musica

Una nuova canzone per il gruppo inglese Amber Run

Buongiorno cari lettori! Oggi parliamo di musica, in particolare del mio gruppo preferito Amber Run, che ha pubblicato qualche giorno fa una nuova canzone: Carousel.

“But I think you’ll be the death of me
You always seem to have the best of me”

Una notizia inaspettata, annunciata soltanto pochi giorni prima tramite i social e che, come annunciato su Billboard.com, farà da apripista a un nuovo album in uscita l’anno prossimo. L’ultima pubblicazione degli Amber Run risale a maggio, con l’uscita dell’EP The Assembly, contenente tre nuove canzoni. L’ultimo album (For a moment, I was lost) risale invece al 2017.

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Tra qualche giorno il gruppo sarà impegnato nel loro primo tour oltreoceano, in viaggio tra Canada e Stati Uniti in sette tappe.

Potete acquistare Carousel qui o ascoltarla gratuitamente su Amazon Unlimited.

Io me ne sono ovviamente già innamorata e non vedo l’ora di ascoltare il nuovo album, ed eventualmente vedere di nuovo live il gruppo.

Se non conoscete Amber Run e volete approfondire la loro musica vi rimando qui.

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serie tv

Sick Note: una serie tv dark comedy con Rupert Grint [RECENSIONE FLASH]

Buona domenica cari lettori del blog! Oggi voglio parlarvi brevemente di una serie televisiva approdata qualche giorno fa su Netlflix: Sick Note.

Daniel Glass è un uomo svogliato, che passa il tempo a giocare ai videogiochi e vive con la propria fidanzata. Mentre Daniel è in procinto di perdere un lavoro al quale non si presenta quasi mai e la sua relazione va a rotoli, gli viene diagnosticato un cancro all’esofago. Scopre ben presto che da malato le persone attorno a lui lo trattano meglio e, anche quando gli viene comunicato che la diagnosi era errata, Daniel continua a mentire, supportato dal Dottor Glennis.

Ho iniziato Sick Note perché vede come protagonista Rupert Grint (Ron Weasley in Harry Potter) e, avendo avuto una cotta adolescenziale per l’attore, non potevo farmela sfuggire! Ho letto alcune opinioni che lo ritengono poco credibile nel ruolo di un bugiardo seriale, eppure a me ha convinto.

Sick Note è una serie dall’umorismo molto british e da dark comedy, che ammetto di non aver apprezzato interamente. Difficilmente ho riso alle battute o trovato divertenti le situazioni nelle quali finisce il protagonista. Non è una serie che ho continuato a seguire perché mi è piaciuta, ma soltanto perché volevo vedere fin dove si sarebbe spinto il protagonista nelle sue decisioni folli.

MV5BN2M0YTEyZWYtNmIwNy00ZDI3LTkxNTktMDVlM2RiNGJkODFkXkEyXkFqcGdeQXVyMTk3NDAwMzI@._V1_.jpgA mio parere Sick Note tenta un po’ troppo di essere divertente, senza successo. Non c’è un singolo personaggio”normale”, dal dottore combinaguai, al capo malato di sesso e fuori dagli schemi, fino alla fidanzata ninfomane. Speravo che la serie migliorasse con l’introduzione del personaggio di Katrina, interpretata da Lindsay Lohan, ma in realtà resta facilmente dimenticabile. L’attrice non è neppure male, il vero problema è la scrittura.

Sick Note è una di quelle serie che nonostante si continuino a guardare per inerzia, non lasciano nulla, se non la sensazione di aver perso del tempo che si sarebbe potuto dedicare per qualcosa di decisamente migliore.

Un vero peccato perché il cast mi è piaciuto, così come l’idea di base.

Voto: 2/5

E voi avete visto Sick Note? Nel caso voleste fare un tentativo la trovate su Netflix.

 

 

serie tv

Alice Allevi non imparerà mai // L’Allieva: recensione dell’ultima puntata

Buona sera lettori! Oggi una piccola pausa dalla settimana dedicata alla salute mentale, che riprenderà tra pochissimi giorni con due nuovi ospiti. Mi scuso per la latitanza nella community, ma in questi giorni ho lavorato tantissimo! Questa sera parliamo della serie tv L’allieva, andata in onda giovedì sera con le ultime due puntate di stagione.

Attenzione: contiene spoiler!

Alice e Claudio sono finalmente una coppia e CC è intenzionato a conoscere i genitori di Alice, portando la loro relazione al livello successivo. L’accenno di tranquillità della coppia viene però sconvolta dal ferimento di Calligaris, rimasto coinvolto in una sparatoria di fronte all’Istituto.

