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Romanzo d’estate: intervista all’autrice Elisa Averna

Buongiorno cari lettori! Oggi voglio presentarvi il nuovo libro di Elisa Averna: Romanzo d’estate.
Ho avuto occasione di parlare un po’ con l’autrice del suo libro e di altri argomenti interessanti. Scopriamo subito che cosa ci ha raccontato!

Romanzo d'estate

Ciao Elisa! Benvenuta sul blog Il Lettore Curioso. Innanzitutto ti chiedo di presentarti ai lettori che ancora non ti conoscono. Chi sei e che cosa fai nella vita?

Grazie a te per avermi accolto e un saluto ai lettori curiosi. Sono nata a Genova ma cresciuta a Roma, dove mi sono laureata in Lettere e filosofia con indirizzo demo-etno-antropologico e specializzata in Conservazione dei Beni Culturali. Mi occupo di progettazione museologica. Ho sempre avuto una grande passione per la lettura e la scrittura creativa. Talvolta opero freelance come ghostwriter. Mi sono formata con i classici della letteratura italiana, francese e russa. Ho pubblicato saggistica e dal 2019 ho iniziato a pubblicare narrativa: Prisma per Edikit, Chiodi di ghiaccio per Bertoni e Romanzo d’estate per Eretica. Insomma scrivere per me è un’azione facile quanto respirare, un’attività quotidiana imprescindibile. Non la programmo, la pratico e basta, anche nei momenti meno opportuni.  Annoto tutto ciò che mi passa per la mente. Se ho l’impulso di scrivere, lo seguo, in qualsiasi momento e in qualsiasi posto, anche contro il galateo. Guai a interrompermi mentre scrivo. Mi lascio guidare dai miei personaggi. Sono loro che mi dettano la storia, un processo che accade a molti autori. Spesso litigo con i protagonisti e il Barone di “Romanzo d’estate” mi ha dato non poco filo da torcere. 

Ho un rapporto viscerale con la lettura e, oserei dire, quasi morboso con i libri.  Adoro l’odore della carta stampata, ma mi sto abituando anche ai libri digitali, soprattutto perché non implicano la deforestazione. Tendo a fare mio ogni libro, annotando a matita, a bordo pagina, le mie osservazioni. Nel caso dei romanzi che  mi hanno appassionato, ho bisogno spesso di toccarli, di sentirli fra le mie mani, come per prolungare la vita dei personaggi e immaginarne un futuro. 

Oggi sei qui per presentare una delle tue nuove uscite: Romanzo d’estate. Ti va di parlarcene? Com’è nato e di che cosa parla?

“Romanzo d’estate” è il mio terzogenito rettangolare di carta e, da madre degenere quale sono, spero che venga adottato da più famiglie possibili. La storia è ambientata nell’Inghilterra vittoriana. In estrema sintesi: tre sorelle sono mandate dalla loro istitutrice in vacanza in posti diversi ma vicini con il compito di scrivere un diario. Dai tre diari emergerà una realtà completamente diversa sul conto del barone Patterson, uomo dall’insospettabile tripla vita. Il tema centrale è appunto il mentire, come si evince fin dall’epigrafe, che è una citazione di Carrlos Ruiz Zafòn, ossia “Sono poche le ragioni per dire la verità, mentre quelle per mentire sono infinite”. Questo romanzo è nato proprio dal voler focalizzare l’attenzione su un tema spinoso, ossia il parallelismo tra rivelato e nascosto, tra necessità di mentire ed omettere e quella di essere onesti. Il lettore potrebbe essere sollecitato, seguendo le vicende del Barone, a ragionare sul rapporto menzogna e verità. Cosa rende più colpevoli una menzogna salvifica o una verità “assassina”, profondamente distruttiva e dolorosa? 

Come descriveresti il Barone, l’enigmatico personaggio di questo libro? (Possibilmente senza fare spoiler!)

Certamente è un personaggio che, fin dal suo ingresso nel racconto, appare quanto meno ambiguo, costruito tanto sulle omissioni quanto sulle menzogne. per poi giungere alla verità. Se lo qualificassi, necessariamente finirei per fare spoiler. Posso solo dire che ogni sua azione, anche la più frivola, ha un senso radicato nella sua anima. Il lettore potrà valutare la sua condotta solo alla fine del libro. E forse non sarà un’operazione facile, come non è mai facile giudicare quando il giudizio riguarda temi molto delicati.

Quale dei personaggi è stato più difficile da rappresentare? E quale senti più vicino?

Come dicevo, il Barone mi ha dato filo da torcere. Lavorare su di lui e sulle sue azioni è stato un po’ come risolvere un’equazione: tutto doveva tornare. Il Barone ed Estelle, ossia l’istitutrice, sono certamente i personaggi che, per motivi diversi, ho sentito più vicini. Entrare in empatia con Estelle è stato però decisamente più facile e credo che lo sarà anche per il lettore. Il Barone, con le sue azioni ambigue, invece potrebbe essere incasellato troppo facilmente in una certa tipologia umana e davvero richiede molta pazienza per conoscerlo e comprenderlo. Comprenderlo non significa condividerne le azioni, ma semplicemente andare a fondo sul perché egli agisca in un dato modo. In fondo, ognuno di noi, ha in sé anche una parte del Barone, una parte scomoda, da proteggere e da nascondere. 

