo di Atlan. Parte Seconda”.