Nonostante Conforti sia sconvolto, lui, Alice ed Einardi vogliono far luce sulla verità e trovare il colpevole. Quest’ultimo è convinto di essere il bersaglio al quale era indirizzato il colpo, ma Alice scopre che in realtà Calligaris era coinvolto in un’indagine che aveva tenuto segreta ai propri colleghi. L’uomo è intanto in condizioni critiche e Claudio, preoccupato che il suo amico possa non farcela, si chiude in se stesso. Alice, frustrata perché le attenzioni del suo amato non sono su di lei, si avvicina al suo ex Arthur, ricomparso negli episodi scorsi.

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Come dice il titolo della mia recensione Alice non imparerà mai.

Eh già, perché poco importa che Claudio stia soffrendo per l’amico in pericolo di vita o che sia stressato per il posto da direttore che non sa se avrà, Alice deve sempre avere tutta l’attenzione su se stessa. Non riesce a comprendere che Claudio ha bisogno di tempo. Le ha dimostrato che la ama, più di una volta, ma lei non sa affatto ciò che desidera.

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Per l’intera prima stagione l’abbiamo vista dividersi tra Arthur e Claudio, e quando poi Alice sembrava aver scelto Claudio, è entrato in scena Einardi. Sono bastate una manciata di puntate per fare tornare Alice tra le braccia di CC, e un altro paio di puntate per portarla a struggersi di nuovo d’amore per Arthur, ricomparso dal nulla per creare scompiglio.

Nell’ultima puntata Arthur confessa ad Alice i suoi sentimenti. Vuole stare con lei ed è persino disposto a rinunciare ai viaggi intorno al mondo. Claudio nel frattempo si reca da Alice con un anello, ma vedendo  Arthur a casa di lei, decide di farsi da parte. CC lascia Alice con una lettera ed è leggendola che la ragazza capisce di amarlo. Abbandona quindi Arthur di nuovo, per correre in aeroporto e fermare Claudio, in procinto di partire per un nuovo lavoro.

Posso capire il triangolo amoroso in una serie, crea audience e mantiene viva l’attenzione, ma in questa stagione gli sceneggiatori hanno davvero esagerato! Alice traspare come un personaggio che non si cura affatto di chi le sta intorno, calpestando i loro sentimenti senza alcun pudore. Passa da un uomo all’altro in continuazione e si innamora più volte nel giro di cinque minuti. È una ragazza immatura e capricciosa. Gli uomini della sua vita non sono comunque meglio di lei, perché sembrano tutti pendere dalle sue labbra e, nonostante le ripetute pugnalate di Alice, continuano a tornare tra le sue braccia.

Ancora non si hanno informazioni su un’eventuale terza stagione, ma spero sinceramente che gli sceneggiatori abbiano un minimo di rispetto per il personaggio di Alice!

E voi avete seguito la serie? Che ne pensate?

 

La segnalazione del mese

L’illusione della fenice || Intervista allo scrittore Demetrio Verbaro

Buongiorno lettori! Oggi una pausa dalla settimana dedicata alla salute mentale, che riprenderà nei prossimi giorni con due ospiti speciali. In questa mattinata vi presento L’illusione della fenice, il libro di Demetrio Verbaro, al quale ho avuto il piacere di fare qualche domanda.

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Il romanzo è diviso in tre storie che si svolgono in luoghi geografici diversi e in momenti storici differenti. Tre vicende che narrano di amore, sofferenza, vita, speranza, cadute e rinascite. I protagonisti sono legati da qualche filo visibile e da molti invisibili, come i personaggi di uno spettacolo di marionette fatte muovere da un abile burattinaio. Ma cosa possono avere in comune Sara, una contadina sedicenne rimasta suo malgrado incinta, che vive nel periodo del dopoguerra a Mosorrofa, un piccolo paese della Calabria, aggrappato all’Aspromonte, con Amy, un’attrice che lavora nel mondo del porno nella Los Angeles degli anni 90, con Sadie, una neolaureata con il massimo dei voti alla facoltà d’ingegneria del Politecnico di Zurigo nel 2034?

∼ Ciao Demetrio, benvenuto sul blog! Parlaci un po’ di te ai lettori che ancora non lo conoscono.

Buongiorno, sono uno scrittore di trentasei anni e vivo a Reggio Calabria, lavoro in un centro estetico e passo il tempo libero insieme ai miei tre figli. Sono appassionato di serie tv e sono un grande amante della lettura di qualsiasi genere.
∼ Com’è nata l’ispirazione per L’illusione della fenice?

