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Parco storico di Monte Sole: La strage di Marzabotto

Buongiorno cari lettori, come avete iniziato il 2019? Oggi voglio portare sul blog qualcosa di leggermente diverso dal solito. In occasione del capodanno mi sono infatti concessa un paio di giorni di tranquillità dopo le festività natalizie, durante le quali ho lavorato.

Sono stata sulle colline dell’Appennino Tosco-Emiliano, nei pressi di Bologna. Ho avuto modo di visitare Il Parco Regionale Storico di Monte Sole, una bellissima area che si divide tra boschi e distese di prati. La zona è purtroppo nota per una strage che la vide protagonista nel 1944: 770 persone, soprattutto donne e bambini, furono assassinati brutalmente dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Gli abitanti delle piccole località collinari furono ritenuti sostenitori delle formazioni partigiane e con l’obiettivo di distruggere la Brigata Stella Rossa, i tedeschi attuarono un vero e proprio rastrellamento.

A San Martino si possono vedere i resti della mura di quella che era la chiesa del paese, recuperati da un intervento negli anni ’80, che ha permesso di valorizzare la zona circostante. Oggi si viene accolti in quello che era il paese ormai deserto, da un cimitero che ospita una cinquantina di vittime che per prime furono sepolte e da alcuni monumenti dedicati ai caduti posti lungo il percorso.

A partire dal Centro Visite Il Poggiolo, chiuso fino a febbraio, è possibile percorrere un itinerario a piedi sui luoghi della memoria, dai ruderi della Pieve di San Martino a poca distanza, fino ai resti di Caprara, della Chiesa di Casaglia e dell’Oratorio di Cerpiano.

Camminare in quei luoghi, così intrisi di dolore e morte è stato difficile. Ho fatto fatica a trattenere le lacrime, ma credo che siano avvenimenti da ricordare, per non dimenticare mai ciò che è accaduto, per far sì che non accada mai più.

Vi lascio con un video, tratto dal film L’uomo che verrà e che ripercorre parte di questi tragici momenti. Le immagini sono forti, pertanto se siete particolarmente sensibili vi consiglio di passare oltre.

Se ne avete voglia potete guardare anche questo filmato, con la testimonianza di un sopravvissuto alla strage, che racconta per esperienza diretta sua e della sorella l’eccidio che ha segnato la sua terra.

Per concludere voglio condividere con voi una poesia di Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura nel 1959, che ha scritto questa epigrafe alla base del faro monumentale sulla collina di Miana, che sovrasta Marzabotto.

Questa è memoria di sangue

di fuoco, di martirio,

del più vile sterminio di popolo

voluto dai nazisti di von Kesselring

e  dai loro soldati di ventura

dell’ultima servitù di Salò

per ritorcere azioni di guerra partigiana.

I milleottocentotrenta dell’altipiano

fucilati ed arsi

da oscura cronaca contadina e operaia

entrano nella storia del mondo

col nome di Marzabotto.

Terribile e giusta la loro gloria:

indica ai potenti le leggi del diritto,

il civile consenso

per governare anche il cuore dell’uomo,

non chiede compianto o ira,

onore invece di libere armi

davanti alle montagne e alle selve

dove il Lupo e la sua Brigata

piegarono più volte

i nemici della libertà.

La loro morte copre uno spazio immenso,

in esso uomini di ogni terra

non dimenticano Marzabotto,

il suo feroce evo

di barbarie contemporanea.

Salvatore Quasimodo

[Foto in copertina dal sito Ente Parchi Emilia Orientale]

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