Per il tuo romanzo hai scelto un’ambientazione vittoriana. Hai avuto difficoltà ad ambientare la storia in questo periodo particolare? Come ti sei documentata a riguardo?

Certamente i miei studi e la mia professione mi hanno aiutato, dovendomi spesso addentrare nella storia di diverse epoche. Il periodo vittoriano mi attrae molto perché, al pari dell’epoca medievale, si presta a fare da cornice a storie condite di mistero e di atmosfere cupe. Quindi no, direi di non aver avuto difficoltà, tutt’altro. In questo caso ho scelto l’epoca vittoriana  perché mi sembrava quella più adatta all’ambiguità del Barone. 

L’intervista continua dopo il video

Quando mi hai contattata hai precisato di non lavorare con case editrici Eap. Immagino tu sia apertamente contraria all’editoria a pagamento. Ti va di parlarcene?

Innanzitutto permettimi di ringraziarti per questa domanda. Speravo tanto che mi venisse rivolta, perché è davvero un tema che mi sta molto a cuore. Ritengo che le “case editrici” a pagamento (alias “tipografie mascherate da case editrici”) sono il cancro dell’editoria.  Purtroppo queste sedicenti editrici fanno leva sui soggetti gravemente affetti da vanity press. Chiedere contributi è degradante per gli autori. Nessuno operaio paga il titolare per lavorare, sarebbe quantomeno paradossale. Inoltre per l’autore è un autogoal: è sancire il proprio fallimento nell’arte scrittoria, difatti è un’ultima ratio. Se un’opera è valida, prima o poi verrà pubblicata degnamente. Si tratta solo di avere pazienza.  Le case editrici a pagamento non garantiscono il buon livello letterario delle opere, semplicemente perché pubblicano gli scarti delle “NoEap”. Credo che affidarsi agli editori NoEap corrisponda a una scelta etica ben precisa. In questo modo si garantisce la qualità dell’opera a beneficio dei lettori e non s’ingombra lo spazio del mercato editoriale. Prima di acquistare un libro, dunque, sarebbe bene che verificassimo la natura della casa editrice per non divenire involontari complici di un mercato poco edificante. È possibile a questo riguardo consultare on line i siti preposti, che distinguono le vere case editrici, le NoEap, da quelle a pagamento (Eap). Le piccole-medie case editrici, che investono coraggiosamente su autori emergenti, vanno incoraggiate, perché puntano sulla autentica validità dello scrittore e non sulla sua popolarità.

Riguardo i tuoi futuri progetti letterari: che cosa hai in serbo per i tuoi lettori?

Certamente molti altri romanzi, il che vuole essere ovviamente una promessa e non una minaccia. Dopo il mio primo romanzo “Prisma”, opera sperimentale dove il lettore è coinvolto nella storia fino a diventarne co-protagonista, ho cercato di  non perdere mai di vista l’obiettivo primario di ogni scrittore, ossia il coinvolgimento del lettore.  Quindi ho in serbo romanzi che siano come imbarcazioni veloci, che corrano a vele spiegate, proteggendo i loro passeggeri da naufragi causati da iceberg emotivi.

Questo novembre uscirà Pizzi neri e merletti grigi per Nulla Die, in cui una donna del 1846 si troverà a fare un viaggio nel 2023. Non è un libro di fantascienza, come potrebbe sembrare di primo acchito, quanto un viaggio nella presunta follia umana e in ciò che l’uomo non è in grado di spiegare. A febbraio 2021 sarà la volta de L’Aquila d’oro – Sulle tracce del Quarto Reich, che uscirà per i tipi di Capponi Editore, ideale per chi ama l’alta tensione. Nell’aprile 2021 pubblicherò per Il Ciliegio il mio sesto romanzo H.H. Figlia della strada, fortemente ancorato alla contemporaneità.

Grazie per aver preso parte a questa intervista. Ti chiedo di salutarci con una citazione da uno dei tuoi libri o un pensiero per i lettori del blog.

Da “Romanzo d’estate”:

 “Quando il destino mette sul tavolo carte che nessuno dei giocatori avrebbe pensato di vedere assieme, è il momento che il gioco diviene brivido, azzardo, paura e ansia.”

Ai lettori del blog auguro di non perdere mai l’entusiasmo per la lettura.


Dove acquistare Romanzo d’estate:
Link di acquisto: AmazonIBSLaFeltrinelliSito della CE (spese di spedizione gratuite e con una spesa di 16 euro si hanno in regalo due titoli a scelta dell’editore) – Libreria Universitaria.

6 pensieri su “Romanzo d’estate: intervista all’autrice Elisa Averna”

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