È nata a Caduta libera, il quiz con Gerry Scotti di Canale 5. Ero un concorrente e mentre stavo in piedi su quella botola mi è venuta in mente la trama del romanzo, è stato un momento strano, mi sono completamente isolato dal gioco, una sensazione bellissima.
∼ L’illusione della fenice è la tua sesta pubblicazione. Vuoi parlarci brevemente delle tue precedenti pubblicazioni?

Sono libri molto diversi tra loro, amo esplorare gli stili e sperimentare: ho esordito con un noir psicologico “Il carico della formica” da cui è stato tratto un cortometraggio, poi “L’attimo eterno” dove ho parlato dei primi grandi amori giovanili, “La farfalla con le ali di cristallo” fantascienza, “Ora per sempre e oltre” l’amore più maturo, “Dorian e la leggenda di Atlantide” fantasy.
∼ Com’è nata la passione per la scrittura? E com’è cambiato il tuo stile di scrittura negli anni?

È esplosa in me dopo aver letto “Chiedi alla polvere” di John Fante. Avevo venticinque anni, prima non mi era mai balenata in testa l’idea di scrivere. Lo stile si sta evolvendo insieme alla mia crescita come persona.
∼ Hai pubblicato il tuo libro tramite Pub.Me. Come mai hai scelto la strada dell’autopubblicazione? Curi da solo ogni aspetto del libro o ti affidi a figure professionali per editing o copertina?

Non ho mai autopubblicato. Ho esordito con Lettere animate, poi sono passato a Pubgold ( che era casa editrice mentre pubme autopubblicava, ora a Pubme ha preso il posto di Pubgold diventando case editrice) case editrici che hanno curato ogni aspetto della pubblicazione e hanno sempre pagato le royalty.
∼ Hai qualche progetto in cantiere al momento?

Continuare a leggere, scrivere e sognare.


Potete acquistare L’illusione della fenice qui al prezzo di 12,90€ per il cartaceo e 0,99€ per l’ebook.

Curiosità

Settimana della salute mentale: un libro sulle gioie e le difficoltà del diventare mamma

Buona serata cari lettori del blog! La settimana dedicata alla salute mentale continua con l’intervento di un’autrice, che ha scritto un libro sull’essere una M.A.M.M.A in divenire. Abbiamo parlato soprattutto delle difficoltà che si affrontano nel diventare madri e che molto spesso la società tende a nascondere o idealizzare.

Ringrazio Debora per avermi concesso del tempo per questa intervista. Alla fine del post troverete i dati del suo libro, di cui vi lascio anche il link di acquisto.

∼ Ciao Debora, benvenuta sul blog Il Lettore Curioso. Parlarci un po’ di te, presentandoti ai lettori che ancora non ti conoscono.

Ciao Feliscia, ti ringrazio molto per l’invito. Salve a tutti i lettori e le lettrici del tuo blog! Cercherò di presentarmi attraverso l’acronimo che fa da fil rouge al mio libro, cioè M.A.M.M.A.
M = be’, questa è facile. MATERNITÀ. Sono mamma di una bambina di cinque anni, Clizia, e di un bambino di 3 anni, Elia. In un certo senso la maternità ha fatto nascere in me il coraggio di scrivere. Mi è sempre piaciuto, ma non me l’ero mai permesso. Forse con la placenta ho espulso anche tutte le reticenze che mi bloccavano inutilmente!
A = AGATA: è un personaggio a cui tengo molto, è da un po’ di tempo che mi ronza in testa. Ha già una sua vita su alcune decine di pagine, vedremo che cosa ne sarà di lei. Compare già nel racconto estivo “Luna Park” e si confronterà con il passato della sua famiglia in un testo di più ampio respiro…
M = sono una MAESTRA. Insegno lingue straniere in Svizzera, a Ginevra, dove vivo da ormai ben vent’anni. Sono nata e cresciuta a Lugano, in seguito mi sono trasferita per studiare Lettere all’Università e piano piano la mia vita si è costruita a Ginevra.
M = direi MARITO, ovvero MIKAËL. Ancora non ho capito se siamo molto simili o molto diversi. Spesso ci piacciono le stesse cose, ma per motivi diversi; altre volte, invece, ci ritroviamo ad avere pareri diametralmente opposti partendo dalle stesse osservazioni. Un giorno mia figlia mi ha chiesto: “Perché parli sempre con il papà?”, “Tu che ne pensi?”, le ho chiesto usando una tecnica ben rodata da insegnante. “Perché lo ami”. Ecco.
A = AMORE. In fin dei conti per presentarmi ho parlato di ciò che amo. Quale migliore
presentazione?

