Recensioni, Scovato in libreria

~ Seta: la felicità è a portata di mano

Ciao a tutti!

Oggi ho deciso di fare qualcosa di un po’ diverso dal solito. Nello specifico vi parlerò di “Seta” di Alessandro Baricco da cui è stato tratto il film del 2007 con Keira Knightley, l’articolo sarà spoiler free pertanto se qualcuno non volesse rovinarsi la trama è invitato a non proseguire la lettura! Non sarà una vera e propria recensione, sarà invece una riflessione su quello che a parer mio è il significato della trama.

 

 

Hervé Joncour, commerciante francese di bachi da Seta, è costretto a recarsi in Giappone per comprarne le uova. Arrivato in terra straniera viene accolto da un uomo, Hara Kei che vive insieme ad una giovane donna. Tra i due nasce una profonda attrazione, fatta di sguardi fuggenti. Tornato a casa da sua moglie non riesce però a dimenticare la donna, che prima di andare gli ha lasciato un misterioso biglietto. Nel corso degli anni, spinto dal desiderio di rivedere l’affascinante straniera, Hervé compie diversi viaggi in Giappone. Durante l’ultimo viaggio l’uomo trova il paese dilaniato dalla guerra civile e dopo una ricerca riesce finalmente a trovare Hara Kei, ma nessuna traccia della ragazza misteriosa. Hara Kei sollecita Hervé a non far più ritorno in Giappone e sconfortato il giovane torna a casa dalla moglie. Dopo qualche tempo gli viene recapitata una lettera scritta in ideogrammi giapponesi che riesce a far tradurre. Hervé presume si tratti della bella ragazza che gli confessa il suo amore ma gli dice anche addio. Hervé ormai rassegnato, si lascia alle spalle i ricordi dei suoi viaggi ma non è più l’uomo di un tempo, spesso è malinconico e pensieroso. Anni dopo, Hélène, la moglie di Hervé si ammala e muore. Solo in un secondo momento l’uomo scopre che la lettera era in realtà opera di sua moglie che desiderava soltanto essere amata da suo marito. Hervé con questa nuova consapevolezza, riscopre l’amore che provava per Hélène, ora è un uomo nuovo, un uomo sereno e i ricordi del Giappone non sono più malinconici, ma avventure da condividere.

Per mille volte cercò gli occhi di lei, e per mille volte lei trovò i suoi.


Un gioco di sguardi, una danza silenziosa… Hervé in fondo incarna un po’ di ognuno di noi e di quell’attrazione che tutti provano una volta nella vita. Ma Hervé non la conosce, non sa nemmeno il suo nome, eppure è ammaliato da quella donna, tanto da non riuscire più a smettere di pensare a lei.

Ma è questo l’amore?

Hervé crede di si o almeno in un primo momento. Gli anni passano e lui con malinconia ripensa al Giappone e alla sua amata troppo lontana. Farebbe di tutto per lei e non esita a partire di nuovo, cieco di fronte agli innumerevoli rischi, ma Hervé è disposto a tutto pur di rivederla, pur di guardarla ancora per una volta.

Hélène in tutto questo appare una moglie insofferente e all’oscuro dei sentimenti del marito, ma si rivela invece essere una donna profondamente consapevole e desiderosa di essere amata. Tutto ció che vuole é essere quella donna misteriosa, desidera solamente essere colei che anima così intensamente i sentimenti di Hervé. Osserva il marito chiudersi nella malinconia ma è incapace di esserne la cura.  Hélène è una donna forte, perché solamente quella forza le permette di celare per così tanto tempo la sua sofferenza.

La morte della moglie sarà per Hervé fondamentale nella riscoperta del suo essere e di tutto ciò in cui credeva. Le sue certezze crollano nel momento in cui scopre che l’autrice della lettera era sua moglie. Rinasce in lui un nuovo sentimento, la riscoperta di un amore che credeva perduto e invece era sempre stato di fronte a lui.

Hervé riscopre quindi, grazie ad Hélène, il significato della parola amore e i ricordi legati al Giappone non sono più un segreto da tenere ben celato, ma diventano invece condivisione e consapevolezza.

Questo libro mi ha colpito per la sua semplicità, le parole scorrono veloci e leggere, proprio come seta tra le dita.

Crediamo che la felicità sia sempre in un posto ignoto, irraggiungibile. Restiamo in attesa, bramando ardentemente qualcosa che non potremmo mai avere. Ma a volte la felicità è proprio di fronte a noi, basta aprire gli occhi e tendere la mano. E come Hervé che se ne è accorto troppo tardi, spesso ci accorgiamo che l’unica vera felicità era proprio quella che già possedevamo.

E voi avete letto Seta? Vi è piaciuto? Fatemi sapere nei commenti!

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