Recensioni

L’Alto Nido: recensione flash

Buongiorno lettori,

Oggi voglio parlarvi dell’ultima lettura scelta per il club del libro di cui faccio parte: L’Alto Nido di Roxane Van Iperen, edito Bompiani.

SINOSSI

È una fredda notte di febbraio del 1943 quando la famiglia Brilleslijper arriva all’Alto Nido, una villa nascosta nel bosco poco fuori dal villaggio di Nardeen, a est di Amsterdam. È al riparo delle sue mura che le giovani sorelle Brilleslijper, Lien e Janny, organizzeranno una delle operazioni di salvataggio più audaci della resistenza olandese all’occupazione nazista, proprio sotto il naso dei leader dell’NSB, il Movimento nazionalsocialista olandese, che abitano a poche centinaia di metri dalla grande casa. L’Alto Nido diventa infatti il nascondiglio per decine di ebrei clandestini, che là trovano non solo un posto sicuro dove vivere ma anche il calore di una famiglia allargata e la vitalità di una comune di artisti: mentre la guerra infuria, la villa si riempie di gioia di vivere e della musica che Lien e i suoi ospiti compongono e suonano tra le risate dei bambini. A giugno del 1944 però la sicurezza dell’Alto Nido viene compromessa. Lien e Janny sono arrestate insieme alle loro famiglie e portate nel campo di concentramento di Westerbork.

LA MIA OPINIONE

L’Alto Nido è il risultato di un’importante ricerca bibliografica e storica dell’autrice, che ripercorre la vita di due sorelle ebree, che cercano di sfuggire all’occupazione nazista.
Nel 2012 l’autrice e giornalista Roxane Van Iperen si è trasferita all’Alto Nido, scoprendo, durante i lavori di ristrutturazione, la storia che si cela tra le mura di quel luogo.
Ritrovando documenti, spartiti musicali e oggettistica varia, l’autrice ha provato il desiderio di scoprire qualcosa in più sui precedenti coinquilini, finendo per riscrivere la storia vera delle sorelle Brilleslijper.
Il primo approccio con il libro non è stato dei migliori. L’autrice presenta le sorelle con una serie di informazioni sulla loro vita, troppi dettagli che finiscono per disperdere l’attenzione del lettore. Dall’inizio alla fine del libro ci vengono presentati nomi, date ed eventi storici, nello stesso modo in cui potremmo trovarli in un libro di storia.
Credo che scegliere uno stile diverso per narrare la vicenda, avrebbe potuto renderla molto più dinamica e interessante da leggere.
La storia dell’Alto Nido è incredibile e ho apprezzato parecchio l’intento dell’autrice di darle vita sulla carta. É una storia che va raccontata e condivisa, forse in un modo diverso.

Mi è piaciuto anche che il libro racconti la storia di un paese rimasto neutrale come i Paesi Bassi durante la seconda guerra mondiale, ma comunque occupato dalla violenza nazista. Da “mezza olandese” ho apprezzato ripercorrere la storia di alcuni dei luoghi che ho visitato in questi anni e scoprire alcune vicende più nel dettaglio, come la storia di Anna Frank, che compare nella parte ambientata nel campo di concentramento.

Mi sento di consigliarvelo se amate le biografie ricche di dettagli e volete approfondire questo particolare periodo storico.
Potete acquistare il romanzo qui.


1 pensiero su “L’Alto Nido: recensione flash”

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