∼Hai scritto il libro “L’istinto materno nuoce gravemente alla salute” – Cronache di una M.A.M.M.A in divenire. Di che cosa parla questo libro?

41hbp5ebjsl-_sx305_bo1204203200_.jpgSi tratta di una raccolta di 52 brevi cronache, una per ogni settimana del primo anno vissuto da M.A.M.M.A.. Assistiamo così alla nascita di questa nuova identità che si avvererà essere composta da una miriade di sfaccettature, rappresentate ogni volta da parole diverse nell’acronimo M.A.M.M.A.. Gli argomenti trattati sono numerosi; dai cambiamenti fisici a quelli emotivi, dal mondo del lavoro alle relazioni sociali, senza dimenticare il rapporto con la figlia, piccola testimone dello tsunami che ha appena travolto la sua genitrice.

∼ Che cosa ti ha spinta a condividere la tua esperienza scrivendo un libro? Quali sono state le difficoltà più grandi che hai incontrato nell’ affrontare la maternità per la prima volta?

Ti ringrazio per questa domanda. Mi permette di sottolineare che benchè il materiale del libro sia abbondantemente basato sulla mia esperienza personale, si tratta anche di una costruzione che attinge ad altre fonti, inclusa l’invenzione. Meglio diffidare di un narratore in prima persona, nonché di un’impalcatura troppo esplicitamente autobiografica. Pensa se avessi scritto delle “Cronache di una S.E.R.I.A.L. killer in divenire”!
Comunque, come dicevo, c’è molto di quello che ho vissuto. Ad un certo punto non mi ritrovavo nei discorsi sulla maternità che mi circondavano. Secondo queste rappresentazioni, la maternità era confinata a due estremi: la gioia suprema e unica realizzazione per una donna, da una parte, e la maternità da rinnegare, quella delle mamme pentite, dall’altra. Io sentivo di essere in perenne barcollamento su un continuum tra questi due poli. È questa idea di fluidità che ho voluto rappresentare con il concetto di M.A.M.M.A. e l’ironia è stato il mezzo che mi ha permesso di tenere insieme tutti i pezzi.

∼ La società tende a idealizzare il concetto di madre, nascondendo le difficoltà che ogni donna incontra nel momento in cui diventa mamma. Come pensi che potrebbe cambiare la mentalità delle persone, affinché cessi di esistere questa idealizzazione di “madre perfetta”?

Certo, le mamme esistono dalla notte dei tempi, ma vi viene da dire che benché sia tutto molto naturale (e anche su questo termine ci sarebbe da discutere), non c’è niente di normale a diventare mamma. Cosa succederebbe se tutto d’un tratto smettessimo di credere a Babbo Natale e alle Mamme Perfette? Penso che staremmo tutti meglio: tutti i membri della famiglia, poiché questa pressione in fin dei conti danneggia tutti. Bisogna però essere pronti a vedere il lato oscuro della maternità: quello che esce dalle viscere non è solo un bel bebè da coccolare, ma tutta una storia che va ascoltata.

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∼ La depressione post parto affligge molte donne, ma se ne parla troppo poco. Che
cosa dovrebbe cambiare e in che modo?

Cominciamo da ciò che va già meglio. Ci sono sempre più centri interdisciplinari perinatali che si occupano del sostegno anche dopo il parto. Già, perché a volte il sostegno si ferma al primo vagito del neonato, come a voler dire che da quel momento in poi la mamma sa istintivamente cosa fare, quando magari il mondo le sta crollando addosso. La buona notizia è che tanti professionisti stanno lavorando in questa direzione. Ogni donna ha la propria storia, ognuna con la sua legittimità e meritevole d’attenzione. Per quanto riguarda ciò che resta da fare, il mondo professionale può e deve giocare un ruolo fondamentale nella ridefinizione dei ruoli genitoriali, per esempio tramite congedi parentali, flessibilità degli orari e part-time per entrambi i genitori. Dobbiamo uscire da una mentalità in cui lavoro e famiglia si escludono per entrare in un’ottica di sinergia di competenze.

∼ Durante il tuo percorso di M.A.M.M.A in divenire hai avuto il supporto di
qualcuno?

Premetto che difficilmente chiedo e accetto aiuto! Mio marito è sempre stato molto presente, eppure la trasformazione in M.A.M.M.A. è stato un processo fondamentalmente solitario, indipendentemente dal sostegno della famiglia. Quindi ad un certo punto ho sentito il bisogno di un accompagnamento professionale. Una persona mi ha aiutato a “srotolare” davanti a me Rotoloni Regina di aspettative irreali e pressioni dannose. Sono ripartita da lì un po’ meno appesantita e un po’ più libera di scoprire che M.A.M.M.A. volessi essere, giorno dopo giorno, senza il bisogno di fissarmi in una sola definizione. Un passo importante è stata anche la condivisione di questi momenti con mio marito e mia figlia. In fin dei conti è anche un affare di famiglia e tutti vanno coinvolti.

∼ “L’istinto materno nuoce gravemente alla salute” Un titolo molto accattivante. Com’è nato?

Grazie! È un titolo che si è palesato abbastanza presto. Mentre scrivevo cercavo qualcosa che rimandasse alla tossicità di quello che crediamo essere “istintivo”, ciò a cui siamo talmente assuefatti da considerarlo normale, quando in realtà ci danneggia. Anche l’aspetto provocatorio mi è piaciuto da subito, si sposava bene con il tono del libro.

∼ Chiudiamo con l’ultima domanda: Che cosa significa per te diventare mamma?
È scrivere la propria storia, in senso proprio come figurato. Grazie!!


Trovate le info del libro qui.

Potete acquistare il libro su Amazon al prezzo di 8,50€.

Per maggiori info vi invito a visitare il sito web dell’autrice.


Se vi siete persi gli appuntamenti precedenti della settimana dedicata alla salute mentale potete recuperarli qui:

Curiosità

Aspettando l’inverno: perché amare questa stagione

Buongiorno lettori!

Manca meno di un mese a Natale e l’inverno è dietro all’angolo. Come sapete amo tantissimo l’autunno e sapere che sta per finire un po’ mi mette tristezza. Ma anche l’inverno ha i suoi Pro e quindi ho deciso di parlarvene!

ATSMOFERA NATALIZIA

L’atmosfera natalizia che inaugura la stagione è senz’altro magica. Tra luci, alberi decorati e musica a tema è impossibile non lasciarsi travolgere dal clima festivo!

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NEVE

Da bambina amavo tantissimo la neve (anche perché spesso significava stare a casa da scuola e andare sulla slitta), ma crescendo mi sono lasciata contagiare dai disagi che crea sulle strade. Questo non significa che non apprezzi la bellezza della natura avvolta da un manto candido!

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DOLCI

Con la stagione natalizia ricomincia il dibattito Panettone vs Pandoro, ma questi non sono gli unici dolci della stagione! Dal tronchetto di natale, al salame di cioccolato non è inverno senza un buon dolce ad accompagnare le giornate!

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RESTARE A CASA AL CALDO

In inverno si ha molta meno voglia di uscire, preferendo restare al caldo in casa, magari concedendosi una serata rilassante film + coperta. Tantissime serie tv inoltre sono nel pieno della stagione, motivo in più per restare chiusi in casa!

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I CIBI INVERNALI

In questo periodo nessuno ti guarda storto se ti abbuffi di anolini, polenta con cinghiale o altre prelibatezze un po’ più “pesanti”. Dopotutto bisogna pur proteggersi dal freddo in qualche modo!

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E come già scritto nel post sull’autunno diventa buio prima, si può stare davanti al camino acceso e godersi una buona cioccolata calda!

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E a voi piace l’inverno? Vi aspetto nei commenti!

Vedi anche: Aspettando l’inverno: The Winter Book Tag

Interviste, Interviste e Blog Tour

Il mostro della depressione in un libro || Il vuoto non si compra di Paola Tafuro [INTERVISTA]

Buongiorno cari lettori del blog! Oggi continua la settimana dedicata alla salute mentale. Ieri abbiamo discusso di Libroterapia con la psicologa Lucia Magionami ed oggi invece la scrittrice Paola Tafuro mi ha concesso del tempo per parlare del suo libro Il vuoto non si compra.

Abbiamo affrontato un tema delicato e purtroppo sempre attuale: la depressione.

∼ Ciao Paola e benvenuta sul blog Il lettore curioso. Presentati ai lettori che ancora non ti conoscono.

Ciao a tutti, mi chiamo Paola. Sono una Sociologa e Counselor, vivo a Lecce e per diversi anni mi sono occupata di violenza contro le donne. Ho svolto dei corsi di scrittura creativa nel carcere Borgo San Nicola di Lecce e sono stata per cinque anni vicepresidente della Commissione per le Pari Opportunità nel mio paese.

∼ Il vuoto non si compra, il tuo libro uscito quest’anno, affronta un tema difficile, la depressione. Com’è nato questo saggio e perché la scelta di parlare proprio di depressione?

Il libro nasce da una crisi interiore che ho vissuto cinque anni fa, a causa del lavoro precario. È stata proprio la scrittura ad aiutarmi a venirne fuori; essendo io Counselor, la scrittura ha una valenza terapeutica.

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∼ Quanto hanno influito le tue esperienze personali nella stesura del libro?

Il libro è tutto basato su esperienze personali. Racconto di donne che hanno vissuto momenti di vuoto interiore e depressione. Queste crisi esistenziali, hanno condizionato in negativo il loro futuro. Alcune ce l’hanno fatta, altre no!

∼ Il vuoto non si compra raccoglie le storie di alcune donne che “si soffermano sulle cause del male oscuro”. Sono tutte storie vere? Com’è nata la collaborazione tra te e queste donne coraggiose?

Le storie che narro, sono tutte basate su fatti reali. Sono mie amiche o semplicemente conoscenti. Le conversazioni sono nate di fronte ad un caffè o con una conviviale sigaretta; con altre, a causa della distanza, ho dovuto effettuare delle interviste telefoniche. Sono state tutte propense affinchè le loro storie venissero raccontate.

∼ In Italia la depressione è ancora un tabù. Credi che riusciremo mai a educare le persone sulla salute mentale e sull’importanza di chiedere aiuto?

Bella domanda! Lo strizzacervelli è considerato ancora un tabù; purtroppo sin da piccoli ci educano a non chiedere aiuto e a cavarcela da soli. Per me, ad esempio, chiedere aiuto è stato difficilissimo. Ho compreso, però, che è importantissimo farsi dare una mano da chi ci vuole bene, ma anche da professionisti.

∼ La depressione è purtroppo in notevole crescita tra i giovanissimi. Secondo te quali misure dovrebbero essere prese per aiutare chi combatte contro questa malattia? Gli aiuti potrebbero venire dall’ambiente scolastico?

Nel mio libro c’e’ una ricerca che espone una stretta correlazione tra precariato e depressione, con ulteriore aumento di psicofarmaci. Credo che gli agenti di socializzazione, in questi casi, siano fondamentali. La scuola potrebbe proporre dei percorsi formativi con medici e psicoterapeuti che aiutino a comprendere bene cos’è la depressione e come curarla; ma anche I mass-media dovrebbero fare la loro parte, soprattutto la televisione: dovrebbe pianificare dei programmi con esperti per i più giovani. Un’ultima cosa, vorrei lanciare un messaggio: non sottovalutate mai un momento di depressione o una crisi esistenziale e chiedete sempre aiuto. Alla prossima, un abbraccio.

Grazie a Paola per avermi concesso del tempo. Vi lascio i dettagli del suo libro qui sotto!

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Anna ha perso una persona cara, mentre Giulia ha ansie che originano da una madre soffocante, Federica ha avuto un compagno violento, per Sandra si è trattato di una cocente delusione amorosa. Tutte accomunate da un disagio che, per un motivo o per l’altro, non sono riuscite a superare, che le ha travolte condizionandone in negativo il futuro esistenziale.

Link d’acquisto

La segnalazione del mese

Il Lascito – La Caccia del Falco Vol. 1 di Calvin Idol [SEGNALAZIONE]

Buongiorno cari lettori! Oggi vi presento il libro di un blogger che seguo da un po’. Si tratta di Il Lascito – La Caccia del Falco Vol.1, che uscirà il 1 dicembre 2018. La seconda parte uscirà invece a Gennaio 2019.

Il Lascito I amazon.jpgAutore: Calvin Idol

Titolo: Il Lascito – La Caccia del Falco Vol. 1

Prezzo: 1€

Uscita: 1/12/2018

Il Lascito – La Caccia del Falco, è un romanzo fantasy ambientato a Jotnarheim, un mondo dove tecnologia e magia si incontrano. Un mondo dove uomini modificati attraverso riti oscuri, chiamati arswyd, vengono usati come armi, per destabilizzare governi e ribaltare le sorti delle guerre.

I regni cercano di sfruttare queste risorse per i propri scopi: chi alla ricerca del controllo sul popolo, chi guidato da un fanatismo religioso, e chi all’inseguimento di un ideale di libertà ormai obsoleto.

La storia si sviluppa attraverso il punto di vista di cinque protagonisti:

Doran, un giovane Cacciatore di arswyd costretto a causa di un equivoco a tradire il proprio ordine.

Kahyra, una ragazza in cerca di vendetta dopo l’assassinio del padre.

Ygg’xor, un pirata e sicario, avido di denaro e amante delle belle donne, che mette in moto eventi inarrestabili.

Ceaser, una guardia reale incaricata di scortare la principessa di cui è innamorato verso la città in cui sarà offerta come sacrificio umano.

Eryn, la principessa che, dopo aver perso ogni cosa, si ritrova in balia degli eventi, usata in modi diversi dallo zio e da un re straniero per poter avere il trono che fu di suo padre.

I cinque cercheranno di sopravvivere; alcuni in cerca di vendetta, altri di un semplice modo di sfuggire alla guerra civile; in un mondo cinico e brutale, dove nessuno è al sicuro, neppure un re.

Devo dire che la trama mi intriga tantissimo! E voi che cosa ne pensate? Vi aspetto nei commenti!

Curiosità, Interviste, Interviste e Blog Tour

I benefici della lettura: La Libroterapia || Intervista alla psicologa Lucia Magionami

Buongiorno cari lettori!

Sono felicissima di iniziare la settimana dedicata alla salute mentale con un’intervista a Lucia Magionami, che ho avuto il piacere di conoscere lo scorso anno, quando ho letto il suo libro Non è colpa mia, voci di uomini che hanno ucciso le donne.

Lucia mi ha parlato del suo bellissimo progetto: La Libroterapia.

∼ Ciao Lucia e grazie per aver accettato di essere mia ospite sul blog, in questa settimana dedicata alla salute mentale. Presentati ai lettori che ancora non ti conoscono.

Mi chiamo Lucia Magionami, psicologa psicoterapeuta specializzata in Terapia Breve Strategica e iscritta all’Ordine degli psicologi della Regione Umbria. Mi sono formata nella violenza di genere e ho svolto per otto anni consulenze psicologiche all’interno della Regione Umbria al Telefono Donna servizio delle Pari Oppurtunità. Dal 2014 faccio parte dell’associazione Libertas Margot con sede a Perugia, composta da un insieme di professionisti che si occupano di contrastare la violenza. I progetti che mi coinvolgono, direttamente all’interno della associazione, riguardano la formazione alle Forze dell’Ordine presso la Questura di Perugia e l’apertura di uno spazio di ascolto per autori di maltrattamento il primo nella Regione Umbria. Oltre alla libera professione che svolgo presso i suoi studi a Firenze e Perugia, ho svolto un incarico di Consulenza Psicologica alle donne vittime di violenza nell’ambito della rete del progetto della Regione Umbria: U.N.A.  Nel 2014 ho ideato e scritto con l’associazione Il Bucaneve onlus un quaderno di sensibilizzazione sui disturbi del comportamento alimentare. “Dietro lo specchio: la vita!” Strumento utile per la “Scuola genitori e figli” e condotto una ricerca per mostrare la correlazione tra violenza in famiglia e disturbi del comportamento alimentare. Nel 2015 per l’associazione Libertas Margot ho aperto il primo centro di ascolto in Umbria per autori di violenza. Nel 2017 ho partecipato con l’associazione Libertas Margot alle seguenti pubblicazioni: “I volti della violenza . Potere, ricatto e discriminazione” e “Linee guida per contrastare la violenza contro le donne” Intermedia Edizione. Ad Agosto 2017 insieme a Vanna Ugolini ho scritto “Non e’ colpa mia. Voci di uomini che hanno ucciso le donne”, un testo che affronta il fenomeno della violenza domestica e del suo atto finale il femminicidio. Nel Maggio 2018 ho partecipato insieme ad altri esperti alla “Guida Arcobaleno. Tutto ciò che devi sapere sul mondo lgbt”, pubblicato da Golem edizioni. Da Gennaio 2015 a Perugia e in seguito a Todi e quest’anno a Camucia-Cortona ho formato e condotto gruppi di “Libroterapia: parole lette, emozioni raccontate”. Sono cicli di incontri di terapia di gruppo per parlare di emozioni e di sentimenti attraverso i libri scelti dal terapeuta.

∼ Vuoi spiegare che cos’è il progetto di Libroterapia e com’è nato?

La Libroterapia è una terapia complementare alla psicoterapia, non la sostituisce, ma potrebbe essere un aiuto per indagare i nostri vissuti e trovare nuove soluzioni ai problemi. La parola Libroterapia, oltre contenere la parola libro, contiene il termine terapia e perciò questa tecnica è condotta da un professionista psicologo o comunque un professionista sanitario. La LIBROTERAPIA è l’uso dei libri e della lettura per trovare un benessere psichico. È un modo diverso di parlare di libri, di conoscere e indagare la psiche e i sentimenti. Attraverso la presenza di un terapeuta si può comprendere e dare voce a qualcosa di più di noi stessi, delle proprie emozioni e dei propri sentimenti veicolati attraverso il libro e portati nel gruppo dove avranno voce. Sono ormai alcuni anni che conduco gruppi di persone che una volta al mese si ritrovano a parlare di se’ attraverso il libro assegnato la volta precedente.

∼  Quali sono i benefici della libroterapia? Chi dovrebbe avvicinarsi a questa “pratica” e perché?

I benefici della Libroterapia sono molti, si legge per riflettere, per evadere, per conoscere. Ma la condivisione con il gruppo amplifica tutto, aggiungendo ancora altri giovamenti, come lo sviluppo dell’empatia, della ascolto attivo, dell’incontro con il diverso, nell’apprendere nuove strategie per risolvere il problema e anche creare nuove amicizie.

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∼ C’è un libro in modo particolare che ti ha aiutata in un periodo della tua vita? Se sì, qual è?

Ci sono tanti libri ai quali sono legata, ma te ne cito soltanto quattro. Uno, che non è solo un volume è la saga di Harry Potter. Mi ha tenuto compagnia, facendomi immaginare mondi lontani e insegnandomi che l’amore, l’amicizia e la solidarietà sono principi che rendono il mondo migliore e sconfiggono qualsiasi male. Nel mio vivere quotidiano la magia della speranza è fondamentale. Il secondo è Il Conte di Montecristo, perché in quelle pagine trovo tutto, ma soprattutto una nuova vita e riscatto. Il potere di cambiare le cose se veramente lo vogliamo e ci attiviamo per farlo. Il terzo è Nostra Signora della solitudine di Marcella Serrano. Un mondo lontano, un piccolo giallo pieno di tanti temi, tra i quali il cambiamento. L’ultimo è un libro di Gabriella Genisi, scrittrice dalla cui penna è nata Lolita Lobosco, una poliziotta che risolve i casi dall’altezza dei suoi tacchi, conciliando il femminile e un ruolo prettamente maschile, destrutturando tutti gli stereotipi. In questo caso cito Spaghetti all’assassina, perché ho provato a cucinarli mentre leggevo, cercando di trovare il colpevole.

∼ Che cosa ne pensi dei libri di self help che promettono di aiutare a combattere le malattie mentali?

I libri di self help non aiutano sicuramente a risolvere il problema. Il problema si risolve chiedendo aiuto e affidandosi ad un professionista. Sono libri molto diffusi in questo periodo, ma si rischia che, dopo una prima apparente soluzione trovata, il lettore cada in uno scoraggiamento, poiché senza un reale cambiamento (fatto attraverso la terapia) dopo poco tempo il problema si ripresenti. A quel punto la frustrazione del lettore che cercava una soluzione aumenterà notevolmente insieme al senso di fallimento.

∼ Di recente mi è capitato di leggere un articolo che parlava della crescita esorbitante – negli ultimi anni – di ansia e depressione tra i giovani. Come dovrebbero muoversi i giovani in caso di difficoltà? A chi chiedere un aiuto concreto?

L’ansia e la depressione colpiscono sempre di più i giovani poiché si sentono stretti in una società dove sempre più ci valori, come l’apparenza e la solitudine, amplificano il lato narcisista di ognuno di noi. Basti pensare al numero di ore trascorse davanti allo schermo del telefono o del computer, a discapito dello stare insieme e condividere emozioni reali. Tutta questa velocità con cui si vivono gli amori, le amicizie e i conflitti attraverso il web porta a una distruzione della vita reale, oltre a una maggiore aggressività. Ci nascondiamo dietro gli schermi quando litighiamo, fino a rompere i limiti del buon gusto e del giusto comportamento. Inoltre i social, tramite le foto che costantemente vengono pubblicate, richiedono a ognuno di noi di essere sempre belli, sempre adeguati ai canoni di bellezza richiesti dalla pubblicità e dagli influencer. Questo aumenta la frustrazione, l’inadeguatezza, è un malessere che porta all’isolamento e alla costruzione di un personaggio virtuale, a volte molto distante da quello reale in cui rifugiarsi e interfacciarsi sul web.

∼ All’inizio del 2017 è uscito il tuo libro (peraltro recensito sul blog) Non è colpa mia, voci di uomini che hanno ucciso le donne. Com’è nato il libro e la collaborazione con Vanna Ugolini? Ti va di parlarcene?

4104FitD9FL._SX358_BO1,204,203,200_Nel 2017 è uscito il libro NON E’ COLPA MIA, scritto a 4 mani con la giornalista Vanna Ugolini. Partendo dalle interviste di Vanna a tre uomini che hanno ucciso le loro compagne, il libro indaga il fenomeno del femminicidio con riferimenti scientifici per poter far capire cosa accade e tutti i meccanismi psicologici presenti all’interno delle coppie in cui c’è violenza.

Grazie di cuore a Lucia per avermi dedicato del tempo! Se volete contattarla potete farlo qui.